Peter Jackson non dirige un film da 12 anni: la ragione vi spezzerà il cuore

Peter Jackson non dirige un film da 12 anni: la ragione vi spezzerà il cuore

Manuela Santacatterina
Manuela Santacatterina

Pubblicato il 19 febbraio 2026

Aggiornato il 19 febbraio 2026

Era il 2014 quando Peter Jackson firmò la regia di Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate, terzo lungometraggio della trilogia de Lo Hobbit nonché prequel di quella de Il Signore degli Anelli. Come sempre al fianco del regista, fin dal 2001 – anno di uscita del primo adattamento cinematografico del romanzo di J.R.R. Tolkien – c'era il direttore della fotografia Andrew Lesnie.

Una figura centrale per dare vita a un mondo filmico che ha ridefinito il concetto di fantasy e di blockbuster. Un anno dopo, però, Lesnie è venuto a mancare - a soli 59 anni - per un arresto cardiaco. Una perdita umana e professionale che ha lasciato un segno indelebile nella vita e nella carriera del regista neozelandese come ha lui stesso dichiarato in occasione del ritorno nelle sale della trilogia de Il Signore degli Anelli per il 25° anniversario de La Compagnia dell’Anello. Film per il quale Lesnie vinse l'Oscar per la miglior fotografia. 

Da allora, infatti, il regista non ha più realizzato opere di finzione, svelando che la motivazione di questa pausa lunga 12 anni risiede proprio nella perdita dell'amico e sodale.

Le conseguenze della morte di Andrew Lesnie

Dopo la morte del direttore della fotografia, Jackson ha sentito di non potersi fidare di un'altra figura professionale così come faceva con Leslie. “È stato un colpo terribile per me perdere Andrew. Non è stata una decisione consapevole. Dopo di allora ho realizzato un documentario usando vecchi filmati, poi un documentario sui Beatles, sempre partendo da materiale già esistente”, ha dichiarato recentemente Jackson riferendosi a They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani (2018) e The Beatles: Get Back (2021).

Mi rendo conto di aver evitato i film drammatici perché avrei dovuto lavorare con qualcun altro che non fosse Andrew. La sua morte ha cambiato il mio percorso creativo. Il risultato è che per 11 o 12 anni non ho diretto un film narrativo, perché questo avrebbe richiesto di costruire un nuovo rapporto con un altro direttore della fotografia”. All'indomani della sua morte, il regista ha ricordato di essersi seduto in sala di montaggio e di aver realizzato che nessun altro direttore della fotografia avrebbe potuto ricoprire il ruolo di Lesnie.

Il legame tra Peter Jackson e Andrew Lesnie

Il direttore della fotografia australiano ha avuto un ruolo centrale nel ricreare visivamente le luci e i colori che caratterizzano la Terra di Mezzo. Lo ha fatto dando vita a una serie di sfumature di marrone e di verdi che hanno animato le immagini ispirate al romanzo fantasy del 1954. Per farlo ha scelto di girare su pellicola, utilizzando telecamere Arri e obiettivi Zeiss. Per Jackson questo ha definito ogni decisione visiva della trilogia.

Stavamo preparando tre film contemporaneamente, quindi avevamo già più lavoro del solito quando abbiamo iniziato a cercare un direttore della fotografia. Dopo l'arrivo di Andrew, alcuni dei nostri piani sono cambiati radicalmente. Mi piace essere una persona collaborativa e consideravo Andrew il mio collaboratore più stretto”, aveva dichiarato il regista ad American Cinematographer.

Facevo molto affidamento su di lui per trovare il modo di inquadrare e lui trovava sempre elementi interessanti da mettere in primo piano per definire l'immagine. Era coinvolto nell'illuminazione di ogni singola scena, indipendentemente dal fatto che si trovasse effettivamente su un determinato set. Parlava con gli altri direttori della fotografia e guardava i giornalieri. In alcuni giorni, quando giravamo con quattro o cinque unità, avevamo cinque ore di materiale da guardare una volta terminate le riprese a fine giornata! Era come vedere Ben-Hur (1959) o Via col vento (1939)”.

Ma il legame tra i due artisti non si è limitato solo alla trasposizione dell'opera di J.R.R. Tolkien. I due hanno lavorato insieme anche in King Kong (2005) e Amabili resti (2009). Film molto lontani dalle atmosfere della Terra di Mezzo. A riprova di come la loro collaborazione fosse capace di spaziare e creare mondi diversi con la stessa intensità e intesa. Per Jackson, più che un collaboratore, Andrew Lesnie è stato un partner creativo che ha contribuito a plasmare il suo cinema.

