
Il divieto di indossare UGG sul set di “Odissea” e altre bizzarre regole dei registi di Hollywood
Niente UGG sul set di Odissea (2026). No, non è uno scherzo. Si tratta infatti di una regola che Christopher Nolan ha “imposto” durante le riprese del suo ultimo kolossal, che sta conquistando il botteghino internazionale. La prima persona a raccontare questo “bizzarro retroscena” è stata Anne Hathaway, che nella pellicola interpreta Penelope, la moglie di Ulisse. “Un giorno mi sono presentata con gli UGG e lui ha abbassato lo sguardo verso i miei piedi dicendo semplicemente: "No". Io ho risposto: "Nessun problema". E non li ho più rimessi” - ha raccontato l’attrice a Usa Today.
La conferma è infine arrivata dal diretto interessato. Nel corso di un’intervista con CBS Morning, Nolan ha infatti ammesso di essere ricorso a questo divieto. Ma c’è un motivo concreto, del tutto slegato a una possibile condanna da parte sua dell’estetica del noto marchio di calzature. “Ci sono certe cose che ti ricordano che sei nel mondo reale, a differenza del mondo che stiamo cercando di creare per gli attori. Per me gli stivali, questi stivali, sono un simbolo di modernità” – ha spiegato il regista, che li ha definiti una fonte di distrazione per il set paragonabile allo scoppiettare di un pacchetto di patatine. Dunque, la loro colpa sarebbe quella di rompere quel contesto magico, fondamentale per gli attori che devono immergersi del tutto nel ruolo che stanno interpretando.
Si tratta di un aneddoto che ha riportato alla luce un precedente. Sembrerebbe che il divieto di UGG sia ricorrente per i set di Nolan, proprio come testimoniato da Emily Blunt. Quando uscì Oppenheimer (2023), l’attrice ricordò infatti di aver avuto qualche “battibecco” sul set con Nolan, proprio perché tra un ciak e l’altro indossava gli stivali, noti per la loro comodità, per dar sollievo ai piedi, provati dall’uso di scomode calzature tipiche degli anni Quaranta che la sceneggiatura richiedeva.
Di certo, Nolan non è il solo. Ogni regista ha infatti le proprie idiosincrasie, manifestate attraverso richieste specifiche che guai a chi osa contraddirle. Ripercorriamone qualcuna. Spoiler: ritroveremo il regista di Odissea. Più volte.
Nemico pubblico numero uno? Il telefono
I cellulari sono vietati sul set. Sono diversi i registi che impongono questa regola. Un nome su tutti? Quentin Tarantino. Sono diverse le testimonianze di attori che hanno lavorato con lui, che hanno riportato che ci sono proprio degli addetti incaricati di prendere e mettere via gli smartphone di chi è in procinto di girare una scena per il regista di cult del calibro di Pulp Fiction (1994) e Bastardi senza gloria (2009). Da Margot Robbie a Christoph Waltz, così come anche Hugh Grant ha elogiato la sua scelta, pur non avendo recitato in un suo film. Si tratta di un vero e proprio diktat, applicato anche da Denis Villeneuve, che ritiene che “il cinema sia un atto di presenza”.
“Quando un pittore dipinge, deve essere assolutamente concentrato sul colore che sta applicando sulla tela. Lo stesso vale per il ballerino quando esegue un movimento. Per un regista, invece, bisogna farlo insieme a tutta la troupe, e tutti devono concentrarsi ed essere completamente nel presente, ascoltandosi a vicenda, entrando in relazione gli uni con gli altri. Per questo anche sul mio set i cellulari sono vietati, fin dal primo giorno. È proibito. Quando dici ‘stop’, non vuoi che qualcuno prenda il telefono per controllare il proprio Facebook” – ha spiegato in un’intervista il regista della trilogia di Dune e del prossimo film di James Bond. Non sembrano essere da meno né Darren Aronofsky e nientemeno che Christopher Nolan.
Guai a sedersi, sul set bisogna stare sul pezzo
“Non ci sono sedie sul set, le ho sempre odiate: la tua energia cala nell’esatto momento in cui ti poggi su una sedia”. È quanto raccontato da Bradley Cooper a Spike Lee nell’approfondimento Directors on Directors a cura di Variety. Così come il regista di Maestro (2023) ha rivelato una certa avversità anche alla presenza di visitatori sul set, e non importa se si tratti di familiari: “Quando giriamo un film nessuno è ammesso sul set. Steven Spielberg (il produttore) è venuto tre volte, ma a parte lui nessuno. Dev'essere un santuario” – ha raccontato in un’altra intervista alla testata americana.
La richiesta di non avere sedie sul set per non far calare l’attenzione è in realtà più diffusa di quanto si possa immaginare. D’altronde durante la lavorazione di un film, soprattutto di produzioni decisamente impegnative, è necessario stare sempre sull’attenti. Ad esempio, ad averle vietate è stato anche Zack Snyder durante le riprese di Army of the Dead (2021). “Non ci si deve sedere, ho bandito le sedie dal set. Ma il bello è che l’atmosfera è davvero intima, posso parlare con gli attori proprio lì, non sono in fondo alla sala davanti a un monitor. È stata sicuramente l’esperienza in cui mi sono sentito più pienamente coinvolto durante la realizzazione di un film” – ha raccontato il regista durante l’attività promozionale della pellicola targata Netflix.
