
Perché "Spider-Man: Brand New Day" è il capitolo più maturo dei film con Tom Holland
Partiamo subito con una doverosa premessa: Spider-Man: Brand New Day non è un film perfetto. Ma è un film che ha cuore. L'elemento fondamentale per distinguere un titolo riuscito – nonostante tutto – da uno che lascia indifferenti. Perché non bastano cast stellari, budget stratosferici o effetti speciali sorprendenti. Serve l'emozione. E il quarto capitolo della saga dedicata all'Uomo Ragno con il volto di Tom Holland ne ha in abbondanza.
Diretto da Destin Daniel Cretton (già regista di Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, 2021, e Wonder Man, 2026), il 38° film del Marvel Cinematic Universe mostra le conseguenze dell'incantesimo di Dr. Strange alla fine di Spider-Man: No Way Home (2021). Il mondo intero ha dimenticato chi sia Peter Parker, compresi MJ (Zendaya) e Ned (Jacob Batalon), e senza zia May “l'amichevole Spider-Man di quartiere” è rimasto solo al mondo.
"Spider-Man: Brand New Day": un film maturo che mette l'umano al centro

La sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers ci mostra il supereroe trincerato dietro una solitudine che si è autoimposto per proteggere chi ama. Immerso nel suo lavoro, ha ripulito le strade di New York dal crimine ed è adorato dalla città. Ma, per prendere in prestito parte di un titolo di un famoso film di Pedro Almodovar, è “sull'orlo di una crisi di nervi”. “All work and no play makes Jack a dull boy” scriveva ripetutamente Jack Torrance con la sua macchina da scrivere in Shining (1980). Peter non si trasforma in un “dull boy”, ma la sua quotidianità solitaria – compresa l'assenza di MJ e Ned – ha un impatto sulla sua salute mentale e fisica.
Questo si traduce in un forte mal di testa e in un'evoluzione dei suoi poteri che fatica a governare. Una metafora usata da Spider-Man: Brand New Day per parlare di crescita. Il protagonista non è più un ragazzino che aiuta gli Avengers a salvare il mondo. Ora è un giovane uomo che deve fare i conti con le sue scelte, solo che il suo corpo sta cercando di sfuggire al suo controllo come risposta al suo tentativo di anestetizzare la sua umanità. Ma, mentre cerca una soluzione, si imbatte in una nuova minaccia impossibile da contenere e vedere.
Anche qui è interessante notare come per la pellicola si sia scelto un antagonista – di cui non sveleremo l'identità – che si discosta dal solito villain assetato di potere che mette a ferro e fuoco la città mosso solo da una violenza cieca. E, man mano che il racconto procede, diventa lampante il parallelismo con la condizione emotiva ed esistenziale in cui si trova Spider-Man.
La riuscita della pellicola risiede proprio nell'aver affiancato all'azione – coreografata da Peng Zhang capace di regalare sequenze avvincenti in un titolo Marvel che torna, finalmente, alla dimensione urbana – una componente umana che rende questo capitolo il più maturo e riuscito dei film con protagonista Tom Holland. Come già Thunderbolts* (2025) aveva affrontato il tema della depressione e della salute mentale, Spider-Man: Brand New Day non ha paura di confrontarsi con le conseguenze del lutto (di zia May, ma anche della sua vita passata), con il costo che comporta fare la cosa giusta per un bene superiore e con il peso delle responsabilità.
Destin Daniel Cretton aveva già affrontato in Short Term 12 (2013) l'importanza di una rete (sociale, di amici, familiare) sulla quale contare per non essere sopraffatti da tutte le sfide che la vita ci impone. Un tema che qui declina mostrandoci l'epifania di Peter che capisce di non potercela fare da solo. Per continuare a essere l’Uomo Ragno deve ritrovare Peter Parker. Una riscoperta della propria identità che passa anche per il rapporto bonariamente conflittuale con Frank Castle (Jon Bernthal).
Se il Punitore non ha altre alternative oltre l'isolamento dopo lo sterminio della sua famiglia, Peter può ancora scegliere cosa fare della sua doppia vita e con chi condividerla. Perché è vero: “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Le stesse che Peter/Spider-Man credeva essere solo rivolte verso gli altri e che, nel corso del film, impara a capire essere rivolte verso se stesso e la sua esistenza. È così che il personaggio interpretato da Tom Holland smette di essere il Bimbo-Ragno e diventa Spider-Man. Senza più, però, dover sacrificare Peter Parker.










