“Meglio 'nu figlio prevete ca 'nu figlio artista”. Chissà se, con il senno di poi, la madre di Antonio De Curtis avrebbe cambiato idea. Se il nome non vi dice molto, sappiate che stiamo parlando di Totò. La più grande maschera del cinema italiano del '900, erede della Commedia dell'Arte e simbolo stesso del nostro Paese – al pari di Sophia Loren – nel mondo. Stiamo parlando di una produzione sconfinata in 40 anni di carriera composta da 97 film e 50 opere teatrali.
Ma, che ci crediate o meno, il suo mito esplose principalmente dopo la sua morte, tanto che negli anni della sua attività artistica furono molti i critici che non accolsero con favore i suoi film senza capirne il genio. Napoletano del Rione Sanità, il principe della risata ha saputo incarnare la miseria dell'Italia del dopoguerra con un'ironia scevra da ogni volgarità per mostrare cosa significasse sopravvivere alla fame. Lo ha fatto con un personaggio diventato immortale che ci ha fatto ridere di noi stessi e delle nostre debolezze.
JustWatch ha stilato una lista con i suoi ruoli più iconici. Ma potete trovare l'elenco di tutti i suoi film in fondo alla guida.
5. Uccellacci e uccellini (1966)
L'ultimo film da protagonista di Totò, qui alle prese con un ruolo molto distante da quelli interpretati in precedenza. Diretto da Pier Paolo Pasolini, Uccellacci e uccellini è una parabola grottesca e fiabesca sulla fine delle ideologie, l'alba di una nuova società italiana e sulla crisi del marxismo nel nostro Paese dopo la morte di Togliatti. Il principe della risata è affiancato da Ninetto Davoli e un corvo (simbolo dell'intellettuale di sinistra) in una pellicola in bianco e nero ambientata lungo le strade di una periferica desolata.
Un'ora e mezza che, sulle note dei titoli di testa e di coda cantati da Domenico Modugno, rappresenta uno dei titoli più sperimentali e riusciti del cinema italiano degli anni '60. Tra critica sociale e atmosfera onirica, la pellicola ha regalato a Totò quel riconoscimento della critica che lo aveva tanto snobbato. Merito di una menzione speciale al Festival di Cannes di quell'anno. Da vedere se hai apprezzato l'atmosfera e le tematiche de La ricotta (1963).
4. I soliti ignoti (1958)
Scegliere in che posizione inserire questi film non è un'impresa facile. Potrebbero tranquillamente essere tutti sul primo gradino del podio tanto sono grandiosi. Ne è un esempio I soliti ignoti, capolavoro della commedia all'italiana diretto da Mario Monicelli. Liberamente ispirato a Furto in una pasticceria di Italo Calvino, il film vede protagonisti un gruppo di ladruncoli dilettanti alle prese con un colpo che si rivelerà un fiasco totale. Ad interpretarli: Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Carlo Pisacane e Tiberio Murgia. Tra di loro, ovviamente, anche Totò nei panni di Dante Cruciani, scassinatore in pensione che li istruisce sulle modalità del furto in una scena memorabile ambientata su un tetto.
La presenza dell'attore nel cast, vista a ritroso, non è del tutto casuale. Totò, maschera teatrale che si è fatta le ossa nel varietà e nell'avanspettacolo, passa il testimone a una nuova generazione di attori e a un nuovo genere cinematografico. La Roma della fine degli anni '50 che fa da sfondo al racconto non è quella del boom economico, ma quella che si trova a delinquere per sopravvivere. La Roma delle periferie, della povertà e della fame ben lontana dalla società del benessere. Tutte tematiche importanti, ma raccontate attraverso la lente della comicità. Imperdibile se ti è piaciuto Operazione San Gennaro (1966).
3. Miseria e nobiltà (1954)
Terzo adattamento cinematografico del classico della commedia scritta da Eduardo Scarpetta, Miseria e nobiltà è ambientato nella Napoli di fine '800. È lì che due poveracci, Felice Sciosciammocca (Totò) e Pasquale (Enzo Turco), si fingono nobili per aiutare un giovane marchesino innamorato. Tra farsa teatrale e cinema, il film è un tripudio di comicità verbale quanto fisica lungo 95 minuti. Un elemento per il quale Totò è stato spesso accostato ad altre icone del genere come Charlie Chaplin e Buster Keaton. Una satira che usa la fame come mezzo per parlare di apparenze.
I nobili, ci suggerisce la sceneggiatura, non necessariamente lo sono anche nell'animo. Anzi, nel film appare chiaro come i poveracci si dimostrano molto più ricchi di chi ha un titolo. A trascinare il ritmo del racconto è proprio l'attore napoletano in una delle sue prove più indimenticabili. Merito anche della celebre sequenza degli spaghetti mangiati con le mani e infilati in tasca. Se ti piacciono gli adattamenti per il grande schermo delle opere di Scarpetta e hai già apprezzato Un turco napoletano (1953) e Il medico dei pazzi (1954), non puoi perderti questo classico.
2. Totò, Peppino e la... malafemmina (1956)
Totò e Peppino De Filippo. Una delle più grandi coppie comiche di sempre che ha condiviso il set in molte occasioni nel corso delle rispettive carriere. In Totò, Peppino e la... malafemmina interpretano due fratelli contadini dalle personalità opposte che, per salvare il nipote ritenuto traviato da una ballerina, decidono di andare da Napoli a Milano per riportarlo sulla retta via. Qui va in scena il teatro degli equivoci basato sullo scontro culturale tra sud e nord. Ne è un esempio la famosa scena dei due a piazza Duomo che chiedono indicazioni a un vigile urbano.
Ma c'è una sequenza che più di tutte è diventata di culto e che racchiude alla perfezione la maestria comica dei due. Stiamo parlando di quella della dettatura della lettera. Così divertente da far piangere dalle risate. Ancora di più scoprendo che fu quasi del tutto improvvisata. Una delle più grandi perle della comicità italiana che, a distanza di 70 anni, mantiene incredibilmente intatta la sua forza. Se hai amato Totò, Peppino e i fuorilegge (1956), le risate sono garantite.
1. Guardie e ladri (1951)
Totò, Aldo Fabrizi, Mario Monicelli e Steno. Bastano questi nomi per capire il perché Guardie e ladri sia un grande film. Ma c'è molto di più. Il film regala all'attore napoletano uno dei suoi ruoli più riusciti grazie a una sceneggiatura che mette da parte la maschera per dare risalto alle sue sfumature più malinconiche e umane. Non a caso quello del piccolo truffatore che interpreta è considerato il suo primo ruolo drammatico.
Il duetto con un altro gigante della comicità come Fabrizi, nei panni del brigadiere costretto a dargli la caccia per non perdere il lavoro, dà vita a una storia in cui il comico si mischia con il drammatico. Una pellicola nella cui ora e 45 minuti convivono neorealismo e commedia per parlare della lotta alla sopravvivenza dell'Italia del dopoguerra. Si ride e ci si emoziona a guardare questi due uomini apparentemente così distanti che, piano piano, si scoprono più simili di quanto avrebbero mai potuto immaginare. Se ti sono piaciuti La banda degli onesti (1956) e Ladri di biciclette (1948), non puoi perdere questo film.

















































































































