“Tuner - L'accordatore”, Dustin Hoffman e Leo Woodall: “Non avete mai visto un film così”

“Tuner - L'accordatore”, Dustin Hoffman e Leo Woodall: “Non avete mai visto un film così”

Manuela Santacatterina
Manuela Santacatterina

Pubblicato il 29 maggio 2026

Aggiornato il 29 maggio 2026

Vi garantisco che non avete mai e poi mai visto un film come questo”. E se a dirlo è Dustin Hoffman è obbligatorio credergli sulla parola. L'attore è il co-protagonista di Tuner – L'accordatore, diretto da Daniel Roherdal e 28 maggio in sala, insieme a Leo Woodall. I due interpretano, rispettivamente, un esperto accordatore di New York, Harry Horowitz, e il suo giovane apprendista, Niki. Il ragazzo è un ex prodigio del piano, ma ha dovuto rinunciare a una carriera come musicista professionista perché il suo dono – l'udito assoluto – si è trasformato in una maledizione.

Anche se è in grado di cogliere ogni vibrazione, la sua ipersensibilità ai rumori lo costringe a proteggersi indossando costantemente un paio di cuffie. Preciso e solitario, Niki conduce una vita semplice e ripetitiva fino a quando non incontra la musicista Ruthie (Havana Rose Liu) e un gruppo di criminali che scoprono come il suo udito infallibile sia perfetto per aprire casseforti.

Un film sulla paralisi creativa che esplora le verità emotive

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Tuner – L'accordatore segna l'esordio nel cinema di finzione per Daniel Roher che, nel 2023, vince l'Oscar per il miglior documentario per Navalny incentrato sul leader dell'opposizione russa. Avevo 29 anni quando ho vinto e sinceramente non avevo idea di cosa sarebbe venuto dopo. L’ansia è arrivata forte, insieme a una strana depressione che non mi aspettavo. La mia creatività si è completamente prosciugata e questo mi terrorizzava”, confida il regista. “Mi ha costretto ad affrontare una domanda esistenziale: se la parte creativa di me — che era sempre stata ciò che mi definiva — fosse semplicemente scomparsa, allora chi ero? Una domanda non mi ha più lasciato. Ha continuato a tormentarmi finché non è diventata Tuner”.

Un film sulla paralisi creativa. Su cosa succede quando ciò che ti definisce smette di funzionare”, continua il regista. “Racconta quello spazio inquietante tra ciò che eri e ciò che potresti diventare quando la tua identità viene meno. Se il valore di una persona dipende dalla sua arte, cosa succede se non è più in grado di crearla? Questa domanda mi ossessionava quando ho incontrato Peter White, un accordatore di pianoforti di Los Angeles. Il suo rapporto poetico e quasi spirituale con il suono mi ha affascinato e ha ispirato il personaggio di Niki. Da lì ho iniziato a scrivere”.

Quello che colpisce del film, tornando alle parole di Dustin Hoffman, è l'assoluta freschezza di Tuner. Un racconto che riesce a far convivere diverse anime agli antipodi al suo interno, permettendo che tutto resti in equilibrio. “Volevo invitare il pubblico in un mondo in cui musica, suono e silenzio plasmano l’identità di un uomo”, sottolinea Roher. “Il film esplora due temi centrali: la fragilità dell’identità e la difficoltà di ritrovare la gioia dopo una perdita. È una storia di paura e coraggio, ma, più di ogni altra cosa, volevo che fosse anche molto divertente. Volevo realizzare un film con romanticismo e musica. Un film carico di quell’ambiguità morale tipica delle storie criminali. Un film con un ritmo anche comico”.

Pur essendo profondamente personale, credo che questa storia abbia una risonanza universale. Tutti hanno attraversato momenti di dubbio, esaurimento o cambiamento”, prosegue il regista. “Tuner parla dell’esperienza umana di confrontarsi con il nuovo, il lutto e la speranza di rinnovamento. Parla delle battaglie invisibili che combattiamo e dei modi inattesi con cui andiamo avanti. Come regista che per anni ha raccontato storie vere, questo film è stata per me l’occasione di entrare nella finzione ed esplorare verità emotive con nuovi strumenti. Spero che il film stimoli riflessioni su creatività, identità e resilienza — soprattutto in un momento in cui milioni di persone si confrontano con questi temi mentre le nuove tecnologie trasformano profondamente il nostro rapporto con la creatività”.

Ruoli scritti ad hoc, empatia e domande esistenziali

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La pellicola mette in scena una coppia cinematografica inedita, quella composta da Hoffman e Woodall. Per il ruolo di Horowitz, Daniel Roher ha confidato di aver scritto il personaggio con in mente proprio l'interprete de Il laureato (1967) e Tutti gli uomini del presidente (1976). “È stata la prima volta in oltre 50 anni di carriera in cui qualcuno è venuto da me e mi ha detto: 'Ho scritto questo per te'”, racconta Hoffman. “Ed è anche la prima volta che mi capita di leggere una sceneggiatura scritta da qualcuno che non ne aveva mai scritta una prima. Ho condiviso con Daniel la consapevolezza che è molto difficile guadagnarsi da vivere come pianista classico. Ma lo è ancora di più come accordatore”.

Una convinzione nata dalla conoscenza diretta della materia al centro del film. Hoffman, infatti, conosceva già bene questo mondo avendo studiato da ragazzo al Conservatorio di Los Angeles. “Il ruolo di accordatore di pianoforti mi ha subito colpito a livello personale. Ho passato la vita a suonare e a studiare pianoforte con insegnanti che erano anche accordatori, e ho sempre pensato che questi artigiani fossero spesso pianisti molto capaci, ma sottovalutati. Ne ho conosciuti parecchi, ma ricordo uno che una volta mi disse: 'Penso che ogni pianoforte abbia un'anima diversa'”.

Al suo fianco Leo Woodall non sfigura affatto nel tratteggiare un giovane uomo che sembra essersi rassegnato a una vita di serie B. “Sono tre le cose che mi hanno spinto ad accettare questo ruolo”, spiega Woodall. “Una è ovviamente Dustin Hoffman. L'altra è la sceneggiatura. Quando ho finito di leggerla ho capito che era un film che avrei voluto vedere. E poi la profonda empatia che ho provato per il mio personaggio. Attraversa ogni giorno dolore e sofferenza. Ero affascinato dalla domanda che Daniel voleva porre attraverso di lui: 'Se la tua passione, il tuo talento o ciò che ti fa sentire te stesso ti vengono portati via, tu chi sei?'”.

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Tuner
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2026

Niki è un ex bambino prodigio del pianoforte con un dono rarissimo: un udito assoluto capace di cogliere ogni vibrazione, ogni micro–suono nascosto nel mondo. Un talento straordinario, ma anche una condanna. La sua ipersensibilità ai rumori è talmente acuta da costringerlo a indossare protezioni auricolari e ad abbandonare il sogno di diventare pianista. Il giovane si reinventa così come accordatore di pianoforti, preciso e solitario, ma la sua vita tranquilla cambia quando qualcuno scopre che il suo orecchio perfetto può essere usato per molto più che accordare strumenti. Da quel momento Niki si ritrova coinvolto in un gioco che non ha scelto e dovrà fare i conti con il peso del suo dono e con i limiti che gli ha imposto per anni.

Informazioni su questa lista

Titoli

1

Durata totale

1h 49min

Generi

Drammatico, Giallo, Musica

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