"Odissea" di Nolan: la traduttrice del poema ha detestato il film, ma vorrebbe uno spin-off su Antinoo

"Odissea" di Nolan: la traduttrice del poema ha detestato il film, ma vorrebbe uno spin-off su Antinoo

Pubblicato il07 agosto 2026

Aggiornato il07 agosto 2026

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C'è una certa ironia nel fatto che la stroncatura più dura arrivata all'Odissea di Christopher Nolan porti la firma della persona che, in un certo senso, gliel'ha ispirata. Emily Wilson è la classicista che nel 2017 ha firmato la prima traduzione inglese del poema di Omero realizzata da una donna, quella che si apre con il celebre verso "Tell me about a complicated man", raccontami di un uomo complicato. Ed è proprio quella traduzione che Nolan aveva citato come punto di partenza per il suo film. Wilson, però, il film lo ha visto, e non le è piaciuto quasi niente. Con un'eccezione, una sola, che ha fatto discutere quanto la stroncatura: l'Antinoo di Robert Pattinson.

Cosa ha detto Emily Wilson dell'Odissea di Nolan

La recensione è uscita sulla London Review of Books con un titolo che è già una presa di posizione, An Uncomplicated Man, un uomo "non complicato", rovesciamento diretto del verso con cui si apre la sua traduzione. Il pezzo, lungo oltre quattromila parole, ha avuto tanta di quell'eco da mandare temporaneamente in tilt il sito della rivista per il traffico, e ha acceso un dibattito enorme, con tanto di attacchi e minacce online rivolti all'autrice.

L'accusa di fondo è che l'Odissea di Nolan sostituisca la scala allo spessore, la quantità alla qualità. Wilson lo paragona a uno spettacolo per famiglie con la stessa profondità narrativa ed emotiva di un grande spettacolo di fuochi d'artificio del Quattro Luglio: tanti fuochi in cielo, poco a cui aggrapparsi a terra. Riconosce che il film non è noioso, ma attribuisce il merito alla forza del poema, non a Nolan, e vede nel film lo stesso difetto che Wilson imputa all'intera carriera del regista, un misto di grandiosità e superficialità.

Il problema più grave, per lei, è il protagonista, e qui il colpo è chirurgico. "Complicato" è la parola che apre la sua traduzione, "raccontami di un uomo complicato" (o complesso), ed è la stessa che Nolan aveva indicato in un'intervista come la ragione che lo aveva attratto verso Odisseo, la sua astuzia e la sua inventiva. Wilson gliela restituisce svuotata fin dal titolo: l'Odisseo di Matt Damon, sostiene, è tutto d'un pezzo, un eroe riluttante schiacciato dal senso di colpa ma privo delle contraddizioni e della scaltrezza che rendono grande il personaggio nel poema. E fa un esempio concreto, tra i più feroci della recensione: per gran parte del film questo Odisseo si porta dietro una statuina che rappresenta Penelope e, secondo Wilson, la moglie vera, così com'è scritta nel film, non è molto più interessante di quel pupazzo. Alla Penelope di Anne Hathaway, scrive, la sceneggiatura non lascia altro da fare che struggersi per Damon, senza una ragione chiara e senza che tra i due si veda la minima chimica.

Odissea

Da qui l'elenco delle mancanze diventa una spiegazione di cosa, nel film, non funziona. Wilson trova che l'Odissea non abbia niente di convincente da dire sui suoi grandi temi: il tempo, la memoria, la storia, la guerra, e sul legame tra il ritorno trionfale di un guerriero e le vite di chi gli sta intorno. I concetti, sostiene, girano a vuoto, dice, senza un appiglio umano concreto a cui aggrapparsi. Le sottotrame le paiono didascaliche, quasi lezioni illustrate, i personaggi appiattiti a una dimensione sola, il linguaggio pieno di anacronismi. Sui dialoghi è netta: se non scrivi in greco omerico, tanto vale usare un inglese americano parlato, ma scrivere battute, per lei, non è tra i talenti di Nolan. Colpisce anche i dettagli di messa in scena, come il costume di Agamennone che le ricorda un improbabile Darth Vader, e paragona la discesa nel regno dei morti alle spedizioni oltre la Barriera di Game of Thrones, un rimando non inteso come complimento.

