
Odissea: l'albero genealogico degli dei greci, spiegato
Nell'Odissea di Christopher Nolan, al cinema dal 16 luglio 2026 con Matt Damon nel ruolo di Odisseo, l'eroe non combatte soltanto contro il mare e i mostri. Combatte dentro una famiglia. Perché il pantheon greco, prima ancora di essere un sistema religioso, è una gigantesca saga familiare fatta di padri divorati, figli ribelli, cugini in guerra e amanti sparsi in mezzo mondo, e le divinità che decidono il destino dell'eroe sono tutte imparentate tra loro in modi che il poema di Omero dà per scontati e che oggi risultano parecchio meno ovvi.
Capire chi sia parente di chi non è un esercizio da appassionati di mitologia. È la chiave per capire il perché che muove la storia. Il regista che ha fatto del tempo un labirinto in Tenet (2020) e della fisica un dramma umano in Oppenheimer (2023) si misura stavolta con un intreccio che nessuna sceneggiatura potrebbe inventare. Perché Atena aiuta Odisseo e Poseidone lo perseguita? La ragione di quello scontro affonda le radici in una rivalità di famiglia lunga generazioni, millenni di mitologia, prima che la storia potesse essere addirittura scritta. Ecco allora l'albero genealogico degli dei greci, ricostruito attorno alle figure che contano nell'Odissea.
All'inizio erano i Titani

Prima degli dei che conosciamo c'era un'altra dinastia. Dal Caos primordiale nacque Gaia, la Terra, che generò e poi sposò Urano, il Cielo. Dalla loro unione vennero i Titani, tra cui Crono (il Tempo), il più giovane, che detronizzò il padre e prese il potere sul cosmo insieme alla sorella e sposa Rea.
Crono, però, aveva una paura precisa. Temeva di fare la stessa fine del padre, spodestato da un figlio, e per evitarlo divorava i propri neonati appena venivano al mondo. Fu così che finirono nel suo stomaco Poseidone, Ade, Estia, Demetra ed Era. Solo con l'ultimo, Zeus, Rea si ribellò: lo nascose e diede al marito una pietra avvolta in una coperta, che Crono ingoiò senza accorgersi dell'inganno. Cresciuto lontano, Zeus tornò, costrinse il padre a vomitare i fratelli e li guidò in una guerra decennale contro i Titani, la Titanomachia, che si chiuse con la vittoria degli dei poi dell'Olimpo e la prigionia dei vinti nel Tartaro, l'abisso più profondo e oscuro dell'oltretomba.
Nonostante qui si parli dei primordi della mitologia greca, questa storia conta più di quanto sembri, perché diverse figure che Odisseo incontra sulla propria rotta non discendono da Zeus ma proprio dalla stirpe sconfitta dei Titani.
I tre fratelli e la spartizione del mondo

Vinta la guerra, i tre fratelli maschi si divisero l'universo. A Zeus toccò il cielo e con esso il primato sugli altri, a Poseidone il mare, ad Ade il regno dei morti. È una spartizione che spiega da sola metà dell'Odissea: Odisseo deve attraversare il mare per tornare a Itaca, cioè deve attraversare il dominio personale del dio che lo odia, e non c'è nessun luogo in cui possa nascondersi dalla sua vendetta.
Zeus, Poseidone e Ade sono quindi fratelli, figli di Crono e Rea, insieme a Era, Demetra ed Estia. Sono la prima generazione olimpica, quella dei figli dei Titani, e da loro discende quasi tutto il resto del pantheon.
Ade, il fratello che non lascia il suo regno
Il terzo fratello è l'unico che nell'Odissea non alza mai un dito, eppure Odisseo finisce comunque nel suo dominio. Ade ha in sorte il regno dei morti e ci resta, senza intromettersi nelle faccende del mondo di sopra: a differenza di Zeus che convoca assemblee e di Poseidone che scatena tempeste, lui non interviene, non punisce, non protegge. Governa e basta.
Il suo regno però è il centro di uno degli episodi più celebri del poema. Nel libro XI Odisseo compie la Nekyia, la discesa agli inferi, per interrogare l'ombra dell'indovino Tiresia e farsi indicare la rotta verso casa. Ai confini del regno dei morti l'eroe incontra la madre Anticlea, morta di dolore aspettandolo, e le ombre dei compagni caduti a Troia, da Achille ad Agamennone ad Aiace. È il momento in cui Odisseo capisce il prezzo del proprio viaggio, e in cui il poema si ferma per guardare in faccia la morte. Ade non compare come personaggio, ma la sua presenza pesa su tutto l'episodio, e la sua consorte, Persefone, viene nominata come signora di quelle anime.
Atena, la figlia nata dalla testa

