
Ecco perché "Lezioni di Piano" piacerebbe alla Gen Z secondo Holly Hunter e Jane Campion
Una presidente di giuria, l'altra giurata: stiamo parlando, rispettivamente, di Jane Campion e Holly Hunter. Abbiamo incontrato la regista e l'attrice durante il Taormina Film Festival 2026 dove avevano il compito, insieme a Miyako Bellizzi, Francine Maisler, Akinola Davies Jr., Sue Kroll e Pietro Castellitto, di assegnare i premi del concorso che ha visto trionfare Hear the Yellow di Banu Sivaci.
Tra una proiezione e l'altra abbiamo avuto il modo di intervistarle sul red carpet e parlare con loro del cult del 1993, Lezioni di piano, che le ha viste trionfare a Cannes con la vittoria della Palma d'Oro – Campion è stata la prima donna a ottenere questo riconoscimento – e di tre premi Oscar (miglior attrice protagonista, miglior attrice non protagonista e miglior sceneggiatura originale).
Un classico del cinema

Accompagnata dall'indimenticabile colonna sonora di Michael Nyman, la pellicola è considerata uno dei capolavori del cinema contemporaneo. Ambientato a metà dell'Ottocento, Lezioni di piano vede protagonista Ada McGrath (Hunter), una donna scozzese volontariamente muta dall'età di sei anni. La giovane viene mandata dal padre in Nuova Zelanda insieme alla figlia Flora (Anna Paquin) – nata da una relazione con il suo maestro di musica – per un matrimonio combinato con il rigido colono Alistair Stewart (Sam Neill).
Una volta arrivate, oltre ai bagagli hanno al seguito l'amato pianoforte di Ada, che il futuro sposo si rifiuta di trasportare attraverso la giungla neozelandese a causa dell'elevato costo, lasciandolo sulla spiaggia. È qui che entra in gioco il vicino George Baines (Harvey Keitel), il quale acquista lo strumento e propone ad Ada un patto: potrà riottenerlo tasto per tasto concedendogli "lezioni" durante le quali gli permetterà alcune intimità. Quello che inizia come una sorta di ambiguo baratto si trasformerà in una passione travolgente e scandalosa, fino a sfociare in un amore sincero.
Il film beneficia delle interpretazioni magistrali di un gruppo di grandi attori e riflette sulla libertà femminile, il potere del desiderio e la necessità di autodeterminazione della protagonista, immersa in una società profondamente maschilista e patriarcale. Inoltre, Ada non viene mai dipinta come una vittima, ma come una figura che rivendica il dominio sul proprio corpo.
Le parole di Jane Campion e Holly Hunter

“Ada conosce se stessa ed è anche disposta a esplorare un luogo che non conosce, persino dentro di sé”, ci ha raccontato Holly Hunter a Taormina. “È una donna incredibilmente coraggiosa e molto moderna, anche per il 1850, l'anno in cui è ambientato il film. È un’opera sull'emancipazione femminile!”.
“Volevo fare una versione neozelandese di Cime tempestose”, confida tra le risate Jane Campion. “Non mi chiedo mai se sia rilevante o meno, perché credo che se qualcosa è fatto bene, è sempre attuale e va preso sul serio. Penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro: è una storia con un cuore”. E quando le chiediamo cosa consiglierebbe ai giovani spettatori della Gen Z che vedono la pellicola per la prima volta, la regista replica: “Direi di stare attenti. Il film è stato girato negli anni '90 e il mondo era diverso. È un'opera molto esplicita e noi avevamo una libertà che loro oggi non hanno, perché con i social media tutti sono più sulla difensiva”.