Contesta perfino la coerenza morale del film, che condanna la guerra ma sembra al tempo stesso disprezzare chi la evita, un cortocircuito che ricade proprio su Antinoo, il pretendente che da giovane schiva la leva. La lista si chiude con un giudizio netto, quasi una stoccata diretta al fianco di Nolan: Wilson non si è commossa davanti a niente, nemmeno per la morte di Argo, il cane fedele, un momento che, secondo lei, il film gonfia contando sul fatto che nessuno degli spettatori può resistere davanti alla dolcezza di un cane.

Wilson, tuttavia, riconosce al film anche qualche merito: apprezza che Nolan stia facendo del suo meglio per riportare il grande pubblico a leggere i poemi e la letteratura classica, ricordando poi di aver amato i suoi film a basso budget degli esordi, come Memento (2000). Il vero problema, per lei, sono proprio i mezzi enormi di oggi, che ha definito una trappola: più il budget cresce, più diventa difficile sospendere l'incredulità, anche perché con attori così celebri è più arduo dimenticare chi si sta guardando. Il giudizio più duro resta comunque quello sulla scrittura, riassunto nella frase diventata il simbolo di tutta la stroncatura: pur essendosi sentita lusingata nello scoprire che Nolan conosceva la sua traduzione, si sarebbe vergognata di aver firmato una qualsiasi parte di quel copione.

Nei giorni successivi, travolta dalle reazioni, Wilson ha fatto un solo passo indietro. In un riassunto del suo articolo pubblicato sui social, la studiosa ha ammesso di aver inquadrato male il paragrafo sugli attori non bianchi,che, a suo dire, il film spreca riducendoli al ruolo del fedele comprimario del protagonista, e si è chiesta perché mai un attore come Himesh Patel non potesse interpretare Odisseo. Ha detto di rimpiangere come aveva formulato quel passaggio, pur restando convinta che il film sprechi il suo forte cast. Ma sul resto non ha ritrattato niente, e il giudizio complessivo è rimasto quello di una bocciatura senza appello, al punto che nel frattempo ha ripreso in mano il poema per una nuova traduzione.

Odissea

Robert Pattinson è stata l'unica grande eccezione

In mezzo a tanta severità, un nome si salva, ed è quello di Robert Pattinson. Nella sua recensione Wilson scrive che Antinoo è l'unico sul set che sembra divertirsi davvero, e arriva a dire che l'attore merita uno di quegli Oscar che pioveranno su questo film come la pioggia dorata di Zeus. Per una che ha demolito quasi ogni aspetto della pellicola, è un endorsement clamoroso, tanto più perché va al cattivo, non all'eroe.

Nei suoi interventi sui social Wilson si è spinta oltre, arrivando a fantasticare su una serie tutta dedicata al personaggio, con Antinoo che torna dal regno dei morti per andare a mettere scompiglio in altre famiglie della mitologia. È una boutade, va detto con chiarezza: nessuno spin-off del genere è stato annunciato, e con ogni probabilità non lo sarà mai. Ma il fatto stesso che la più severa critica del film sia quella che gli augura un seguito, e per giunta sul suo villain, dice qualcosa di preciso su cosa funziona e cosa no nell'Odissea di Nolan.

Perché Antinoo sembra più vivo di Odisseo

Il paradosso del film è tutto qui: il personaggio che dovremmo disprezzare è più memorabile di quello per cui dovremmo fare il tifo. E basta guardare tre momenti dell'interpretazione di Pattinson per capire perché.