Atena è forse il personaggio con la genealogia più bizzarra di tutta la mitologia greca, e nel film ha il volto di Zendaya, che in Challengers (2024) aveva già interpretato una figura capace di muovere i destini altrui. È figlia di Zeus e della titanide Metis, dea dell'astuzia e della prudenza, che fu la prima sposa del re degli dei. Quando Metis rimase incinta, una profezia avvertì Zeus che il figlio nato da lei lo avrebbe detronizzato, esattamente come lui aveva fatto con Crono e Crono con Urano.
La reazione di Zeus fu degna della sua famiglia: invece di divorare la figlia una volta nata, come avrebbe fatto suo padre, ingoiò direttamente Metis mentre era ancora incinta. Il risultato non fu quello sperato. La bambina continuò a crescere dentro di lui e ne uscì dalla testa, già adulta e in armatura completa. Atena nasce quindi senza madre visibile e senza infanzia, e da questa origine deriva il suo rapporto speciale con il padre, di cui è la figlia prediletta. Il fatto che sia figlia di Metis, la dea dell'astuzia, spiega anche perché tra tutti gli eroi greci Atena scelga proprio Odisseo: lui è l'uomo dell'ingegno, del piano brillante, dell'inganno intelligente, il tipo di personaggio che Damon, a suo modo, ha già portato sullo schermo nel botanico spaziale di The Martian (2015) e nel matematico prodigio di Will Hunting - Genio ribelle (1997). La dea protegge nell'eroe la stessa qualità che ha ereditato dalla madre.
Poseidone, lo zio che odia Odisseo

Poseidone è fratello di Zeus e quindi zio di Atena, e questo dettaglio genealogico è il motore dell'intero poema. Perché lo scontro tra Atena e Poseidone non nasce con l'Odissea: i due erano già rivali, avendo gareggiato per il patronato di Atene, contesa che la dea vinse offrendo agli abitanti l'ulivo contro la sorgente salata del dio del mare. Nell'Odissea quella vecchia ruggine di famiglia si trasferisce sul destino di un mortale, con Atena che protegge Odisseo e lo zio che fa di tutto per annientarlo.
Il motivo dell'odio di Poseidone, però, è personale e riguarda ancora una volta la famiglia. Odisseo ha accecato Polifemo, il ciclope, che è figlio di Poseidone e della ninfa marina Toosa. Nel film Polifemo è interpretato da Bill Irwin, già visto in Interstellar (2014). Accecando quel gigante, Odisseo non ha solo eliminato un ostacolo: ha mutilato il figlio del signore del mare che deve attraversare per tornare a casa.
Ermes, il fratellastro messaggero

Nel poema Ermes ha un ruolo decisivo in due momenti chiave. È lui che consegna a Odisseo l'erba magica che lo rende immune agli incantesimi di Circe, ed è sempre lui che, per ordine di Zeus, raggiunge Calipso e le impone di lasciare libero l'eroe.
Dal punto di vista genealogico, Ermes è figlio di Zeus e della ninfa Maia, e quindi fratellastro di Atena. Il suo ruolo di messaggero degli dei ne fa il ponte tra l'Olimpo e il mondo dei mortali, la figura che porta le decisioni divine a chi (solitamente) deve subirle.
Circe, la nipote del Sole

