Una serie sulla bocca di tutti? Sicuramente The Pitt (2025). Sin dal suo debutto all’inizio dello scorso anno, da noi è arrivata a settembre, prima su NOW e dal 13 gennaio su HBO Max, il medical drama ha infatti ricevuto un’accoglienza fortemente positiva dal pubblico e dalla critica.
Oggetto di un grande passaparola, che l’ha fatta diventare tra i titoli più visti e commentati, la serie è diventata anche protagonista assoluta della stagione dei premi televisivi; dai recenti WGA Awards, il premio del sindacato degli sceneggiatori americani, agli Emmy e ai Golden Globe, in entrambi ha trionfato come miglior serie drammatica e miglior attore protagonista in una serie drammatica a Noah Wyle.
Per gli appassionati di storie del piccolo schermo a sfondo ospedaliero il nome di questo attore è sicuramente familiare: è stato infatti uno dei protagonisti delle prime stagioni di ER – Medici in prima linea (1994), indossando i panni del Dottor John Carter. Oggi lo ritroviamo adulto, catapultato ai giorni nostri, ma soprattutto con una nuova identità: quella del capo del pronto soccorso del Trauma Medical Center di Pittsburgh, il dottor Michael “Robby” Robinavitch.
Ma oltre a condividere la medesima ambientazione,l’attore e alcuni degli sceneggiatori, R. Scott Gemill e John Wells, che ritroviamo il primo nelle vesti di creatore e showrunner e il secondo come produttore esecutivo, proprio come Wyle, cosa accomuna The Pitt e ER – Medici in prima linea? In realtà non molto. Nonostante una causa intentata dalla vedova di Michael Crichton abbia cercato di stabilire che l’acclamata serie targata HBO fosse uno spin-off/sequel “non autorizzato”, perché negli anni passati ci sarebbero stati degli scambi con il team creativo per lo sviluppo di un reboot incentrato sul ritorno del dottor Carter. Proprio quel rifiuto di riprendere l’universo della fortunata serie, andata in onda per ben quindici stagioni tra il 1994 e il 2009, avrebbe spinto gli autori a dar vita a un nuovo progetto, caratterizzato dalla massima aderenza con la realtà. Ed è così che la differenza principale è nell’approccio documentaristico adottato nel racconto della vita del pronto soccorso.
Un (brutalmente) onesto spaccato di vita quotidiana nella sanità americana
Dalle 7 del mattino alle 10 di sera. È questa l’unità di tempo in cui si svolge The Pitt. Entrambe le stagioni composte da quindici episodi ciascuna, la terza è attualmente in fase di scrittura, seguono le quindici ore di un turno diurno all’interno del Trauma Medical Center di Pittsburgh. Ogni episodio equivale a un’ora, permettendoci così di seguire in tempo reale una disperata corsa contro il tempo di un gruppo di medici, infermieri, specializzandi e studenti alle prese con un susseguirsi di pazienti. Non sarà tutto rose e fiori, per niente. Perché quella giornata rappresenta un’istantanea dello stato di salute della sanità americana. Spoiler: no, non è messa bene.
Attorno al dottor Robinavitch, di cui facciamo la conoscenza proprio quando riprende a lavorare il giorno dell’anniversario della morte del suo mentore durante il Covid-19, un dolore che l’ha segnato nel profondo, ruota un universo eterogeneo di personaggi, ognuno dei quali è a sua volta alle prese con i propri tormenti. La pressione è costante, è percepibile anche guardando attraverso uno schermo la trincea cui è sottoposta il personale ospedaliero, che si rende protagonista di sforzi sovrumani per salvare delle vite in un contesto dove la terapia non è finalizzata esclusivamente alla cura della malattia, ma si estende allo stesso sistema sanitario in cui operano. I problemi di budget, con tempi di attesa che sono un problema nazionale, e non solo, e la ricerca di un posto letto, un bene prezioso, con i pazienti che spesso finiscono per morire all’interno della sala di attesa, mentre aspettano una visita, sono solo alcuni dei sintomi di un settore in crisi, il cui collasso sembra imminente, perennemente afflitto dai cosiddetti “tagli dall’alto” dalle ripercussioni devastanti sul destino di milioni di persone.