Indovinate chi è un altro illustre cineasta contrario alla seduta? Ovviamente, Christopher Nolan. Almeno secondo quanto raccontato da alcuni collaboratori. Hanno suscitato scalpore, infatti, le parole di Anne Hathaway, che prima di Odissea aveva lavorato con il regista ne Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno (2012) e Interstellar (2014). “(Chris) non ammette le sedie, e la sua logica è questa: se ci sono le sedie, la gente si siede, e se sta seduta, non lavora. Insomma, i suoi film sono incredibili in termini di portata, ambizione, maestria tecnica ed emozione. E alla fine vengono sempre consegnati in anticipo rispetto alle scadenze e al di sotto del budget. Penso che abbia ragione riguardo alla questione delle sedie” – aveva raccontato l’attrice a Variety. Proprio per le polemiche che erano susseguite sui social media per questa dichiarazione, si è rivelato necessario un intervento della stessa portavoce di Nolan, Kelly Bush Novak: “Per la cronaca, le uniche cose vietate sui set sono i cellulari (non sempre con successo) e il fumo (con grande successo). Le sedie a cui si riferiva Anne sono quelle da regista disposte attorno al monitor video, assegnate in base alla gerarchia e non alle esigenze fisiche. Chris sceglie di non usare la sua, ma non ha mai vietato l’uso delle sedie sul set. Il cast e la troupe possono sedersi dove e quando ne hanno bisogno, e lo fanno spesso”. Tuttavia, il dubbio rimane: durante la promozione di Oppenheimer, Robert Downey Jr ha raccontato di esser rimasto spesso in piedi dopo un ciak in quanto non aveva trovato da sedere. Così come durante il discorso di accettazione del Golden Globe, il protagonista Cillian Murphy ha ammesso di “aver notato la totale mancanza di sedie per gli attori”.
Un set senza bottiglie di plastica
Durante le riprese di Noah (2014), invece, Darren Aronofsky ha proibito le bottigliette d'acqua in plastica sul set. L’avrebbe fatto con lo scopo di mantenere una rigorosa linea ecologica e sostenibile in sintonia con il messaggio ambientalista del film. Una scelta che ha avuto, però, delle ripercussioni sul cast, in particolare su un’attrice. Proprio Emma Watson, infatti, ha accusato un malore dopo essersi ritrovata erroneamente a bere dell’acqua stagnante. Il giorno successivo, di fronte alle sue comprensibili lamentele, il regista l’ha invitata a utilizzare il proprio malessere come risorsa espressiva, recitando con quella stessa sofferenza.
Orologi da polso? No, grazie
C’è un grande regista che è un noto appassionato di orologi da polso. Si chiama Martin Scorsese. La sua è una passione che esterna attraverso i suoi stessi film, considerata l’attenzione delle sue inquadrature su preziosi segnatempo, che si alternano sui suoi protagonisti. Per esempio, in The Wolf of Wall Street (2014) possiamo notare il Jordan Belfort di Leonardo DiCaprio indossare un Tag Heuer 1000 Professional placcato in oro, mentre Donnie Azoff, interpretato da Jonah Hill, sfoggia un Rolex Daytona referenza 116528 in oro 18k. Tra l’altro, Scorsese è anche testimonial ufficiale di Rolex, che oltretutto ha siglato una partnership con una fondazione che aveva creato all’inizio degli anni Novanta, The Film Foundation, dedita alla tutela e alla conservazione delle opere cinematografiche più importanti di sempre per le generazioni future. Nonostante ciò, i suoi set presentano una regola ben precisa: dietro le quinte gli orologi sono vietati. Sembrerebbe che a nessun membro del cast o della troupe sia infatti consentito indossare un segnatempo. Il motivo? Scorsese vuole che tutti siano concentrati sulla scena, dimenticando tutto il resto. L’ansia di controllare l’ora rappresenta solo un ostacolo e come tale va necessariamente repressa.
La vera stranezza? Essere tutti presenti e coinvolti

Le avversioni non sono fini a sé stesse. Almeno stando ai racconti degli stessi registi. Dietro questa rassegna di “singolari veti” si nasconde sempre un obiettivo preciso: garantire che tutti siano presenti e pienamente coinvolti sul set. Non può esserci infatti maggior beneficio per lo stesso film che si sta andando a realizzare. Pensandoci bene, è forse questa la vera stranezza: dover ricorrere a stratagemmi, spesso sopra le righe, per ottenere quella concentrazione e quella dedizione indispensabili al completamento di un lungometraggio. Probabilmente è proprio così.













































