Sabrina Ferilli è una di quelle attrici che il pubblico italiano sente come proprie. Nata a Fiano Romano nel 1964, figlia di un dirigente del Partito Comunista e di una casalinga campana, ha costruito una carriera che attraversa quattro decenni di cinema, teatro e televisione. Dopo essere stata respinta al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha dimostrato che il talento trova comunque la sua strada.
La Ferilli non è mai stata un'attrice facile da etichettare. Si è mossa tra la commedia all'italiana più raffinata e i cinepanettoni di Natale, tra le fiction di prima serata e un film premio Oscar, senza perdere quella romanità che l'ha resa riconoscibile. Se agli esordi era soprattutto conosciuta e apprezzata dal grande pubblico per il suo aspetto fisico, con cui ha saputo abilmente giocare, è stata la capacità di passare dal dramma alla commedia con naturalezza a trasformarla in una delle interpreti più popolari del nostro paese.
Nel corso degli anni ha collezionato un David di Donatello speciale alla carriera, un Globo d'oro, sette Nastri d'argento e sei Ciak d'oro. E nel gennaio 2026 ha stabilito un nuovo record: il finale di A testa alta su Canale 5 ha raggiunto oltre 4 milioni di spettatori e il 28% di share, il miglior risultato per una fiction Mediaset dai tempi dei Cesaroni.
Ecco quindi la nostra Top 5 delle sue migliori interpretazioni! Alla fine, troverete la sua filmografia completa.
“La bella vita” (1994)
La bella vita è l'esordio alla regia di Paolo Virzì e anche il film che lancia definitivamente Sabrina Ferilli. Ambientato a Piombino, racconta la storia di Bruno e Mirella, coppia operaia il cui matrimonio entra in crisi quando lui finisce in cassa integrazione per la dismissione delle acciaierie e lei si lascia sedurre dal fascino fasullo di Gerry Fumo, presentatore di una televisione locale interpretato da Massimo Ghini.
La Ferilli costruisce una Mirella credibile, una donna divisa tra le illusioni di una vita più facile e l'affetto per un marito che sta perdendo non solo il lavoro, ma anche la propria identità. L'interpretazione le vale il Nastro d'Argento come miglior attrice protagonista e la candidatura al David di Donatello, segnando l'inizio di un sodalizio artistico con Virzì che tornerà più volte. Il film mescola bene il dramma sentimentale con le problematiche sociali dell'Italia dei primi anni Novanta, ma senza mai risultare didascalico.
Consigliato a chi cerca una commedia amara che racconta l'Italia della crisi industriale attraverso persone comuni. In questa lista perché segna il punto di svolta nella carriera della Ferilli, il passaggio da attrice promettente a protagonista.
“Commesse” (1999-2002)
Commesse porta la Ferilli nelle case di milioni di italiani. La serie di Rai Uno, diretta da Giorgio Capitani, racconta le vicende di un gruppo di dipendenti di una boutique romana, le loro storie d'amore, i problemi familiari, le ambizioni e le delusioni. Sabrina interpreta Marta De Santis, madre di un bambino con sindrome di Down, sposata con un geometra disoccupato, una donna che affronta le difficoltà quotidiane senza perdere la sua forza.
La serie arrivava a 12 milioni di telespettatori a puntata, numeri che oggi sembrano di un'altra epoca. Accanto alla Ferilli c'erano Nancy Brilli, Veronica Pivetti, Anna Valle e Massimo Ghini. Commesse funzionava perché mescolava leggerezza e profondità, affrontando temi come la disabilità, l'omosessualità e le difficoltà economiche attraverso il filtro della commedia popolare.
Per la Ferilli questa serie segna il passaggio definitivo a icona televisiva, con un ruolo talmente amato che lei stessa ha poi scelto di abbandonare per non rimanere intrappolata nel personaggio. In questa lista perché ha segnato un'epoca della fiction italiana e ha dimostrato la capacità dell'attrice di conquistare il grande pubblico. Consigliato a chi ama le serie corali italiane che raccontano la quotidianità con affetto e leggerezza.