Il primo è il modo in cui Antinoo tratta Telemaco. Il pretendente non si limita a insidiare il trono di Itaca in assenza di Odisseo, ma complotta contro il ragazzo, il figlio, con un gusto per l'intrigo che Pattinson ritrae nei sorrisi e nei modi da cortigiano viscido e inquietante.

Il secondo è il suo rapporto con Penelope e con Itaca. Antinoo non ama niente e nessuno, vuole solo prendersi ciò che appartiene a un altro, e lo vuole con una fame che il film gli lascia esibire liberamente. Dove l'Odisseo di Matt Damon è tormento interiore, Antinoo è appetito puro, messo in scena senza vergogna.

Il terzo momento è lo scontro finale. Quando Odisseo torna travestito da mendicante, è Antinoo a scagliargli contro uno sgabello, il gesto sprezzante di chi si crede al sicuro. È anche il primo a cadere quando parte la resa dei conti, e Pattinson gli cuce addosso fino all'ultimo quel misto di crudeltà, vanità e piacere della recita che rende il personaggio impossibile da dimenticare. Antinoo è orribile, ma ha una personalità tangibile, e nel cinema è una qualità fondamentale per un personaggio ben riuscito.

Odissea

Antinoo è forse l'"uomo complicato" che Wilson cercava

Ed eccoci al cuore della questione. Il verso con cui si apre la traduzione di Wilson chiede di raccontare un uomo complicato, e la sua critica al film è che l'Odisseo di Nolan, alla fine, complicato non lo è: è un eroe riluttante schiacciato dal senso di colpa, ma tutto d'un pezzo. Il punto non è che Antinoo sia segretamente il vero protagonista, o un personaggio positivo. Non lo è affatto. È che l'interpretazione di Pattinson contiene più contraddizione, più imprevedibilità, più malizia di quanto il film ne conceda al suo eroe.

Antinoo mente, seduce, si diverte, cambia registro da una scena all'altra. È un vigliacco che si atteggia a leone, un opportunista con il gusto della teatralità. Tutte cose che rendono un personaggio vivo sullo schermo, e che nell'Odisseo di Damon, secondo Wilson, semplicemente non ci sono. In un film che cerca la profondità nella scala e la trova di rado, il cattivo diventa per accidente la figura più sfaccettata. La complicazione che manca all'eroe è finita nel villain.

I film di Robert Pattinson che dimostrano che uno spin-off su Antinoo funzionerebbe

Se l'idea di un intero film costruito attorno a un mascalzone teatrale vi sembra improbabile, la carriera recente di Pattinson dice il contrario. L'attore ha passato l'ultimo decennio a smontare l'immagine di idolo per teenager di Twilight (2008), costruendosi una galleria di personaggi ambigui, disturbanti e magnetici che è esattamente il terreno da cui nasce il suo Antinoo.

Il precedente più diretto è Le strade del male (2020), dove interpreta un predicatore (predatore) del profondo Sud, tra inganni e depravazione nascosta a malapena, con un accento e una gestualità costruiti per far accapponare la pelle. È il ritratto di un uomo orribile ma irresistibile da guardare, la stessa alchimia dell'Antinoo dell'Odissea. Chi vuole vedere quanto sappia essere disperato e feroce può recuperare Good Time (2017) dei fratelli Safdie, un film crudo e ossessivo, con il piede fisso sull'acceleratore, in cui Pattinson è un piccolo criminale in fuga per una notte intera.

Sul versante del carisma teatrale c'è Il Re (2019), dove l'attore veste i panni del Delfino di Francia con un'arroganza beffarda e un accento assurdo che sono, in fondo, la prova generale del suo pretendente omerico. E poi c'è la dimostrazione più recente della sua voglia di rischiare, Mickey 17 di Bong Joon-ho (2025), in cui interpreta due versioni dello stesso uomo e, a detta di molti, è l'attore che si diverte di più sullo schermo, esattamente il complimento che Wilson gli ha rivolto per l'Odissea. Chi lo ha amato come detective dolente in The Batman (2022) sa che sa reggere un film da solo. Un Antinoo protagonista, a conti fatti, non sarebbe poi un'idea così folle. Peccato solo che, nel poema come nel film, il pretendente faccia sempre la stessa fine.

