
"Catfishing", "gaslighting" e altre parole che devono la loro origine... ai film!
Usiamo parole come "catfishing" e "gaslighting" ormai con tale disinvoltura che è facile dimenticare da dove arrivino. Eppure alcuni dei termini più comuni del nostro parlare quotidiano sono entrati nel vocabolario, o hanno cambiato significato, grazie al grande schermo. A volte è il titolo di un film a diventare parola, a volte il nome di un personaggio, a volte una battuta ripetuta fino a entrare nell'uso. Ecco nove parole che con ogni probabilità non sapevate di dovere al cinema, alcune internazionali e alcune tutte italiane.
Gaslighting
Oggi "gaslighting" indica una forma di manipolazione psicologica che porta la vittima a dubitare della propria percezione della realtà e della propria lucidità. La parola nasce a teatro, con la pièce Gas Light di Patrick Hamilton del 1938, ma è il cinema ad averla resa celebre. Il film Gaslight (in italiano Angoscia), diretto nel 1944 da George Cukor con Ingrid Bergman e Charles Boyer, racconta di un marito che manovra di nascosto le luci a gas di casa e poi convince la moglie di essere lei a immaginare che si affievoliscano, spingendola verso la follia. Fu un enorme successo, valse l'Oscar alla Bergman, e da lì il termine cominciò a circolare. Curiosamente, la parola è rimasta latente per decenni ed è esplosa solo negli anni Duemiladieci, tanto da essere eletta parola dell'anno da Merriam-Webster nel 2022.
Vitellone
Il primo dei tanti debiti che la lingua italiana ha con Federico Fellini. Il "vitellone", nel senso di giovane di provincia sfaccendato e senza ambizioni che passa le giornate a oziare e far baldoria, è entrato nel vocabolario grazie a I vitelloni, il film del 1953 che fu il primo grande successo del regista. In realtà Fellini non inventò il termine di sana pianta, lo prese in prestito da un'espressione regionale, ma fu il film a farlo conoscere a tutto il Paese e a fissarne il significato. Racconta le vicende di cinque ragazzi indolenti in una cittadina adriatica, e il titolo divenne subito l'etichetta con cui indicare quel tipo di giovinastro perdigiorno.
Paparazzi
Forse la parola italiana più famosa al mondo tra quelle nate al cinema. In La Dolce Vita di Federico Fellini, il capolavoro del 1960 con Marcello Mastroianni, il protagonista è affiancato da un fotografo di cronaca mondana di nome Paparazzo, sempre a caccia di scatti rubati alle celebrità. Fellini scelse quel nome perché gli evocava il ronzio molesto di un insetto impossibile da scacciare. Il personaggio ebbe tale fortuna che il suo nome, al plurale, divenne il termine con cui in tutto il mondo si indicano i fotografi che inseguono i personaggi famosi. In inglese la diffusione arrivò poco dopo grazie alla rivista Time, ma la radice è tutta felliniana. E La Dolce Vita non si è fermato qui, come racconta la voce che segue.
Dolce vita
Al film di Fellini dobbiamo anche un'altra espressione entrata stabilmente nell'uso. Con "dolce vita" si intende oggi un'esistenza frivola, mondana e godereccia, quella che il film ritraeva nella Roma a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. E non è tutto: sempre da La Dolce Vita, e precisamente dal maglione a collo alto con risvolto indossato da un personaggio, deriva anche il "dolcevita" inteso come capo d'abbigliamento. Un solo film, tre parole regalate al vocabolario, tra il costume e la moda.


Monty Python's Flying Circus
Spam
Perché la posta indesiderata e una carne in scatola portano lo stesso nome? La risposta sta nella comicità surreale dei Monty Python. In uno sketch del loro programma Monty Python's Flying Circus, un menu di trattoria prevede lo Spam, la celebre carne in scatola, in ogni singolo piatto, e la parola viene ripetuta in modo ossessivo e martellante fino all'assurdo. Fu proprio quella ripetizione invadente e impossibile da arginare a ispirare, nei primi anni Novanta, l'uso del termine "spam" per indicare i messaggi indesiderati che intasano le caselle di posta. Un caso raro in cui una gag comica ha dato un nome a un fenomeno tecnologico nato decenni dopo.
Amarcord
La più poetica della lista, di nuovo firmata Fellini. Amarcord, il film del 1973 che rievoca l'infanzia del regista nella Rimini degli anni Trenta, ha lasciato in eredità alla lingua italiana il suo stesso titolo. La parola nasce dalla contrazione dell'espressione romagnola "a m'arcord", cioè "io mi ricordo", e oggi i vocabolari la registrano col significato di ricordo o rievocazione nostalgica del passato. È forse il caso più singolare, perché non deriva dal nome di un personaggio né da una battuta ripetuta, ma da una sola parola inventata per un titolo, così evocativa da diventare un vocabolo a sé, usato anche da chi il film non l'ha mai visto.
Red Pill
Chi ha visto Matrix ricorda certamente la scena: Morpheus offre a Neo due pillole, una blu per continuare a vivere nell'illusione e una rossa per svegliarsi e vedere la realtà per come è davvero. Da quel momento del film dei fratelli Wachowski, uscito nel 1999, l'espressione "prendere la pillola rossa", in inglese "red pill", è entrata nel linguaggio come metafora del risveglio a una verità scomoda fino ad allora nascosta. Negli anni il termine è stato adottato e piegato da vari ambienti online, spesso lontanissimi dallo spirito del film, ma la sua origine resta quella scena diventata iconica. Matrix ha dato al nostro immaginario molte immagini, e questa è forse la più duratura sul piano del linguaggio.
Bucket List
L'espressione "bucket list", la lista delle cose da fare prima di morire, sembra vecchia come il mondo, e invece ha una data di nascita precisa. La coniò lo sceneggiatore Justin Zackham per il film The Bucket List (Non è mai troppo tardi in italiano) uscito nel 2007 con Jack Nicholson e Morgan Freeman nei panni di due malati terminali che decidono di realizzare i propri desideri prima di "tirare le cuoia", che in inglese si dice "to kick the bucket". Zackham aveva davvero stilato una sua lista personale intitolandola così, e ne fece il titolo della sceneggiatura. Dopo il film la formula è dilagata, estendendosi a qualsiasi elenco di traguardi da tagliare entro una scadenza, non necessariamente la morte.
Catfishing
Il termine "catfishing" indica oggi la pratica di ingannare qualcuno online fingendosi un'altra persona, tipicamente in una relazione sentimentale costruita su un profilo falso. Nasce dal documentario Catfish del 2010, che segue Nev Schulman mentre coltiva un rapporto a distanza con una ragazza conosciuta in rete, salvo scoprire che dietro il profilo si nasconde una donna di mezza età. Nel film il marito di lei paragona la moglie a un pesce gatto, con una metafora curiosa: si diceva che nelle vasche in cui si trasportava il merluzzo si mettesse un pesce gatto per tenere i pesci vivi e reattivi durante il viaggio. Da Catfish nacque poi una nota serie tv, e lo scandalo del giocatore Manti Te'o nel 2013 finì di consacrare la parola nell'uso comune.








































