
Le 10 migliori serie TV sui vampiri di sempre: Da “Buffy l'Ammazzavampiri” a “Intervista col Vampiro”:
È sempre un buon momento per parlare di vampiri! Lo è ancora di più adesso, in un periodo in cui il cinema sembra aver riscoperto il fascino della creatura notturna per eccellenza, basti pensare ai recenti Nosferatu (2024) di Robert Eggers e al Dracula (2025) di Luc Besson. Tuttavia, una tendenza opposta va notata nella serialità che si muove con molta più cautela, quasi come se non sapesse bene cosa fare di un archetipo che sembra aver già detto tutto; invece continua ad avere molte cose da dire.
L'eccezione più interessante arriva da Intervista col Vampiro (2022-in corso) di AMC, che dopo due stagioni accolte con entusiasmo dalla critica e dal pubblico torna il 7 giugno 2026 con una terza stagione ribattezzata The Vampire Lestat (2026) – lo stesso titolo del secondo romanzo di Anne Rice, in Italia tradotto con il titolo “Scelti dalle Tenebre” – spostando il punto di vista da Louis a Lestat, che nel presente della serie è diventato una rockstar. Uno dei ritorni più attesi dell'anno!
Sul fronte opposto c'è invece la notizia che ha rattristato una generazione intera di appassionati: la cancellazione del reboot di Buffy L’Ammazzavampiri (1997-2003), the Vampire Slayer: New Sunnydale, che avrebbe dovuto debuttare su Hulu con Sarah Michelle Gellar di nuovo nei panni di Buffy – stavolta come mentore di una nuova cacciatrice – e con il Premio Oscar Chloé Zhao alla regia del pilot.
Il 13 marzo 2026, Hulu ha archiviato il progetto senza troppe spiegazioni. Un'occasione mancata che lascia aperta una domanda su cosa significhi oggi provare a riportare in vita qualcosa che, nel suo momento, aveva cambiato le regole del gioco. In attesa di capire se e dove Buffy troverà una nuova casa, e in attesa che Lestat prenda il palco, questo è il momento giusto per ripercorrere le 10 serie TV sui vampiri che hanno definito il genere, ciascuna con la propria visione, il proprio registro e il proprio modo di usare il morso come metafora di qualcos'altro.
Hellsing / Hellsing Ultimate (2001 / 2006-2012)
Il manga di Kouta Hirano si trasforma in anime in due versioni distinte, e per noi vale la pena farle conoscere entrambe perché dicono cose diverse sulla stessa storia.
Hellsing, la serie del 2001 adatta i primi capitoli del fumetto con un ritmo da thriller soprannaturale, atmosfere dark e una direzione artistica che lavora molto sul contrasto tra ombre e luce. È un'opera incompiuta, in quanto neanche il manga era ancora terminato, che però ha il merito di introdurre Alucard, uno dei personaggi più iconici dell'animazione vampirica: un mostro al servizio degli umani, che sceglie la servitù come forma paradossale di libertà, e che non ha nessuna delle ambiguità romantiche che il genere solitamente concede ai suoi non-morti.
Hellsing Ultimate, prodotta tra il 2006 e il 2012, è invece l'adattamento completo e definitivo: dieci OVA da circa cinquanta minuti ciascuno, con un budget visivo nettamente superiore, una violenza molto più esplicita e una fedeltà al materiale originale che include il terzo atto del manga, con la sua escalation bellica e il suo finale. È più sanguinosa, epica ed estrema. Se la serie del 2001 è un ottimo punto d'ingresso, Hellsing Ultimate è dove la storia trova la sua forma più compiuta.
Qualunque discorso serio sui vampiri in televisione deve cominciare da qui: 1997, Joss Whedon, Buffy l’Ammazzavampiri. Whedon prende un archetipo del cinema horror – la ragazza bionda, generalmente la prima a morire – e lo capovolge: Buffy Summers è la cacciatrice, non la preda, e questo cambio di prospettiva ha conseguenze che vanno ben oltre il genere.
