I migliori biopic musicali italiani per prepararsi a Sanremo 2026

I migliori biopic musicali italiani per prepararsi a Sanremo 2026

Pubblicato il07 febbraio 2026

Aggiornato il07 febbraio 2026

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A meno che non viviate in mezzo al deserto o nel fondo di qualche canyon sperduto chissà dove, vi sarete certamente accorti che ci stiamo avvicinando sempre di più alla “settimana santa” di Sanremo 2026. 

Carlo Conti alla sua ultima conduzione, e alcuni “ritorni” interessanti come Tommaso Paradiso, Malika Ayane, Arisa o la strana coppia formata da Fedez e Marco Masini. Insomma, materiale per il vostro fanta-Sanremo ce n’è. Ma il febbraio “musicale” non si ferma certo al palco dell’Ariston, perché proprio in questi giorni è in arrivo nelle sale italiane un biopic che tutti gli appassionati di musica aspettano da tempo, Franco Battiato - Il lungo viaggio, al cinema dal 2 al 4 febbraio prima di approdare su Rai 1.

Una produzione quasi inaspettata, un’occasione perfetta per scoprire (o ripassare) la storia e gli esordi del Maestro siciliano a quattro anni dalla sua scomparsa, ancora una ferita apertissima per tutti i fan della sua musica. Per questo, per prepararci al Festival e per capire meglio come si posizionerà questo titolo nel quadro (vastissimo) dei biopic targati Rai, abbiamo realizzato questo articolo per riscoprire i film che hanno raccontato le storie di alcuni degli artisti e delle voci più amate. Alcuni riuscirono ad andare a segno, altri meno, rimanendo nel confine della biografia più tradizionale. Qui sotto trovate la nostra selezione.

La bambina che non voleva cantare - Nada (2021)

La bambina che non voleva cantare è un biopic anomalo, che si concentra quasi interamente sull'infanzia e l'adolescenza di Nada Malanima, lasciando il successo sullo sfondo. Una scelta diversa dal classico film biografico, soprattutto a tema musicale, ma che funziona perfettamente quando racconta di una Toscana rurale degli anni Sessanta, di una famiglia segnata dalla depressione materna, di una bambina che scopre nel canto una possibile salvezza, ma lo fa con la timidezza e le insicurezze dell’infanzia in provincia. Carolina Crescentini è straordinaria come madre fragile e opprimente; Tecla Insolia, vincitrice di Sanremo Young, convince come Nada adolescente (preambolo della super performance sfoderata per L’arte della gioia, 2024).

La regia di Costanza Quatriglio ha un tocco più autoriale rispetto alla media delle fiction Rai, con inquadrature che cercano la poesia invece del semplice racconto, scelta ideale per raccontare un’artista complessa come Nada, e sei milioni di spettatori dimostrano che anche il pubblico ha apprezzato. Perfetto per chi cerca qualcosa di diverso dal solito biopic, con un titolo che vuole raccontare davvero un’artista, a tutto tondo, e farlo con i colori giusti. Consigliatissimo.

Produzione tra le più attese nel 2026 del cinema italiano, Franco Battiato - Il lungo viaggio arriva finalmente in sala come evento speciale il 2, 3 e 4 febbraio, prima di approdare su Rai 1, ed è proprio questa uscita che (insieme al Festival, ovviamente) ci ha spinto a compilare questa lista. Dario Aita presta il volto al giovane Battiato, e la scelta si rivela azzeccata: l'attore (nonostante le sue origini palermitane) riesce a catturare quella miscela di timidezza e sfrontatezza che caratterizzava il Maestro, soprattutto in gioventù durante le sue scorribande milanesi. Il film si concentra infatti sugli anni della formazione, dalla Sicilia alla Milano sperimentale degli anni Settanta, evitando saggiamente di coprire tutta la carriera. Una scelta che si rivela molto furba, sia a livello di trama (less is more, sempre!), sia a livello di fruizione del film, dato che inerpicarsi tra zingare del deserto, mondi lontanissimi o piani astrali potrebbe essere un’impresa non da tutti.

La regia di Renato De Maria è sobria, rispettosa, talvolta troppo, tanto che a volte la sensazione è che manchi un po' di quell’audacia visiva necessaria per raccontare un artista che di audacia, visionaria, ne aveva da vendere. Ma il cuore del progetto rimane altrove, e quello viene fuori soprattutto con le ricostruzioni delle serate al Derby con Gaber, piccole gemme forse sconosciute a tanti spettatori. Perfetto per chi ha amato Battiato e vuole scoprire le radici del suo percorso; consigliato anche a chi non lo conosce e cerca un racconto accessibile, prima porta verso un artista poliedrico come pochi nella storia del pop d’avanguardia (e non soltanto quello italiano).