Le dichiarazioni di Peter Jackson all'indomani della morte di Andrew Lesnie

Per capire meglio quanto la scomparsa del direttore della fotografia abbia inciso sulla vita di Peter Jackson, è significativo riprendere le parole che il regista affidò a una lettera pubblicata all'indomani della sua morte. “Essendo figlio unico, sono cresciuto chiedendomi come sarebbe stato avere un fratello. Solo oggi, mentre cercavo di affrontare la terribile notizia della scomparsa di Andrew, ho capito quanto fosse diventato quella persona per me – qualcuno che potevo amare e di cui potevo fidarmi intrinsecamente – il che, ora so, significa qualcuno pronto ad affrontare ogni situazione, nel bene e nel male”, scriveva nel 2015 Jackson.

Andrew era una parte insostituibile della mia famiglia e non riesco a credere che non sentirò mai più la sua risata contagiosa, né potrò beneficiare della sua silenziosa saggezza, né godere dei suoi generosi elogi. Andrew ha creato immagini indimenticabili e bellissime sullo schermo, e lo ha fatto ripetutamente, perché ha sempre servito solo ciò in cui credeva: era un artista indipendente, separato da me, ma sempre impegnato con generosità per migliorare ciò che cercavamo di creare insieme”.

La lettera, poi, continua con un ricordo legato al tempo trascorso insieme sul set. “Abbiamo sviluppato la capacità di lavorare insieme usando il minimo delle parole – un raro incontro di menti. Ricorderò sempre di quando mi presentavo, innumerevoli volte, alle cinque del mattino, tutti quei momenti di tranquillità che ho trascorso con lui, quando potevo salire sul set e sapere che lui era lì: imperturbabile, pronto, ad ascoltarmi, interessato e, cosa più importante, pronto a cogliermi in flagrante se avessi vacillato. Mi ha sempre coperto le spalle. Una roccia solida nel mondo imprevedibile in cui entrambi abbiamo scelto di lavorare”.

Per poi chiudere: “Carissimo Andrew, non hai mai cercato né desiderato elogi - non hai mai avuto bisogno di sentirti dire quanto fossi bravo, ti importava solo di fare un ottimo lavoro e di rispettare il lavoro degli altri. Ma a nome di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di collaborare con te, ti voglio bene e, a mia volta, rispetto la tua maestria nella narrazione, nella luce e nella magia del cinema: sei uno dei più grandi direttori della fotografia del nostro tempo”.

Cosa possiamo aspettarci dal futuro cinematografico di Peter Jackson?

Nonostante la lunga pausa dal cinema di finzione, Peter Jackson ha aperto alla possibilità di tornare presto dietro la macchina da prese per nuovi progetti. Come dichiarato a Screen Rant, il regista ha confidato che tre sceneggiature sono in fase di sviluppo. “Non sono in pensione! Mi è piaciuto lavorare ai documentari e probabilmente continuerò a farlo. Ma sto lavorando su tre copioni diversi”. 

Chissà se uno di questi progetti potrebbe ha che fare con il sequel de Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno (2011). Un progetto a lungo atteso dai fan. O se il regista ci riporterà, ancora una volta, nelle Terre di Mezzo – oltre alla produzione di The Hunt for Gollum (2027) - per omaggiare l'amico con il quale ha condiviso una parte fondamentale della sua vita.

