
Il nuovo “Resident Evil” è connesso ai film precedenti?
Con l'uscita fissata per il 17 settembre, il nuovo Resident Evil (2026) diretto da Zach Cregger arriva a cinque anni di distanza dal precedente tentativo di rilancio della saga sul grande schermo, Welcome to Raccoon City del 2021, e a un decennio da quando Milla Jovovich ha chiuso la sua lunga run nei panni di Alice iniziata nel 2002 con la prima trasposizione cinematografica di Resident Evil.
La domanda che si fanno molti fan, però, riguarda la continuità: questo nuovo capitolo prosegue in qualche modo quanto visto finora, oppure riparte completamente da zero? La risposta breve è che si tratta di un reboot totale, scollegato sia dall'esalogia di Paul W.S. Anderson sia dal film del 2021 sia dalla serie live-action targata Netflix del 2022, e non è nemmeno la trasposizione diretta di un videogioco specifico, anche se un titolo in particolare ha avuto un peso decisivo nella sua costruzione.
Un reboot completo, non un sequel
Scritto e diretto da Zach Cregger, reduce dai successi horror di Barbarian (2022) e Weapons (2025), con la sceneggiatura firmata insieme a Shay Hatten, veterano della saga di John Wick, il film segue Bryan, un corriere medico interpretato da Austin Abrams, alle prese con una consegna che si trasforma in una notte di sopravvivenza dentro una Raccoon City devastata dal contagio. Al suo fianco Zach Cherry, Kali Reis e Paul Walter Hauser, nei panni di tre scienziati della Umbrella.
Prodotto da Constantin Film, PlayStation Productions e Vertigo Entertainment, distribuito da Sony negli Stati Uniti e da Eagle Pictures in Italia, il film è pensato esplicitamente come punto di ripartenza, tanto che Cregger ha dichiarato di aver scartato deliberatamente personaggi storici come Leon Kennedy, Chris Redfield o Jill Valentine, temendo che inserirli avrebbe reso la storia meno organica rispetto al racconto autonomo che voleva costruire.
Perché non è basato su un videogioco preciso?

A differenza di quanto insinuato da alcune voci circolate online, questo Resident Evil non adatta la trama di un capitolo specifico della saga Capcom, e Bryan, il protagonista, non esiste in nessuno dei giochi. Secondo quanto riportato dal numero di agosto di Empire, Cregger ha indicato in Resident Evil 2 il proprio punto di partenza principale, il titolo del 1998 in cui il T-virus si diffonde per le strade di Raccoon City trasformando gli abitanti in creature fameliche. Lo stesso regista ha spiegato di aver voluto costruire una storia capace di vivere ai margini degli eventi di quel gioco, ambientata nella stessa notte del disastro ma raccontata da una prospettiva parallela, in grado di restituire il ritmo e l'atmosfera dell'esperienza videoludica senza richiedere allo spettatore alcuna conoscenza pregressa del franchise.
Il legame con la timeline dei videogiochi

È proprio qui che si trova la connessione più concreta con il materiale originale, non nei personaggi o negli eventi specifici, ma nella collocazione temporale. Cregger ha confermato che il film si svolge esattamente nel momento in cui il T-virus viene rilasciato per la prima volta a Raccoon City, lo stesso arco temporale al centro di Resident Evil 2, definendo la propria opera canonica non per l'uso dei personaggi storici ma per il fatto di vivere dentro quella specifica giornata di crisi della saga. Il trailer conferma questa impostazione con alcuni riferimenti pensati per i fan di lunga data, tra cui un'erba verde visibile sullo sfondo di una delle prime inquadrature, oggetto curativo iconico dei giochi, oltre a suggestioni visive legate alla macchina da scrivere e alle munizioni da fucile a pompa che hanno definito l'iconografia della serie fin dagli esordi.
Cosa resta, quindi, del legame con la saga?
Il risultato è un film che si presenta come indipendente sul piano narrativo, privo di ponti diretti con i sei capitoli di Anderson, con il reboot del 2021 o con la serie Netflix, ma comunque ambientato dentro la mitologia originale dei videogiochi Capcom, condividendone tempo e luogo dell'evento scatenante. Lo stesso Cregger ha descritto Bryan come un personaggio pensato apposta per chi si avvicina alla saga per la prima volta, un uomo qualunque privo di qualsiasi abilità di combattimento, paragonandolo esplicitamente a Frodo che si addentra a Mordor, catapultato in una missione più grande di lui dentro un mondo che, per una volta, non ha bisogno di eroi già noti per funzionare.








