
Ecco perché “Narnia” di Netflix sarà molto diversa dalla versione Disney
Chi è cresciuto con l'armadio di legno, la neve di Narnia e quel primo, indimenticabile incontro con il fauno Tumnus, probabilmente si aspettava che anche Netflix ripartisse da lì, da Il leone, la strega e l'armadio (2005), esattamente come aveva fatto Disney tra il 2005 e il 2010 seguendo l'ordine di pubblicazione dei romanzi di C. S. Lewis. E invece no!
Greta Gerwig, che scrive e dirige il nuovo capitolo cinematografico in arrivo nelle sale il 12 febbraio 2027 e su Netflix il 2 aprile, ha deciso di scombinare le carte e ripartire da zero, ma davvero da zero, con Narnia: Il nipote del mago (2027). Una scelta che a prima vista può sembrare un vezzo da cinefili, ma che in realtà riscrive – verrebbe da dire giustamente – completamente il modo in cui torneremo a innamorarci di questo mondo.
Narnia come multiverso: il Bosco tra i Mondi
Narnia: Il nipote del mago introduce fin dalle prime pagine il Bosco tra i Mondi, uno spazio liminale disseminato di stagni, ciascuno collegato a un universo diverso, che stabilisce fin da subito come Narnia non sia un regno magico isolato, ma solo uno dei tanti mondi possibili, raggiungibile secondo regole precise. Pertanto la scelta di partire da questo romanzo è dettata dalla volontà di introdurre al pubblico direttamente un'intera cosmologia fatta di mondi comunicanti e non una singola terra incantata, un impianto che avvicina la mitologia di Lewis, scritta negli anni cinquanta, alla sensibilità contemporanea per gli universi narrativi interconnessi, oggi dominante in gran parte del cinema di genere. In parole povere, una mossa tanto furba quanto intelligente – e forse anche necessaria.
Le regole della magia
Con Narnia: Il nipote del mago arrivano anche gli anelli magici che permettono il passaggio tra i mondi, gli stagni del Bosco e, soprattutto, la scena della creazione stessa di Narnia per mano di Aslan attraverso il canto. Si vuole mostrare allo spettatore l'infrastruttura stessa della magia prima ancora di vederla applicata alle vicende dei Pevensie, un ordine che rende il mondo di Lewis internamente più coerente e leggibile fin dal primo capitolo, invece di lasciare che le sue regole vengano scoperte gradualmente insieme ai protagonisti.
Un Aslan diverso
Ne Il leone, la strega e l'armadio, Aslan restava per gran parte della storia un mito di cui si parla prima ancora di vederlo comparire, circondato da un'aura di attesa costruita attraverso i racconti degli altri personaggi. Ne Il nipote del mago lo incontreremo invece nel momento stesso in cui darà vita a Narnia cantando, presentandosi allo spettatore come creatore assoluto ancora prima che come figura salvifica.
Secondo le prime indiscrezioni rilasciate su Empire, Aslan sarà completamente diverso rispetto a come generazioni di lettori e spettatori hanno fatto la sua conoscenza; prima di tutto sarà completamente ridisegnato con eterocromia e una striscia rossa nel pelo ispirata a David Bowie e, per di più, verrà doppiato da Meryl Streep.
Jadis, una villain con una storia alle spalle
Nella trilogia Disney, la Strega Bianca, interpretata da un’algida e straordinaria Tilda Swinton, si presentava fin da subito come la spietata sovrana di Narnia, senza dare al pubblico nessuna spiegazione sulla provenienza del suo grande potere. All’interno del nuovo Il nipote del mago si racconterà invece delle sue origini di potente e ambiziosa stregonessa proveniente da un altro mondo, Charn, e del modo in cui arriva a Narnia proprio a causa delle azioni dei due giovani protagonisti, Digory e Polly, qui interpretati da David McKenna e Beatrice Campbell, mentre Emma Mackey vestirà i panni di una giovane Jadis.
Quando Netflix arriverà infine ad adattare Il leone, la strega e l'armadio, la villain arriverà quindi già carica di un passato ben definito.
Il lampione e l’armadio
Anche due dei simboli più iconici della saga, il lampione e l'armadio stesso attraverso cui i Pevensie entrano a Narnia, smettono di essere semplici dettagli scenografici accettati per convenzione narrativa; all’interno della pellicola della Gerwig se ne racconterà letteralmente l'origine, trasformandoli in oggetti carichi di significato prima ancora che lo spettatore possa riconoscerli come tali nel capitolo successivo.
Ha davvero senso ripartire da qui?
Sappiamo che tutte queste informazioni potrebbero destabilizzare, soprattutto per chi è cresciuto tanto con i libri quanto con i film, togliendo un po’ la magia della scoperta pagina dopo pagina, ma va – amaramente – riconosciuto che cominciare da Il nipote del mago risponde perfettamente alla sensibilità di un pubblico contemporaneo in cerca di risposte immediate e abituato a cercare easter egg e interconnessioni dentro i grandi franchise cinematografici. Più che puntare fin da subito sul romanzo più amato e riconoscibile della saga, Netflix ha voluto scommettere su un peso emotivo costruito nel tempo, gettando prima le fondamenta e lasciando che sia il resto della saga, capitolo dopo capitolo, a raccoglierne i frutti. Risulterà una scommessa vincente? Staremo a vedere.






