“Peccato”, Emanuela Fanelli: “La mia ode surreale e autoironica al fallimento”

“Peccato”, Emanuela Fanelli: “La mia ode surreale e autoironica al fallimento”

Pubblicato il12 settembre 2026

Aggiornato il12 settembre 2026

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Che ci fanno il Gabibbo, Valerio Mastandrea, Sabrina Ferilli, Gigi Marzullo, Malcolm Pagani e Ferzan Ozpetek nella stessa serie TV? Un mix improbabile che solo Emanuela Fanelli poteva riunire e far convivere grazie al lavoro con Giulio Somazzi e al regista e co-sceneggiatore Valerio Vestoso. Insieme i tre hanno scritto Peccato, unica serie TV presentata fuori concorso alla Mostra del Cinema 2026 e dal 2 ottobre su HBO Max.

Sei episodi ambientati nel futuro, più precisamente nel 2049, in cui l'attrice 63enne non calca più set e red carpet e si è ritirata dalle scene. La colpa è di un caso giudiziario che l'ha vista coinvolta suo malgrado e che l'ha portata ad allontanarsi dal mondo dello spettacolo. Un mockumentary in sei episodi in cui l'attrice viene raggiunta da una piccola troupe televisiva nella sua casa/rifugio in Valle d'Aosta con l'intenzione di realizzare un documentario su di lei, intervistando Fanelli e tutta una serie di personaggi del mondo del cinema e della televisione ormai anziani.

Un'ode al fallimento

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Muovendosi costantemente tra realtà e finzione, la serie ripercorre la carriera dell'attrice, tra i David di Donatello vinti per Siccità (2023) e C'è ancora domani (2024) e il successo del suo (fittizio) esordio alla regia, Pasticciona in amore, a cui segue l'oblio del declino. “È Emanuela Fanelli, certo, ma distante da me”, spiega l'attrice. “L’idea è nata guardando dei documentari dedicati a persone ancora giovani e incentrati sulla retorica dell’inciampo che ti permette di correre ancora più veloce. Io, invece, volevo raccontare un fallimento puro, partendo da me e da un momento felice della mia carriera per immaginare l'ascesa e il tracollo di questa donna”.

“Però ci sembrava bello che, dopo le risate, il surrealismo e l’umorismo, che il pubblico potesse dire: 'Mi sono emozionato'. Oppure che questa donna - insopportabile, egocentrica, mitomane e presuntuosa, potesse fare tenerezza”, continua. “Il pretesto per raccontare la storia di una donna che, ormai adulta, dopo essersi raccontata tante bugie si ritrova a dire: 'Forse questa non era la vita che volevo'. Qualcosa che credo succeda a tutti”.

Un cast corale

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Quello di Peccato è un racconto corale nel quale viene dato spazio a una pluralità di voci che si divertono a interpretare una versione di loro stessi alterata dallo sguardo ironico di Fanelli. Ma come si spiega un progetto così folle e sopra alle righe? “Ho fatto tante telefonate. Potete immaginare la difficoltà sia di spiegare questo progetto un po' particolare sia di chiedere a tutti di interpretare se stessi in una versione spesso molto surreale”, racconta l'attrice e sceneggiatrice.

“Tra i tanti penso a Tullio Solenghi. Per me è stato commovente che abbia accettato. È grazie a lui, Massimo Lopez e Anna Marchesini se a me fa ridere quel tipo di umorismo. Con Valerio e Giulio volevamo fare un ritratto degli aspetti più miserabili e decadenti di tutti i personaggi. Che però sono anche quelli più teneri che poi ci rendono umani”.

Un racconto autoironico

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Se c'è un aspetto inappuntabile è quello dell'autoironia che contraddistingue Emanuela Fanelli fin dall'inizio della sua carriera. Una caratteristica che ha portato nella mockumentary in tutta la sua forza dirompente. “Abbiamo scritto quello che fa ridere noi. Non c'erano limiti, non abbiamo mai detto: 'No, però questo forse non lo possiamo dire'”, sottolinea l'attrice. “Non c'è mai l'approccio: 'Adesso dall'alto vi prendo in giro'. Non è un umorismo che a me piace o che ho mai praticato. È sempre stato uno scherzo insieme a voi, la prima che viene presa in giro sono sempre io. Eravamo tutti complici in questo scherzo”.