Questo è sicuramente uno dei migliori titoli inclusi in questa lista, se non altro per il suo protagonista, inaspettatamente coinvolto in un biopic dopo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot (2016) e il cult Non essere cattivo (2015). In Fabrizio De André - Principe libero Luca Marinelli riprende Faber, ma senza imitarlo: lo ricrea, lo abita, gli dà una profondità “vera” che va oltre la semplice interpretazione. È uno di quei casi in cui l'attore diventa il personaggio, e viceversa, quando il biopic non è più solo il racconto di una vita, ma diventa film a tutti gli effetti.

La struttura narrativa, che alterna il sequestro in Sardegna ai ricordi della giovinezza, funziona perfettamente, creando tensione senza mai scadere nel didascalico. Valentina Bellè è una Dori Ghezzi luminosa, Ennio Fantastichini (nel ruolo del padre) regala uno dei suoi ultimi lavori memorabili. Il film ha il coraggio di mostrare le contraddizioni dell’uomo De André oltre la mitologia dell’artista, tra l'alcol e l'incapacità di essere presente per chi lo amava. Tre candidature ai David di Donatello meritatissime. Imperdibile per chiunque ami la musica italiana, perfetto anche per chi De André lo conosce poco e vuole capire perché è tuttora considerato tra i più grandi.

Sette milioni di spettatori non mentono: Io sono Mia ha toccato un nervo scoperto nella storia della musica italiana. Il merito è soprattutto di Serena Rossi, che non cerca la mimesi impossibile con Mia Martini ma ne cattura l'essenza, la voce rotta, gli occhi che nascondono ferite, la determinazione di chi è stata calpestata e cerca di rialzarsi. Il film parte dal Sanremo 1989, quello di Almeno tu nell'universo, e procede a ritroso: una scelta narrativa già vista con tantissimi biopic, ma efficace, e che permette di capire meglio il peso di quella serata nella vita fioca di Mimì.

La ricostruzione degli anni bui, quando l'assurda diceria della "iella" la tenne lontana dai palchi, è commovente ma senza essere pietistica. Qualche scivolata nel melodramma c'è, ma il Nastro d'Argento a Serena Rossi è meritatissimo. Perfetto per chi vuole scoprire una delle voci più belle della musica italiana senza paura di commuoversi (e parecchio, vi abbiamo avvisati).

Forse alcuni non lo ricordano, ma Rino Gaetano - Ma il cielo è sempre più blu è il capostipite dei biopic musicali Rai, quello che ha aperto la strada a tutti gli altri. Claudio Santamaria, all'epoca non ancora la star che è oggi, porta sullo schermo l'energia anarchica e malinconica di Rino con una precisione impressionante, sia nella gestualità che nella voce. Il film ha i limiti del budget televisivo (alcune ricostruzioni sono approssimative, il ritmo a tratti incerto) ma quando funziona, funziona davvero. Le scene dei concerti trasmettono quella miscela di ironia feroce e disperazione che rendeva Rino unico; il finale, con l'incidente stradale a soli 30 anni, colpisce ancora per come è stato portato sullo schermo.

Non è un'opera perfetta, ma ha il merito di aver riscoperto per il grande pubblico un artista che merita ancora di essere scoperto e riscoperto, di essere finalmente messo insieme nell’olimpo del cantautorato insieme a Dalla, De Andrè, Guccini, De Gregori e via dicendo. Perfetto per chi ama le canzoni di Rino Gaetano e vuole conoscere l'uomo dietro i testi e le provocazioni artistiche, consigliato anche chi cerca un ritratto dell'Italia degli anni Settanta vista attraverso gli occhi di uno dei nostri cantautori più geniali e talvolta sottovalutati.

È ormai noto, quando la Rai deve realizzare una serie biopic il primo nome in rubrica è quello di Giuseppe Fiorello, me è in Volare - La grande storia di Domenico Modugno che l’attore siciliano offre probabilmente la sua prova migliore. Non assomiglia fisicamente a Modugno, ma poco importa, perché qui l’artista è raccontato su un altro livello. Il film ripercorre la classica parabola del ragazzo del Sud che sfonda, ma lo fa con mestiere e rispetto, evitando i classici cliché come la peste.

La ricostruzione del Sanremo 1958, quando Nel blu dipinto di blu cambiò per sempre la canzone italiana, è il cuore emotivo del film, e funziona. Qualche lungaggine nella parte centrale, ma il finale ripaga. Interessante il ritratto di un'Italia che stava cambiando, uscendo dalla miseria del dopoguerra e scoprendo il boom economico. Perfetto per chi vuole capire perché Volare è ancora oggi la canzone italiana più famosa nel mondo, consigliato soprattutto alle generazioni più giovani che Modugno lo conoscono solo di nome. 