“Tutta la vita davanti” (2008)
Quattordici anni dopo La bella vita, Virzì e Ferilli tornano insieme per Tutta la vita davanti, commedia agrodolce sul precariato, ispirata al romanzo di Michela Murgia. La Ferilli interpreta Daniela, la caporeparto che spinge le dipendenti a raggiungere obiettivi impossibili con coreografie motivazionali da incubo, una donna apparentemente cinica che nasconde la sua fragilità dietro una maschera di efficienza.
È un ruolo diverso da quelli a cui il pubblico era abituato, più ambiguo. Daniela ritratta da Ferilli non è semplicemente “la cattiva”, ma una vittima a sua volta del sistema che contribuisce a perpetuare. Virzì costruisce un affresco impietoso dell'Italia della new economy, dove i giovani laureati vengono tritati da un meccanismo che trasforma tutto in competizione e spettacolo. Sabrina Ferilli si inserisce in questo meccanismo con un'interpretazione precisa, che le vale il secondo Nastro d'Argento della carriera.
Il film è in questa lista perché segna il ritorno di Sabrina Ferilli al cinema d'autore dopo anni di televisione e cinepanettoni, dimostrando che il suo talento non si era appannato. Consigliato a chi cerca un film godibile, leggero, ma capace di riflessioni profonde su tematiche importanti e tuttora attuali.
“La grande bellezza” (2013)
Paolo Sorrentino la chiama per La grande bellezza e Sabrina Ferilli accetta di entrare in un universo completamente diverso da tutto ciò che aveva fatto prima. Nel film premio Oscar interpreta Ramona, una spogliarellista romana con un passato doloroso che incrocia la vita del protagonista Jep Gambardella, scrittore disilluso immerso nella decadenza della Roma mondana. È un personaggio fragile e autentico in mezzo a un circo di maschere grottesche, una delle poche figure umane in un carnevale di mostri.
La Ferilli porta sullo schermo una malinconia trattenuta, costruendo un personaggio che resta impresso anche nelle poche scene in cui compare. La sua Ramona è l'opposto della Roma superficiale e vuota che Sorrentino ritrae nel suo film, è verità in mezzo alla finzione, dolore vero tra dolori esibiti. Per questa interpretazione riceve la candidatura ai David di Donatello, vince il Nastro d'Argento come miglior attrice non protagonista e il Nastro d'Argento Speciale.
Questo film rappresenta la consacrazione di Sabrina Ferilli, inserita in un'opera che ha portato l'Oscar in Italia dopo quindici anni. Consigliato a chi cerca un cinema visivamente potente, una riflessione visionaria sul senso della vita.
“Gloria” (2024)
Con Gloria Sabrina Ferilli torna protagonista in una serie Rai dopo dodici anni, interpretando un personaggio che sembra quasi un'autoironica riflessione sul mestiere dell'attrice. Gloria Grandi è una diva del cinema italiano sul viale del tramonto, convinta di essere sprecata per la televisione, che si ritrova a girare spot per creme alla bava di lumaca dopo aver abbandonato la serie che l'aveva resa famosa. Un incidente fortuito le offre l'occasione per tentare un ritorno con un inganno orchestrato dal suo cinico agente Manlio, interpretato ancora una volta da Massimo Ghini.
La serie diretta da Fausto Brizzi richiama certamente Viale del tramonto (1950) ed Eva contro Eva (1950), ma trova una sua identità nel tono da commedia italiana che mescola cattiveria e tenerezza. La Ferilli si diverte a interpretare una versione distorta di se stessa, una donna vanitosa, manipolatrice, ma anche fragile e bisognosa d'affetto. È un ruolo che richiede la capacità di farsi detestare, ma sempre mantenendo la simpatia del pubblico, e la Ferilli lo affronta con la giusta comicità, sempre a punto. Le vale il Nastro d'Argento Speciale come protagonista dell'anno.
La serie è inclusa in questa lista perché la Ferilli si prende in giro con intelligenza, accettando un ruolo scomodo e trasformandolo in una delle sue prove più divertenti. Consigliato a chi ama le satire sul mondo dello spettacolo e a chi vuole vedere un'attrice giocare col proprio mito.


















































































































