
Chi interpreta Lupita Nyong'o in "Odissea"? La spiegazione del suo doppio ruolo
Quello di Lupita Nyong'o è stato il nome più chiacchierato di tutta la produzione di Odissea di Christopher Nolan. Quando è stata diffusa la notizia che l'attrice premio Oscar avrebbe interpretato Elena di Troia, sul web si è scatenata una bagarre social da parte di chi criticava apertamente la scelta di un'interprete nera per un ruolo che l'iconografia mal interpretata dell'Odissea voleva “dalle bianche braccia”. Ma questo particolare non significa affatto che Elena fosse necessariamente di carnagione caucasica.
Si riferisce, in realtà, all'epiteto usato nella poesia epica (ma basta pensare anche solo ai lirici del '500) per indicare nobiltà, eleganza e l'appartenenza a uno status sociale aristocratico. Per il resto Omero non si sofferma sulla sua descrizione fisica quanto sulla sua intelligenza, grazia e consapevolezza. Se poi si pensa al tempo e alle aree geografiche in cui il poema è ambientato, non è così improbabile che Elena fosse tutt'altro che bionda e con gli occhi azzurri. Ma Nolan fa un passo in più.
Oltre a chiedere a Nyong'o di interpretare "il volto che fece salpare mille navi" come scrisse Christopher Marlowe ne La tragica storia del Dottor Faust, le ha anche affidato il ruolo di Clitennestra. La moglie di Agamennone che nell'Odissea è la sorellastra di Elena — con la quale condivide la madre, Leda —, nel film del regista diventa la sua sorella gemella. Lupita Nyong’o si è ritrovata così a vestire i panni di due regine con in comune un destino doloroso e sfortunato.
Un doppio ruolo dal forte valore narrativo

In molti hanno notato che l'attrice – che già aveva interpretato un doppio ruolo in Us - Noi (2019) di Jordan Peele — ha un tempo relativamente breve sullo schermo. Ma in pochi ne hanno evidenziato l'importanza. Per secoli Elena è stata il simbolo della discordia: colei che fece scoppiare la guerra di Troia quando Paride, infatuato dalla sua bellezza, la portò via dal suo palazzo approfittando dell'assenza del marito Menelao. Il principe troiano non si limitò a questo, bensì, nel disonorare la Legge di Zeus, saccheggiò anche il palazzo del re di Sparta dei suoi tesori. Il nome e la figura di Elena diventano quindi il pretesto per l'inizio di uno scontro lungo e sanguinoso che ha romanticizzato una storia fatta di violenza e vendetta.
Incontriamo il personaggio di Nyong'o solo a metà opera, quando Telemaco (Tom Holland), figlio di Ulisse, fa visita al re Menelao (Jon Bernthal) nella speranza di scoprire qualcosa sul destino di suo padre. Il giovane finisce, invece, per venire a conoscenza dei retroscena sullo stratagemma del Cavallo di Troia mentre Elena ascolta silenziosa. È quando la donna prende parola e si volta verso il marito e Telemaco che vediamo il suo volto sfregiato. In quella brevissima scena, in cui la donna, furiosa, chiede a Menelao di raccontare anche quello che è accaduto dopo, Nolan svela il vero significato che ha per lui la figura di Elena: un trofeo, una prigioniera, una serva e un bottino da riconquistare.
La donna sottolinea come, oltre ai ricordi trionfanti del marito sulla notte in cui lui, Ulisse e gli altri achei misero a ferro e fuoco Troia, ci sia chi ha pagato un prezzo altissimo per le azioni di quei soldati. Tutto si ricollega al senso di colpa che affligge il re di Itaca e che trova la sua massima esternazione più avanti nel film: nel discorso/confessione che fa, nelle vesti di un mendicante, a Penelope. È lì che realizza appieno quanto il comportamento suo e dei suoi uomini sia stato barbaro e abbia portato all'inizio della fine della civiltà del bronzo. Le parole di rabbia di Elena non sono pronunciate solo per se stessa, ma anche per tutte le persone che hanno sofferto le conseguenze di quel conflitto, compresa sua sorella gemella Clitennestra, che non può più parlare per raccontare la sua storia.
Scopriamo, infatti, che suo marito Agamennone aveva sacrificato la loro figlioletta Ifigenia alla dea Artemide per placarne l'ira e avere venti favorevoli per il viaggio. Un breve flashback che vediamo nella prima parte della pellicola. Ma il racconto successivo ci mostra quella scena da un'altra prospettiva: quella di una Clitennestra disperata che cerca, invano, di fermare il marito. Lo stesso che racconterà il suo destino ad Ulisse dall'Ade. Una volta tornato a casa dopo la vittoria, Agamennone viene accolto in modo trionfale dal suo popolo e dalla moglie. Ma quella di Clitennestra è solo una farsa: appena rimasti soli, la donna lo uccide per vendicare Ifigenia, per poi essere assassinata a sua volta da Oreste, loro figlio.
È così che il film conferisce alle due gemelle un significato specifico che risponde anche a chi si lamenta di come il cinema di Nolan sia poco interessato alle figure femminili. Dalla resistenza di Penelope alla riflessione sul maschile di Circe, si arriva fino a Elena e Clitennestra, le quali portano sulle spalle tutto il peso della condizione femminile di chi è costretta a subire le scelte altrui — nello specifico, di uomini a capo di società patriarcali basate sulla guerra. Se Elena si è trasformata nella miccia del conflitto ed è diventata il parafulmine degli eventi (tanto da chiedere a Telemaco di scusarsi con Penelope per il dolore che le ha involontariamente causato), Clitennestra simboleggia le perdite e i sacrifici compiuti in nome della guerra. Tutto questo viene raccontato in una manciata di minuti grazie a un'attrice a cui basta la sola potenza espressiva del volto.