Bilbo Baggins ha deciso di celebrare il suo centoundicesimo compleanno in maniera molto particolare;alla fine della festa, abbandona parenti, amici, conoscenti e il suo affezionato nipote Frodo, cui lascia ogni cosa. Lo stregone Gandalf insiste perché lo hobbit lasci a Frodo anche il suo anello magico, su cui intende tenere un occhio vigile e fare alcune ricerche, perché potrebbe celare un mistero più inquietante di quanto non sembri. E così è; quello di Bilbo è l'Unico Anello, l'Anello per domarli, il cuore del potere del malefico Signore Oscuro Sauron, che sta tornando a tessere le sue trame di conquista e distruzione. Per impedirgli di vedere realizzato il suo sanguinoso disegno, l'anello dovrà essere distrutto, cosa possibile soltanto nella fornace di Monte Fato, dove Sauron, secoli prima, lo forgiò.
La Compagnia dell'Anello è divisa, e ogni speranza è riposta ora in Frodo e Sam, che stanno tentando di attraversare non visti i confini di Mordor, tallonati dall'infido Gollum: Aragorn, Gimli e Legolas sono invece sulle tracce di Merry e Pipino, rapiti dagli Uruk-Hai di Saruman e in grave pericolo di vita. Attraverso alterne vicende, raggiungeranno la terra di Rohan e aiuteranno il Re Theoden nella sua guerra contro il traditore Saruman...
Le forze di Sauron hanno attaccato la capitale di Gondor, Minas Tirith, nel suo assedio finale contro l'umanità. Tenuto da un debole sovrintendente, quello che una volta era un fastoso regno non ha mai avuto così bisogno del proprio re. Mentre Gandalf tenta disperatamente di spingere lo smembrato esercito di Gondor ad agire, Thèoden si unisce ai guerrieri di Rohan per combattere assieme a loro. Pieno di coraggio e di appassionata lealtà, l'esercito degli umani non riesce però a tener testa alle numerosissime legioni nemiche che giungono su tutto il regno. Ogni vittoria è accompagnata da un grande sacrificio. Malgrado le numerose perdite, la Compagnia si lancia verso la più grande battaglia mai affrontata, unita dall'unico scopo di riuscire a tenere Sauron distratto e dare a Frodo una occasione per portare a termine la sua spedizione...
Gandalf riunisce tredici nani e convince l'hobbit Bilbo Baggins ad aggregarsi al gruppo e lasciare la tranquillità del suo villaggio. La compagnia intraprende un viaggio nella Terra di Mezzo, riportando i nani nell'antico regno.
Smaug ha deciso di scatenarsi dando fuoco a Pontelagolungo e ai suoi abitanti. Mentre i nani, inermi, guardano la scena dalla montagna, in un delirio di fughe disperate solo Bard decide di combattere il drago riuscendo in extremis a penetrare l'unico punto scoperto della sua dura scorza con una sola grande freccia. Sconfitta la creatura si apre uno scenario ancora più truce: la montagna è libera e il tesoro dei nani incustodito, la notizia si sparge in fretta e, vista la bramosia di Thorin nel tenere l'oro per sè, alle porte si prepara un conflitto tra l'esercito degli elfi e degli uomini (desiderosi di vedere rispettata la promessa fattagli dal nano ora "re sotto la montagna"), quello dei nani accorsi a difendere il loro simile e il grande nemico di Thorin, desideroso d'oro e vendetta. In mezzo a tutto ciò Bilbo ha rubato la bramata Arkengemma e deve decidere che farne.
Bilbo, Gandalf e i 12 nani capitanati da Thorin Scudodiquercia procedono il loro viaggio verso Est, per raggiungere la Montagna sacra, tra ragni giganti, uomini orso e il fondamentale incontro con gli elfi silvani di Legolas. Ad un passo dalla meta però Gandalf è costretto a separarsi dalla compagnia per affrontare prove più importanti da solo, mentre i nani e Bilbo giungono a Pontelagolungo, alle pendici del monte in cui riposa il drago Smaug. Determinato a riprendere quel che è suo Thorin Scudodiquercia non attende Gandalf e decide di procedere da solo inviando come pattuito Bilbo a rubare l'Arkengemma dal drago dormiente.

07

King Kong
King Kong

King Kong

2005

New York, 1933. Durante la Grande Depressione la fame di fama conduce una troupe cinematografica su un'isola misteriosa per girare un film spettacolare e avventuroso. A bordo della Venture salpano Carl Denham, regista ambizioso, Ann Darrow, un'attrice esordiente e Jack Driscoll, un drammaturgo intellettuale prestato al cinema. Durante una tempesta la nave si incaglia sugli scogli dell'Isola del Teschio, una terra fuori da ogni mappa e governata da un colossale scimmione, Kong, a cui viene offerta in sacrificio la bella Ann. Gli uomini della Venture, nel tentativo di salvare la fanciulla, cattureranno Kong e lo "trasferiranno" a Manhattan per esibirlo come fenomeno da fiera. Ma Re Kong spezzerà le catene e scalerà l'Empire State Building ghermendo di nuovo la bella dai capelli d'oro.

08

Amabili resti
A Norristown, in Pennsylvania, fra villette a schiera e campi di granturco, vive la famiglia Salmon. Susie, la primogenita, è un'adolescente qualunque, appassionata di fotografia e innamorata del compagno di scuola Ray Singh. Il 6 dicembre 1973, dopo aver avuto il suo primo incontro romantico con lui, Susie viene fermata sulla strada di casa dal vicino, il signor Harvey, tranquillo ometto di mezza età con la passione per le case di bambola. Dopo averla fatta entrare in un piccolo rifugio sotterraneo da lui stesso costruito, Harvey la violenta e la uccide brutalmente. Lo spirito di Susie si trova così a muoversi fra la terra e il cielo in una sorta di limbo fatto di ricordi e di fantasie, da dove può vedere e patire per quel che succede ai suoi cari e al suo omicida nel mondo mortale.

Informazioni su questa lista

Titoli

8

Costo totale di visione

20,97 €

Durata totale

22h 35min

Generi

Azione e Avventura, Fantasy, Drammatico

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Ci sono 8 titoli in questa lista e 6 di questi li puoi guardare su Netflix. Anche altri 6 servizi di streaming hanno titoli disponibili oggi.

  1. 6 titoli Netflix
  2. 4 titoli Sky Go
  3. 4 titoli Now TV
  4. 3 titoli HBO Max Amazon Channel
  5. 3 titoli HBO Max