“Mr. Nelson, did you kill people?”, Tsukamoto e il peso di uccidere per sopravvivere

“Mr. Nelson, did you kill people?”, Tsukamoto e il peso di uccidere per sopravvivere

Pubblicato il07 settembre 2026

Aggiornato il07 settembre 2026

Add us on

Mr. Nelson, Did You Kill People? (2026), presentato in Concorso all'83esima Mostra del Cinema di Venezia, porta Shinya Tsukamoto a chiudere la sua trilogia informale sulla guerra iniziata con Nobi - Fires on the Plain (2014) e Hokage - Ombra di fuoco (2023). Il ritratto del veterano statunitense Allen Nelson, tratto dal memoir autobiografico in versione manga, dilaniato dal proprio PTSD; un film che si allontana dalla filmografia più riconoscibile di Tsukamoto per poi ritrovarne, sotto la superficie, tutta l'ossessione. Infatti, in conferenza stampa, il regista giapponese ha raccontato quanto per lui fosse necessario riportare in vita questa storia proprio ora, arrivando a dire che quando si va in guerra, uccidere le persone, cioè la cosa considerata giustamente più sbagliata che un essere umano possa fare, diventa il tuo lavoro.

Una filmografia che cambia pelle

tetsuo

Chi conosce Tsukamoto attraverso il corpo divorato dal metallo di Tetsuo (1989) o attraverso il suo cyberpunk febbrile, potrebbe faticare a riconoscerlo in questo film, così lontano dalla stilizzazione fisica e body horror che lo ha reso un autore di culto. Eppure i suoi temi più profondi, l'ossessione su tutti, ci sono tutti, sono semplicemente spostati su un terreno diverso: quello della memoria di guerra e del trauma che non smette mai di riscrivere chi lo ha vissuto. Il regista, raccontando in conferenza stampa di come i né i suoi genitori né i suoi nonni gli abbiano mai parlato della guerra, a tal punto da fargli credere per anni che il mondo fosse un luogo luminoso e pacifico, sottolinea l’urgenza che l’ha spinto proprio ora a mettersi a lavoro su di un film come Mr. Nelson, Did You Kill People?.

Vittime e carnefici, un labile confine

mr nelson kill peope

Il cuore della pellicola sta proprio nella capacità di Tsukamoto di raccontare il PTSD di Allen Nelson senza mai offrire allo spettatore la comodità di distinguere con chiarezza chi sia il carnefice e chi la vittima. Nelson è costretto a uccidere ma, al tempo stesso, sembra anche volerlo fare, sfogando una rabbia fatta di traumi repressi, mancanza di prospettive e terrore di essere ucciso a sua volta, giustificandosi dietro il “non avevo scelta” o “era il mio lavoro” pur restando tormentato dal dubbio su cosa lo perseguiti più a fondo, se gli orrori visti sul campo di battaglia o il senso di colpa che ne è seguito. Del resto, è naturale temere di diventare vittime di una guerra, ma questa storia ci fa capire come diventarne carnefici sia altrettanto terrificante.

Il paradosso del “razzismo interiorizzato” rivolto altrove

mr nelson kill people movie

Uno degli aspetti più interessanti e scomodi del film nasce direttamente dalla storia vera che Tsukamoto ha scelto di raccontare, quella di un uomo nero, razzializzato negli Stati Uniti, che arriva in Asia, assieme a tutto il suo battaglione, portandosi dietro atteggiamenti apertamente razzisti contro gli asiatici, ancora prima di mettere piede in Vietnam. Un paradosso folle, tuttavia non è così difficile comprendere da cosa venga originato; quella rabbia nata da ingiustizie subite sulla propria pelle – da parte di quella stessa Nazione che finisce per metterti un fucile in mano costringendoti a uccidere, e morire, per quella patria che ti discrimina a sua volta – che finisce per rivolgersi contro le persone razionalizzate a loro volta. Il film non manca di sottolinearlo più volte e più volte, aprendo una riflessione tanto necessaria quanto difficile da maneggiare sul razzismo interiorizzato e sulla catena di violenza che si autoalimenta.

La violenza implicita, l'arma più potente

mr nelson movie

Sul piano stilistico Tsukamoto sceglie di non mostrare del tutto la brutalità in modo esplicito, preferendo lasciarla lavorare nell'immaginazione dello spettatore, ed è proprio questa scelta a lasciare il segno più a fondo, soprattutto sapendo che certi eventi sono realmente accaduti con quella stessa ferocia, se non in modo nettamente peggiore. 

Il regista ha inoltre costruito il film restando sempre dentro il punto di vista di Allen, senza mai un'inquadratura oggettiva, una decisione che rafforza ulteriormente la sensazione di claustrofobia psicologica in cui lo spettatore viene trascinato per tutta la visione.

Il peso dei troppi finali

mr nelson movie

A indebolire il film, però, è la sua gestione del finale, o meglio dei suoi troppi finali. Più volte la messa in scena sembra annunciare la conclusione della storia, salvo poi ripartire ancora e ancora, in un continuo gioco di “al lupo al lupo” che arriva a consumare quasi venti minuti, smorzando l'enfasi che meriterebbe il finale vero e proprio e portando lo spettatore verso uno sfinimento che si somma a una visione già di per sé tutt'altro che semplice. Non è una questione di voler rassicurare o meno il pubblico, quanto piuttosto di dosaggio, perché proprio la materia trattata avrebbe forse richiesto meno falsi arrivi prima della vera destinazione.

Rodney Hicks, possibile Coppa Volpi?

mr nelson movie

Rodney Hicks, alla sua prima vera prova da protagonista dopo una lunga carriera teatrale a Broadway, restituisce ad Allen Nelson un'intensità fuori scala, reggendo da solo il peso emotivo dell'intero film, mentre Mark Merphy, nei panni della versione più giovane del protagonista sul campo di battaglia, si dimostra all'altezza di un ruolo tutt'altro che semplice per un esordiente. Accanto a loro, Geoffrey Rush dà vita al terapeuta che accompagna Nelson nel proprio percorso di elaborazione, in un cast che unisce la dimensione teatrale della testimonianza e quella più intima del trauma personale.

Mr. Nelson, did you kill people? è indubbiamente uno Shinya Tsukamoto diverso da quello che si potrebbe immaginare, forse non tra quelli che diventeranno i favori di questa edizione del Festival di Venezia –  sebbene Rodney Hicks abbia buone chances sulla Coppa Volpi maschile – tuttavia resta un film che porta ferocemente a fare i conti sul sangue “versato oggi” attraverso quello che è stato “versato ieri”, costringendoci a indossare dei panni scomodissimi.

Vietnam veteran Allen Nelson returns with severe PTSD, winding up on the streets before crossing paths with Dr. Daniels of the Veterans Affairs who sets about trying to help him.
Mr. Nelson, Did You Kill People? non è disponibile per lo streaming.
Avvisami quando lo puoi guardare

Informazioni su questa lista

Titoli

1

Durata totale

1h 56min

Generi

Azione e Avventura, Drammatico, Guerra

Dove posso guardare questa lista online?

Il titolo in questa lista non è ancora disponibile su nessun servizio di streaming.