
"Oasis: Don't Look Back in Anger", i Gallagher sono ufficialmente tornati?
Nel fuori concorso della Mostra del Cinema di Venezia è stato presentato Oasis: Don't Look Back in Anger (2026), il documentario che segue l'ultima reunion dei fratelli Gallagher dopo quindici anni di silenzio, iniziati da quel tragico pomeriggio del 2009 in cui, dietro le quinte del Rock en Seine di Parigi, una rissa furiosa mise fine, quasi da un giorno all'altro, a un'epoca che loro stessi avevano più volte dato per conclusa.
Un film costruito per canzoni e persone
La struttura scelta da Steven Knight, ideatore del progetto, insieme ai registi Dylan Southern e Will Lovelace, non si limita a montare in sequenza le tappe del tour della reunion. Ogni canzone diventa il pretesto per raccontare una tappa specifica del viaggio e, soprattutto, per dare voce a un fan diverso, non il classico appassionato di vecchia data, ma persone che con quella singola canzone hanno un legame concreto e particolare, una storia personale capace di rendere universale quello che altrimenti resterebbe solo un racconto di rock e nostalgia. Il documentario procede così su un doppio binario narrativo, quello della voce degli stessi Liam e Noel, soprattutto Noel, e quello di questi fan sparsi per il mondo, incontrati lungo le tappe del tour o selezionati da un team di ricerca proprio per la forza delle loro storie.
Cosa volevano dirci davvero i fratelli Gallagher
Quello che il film, e con lui gli stessi Oasis, sembra voler comunicare non è soltanto la sincerità di un ritorno atteso per anni, ma la condivisione di un'esperienza che può capitare a chiunque: litigare con un parente, un amico, una persona cara, rinfacciarsi ogni cosa anche con cattiveria e animosità, lasciare che il rancore si accumuli, corroda fino ad arrivare al silenzio. Quello che è successo, è successo, ma questo non significa dimenticare il male che qualcuno ci ha fatto, quanto piuttosto imparare a conviverci e ad andare oltre. Quella ferita resterà sempre lì, ma perché lasciare che sia lei a definirci? Il perdono, verso gli altri e verso sé stessi, è il vero fulcro del documentario, ed è significativo che la scelta di intitolarlo proprio con “Don’t look back in anger” contenesse già, da sola, tutto il senso dell'operazione.
La conferenza stampa senza gli Oasis
Coerentemente con la loro fama di fratelli scontrosi e insofferenti ai riflettori mediatici, Liam e Noel hanno disertato la conferenza stampa di presentazione, pur essendo arrivati al Lido in barca e avendo posato per il photocall poco prima. A raccontare il progetto alla stampa sono rimasti quindi Steven Knight insieme ai due registi, ed è stato lo stesso Knight a raccontare la genesi della propria partecipazione al progetto, spiegando di essere rimasto sorpreso dalla proposta, non avendo mai realizzato un documentario in vita sua, ma di aver accettato senza esitazione: “Ho detto immediatamente di sì perché è un sogno, sono un fan della band.”
Un legame, quello tra Knight e gli Oasis, che affonda le radici in uno scambio di favori senza soldi di mezzo risalente al 2019, quando il creatore di Peaky Blinders (2013-2022) diresse il video di Liam per il singolo solista “One of Us”, ricevendo in cambio la partecipazione del cantante al festival dedicato proprio alla sua serie, fino al messaggio ricevuto a sorpresa nel Natale del 2024 che ha dato ufficialmente il via al progetto.
L'eredità di un cognome esplosivo
Il documentario racconta le prove, i concerti in giro per tre continenti e lo storico debutto del 4 luglio al Principality Stadium di Cardiff, ma riserva la prima intervista concessa insieme dai due fratelli dopo oltre vent'anni soltanto al finale, una scelta narrativa precisa: se il pubblico li avesse visti seduti fianco a fianco fin dall'inizio, non ci sarebbe stato più nulla da scoprire lungo il resto del film. Gli stessi registi hanno insistito sull'attualità del progetto, descrivendolo come una risposta a un'epoca fatta di rancore e meschinità, di persone che si urlano contro sui social senza mai davvero ascoltarsi, sottolineando come nelle prime proiezioni private il pubblico sia uscito dalla sala interrogandosi su chi, nella propria vita, avrebbe ancora voglia di richiamare dopo un lungo silenzio.
Accolto da una standing ovation di otto minuti al debutto veneziano, con Noel visibilmente commosso e Liam pronto a scherzarci sopra davanti ai fotografi, Oasis: Don't Look Back in Anger arriva nelle sale italiane il 10 settembre, prima di approdare su Disney+, portando sullo schermo non solo il ritorno di una delle band più importanti del rock britannico, ma la prova concreta che riconciliarsi, per quanto tardi, resta sempre possibile. Un ottimo modo per aspettare, ufficialmente, le date del concerto in Italia previste per il 2027.




