Per chiunque si senta orfano di Succession (2018), della famiglia Roy e di termini legati al mondo della finanza per lo più incomprensibili, HBO è corsa ai ripari con Industry.
La serie creata da Mickey Down e Konrad Kay ambientata nella fittizia banca d'investimento londinese Pierpoint & Co. Un finance-drama raccontato dal punto di vista di Millennials e Gen Z di cui analizza le ambizioni mentre intorno a loro si muove un mondo fatto di dinamiche di potere, nobili inglesi decaduti, privilegio di classe, pressioni psicologiche e nuove forme di economia legate alle fintech.
Tra il gruppo di giovani neolaureati al centro dello show spicca Harper Stern, una delle protagoniste interpretate da Myha'la, che da stagista insicura si trasforma in una trader cinica e determinata, pronta a tutto per ottenere un ruolo di rilievo nelle stanze che muovono i fili dell'alta finanza.
JustWatch ha incontrato a Roma l'attrice e i due creatori – entrambi con un passato da banchieri d'investimento – per il lancio di HBO Max in Italia e abbiamo chiesto loro quali sono i loro guilty pleasure.
La saga di "Twilight"
Parlando con Myha'la, l'attrice ci ha confessato il suo amore per la saga cinematografica di Twilight basata sull'omonima saga letteraria firmata da Stephenie Meyer. Un totale di cinque titoli – Twilight (2008), The Twilight Saga: New Moon (2009), The Twilight Saga: Eclipse (2010), The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1 (2011) e The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 2 (2012) – che hanno assunto i contorni di un fenomeno globale capace di dare nuovo lustro al romance soprannaturale dalle sfumature Young Adult.
Senza dimenticare che i film hanno reso Kristen Stewart e Robert Pattinson delle star globali nei panni, rispettivamente, di Bella Swan ed Edward Cullen. Da un lato la giovane liceale che, per stare con il padre, si trasferisce da Phoenix nell'uggiosa cittadina di Forks, dall'altro il bello e misterioso nuovo compagno di scuola che nasconde un segreto. Il ragazzo è un vampiro “vegetariano” che non si nutre di sangue umano e appartiene a una numerosa famiglia che vive nella zona.
Tra i due, nonostante i tentativi di fare resistenza, scoppia una travolgente storia d'amore messa in pericolo da vampiri nomadi assetati di sangue che prendono di mira la ragazza. Un successo travolgente, un fandom enorme, licantropi, vampiri che brillano al sole, fan divise tra Team Edward e Team Jacob e scene involontariamente comiche. Un mix molto eterogeneo che ne ha decretato un favore che non conosce crisi, merito anche dei social che ne hanno ravvivato la popolarità grazie a video condivisi da milioni di utenti.
La spia di Sua Maestà, Austin Powers
Quando si tratta di pellicole viste e riviste all'infinito Mickey Down non ha dubbi: Austin Powers - Il controspione (1997) è il titolo perfetto. Primo capitolo di una trilogia proseguita con Austin Powers – La spia che ci provava (1999) e Austin Powers in Goldmember (2002), il film vede protagonista la spia di Sua Maestà ideata e interpretata da Mike Myers. Una parodia di James Bond e delle spy story in generale in cui il suo personaggio, ibernato dagli anni '60 ad oggi, è un concentrato di cliché della Swinging London e del fascino da sex symbol dello 007 più famoso del cinema. Un'attitudine che, però, poco si sposa con il suo aspetto fisico tutt'altro che irresistibile.
Un film, al tempo della sua uscita, stroncato da buona parte della critica. Ma, grazie all'home video e al suo spirito spregiudicato, diventato un cult amatissimo. Come se non bastasse, Myers presta voce e corpo anche alla cattivissima nemesi del protagonista, il Dottor Male. Un'altra riuscita parodia, questa volta di Ernst Stavro Blofeld. L'acerrimo nemico di James Bond interpretato da Donald Pleasence in Licenza di uccidere (1962) e Si vive solo due volte (1967).
Le commedie di Richard Curtis
Anche Konrad Kay ha risposto alla nostra domanda parlandoci di commedia. Non un titolo, ma uno sceneggiatore/regista che ha creato un vero e proprio modo di fare e intendere la commedia. Stiamo parlando di Richard Curtis. Un uomo che non ha bisogno di presentazioni e che ci ha regalato dei classici moderni. Per Kay due in particolare: Quattro matrimoni e un funerale (1994) e Love Actually – L'amore davvero (2003). Del primo è stato “solo” sceneggiatore, del secondo sia autore dello script che regista.
Il film di Mike Newell è il manifesto della commedia sentimentale inglese degli anni '90 con Hugh Grant chiamato a vestire i panni del classico personaggio maschile dei film scritti da Curtis. Un giovane uomo un po' goffo, colto e con un fascino timido quanto irresistibile. L'attore interpreta Charles che, partecipando a una serie di eventi sociali – i quattro matrimoni e il funerale del titolo – incontra la donna della sua vita, Carrie (Andie MacDowell), sulle note di Love Is All Around dei Wet Wet Wet.
Mentre con Love Actually - L'amore davvero siamo di fronte a un classico natalizio contemporaneo. Un film corale che intreccia tra di loro 10 storie diverse ambientate a Londra nelle cinque settimane che precedono il Natale. Tra i protagonisti alcuni dei più grandi attori britannici, da Emma Thompson ad Alan Rickman passando per Keira Knightley, Colin Firth, Liam Neeson e Bill Nighy. Tra le scene più iconiche: la dichiarazione d'amore con i cartelli citata e parodiata innumerevoli volte, il ballo di Hugh Grant nei panni del Primo Ministro inglese sulle note di Jump! (For My Love) delle Pointer Sisters e la sequenza in cui Rowan Atkinson, nei panni di un commesso, impacchetta un regalo con una lentezza esasperante quanto spassosa.
Nostalgia per il cringe e guilty pleasure che non dovrebbero mai essere guilty
Sul red carpet l'attrice e i due creatori hanno motivato ai nostri microfoni il perché delle loro scelte. “Amo la saga di Twilight, è semplicemente geniale. La recitazione è incredibile”, confida Myha'la.
“È ancora un po' sdolcinato e qualcuno potrebbe dire che forse è "cringe", ma a me manca il cringe. E mi mancano la sdolcinatezza e lo struggimento. Sento proprio che ce ne vorrebbe di più. E poi amo i vampiri Li amo tutti”.
“Non credo nei guilty pleasure. Penso che se una cosa ti dà piacere, allora ti fa bene”, spiega Down.“Probabilmente il film che ho guardato più spesso - il che è un po' inaspettato - è Austin Powers - Il controspione. Era il mio film preferito da ragazzino e lo è tuttora”.
“I film di Richard Curtis sono scritti così bene e sono così belli che non penso debbano essere considerati dei piaceri proibiti”, sottolinea Kay. “Ad esempio, mi piace molto Quattro matrimoni e un funerale, ma è quasi un capolavoro, quindi non lo definirei tale. E Love Actually che forse è un po' al limite del guilty pleasure, ma l'avrò visto cento volte”.












































































