Odissea
Odissea

Odissea

2026

Ogni leggenda ha un prezzo. Ogni ritorno richiede un sacrificio. Mentre il mare diventa il suo più grande nemico, Ulisse affronta un cammino fatto di illusioni, battaglie e prove impossibili. Un'epica odissea che mette alla prova il coraggio di un uomo contro il volere degli dèi.
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Mickey 17
Mickey 17

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2025

Mickey 17 è un "sacrificabile", un impiegato usa e getta, in una spedizione umana inviata a colonizzare il mondo ghiacciato Niflheim. Dopo la morte di un'iterazione, un nuovo corpo viene rigenerato con la maggior parte dei suoi ricordi intatti.
The Batman
The Batman

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Quando un killer prende di mira l’élite di Gotham con una serie di malvagi stratagemmi, una scia di indizi criptici spinge il più grande detective del mondo a indagare nei bassifondi, incontrando personaggi come Selina Kyle alias Catwoman, Oswald Cobblepot alias il Pinguino, Carmine Falcone e Edward Nashton alias l’Enigmista. Mentre le prove iniziano a condurlo più vicino alla soluzione e la portata dei piani del malfattore diventa chiara, Batman deve stringere nuove alleanze, smascherare il colpevole e rendere giustizia all’abuso di potere e alla corruzione che da tempo affliggono Gotham City.
Tra la fine della Seconda guerra mondiale e la guerra in Vietnam, diversi personaggi sinistri – tra cui un predicatore, una coppia squilibrata e uno sceriffo corrotto – in qualche modo finiscono coinvolti nella vita di Arvin, un giovane in lotta contro delle forze maligne che minacciano la sua famiglia.

Il re
Il re

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Il principe ribelle Hal sale sul trono inglese alla morte del padre. Dovrà vedersela con le insidie di palazzo, le guerre e il caos ereditati.

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Good Time

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2017

La storia di Good Time è quella di Constantine "Connie" Nickas, deciso a ritrovare il fratello finito in carcere per una rapina in banca andata male. Inizia così una scellerata odissea nel sottobosco criminale di New York, nel disperato tentativo prima di tirare il ragazzo handicappato mentale fuori di galera, e poi dall'ospedale dove viene ricoverato in seguito a un pestaggio dietro le sbarre. Nell'adrenalinica ricerca lunga l'intera notte, Connie si getterà in una corsa contro il tempo per salvare se stesso e suo fratello da un destino incerto e crudele.
Memento
Memento

Memento

2000

Memento è l'imperativo del verbo difettivo latino "memini, isse" e può essere tradotto con "ricordati", che è la parola chiave del secondo lungometraggio di Christopher Nolan. Intorno a questo principio ruota infatti l'intera vicenda, non raccontata in modo lineare, ma attraverso un apparente caos che incarna il punto di vista del personaggio principale, Leonard Shelby, affetto da una particolare forma di amnesia, che lascia intatti i vecchi ricordi ma comporta la perdita della memoria breve. Attraverso un'affannosa ricerca compiuta per mezzo dell'azione e della scrittura, che serve a registrare ciò di cui la percezione non può farsi sicuro garante, il detective Shelby cerca l'assassino della moglie, l'ultimo ricordo che "non riesce a ricordare di dimenticare", in una labirintica realtà continuamente riazzerata e in cui non si può mai pronunciare l'ultima parola.
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Informazioni su questa lista

Titoli

7

Costo totale di visione

25,97 €

Durata totale

16h 20min

Generi

Drammatico, Thriller e Mistero, Giallo

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Ci sono 7 titoli in questa lista e 3 di questi li puoi guardare su Netflix. Anche altri 9 servizi di streaming hanno titoli disponibili oggi.

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