Buffy è la serie TV che ha posto le fondamenta di quasi tutto ciò che è venuto dopo nel panorama del supernatural drama, partendo dalla struttura dell'episodio come allegoria adolescenziale, il vampiro come figura ambivalente capace di amore e redenzione, e il gruppo di amici come nucleo emotivo della storia.
Sette stagioni in cui i vampiri, i demoni e le apocalissi sono sempre il rivestimento esterno di qualcosa di più vicino: il coming of age, il peso delle aspettative, la scoperta della sessualità, il lutto, l'identità. Buffy ha inventato un linguaggio narrativo che la serialità televisiva anglosassone usa ancora oggi, e il fatto che un suo ritorno sia appena naufragato prima ancora di debuttare, forse da una parte rasserena per quella sciocca convinzione che il nuovo possa “rovinare” il vecchio, ma al tempo stesso lascia l’amaro in bocca, non potendo fare a meno di chiederci come sarebbe stato. E, in fondo, noi ci speriamo ancora di vedere questo progetto sorgere.
I fratelli vampiri Stefan e Damon Salvatore tornano a Mystic Falls dopo decenni di assenza e si ritrovano entrambi attratti da Elena Gilbert, studentessa del liceo che gli ricorda, in modo inquietante, una vampira del passato ormai scomparsa.
Triangolo romantico soprannaturale, il registro teen drama con momenti horror, questi gli ingredienti “segreti” di The Vampire Diaries, serie TV che ha stregato milioni di telespettatori superando persino la saga letteraria da cui è tratta.
Otto stagioni in cui la serie costruisce una mitologia vampirica sempre più articolata, introducendo streghe, ibridi, originals e una cosmologia soprannaturale che si espande in continuazione senza mai perdere il centro emotivo. Il vampiro qui è romantico, pericoloso e irresistibile nel senso più letterale del termine, e la serie lavora sistematicamente sul tema della scelta tra umanità e predazione – tra chi si è stati e cosa si è diventati. Non è Buffy per profondità tematica, ma sa come tenere lo spettatore incollato allo schermo per anni, ed è stata la serie che ha ridefinito il soprannaturale adolescenziale per una nuova generazione.
Spin-off di The Vampire Diaries, The Originals sposta il centro dalla high school alla politica vampirica di New Orleans e nel farlo cambia completamente registro. Klaus Mikaelson – ibrido vampiro-lupo mannaro e antagonista della serie madre – diventa qui il protagonista, e con lui la narrazione si sposta dall'adolescenza alla famiglia come struttura di potere, lealtà e tradimento.
I Mikaelson sono i vampiri originali, i primi della specie, pertanto la serie esplora cosa significhi essere immortali all'interno di un nucleo familiare disfunzionale da un millennio, cosa si è disposti a fare per proteggere, e controllare, chi si ama.
New Orleans, con la sua storia legata ai vampiri e la sua mitologia voodoo, è una scelta scenografica che dà alla serie una specificità culturale, e anche una maturità, che The Vampire Diaries non aveva. The Originals è una serie che ha capito che i suoi personaggi erano troppo interessanti per restare comprimari e ha avuto il coraggio di dargli spazio.
Restiamo sempre in Louisiana, che come detto è un terreno molto fertile per i vampiri, questa volta però in futuro prossimo dove i vampiri hanno fatto coming out all'umanità grazie all'invenzione di un sangue sintetico che li rende tecnicamente autosufficienti. Non tutti, però, sono convinti che convivere sia una buona idea – né tra gli umani né tra i vampiri stessi. All’interno di questa cornice conosciamo la nostra Sookie Stackhouse, una cameriera con capacità telepatiche, che si innamora di Bill Compton, vampiro sudista con un passato dalla Guerra Civile in poi. Sebbene il sentimento della ragazza sia presto ricambiato dal vampiro, quest’ultimo cerca fino all’ultimo di tenerla lontana dal mondo dei vampiri, troppo feroce e pericoloso, nonché dal suo passato, ma si sà, quando l’amore si mette nel mezzo…
L’adattamento seriale di True Blood di Alan Ball, tratto dall’omonima saga di Charlaine Harris, usa i vampiri come allegoria politica delle lotte per i diritti civili, in particolare quelli della comunità LGBTQ+, e lo fa senza creando continui parallelismi con il nostro mondo.