Qui l'albero genealogico si sposta su un ramo completamente diverso, e nel film la maga di Eea ha il volto di Samantha Morton, di recente nei panni dell'ex moglie di Brendan Fraser in The Whale (2022). Circe non discende da Zeus: è figlia di Elio, il dio del Sole, e dell'oceanina Perse, a sua volta figlia del titano Oceano. Appartiene quindi alla stirpe dei Titani, quella sconfitta da Zeus, e non alla famiglia olimpica.
Questa origine spiega molte cose del personaggio. La sua parentela è un piccolo catalogo di potere e magia: sua sorella è Pasifae, la regina di Creta che generò il Minotauro, suo fratello è Eete, il re della Colchide e custode del vello d'oro, sua nipote è Medea, la più celebre maga del mito greco. Circe viene da una famiglia di incantatrici e di sovrani, e il suo dominio sulle erbe e sulle metamorfosi è un tratto di sangue. Insomma, quando trasforma i compagni di Odisseo in maiali, sta esercitando l'arte di famiglia.
Calipso, la figlia del titano punito

Calipso, che nel film è interpretata da Charlize Theron, già immortale sullo schermo nella guerriera senza età di The Old Guard (2020), è la ninfa che trattiene Odisseo sull'isola di Ogigia per sette anni, offrendogli l'immortalità pur di tenerlo con sé. È figlia del titano Atlante, il gigante condannato da Zeus a reggere sulle spalle la volta del cielo come punizione per il ruolo avuto nella guerra contro gli Olimpi.
Anche Calipso, quindi, appartiene alla stirpe dei vinti, ed è una parente alla lontana di Zeus: suo nonno Giapeto era fratello di Crono, il che rende lei e il re degli dei cugini di secondo grado. Ci sono versioni tarde del poema, che la vogliono figlia di Elio e Perse, e quindi sorella di Circe, ma si tratta di una tradizione minoritaria, nata probabilmente dalla somiglianza tra le due figure e dal ruolo simile che hanno nella storia di Odisseo. Il dettaglio che conta, tuttavia, è un altro. Quando Ermes arriva a ordinarle di liberare l'eroe, Calipso obbedisce con rabbia, perché sa di non poter disobbedire a Zeus. È il peso della sconfitta della sua stirpe che le impedisce di dire no.
Elio, il Sole che non è Apollo

Qui va chiarito un equivoco diffuso. Nell'Odissea il dio del Sole non è Apollo ma Elio, e i due sono figure nettamente distinte. Elio è un Titano, figlio di Iperione e Teia, ed è il Sole in senso letterale, il disco che ogni giorno attraversa il cielo sul carro trainato da cavalli. Apollo, invece, è un dio olimpico, figlio di Zeus e Leto, dio dell'arco, della musica e della profezia, e nel poema viene invocato in altre circostanze, come la gara con l'arco che chiude la storia. L'identificazione tra Apollo e il Sole è una sovrapposizione più tarda, di epoca ellenistica e romana, che in Omero non esiste ancora.
La distinzione non è pedanteria, perché Elio ha un ruolo decisivo. È lui che possiede le vacche sacre dell'isola di Trinacria, quelle che i compagni di Odisseo, affamati e disobbedienti, decidono di macellare. Elio si rivolge a Zeus chiedendo giustizia, minacciando di scendere nell'Ade a splendere per i morti se non fosse stato risarcito, e Zeus accontenta il Titano scagliando un fulmine sulla nave. È il momento in cui Odisseo perde tutti i suoi uomini e resta solo. Sul piano genealogico, poi, Elio chiude un cerchio: è il padre di Circe, il che fa della maga di Eea la figlia del dio che ha annientato l'equipaggio del suo amante.
Eolo, il signore dei venti
Eolo è il custode dei venti, che vive su un'isola galleggiante e li tiene rinchiusi per volere degli dei. Accoglie Odisseo con generosità e gli fa il dono che dovrebbe risolvere ogni problema: un otre che contiene tutti i venti contrari, così che soffi soltanto quello favorevole al ritorno. Con quel regalo Itaca diventa raggiungibile, e la nave arriva talmente vicino da vedere i fuochi accesi sulla riva.
Poi accade il disastro. I compagni, convinti che l'otre contenga un tesoro che Odisseo vuole tenere per sé, lo aprono mentre l'eroe dorme, e i venti scatenati li respingono indietro fino al punto di partenza. Quando Odisseo torna da Eolo a chiedere aiuto, il signore dei venti lo caccia via, convinto che un uomo tanto odiato dagli dei sia maledetto e che aiutarlo significhi mettersi contro l'Olimpo. È uno dei momenti più crudeli del poema, e una delle rare volte in cui la sventura di Odisseo non dipende dagli dei ma dai suoi stessi compagni.
Ino, la mortale diventata dea
L'ultima figura divina è anche la più commovente, ed è l'unica che non nasce immortale. Ino era una principessa, figlia di Cadmo, la cui vita terrena fu segnata dalla tragedia, e che dopo la morte venne trasformata in una divinità marina con il nome di Leucotea, protettrice dei naviganti in pericolo.
Il suo intervento arriva nel momento più disperato del viaggio. Quando Poseidone individua Odisseo in mare aperto e gli distrugge la zattera con una tempesta, l'eroe è solo, esausto e sul punto di annegare. È allora che Ino emerge dalle onde e gli dona il proprio velo, che lo tiene a galla e gli permette di raggiungere la terra dei Feaci, gli ultimi ospiti prima del ritorno a Itaca. Non ha alcun legame con Odisseo, non gli deve niente, non ha conti in sospeso con nessuno. Interviene per compassione, e basta. In un poema in cui gli dei aiutano e puniscono per orgoglio, vendetta o affinità, Ino è l'unica divinità che agisce per pura pietà verso un uomo che sta per morire.
I grandi esclusi questa lista