Nella campagna toscana dei primi anni Sessanta vive la piccola Nada. Il suo universo è composto da nonna Mora, dalla sorella Miria, dal babbo Gino e dalla mamma Viviana, preda di una forte depressione che la tiene lontana dalla figlia e dal mondo. Quando suor Margherita scopre il talento della piccola per il canto, il cuore fragile della bambina si convince che solo la sua voce prodigiosa ha il potere di far guarire la mamma. E così la piccola Nada, piano piano, comincia a mostrare al mondo il suo grande talento. Liberamente ispirato a "Il mio cuore umano" di Nada Malanima.

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Califano
Califano

Califano

2024

Quando è uscito il biopic Califano erano in tanti ad avere qualche dubbio, eppure si è rivelata una delle sorprese del 2024. Leo Gassmann, al debutto come attore protagonista, era la scommessa più rumorosa, ma alla fine il risultato è stato più che positivo, complici anche le ben note capacità canore dell’attore. Gassmann non cerca l'imitazione del Califfo (e fa benissimo!) ma ne coglie l'essenza, il poeta mascherato da playboy maledetto, il romantico che finge cinismo. Il film, inoltre, ha anche il merito di portare in scena anche il volto più oscuro del Califfo, tra l’abuso di droghe, i guai con la giustizia, le amicizie sbagliate e pericolose, le donne, l'arresto del 1984.

È un ritratto onesto di un personaggio controverso, e proprio per questo funziona, la Roma degli anni Sessanta e Settanta è ricostruita con cura, la colonna sonora ovviamente funziona (difficile sbagliare con canzoni come Tutto il resto è noia e Minuetto). Qualche scivolata di troppo nel compiacimento, ma nel complesso è un biopic  ben riuscito. Perfetto per chi ha amato Califano, ma consigliato soprattutto a chi lo ha sempre sottovalutato, questo film potrebbe farvi cambiare idea.

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Sei nell'anima

Sei nell'anima, il biopic su Gianna Nannini, purtroppo non raggiunge le vette dei migliori lavori che abbiamo riportato in questa lista, ma ha comunque i suoi meriti. Letizia Toni interpreta la rocker senese con grinta e fisicità, catturando quella rabbia che ha reso le sue canzoni così potenti. Il film copre trent'anni di vita, dall'infanzia ribelle alla maternità tardiva, e a tratti perde ritmo cercando di coprire un arco temporale troppo vasto, risultando talvolta sbrigativo.

La regia di Cinzia TH Torrini è patinata, a volte troppo, e la sensazione in certe sceni è che manchi il graffio necessario per riportare sullo schermo la potenza di un’artista che fece proprio della trasgressione la sua bandiera, in anni in cui una cantante donna con quell’aspetto, quella voce e quell’attitudine erano considerati quasi una blasfemia dal pubblico e dal mondo dello spettacolo italiano. La parte musicale funziona di più, su tutte le scene in cui è raccontato il primo concerto negli stadi. Perfetto per i fan della Nannini e della sua musica, un po’ più zoppicante se cercate un biopic che osi di più. L’impressione talvolta è quella di trovarsi davanti a un’occasione mancata.

Champagne, l'ultimo arrivato nella galleria Rai, ha il pregio di raccontare un artista spesso sottovalutato e messo in secondo piano. Peppino di Capri non è solo la hit Champagne o le canzoni estive, ma è stato un pioniere delle prime avventure della musica nostrana verso i suoni d'oltreoceano, portando il twist e il rock & roll (seppur in forma ancora acerba) in in Italia. Ah, è stato lui ad aprire i concerti italiani dei Beatles nel 1965, giusto per dirne una.

Ma torniamo al film. Il biopic funziona, soprattutto nella prima parte, con il piccolo Alessandro Gervasi (prodigio del pianoforte visto anche a Sanremo 2025) che incanta come Peppino bambino durante la guerra. Francesco Del Gaudio è un protagonista credibile, le location tra Capri e Napoli sono ritratte perfettamente (a volte c’è un po’ di “effetto cartolina”, ma va bene così). Perde un po' di mordente nella seconda parte, quando la storia d’amore e del successo travolgente si prende il primo piano, dando a questo titolo contorni più didascalici e prevedibili. Ma d’altronde è un biopic, più di tanto non si può (e non si deve!) romanzare.

Informazioni su questa lista

Titoli

9

Costo totale di visione

2,99 €

Durata totale

20h 27min

Generi

Drammatico, Musica, Di produzione europea

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Ci sono 9 titoli in questa lista e 7 di questi li puoi guardare su Rai Play. Anche altri 3 servizi di streaming hanno titoli disponibili oggi.

  1. 7 titoliRai Play
  2. 2 titoliNetflix
  3. 1 titoloAmazon Prime Video
  4. 1 titoloAmazon Prime Video with Ads