
“The Walking Dead: Dead City 3”, Lauren Cohan e Jeffrey Dean Morgan: “Una stagione curativa. E con una leggerezza inedita”
“Maggie sorride per la prima volta in un decennio!”. Jeffrey Dean Morgan fa scoppiare a ridere di gusto Lauren Cohan quando, collegati via Zoom, sottolineiamo come la terza stagione di The Walking Dead: Dead City – dal 28 luglio su Sky e Now - sia attraversata da un tono più leggero e ironico rispetto ai capitoli precedenti e alla serie originale.
Ambientato anni dopo gli eventi di The Walking Dead (2010), lo show riunisce due dei personaggi più amati dell'intero franchise: Maggie Greene (Cohan), vedova di Glenn Rhee, madre di Hershel e leader della colonia di Hilltop, e Negan Smith (Morgan), ex leader dei Salvatori nonché colui che, con la sua mazza da baseball Lucille, le ha ucciso il marito. Due nemici di lunga data che si ritrovano costretti a stringere un'alleanza per portare a termine una missione pericolosa e dai contorni personali.
L'azione si è spostata in una Manhattan post-apocalittica trasformata in una giungla urbana piena di vaganti. Ma questi ultimi non sono affatto l'unico pericolo in seno alla città. Le strade di New York, infatti, brulicano di gruppi armati e comunità tutt'altro che accoglienti che fanno del caos e dell'anarchia il loro comun denominatore. In questo quadro i due protagonisti devono anche affrontare i fantasmi del loro passato, tra sensi di colpa e rancori irrisolti. Ma quando Il Croato (Željko Ivanek), ex membro dei Salvatori ora a capo dei Burazi - il gruppo di sopravvissuti ostili che ha preso il controllo di Manhattan - rapisce Hershel, ecco che Maggie e Negan finiscono per dare vita a un'alleanza apparentemente impossibile.
Una stagione curativa

Dopo 15 anni dal primo episodio di TWD, la serie ideata da Frank Darabont e basata sui fumetti di Robert Kirkman, e ben sei spin-off che ne hanno ampliato l'universo narrativo, è una sfida ardua quella di dare vita a un racconto ancora in grado di sorprendere, emozionare o sconvolgere. Per questo abbiamo chiesto ai protagonisti quale sia, in questa terza stagione di The Walking Dead: Dead City, l'elemento che la differenzia dai capitoli precedenti e che il pubblico non ha ancora visto. “Quest'anno abbiamo una dinamica completamente nuova. Ci rendiamo conto di aver camminato nella stessa direzione e riusciamo davvero a trovare quel punto in comune che in qualche modo ci avvantaggerà”, confida Lauren Cohan.
“È una stagione un po' 'curativa'”, continua l'attrice. “E si presta ad aprire mondi nuovi a entrambi i nostri personaggi, perché decidiamo di andare avanti. Maggie, in particolare, decide di farlo. È ciò che ha permesso al personaggio, ma anche a entrambi come attori, di esplorare un territorio completamente nuovo. Siamo molto fortunati ad avere Seth Hoffman come nuovo showrunner”.
“Oserei dire che Negan e Maggie hanno capito che potrebbero aver bisogno l'uno dell'altra per fare un passo in avanti”, le fa eco Jeffrey Dean Morgan. “Hanno navigato a vista per un bel po' di tempo e per andare avanti avranno bisogno l'uno del sostegno dell'altra. Alla fine lo capiscono, il che è un bene”.
Uno scopo condiviso, nonostante l'Apocalisse
Due delle tematiche affrontate dalla serie sono quelle della speranza per il futuro della comunità e di un mondo da ricostruire. Argomenti capaci di rispecchiarsi con il nostro presente. “Penso che questa stagione sia una di quelle che risuona maggiormente con la nostra esperienza attuale”, spiega Cohan. “In un episodio accendiamo la Statua della Libertà e riaccendiamo l'idea su cui è stata costruita l'America. Mi viene il nodo alla gola solo a pensarci. E quando Seth ha proposto l'idea per la prima volta, mi sono sentita davvero rinvigorita nel diffondere questa storia”.
“Credo sia una delle cose che The Walking Dead è sempre stata così brava a fare: mostrare le persone in quella che potrebbe essere una terribile situazione di lotta e disperazione nell'apocalisse, ma che continuano ad andare avanti con uno scopo condiviso per cui vale la pena combattere. È galvanizzante”.
Un dualismo tra vecchio e nuovo
Il grande asso nella manica di The Walking Dead: Dead City 3 si chiama Seth Hoffman. Si tratta dello showrunner e produttore che ha avuto un ruolo centrale nella serie originale dal 2013 in poi e che conosce molto bene l'universo di TWD. “È un enorme onore poter creare nuove storie per questo fantastico franchise, per questi personaggi straordinari e questi attori meravigliosi”, afferma Hoffman. “Mi sono divertito tantissimo, fin dall'inizio, pensando a cosa potesse essere la terza stagione, passando per la scrittura delle sceneggiature, la produzione e la post-produzione. È stato il momento più alto della mia carriera”.
“In termini di sfide, quella più grande nell'entrare in questa stagione era legata al fatto che vogliamo rendere questo show il tipo di serie che i fan di The Walking Dead amano. Volevamo che mantenesse un sapore familiare, pur risultando fresca e inedita. Un dualismo in cui tradizione e novità convivono”.
Un cambio di tono che rivitalizza lo show
Ma, tornando all'inizio di questo articolo, ciò che più di tutto lascerà i fan a bocca aperta è la scelta di aprire la narrazione a parentesi più lievi. Una decisione che ha regalato nuova linfa a Lauren Cohan e Jeffrey Dean Morgan dopo anni di pura tensione drammatica. “Eravamo entusiasti e ci è piaciuto tantissimo. Aspettavamo di fare questo cambiamento e ci siamo divertiti molto ad avere la possibilità di lavorare insieme, scoprendo lati inediti di questi personaggi e interagendo in modi che non eravamo mai stati in grado di sperimentare prima”, spiega l'attore. “Lavoriamo insieme da oltre 10 anni ormai, quindi poter approcciare Negan e Maggie da una direzione diversa è stata la cosa migliore che potessimo fare. E penso che rivitalizzi davvero lo show”.
“Cercando di mettermi nei panni di uno spettatore e di un fan, penso sia davvero elettrizzante perché si tratta di una coppia così improbabile. Eppure c'è una ragione che li unisce costantemente. Un tipo di opposizione e magnetismo davvero vitale per la nostra serie”, aggiunge l'attrice. “Come attori abbiamo potuto ammorbidire e aprire diverse capacità dentro di noi nel modo in cui ci relazioniamo. Per i personaggi è lo stesso. Quando ti permetti di togliere i paraocchi e vedere una determinata persona in modo diverso, questo rende possibile qualcosa di ancora più grande, sia per te stessa che per tutte le altre persone che ami nella tua vita. Per me è stata una gioia immensa. E amo così tanto lavorare con Jeffrey. Ci siamo divertiti molto nel nostro piccolo mondo sporco!”.









