
“Terrifier 4” si farà? La causa legale che minaccia il futuro di Art il Clown
Non trovate ironico che un personaggio nato per incarnare il caos assoluto, un uomo silenzioso con la faccia dipinta e un sacco di attrezzi da macellaio, si trovi ora al centro di una battaglia fatta di contratti, cessioni di diritti e mail del 2014 tirate fuori come prove in tribunale? Se non ironico, quanto meno un po’ “out of character”. Eppure è esattamente questo che sta succedendo ad Art the Clown, l’iconico e terrificante personaggio al centro della saga Terrifier (2018), mentre il franchise si prepara alla produzione del quarto e ultimo capitolo. Capiamo meglio un po’ gli eventi di questa vicenda che, negli ultimi giorni, sembra essere un po’ sulla bocca di tutti.
Le origini dell’accordo nel 2013
Tutto parte da un accordo firmato nel 2013 tra Damien Leone, il regista e creatore della saga, e Ruthless Pictures, società i cui diritti sono poi confluiti in Ruthless Studios. Secondo quanto sostenuto nella causa depositata da quest'ultima in un tribunale federale della California, il regista Leone avrebbe ceduto per cinquemila dollari la proprietà del cortometraggio originale Terrifier (2011) e di The 9th Circle (2008), insieme a copyright, marchi e diritti su sequel e opere derivate. Una cifra che oggi, alla luce di un franchise che ha superato i cento milioni di dollari di incassi, suona quasi comica, per non dire ridicola, se non fosse che è proprio da lì che nasce l'intera contesa.
La ricostruzione di Ruthless Studio
Ruthless racconta di aver finanziato e prodotto nel 2013 l'antologia All Hallows' Eve (2013), che includeva entrambi i corti, e di essersi occupata della distribuzione internazionale, contribuendo a trasformare Art the Clown da personaggio di nicchia a icona horror riconoscibile. Una mail del 2014, citata nella causa, avrebbe visto lo stesso Leone ammettere che il personaggio stava "diventando grande". Secondo la ricostruzione di Ruthless, l'azienda avrebbe concesso al regista di girare il primo Terrifier come eccezione isolata, dopo che questi ne avrebbe riconosciuto la proprietà. Da lì, però, la storia prenderebbe una piega diversa: Terrifier 2 (2022) e Terrifier 3 (2024) sarebbero stati prodotti, insieme a un'espansione considerevole del merchandising, senza che Ruthless venisse più coinvolta o anche solo informata.
Cosa chiede la causa
La richiesta legale non si limita a chiedere un risarcimento. Ruthless punta a un accertamento giudiziale che le riconosca la proprietà dei copyright su Terrifier 2, Terrifier 3 e su tutto ciò che ne è derivato, dal merchandising ai videogiochi, fino agli eventi legati al franchise. L'unico titolo escluso dalla rivendicazione è il Terrifier originale del 2016. È una richiesta che, se accolta, non riguarderebbe solo il passato ma riscriverebbe letteralmente chi ha diritto a decidere cosa potrebbe succedere ad Art the Clown da qui in avanti.
Un franchise “legalmente problematico”
Va detto, per completezza, che questa non è l'unica vicenda legale che negli ultimi mesi ha attraversato il franchise. Da ottobre 2025 è aperta anche una causa da parte di Catherine Corcoran, interprete della vittima nella celebre scena iniziale del primo film, per questioni legate a royalties contrattuali e condizioni di lavoro sul set. Si tratta però di un contenzioso distinto, che riguarda un accordo individuale e non la proprietà del personaggio, ed è bene non sovrapporre le due cose, per quanto entrambe abbiano contribuito a creare, attorno a Terrifier, un clima legale piuttosto acceso.
I possibili effetti su "Terrifier 4"
Resta da capire cosa questo significhi concretamente per Terrifier 4, che secondo le dichiarazioni di Leone dovrebbe essere girato interamente in pellicola 35mm e rappresentare la chiusura del cerchio narrativo di Art the Clown. Nessuna delle parti coinvolte ha ancora risposto pubblicamente nel merito, e soprattutto non è stata emessa alcuna sentenza. Questo significa che, allo stato attuale, non ci sono le condizioni per parlare di uno stop alla produzione, ma è altrettanto vero che una causa che rivendica la proprietà stessa dei diritti su due dei tre film esistenti introduce un'incertezza che va ben oltre la semplice controversia economica. Se il tribunale dovesse riconoscere fondate le pretese di Ruthless, il nodo da sciogliere non sarebbe più soltanto quanto valga Art the Clown, ma chi abbia davvero il diritto di raccontarlo.
È in questa ambiguità, sospesa tra un franchise che sta per chiudersi e una proprietà intellettuale che potrebbe cambiare di mano, che si gioca ora il destino del clown più sanguinario del cinema horror contemporaneo. Come finirà?


Terrifier 4