Poi c’è la dirompente attualità. Dietro ai drammi cui assistiamo in diretta ci sono infatti le storie dei pazienti, che fanno da specchio alla società. Si passa dall’uso sempre più diffuso di armi da fuoco alla piaga del Fentanyl, che ancora oggi sta provocando una strage tra le giovani generazioni. Non restano fuori temi come la dipendenza dalla tecnologia e le sfide poste dall’intelligenza artificiale, tra minacce e opportunità. Il tutto rielaborato in chiave drammaturgica, senza distaccarsi (purtroppo) così tanto dalla realtà.
La chiave del successo di un medical drama fuori dagli schemi
Il realismo: è probabilmente questo il motivo per cui le persone si sono avvicinate al medical drama firmato HBO dopo anni di serie alla Grey’s Anatomy (2005). Senza nulla togliere alla creatura di Shonda Rhimes, oggi però il pubblico è inevitabilmente diventato più esigente per molteplici fattori, tra cui sicuramente il pagamento di un abbonamento, che con il passare degli anni è sempre più consistente. Per scomodare Boris (2007), stavolta “la qualità “non” c’ha rotto er cazz*” e forse The Pitt è quel Medical Dimension che non avremmo mai potuto avere. Forse ci siamo stufati di storie d’amore in corsia, a due passi dalla sofferenza che spesso si trasforma anche in morte. La serie con Noah Wyle non può, e soprattutto non vuole, contemplare triangoli sentimentali e addolcire la sostanza con pillole da soap opera. Il motivo è abbastanza semplice: sarebbe irrealistico. Una scelta supportata dal formato del racconto in tempo reale, che abbiamo tanto amato con l’indimenticabile 24 (2001) con Kiefer Sutherland, il serial che seguiva una giornata dell’agente federale Jack Bauer alle prese con minacce terroristiche di ogni genere, che doveva sventare proprio entro 24 ore.
Premesso, da persona tendente all’ipocondria, ho inizialmente riscontrato delle difficoltà nel guardare gli episodi. Al tempo stesso, nulla di così insormontabile, se non ripetendomi in continuazione ad alta voce che si trattava pur sempre di finzione. Perché anche qui l’acclamato realismo fa decisamente la sua parte. Proprio per questo, se vi impressionate facilmente, alcune sequenze risulteranno molto forti; dunque, potrebbe non essere il titolo che fa al caso vostro. Però The Pitt merita una possibilità. È un grande esempio di riscrittura di un genere molto amato, lontano da ogni rappresentazione fantastica che vede il medico indossare un camice come farebbe un supereroe con il suo mantello prima di entrare in azione. Ribadisco, è intelligente, e mai più giusta, la scelta del format degli episodi in tempo reale all’insegna di una tensione palpabile, necessaria per il “microcosmo” che la serie vuole raccontare, quello di un affollato pronto soccorso in crisi. Probabilmente un obbligo, visto l’emergenza sanitaria che il mondo è stato costretto a fronteggiare negli ultimi anni. Proprio la cronaca è un pozzo da cui attingere, con fatti che finiscono per superare l’immaginazione di qualsiasi sceneggiatore esistente. Ma è il linguaggio con cui questi vengono raccontati che forse hanno elevato il genere, dando vita a un nuovo fenomeno televisivo.
The Pitt funziona. È soprattutto un modello replicabile all’infinito. Ha infatti dei costi abbastanza contenuti, una cadenza quasi annuale, con ogni stagione prevista per gennaio. Quindici nuovi episodi che diventano così fruibili al pubblico in un breve lasso di tempo, una rarità se rapportati proprio ai lunghi tempi d’attesa cui ormai la serialità contemporanea ci ha abituato, con stagioni che nella migliore delle ipotesi vengono pubblicate a due anni dalla precedente. È un ritorno al passato, o meglio al futuro. È singolare che a (ri)portarlo avanti sia stato HBO, da sempre pioniera nell’innovazione dell’offerta seriale, con titoli come I Soprano (1999) e The Wire (2002). In sostanza, The Pitt soddisfa le esigenze del pubblico generalista, mantenendo però quell’impronta più vicina al linguaggio dell’offerta televisiva via cavo. Una scommessa produttiva ampiamente vinta, che ha saputo andare dritta al punto. E Noah Wyle e gli autori ringraziano.









































































