Il sesso è esplicito, la violenza è splatter, le dinamiche di potere tra umani e vampiri vengono esplorate con un cinismo che la serie non cerca di addolcire. Sette stagioni in cui il Southern Gothic incontra la satira sociale e il body horror, con un cast di personaggi secondari così ricchi da rendere quasi irrilevante la trama principale.
Un aereo atterra a New York con quasi tutti i passeggeri morti. L'epidemiologo Ephraim Goodweather del CDC capisce quasi subito che quello che si trova di fronte non è un'epidemia nel senso convenzionale del termine. Infatti, quell’aereo è solo l’inizio di una mutazione che cambierà per sempre le sorti del nostro mondo.
Guillermo del Toro e Chuck Hogan adattano la loro trilogia di romanzi, “Nocturna”, costruendo una serie che riporta il vampiro alla sua natura parassitaria; The Strain trasforma il morso in contagio, la mutazione vampirica in un'infezione biologica che ha più a che fare con i worm cerebrali che con il romanticismo gotico.
È la serie di questa lista più vicina all'horror puro, quella che lavora di più sulla paura viscerale e sul disgusto fisico. I vampiri di The Strain non sono creature seducenti, sono organismi trasformati, con una biologia che del Toro descrive con la stessa precisione macabra dei suoi film. Quattro stagioni in cui New York si trasforma progressivamente in un territorio di guerra biologica, con un villain – il Maestro – che porta il concept del vampiro come entità millenaria e manipolatrice alle sue conseguenze più radicali.
Tratto dall'omonima saga videoludica Konami, Castlevania è la dimostrazione che l'animazione occidentale può competere con il miglior anime in termini di qualità visiva, scrittura e complessità tematica. Trevor Belmont, ultimo di una famiglia di cacciatori di vampiri, si trova a dover formare un'alleanza improbabile con Sypha Belnades, maga nomade, e Alucard, figlio di Vlad Dracula Tepeș e di una donna umana, per fermare il padre che vuole sterminare l'umanità intera per vendicare la morte dell’amata moglie.
Adi Shankar produce una serie in cui Dracula è tragicamente comprensibile, un essere che ha scelto l'amore e ha visto l'amore distrutto dalla stupidità, dal fanatismo e superstizione umana, e in cui la violenza è tanto bella da guardare quanto difficile da digerire.
Quattro stagioni animate con uno stile che mescola influenze dell'animazione giapponese a quella europea, con dialoghi più taglienti di molte serie live action e una gestione dei personaggi secondari che trasforma ogni comprimario in qualcosa di memorabile. Una delle migliori opere animate degli ultimi anni, indipendentemente dal genere.
Assolutamente da recuperare anche lo spin-off Castlevania: Nocturne (2023-2025), ambientato 300 anni dopo gli eventi della serie madre.
Quattro vampiri condividono un appartamento a Staten Island. Nandor L’Implacabile, i coniugi Laszlo e Nadja, e il vampiro energetico Colin Robinson cercano di sopravvivere alla vita moderna mentre un documentario fittizio li segue nella quotidianità. Basata sull’omonimo film del 2014 di Taika Waititi e Jemaine Clement, What We Do in the Shadows porta il format mockumentary in un contesto completamente diverso e ci costruisce sopra sei stagioni di commedia soprannaturale.
