
Peter Jackson non dirige un film da 12 anni: la ragione vi spezzerà il cuore
Era il 2014 quando Peter Jackson firmò la regia di Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate, terzo lungometraggio della trilogia de Lo Hobbit nonché prequel di quella de Il Signore degli Anelli. Come sempre al fianco del regista, fin dal 2001 – anno di uscita del primo adattamento cinematografico del romanzo di J.R.R. Tolkien – c'era il direttore della fotografia Andrew Lesnie.
Una figura centrale per dare vita a un mondo filmico che ha ridefinito il concetto di fantasy e di blockbuster. Un anno dopo, però, Lesnie è venuto a mancare - a soli 59 anni - per un arresto cardiaco. Una perdita umana e professionale che ha lasciato un segno indelebile nella vita e nella carriera del regista neozelandese come ha lui stesso dichiarato in occasione del ritorno nelle sale della trilogia de Il Signore degli Anelli per il 25° anniversario de La Compagnia dell’Anello. Film per il quale Lesnie vinse l'Oscar per la miglior fotografia.
Da allora, infatti, il regista non ha più realizzato opere di finzione, svelando che la motivazione di questa pausa lunga 12 anni risiede proprio nella perdita dell'amico e sodale.
Le conseguenze della morte di Andrew Lesnie
Dopo la morte del direttore della fotografia, Jackson ha sentito di non potersi fidare di un'altra figura professionale così come faceva con Leslie. “È stato un colpo terribile per me perdere Andrew. Non è stata una decisione consapevole. Dopo di allora ho realizzato un documentario usando vecchi filmati, poi un documentario sui Beatles, sempre partendo da materiale già esistente”, ha dichiarato recentemente Jackson riferendosi a They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani (2018) e The Beatles: Get Back (2021).
“Mi rendo conto di aver evitato i film drammatici perché avrei dovuto lavorare con qualcun altro che non fosse Andrew. La sua morte ha cambiato il mio percorso creativo. Il risultato è che per 11 o 12 anni non ho diretto un film narrativo, perché questo avrebbe richiesto di costruire un nuovo rapporto con un altro direttore della fotografia”. All'indomani della sua morte, il regista ha ricordato di essersi seduto in sala di montaggio e di aver realizzato che nessun altro direttore della fotografia avrebbe potuto ricoprire il ruolo di Lesnie.
Il legame tra Peter Jackson e Andrew Lesnie
Il direttore della fotografia australiano ha avuto un ruolo centrale nel ricreare visivamente le luci e i colori che caratterizzano la Terra di Mezzo. Lo ha fatto dando vita a una serie di sfumature di marrone e di verdi che hanno animato le immagini ispirate al romanzo fantasy del 1954. Per farlo ha scelto di girare su pellicola, utilizzando telecamere Arri e obiettivi Zeiss. Per Jackson questo ha definito ogni decisione visiva della trilogia.
“Stavamo preparando tre film contemporaneamente, quindi avevamo già più lavoro del solito quando abbiamo iniziato a cercare un direttore della fotografia. Dopo l'arrivo di Andrew, alcuni dei nostri piani sono cambiati radicalmente. Mi piace essere una persona collaborativa e consideravo Andrew il mio collaboratore più stretto”, aveva dichiarato il regista ad American Cinematographer.
“Facevo molto affidamento su di lui per trovare il modo di inquadrare e lui trovava sempre elementi interessanti da mettere in primo piano per definire l'immagine. Era coinvolto nell'illuminazione di ogni singola scena, indipendentemente dal fatto che si trovasse effettivamente su un determinato set. Parlava con gli altri direttori della fotografia e guardava i giornalieri. In alcuni giorni, quando giravamo con quattro o cinque unità, avevamo cinque ore di materiale da guardare una volta terminate le riprese a fine giornata! Era come vedere Ben-Hur (1959) o Via col vento (1939)”.
Ma il legame tra i due artisti non si è limitato solo alla trasposizione dell'opera di J.R.R. Tolkien. I due hanno lavorato insieme anche in King Kong (2005) e Amabili resti (2009). Film molto lontani dalle atmosfere della Terra di Mezzo. A riprova di come la loro collaborazione fosse capace di spaziare e creare mondi diversi con la stessa intensità e intesa. Per Jackson, più che un collaboratore, Andrew Lesnie è stato un partner creativo che ha contribuito a plasmare il suo cinema.
Le dichiarazioni di Peter Jackson all'indomani della morte di Andrew Lesnie
Per capire meglio quanto la scomparsa del direttore della fotografia abbia inciso sulla vita di Peter Jackson, è significativo riprendere le parole che il regista affidò a una lettera pubblicata all'indomani della sua morte. “Essendo figlio unico, sono cresciuto chiedendomi come sarebbe stato avere un fratello. Solo oggi, mentre cercavo di affrontare la terribile notizia della scomparsa di Andrew, ho capito quanto fosse diventato quella persona per me – qualcuno che potevo amare e di cui potevo fidarmi intrinsecamente – il che, ora so, significa qualcuno pronto ad affrontare ogni situazione, nel bene e nel male”, scriveva nel 2015 Jackson.
“Andrew era una parte insostituibile della mia famiglia e non riesco a credere che non sentirò mai più la sua risata contagiosa, né potrò beneficiare della sua silenziosa saggezza, né godere dei suoi generosi elogi. Andrew ha creato immagini indimenticabili e bellissime sullo schermo, e lo ha fatto ripetutamente, perché ha sempre servito solo ciò in cui credeva: era un artista indipendente, separato da me, ma sempre impegnato con generosità per migliorare ciò che cercavamo di creare insieme”.
La lettera, poi, continua con un ricordo legato al tempo trascorso insieme sul set. “Abbiamo sviluppato la capacità di lavorare insieme usando il minimo delle parole – un raro incontro di menti. Ricorderò sempre di quando mi presentavo, innumerevoli volte, alle cinque del mattino, tutti quei momenti di tranquillità che ho trascorso con lui, quando potevo salire sul set e sapere che lui era lì: imperturbabile, pronto, ad ascoltarmi, interessato e, cosa più importante, pronto a cogliermi in flagrante se avessi vacillato. Mi ha sempre coperto le spalle. Una roccia solida nel mondo imprevedibile in cui entrambi abbiamo scelto di lavorare”.
Per poi chiudere: “Carissimo Andrew, non hai mai cercato né desiderato elogi - non hai mai avuto bisogno di sentirti dire quanto fossi bravo, ti importava solo di fare un ottimo lavoro e di rispettare il lavoro degli altri. Ma a nome di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di collaborare con te, ti voglio bene e, a mia volta, rispetto la tua maestria nella narrazione, nella luce e nella magia del cinema: sei uno dei più grandi direttori della fotografia del nostro tempo”.
Cosa possiamo aspettarci dal futuro cinematografico di Peter Jackson?
Nonostante la lunga pausa dal cinema di finzione, Peter Jackson ha aperto alla possibilità di tornare presto dietro la macchina da prese per nuovi progetti. Come dichiarato a Screen Rant, il regista ha confidato che tre sceneggiature sono in fase di sviluppo. “Non sono in pensione! Mi è piaciuto lavorare ai documentari e probabilmente continuerò a farlo. Ma sto lavorando su tre copioni diversi”.
Chissà se uno di questi progetti potrebbe ha che fare con il sequel de Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno (2011). Un progetto a lungo atteso dai fan. O se il regista ci riporterà, ancora una volta, nelle Terre di Mezzo – oltre alla produzione di The Hunt for Gollum (2027) - per omaggiare l'amico con il quale ha condiviso una parte fondamentale della sua vita.
