Vale la pena, infine, chiarire chi è stato lasciato fuori da questa lista e perché, dato che l'Odissea nomina molte più divinità di quante ne muovano davvero la trama. Afrodite e Ares, per esempio, compaiono in un episodio celebre, quello in cui vengono sorpresi a letto e intrappolati nella rete di Efesto, ma si tratta di un racconto dentro il racconto: è una storia che l'aedo Demodoco canta alla corte dei Feaci, non un evento che riguarda Odisseo. Proteo, il vecchio del mare che cambia forma, ha un ruolo importante nel libro IV, ma nella vicenda di Menelao, non in quella del protagonista. Era ed Efesto vengono nominati di sfuggita, senza incidere sul destino dell'eroe.
Fuori restano anche i mostri, che dei non sono pur discendendo spesso da divinità. Scilla e Cariddi, le Sirene, i Lestrigoni appartengono al bestiario del viaggio e non all'albero genealogico dell'Olimpo. L'unica eccezione è Polifemo che, come abbiamo già visto, è figlio di Poseidone e causa scatenante dell'odio che muove l'intero poema.
Perché tutto questo conta

Ricostruito l'albero genealogico, il quadro diventa più chiaro. Odisseo si muove dentro un litigio di famiglia lungo tre generazioni, in cui gli dei dell'Olimpo comandano perché hanno vinto una guerra contro i propri padri, e i discendenti dei vinti conservano poteri enormi ma devono obbedire quando Zeus alza la voce. Circe è figlia di un Titano, Calipso di un altro, ed entrambe cedono davanti a un ordine che arriva dall'Olimpo. La dea che protegge l'eroe è la figlia prediletta del re, nata dalla testa del padre. Il dio che lo perseguita è lo zio di lei, che ha perso una contesa contro la nipote secoli prima e a cui Odisseo ha accecato un figlio. E il Titano che annienta l'equipaggio è il padre della donna con cui l'eroe ha vissuto un anno. Perfino quando scende tra i morti, Odisseo entra nel dominio del terzo fratello di quella stessa famiglia.
È per questo che Odisseo non può semplicemente scegliere una rotta migliore o remare più forte. Il suo viaggio dipende da chi, nella famiglia divina, ha in quel momento la meglio sugli altri, ed è quello che Nolan ha scelto di far sentire allo spettatore attraverso le tempeste e il mare in burrasca invece che con dei mostrati in volto. Gli dei dell'Odissea non sono forze astratte, ma parenti che litigano tra loro, e Odisseo ci è finito in mezzo.