What We Do in the Shadows è l'unica serie di questa lista che usa il vampiro esplicitamente come oggetto comico, e lo fa con una consapevolezza del genere che trasforma ogni battuta in un commento implicito su tutto quello che la lista sopra ha costruito, a cominciare proprio dai vampiri protagonisti, ognuno di loro archetipo di un vampiro diverso. Infatti, vampiri qui sono creature immortali profondamente inadatte al presente, bloccate in schemi comportamentali di secoli fa, incapaci di capire il wifi ma perfettamente a loro agio con la gerarchia feudale. La parodia funziona perché conosce esattamente cosa sta parodiando, e alcune delle sue trovate sono tra le idee più originali che il genere abbia prodotto negli ultimi anni. La serie TV perfetta per tirare su di morale in qualsiasi momento!
Ma attenzione, crea dipendenza.
La storica Diana Bishop scopre per caso un manoscritto alchemico incantato nella Bodleian Library di Oxford, rirovandosi al centro di una guerra politica tra creature soprannaturali – vampiri, streghe e demoni – che quel manoscritto lo cercano da secoli.
Matthew Clairmont è il vampiro genetista di cui, inevitabilmente, si innamora, violando una delle regole che vietano le relazioni tra specie diverse; questo non è solo che l’inizio del viaggio tra Matthew e Diana, la quale scoprirà di essere molto più coinvolta e che, forse, non è stata tanto lei a trovare il libro, quanto il libro a trovare lei.
Adattamento della trilogia di Deborah Harkness, A Discovery of Witches appartiene al registro del fantasy romantico adulto con una base letteraria solida, e si distingue dalle altre serie di questa lista per il modo in cui tratta il soprannaturale come sistema politico: i vampiri, le streghe e i demoni convivono sotto una gerarchia di governo – il Congrege – che regola i rapporti tra specie con la stessa logica opprimente di qualunque istituzione umana. Tre stagioni in cui la mitologia si espande notevolmente, dall'Oxford contemporaneo all'Inghilterra elisabettiana, con una qualità produttiva che riflette l'ambizione del materiale di partenza.
Rolin Jones adatta il primo romanzo di Anne Rice, Intervista col Vampiro, per AMC con un'operazione che nessuno si aspettava riuscisse così bene: spostare la relazione tra Louis e Lestat dalla sua ambiguità implicita all'esplicito, fare di Louis un uomo di colore nella New Orleans del primo Novecento, e trattare quella storia come quello che è sempre stata: una storia d'amore tossica, violenta e irresistibile tra due creature che non riescono né a stare insieme né a fare a meno l'uno dell'altro.
Due stagioni acclamate dalla critica e molto amate dal pubblico, nonostante un inizio disorientante per chi arriva dai libri della Rice, che sono state usate come base per un universo più espanso dove troviamo anche la serie TV Mayfair Witches (2023-2025) e Talamasca: The Secret Order (2025) – però recentemente cancellata – e l’attualmente in produzione Night Island.
Lo showrunner lavora molto sull'idea che il vampiro, come figura letteraria, abbia sempre incarnato un’essenza queer – il desiderio taciuto e represso, la diversità che spaventa chi la osserva dall'esterno – e lo dice chiaramente anziché lasciarlo tra le righe. Inoltre, la serie TV lavora moltissimo sul concetto di identità, intesa anche come memoria e crescita, e razzialità, riuscendo a trovare una buona chiave di lettura per “svecchiare” dal loro tempo i libri di Anne Rice, riproponendo in una veste sicuramente nuova ma che tende a non tradire mai – o quasi – il materiale di partenza.
Jacob Anderson e Sam Reid costruiscono due personaggi che non assomigliano a nessun altro vampiro televisivo: Louis è il punto di vista morale della storia, Lestat è il caos che quel punto di vista destabilizza costantemente. Senza dimenticare Eric Bogosian, ovvero il giornalista Daniel Molloy, che funge da narratore “inaffidabile” per tutte le vicende narrate.


































