
Da Oscar di “Lady Oscar” a Tsubakino di “Wind Breaker”: i 10 personaggi queer (coded) più iconici degli anime
Dopo la classifica dedicata alle coppie, in occasione del Pride Month abbiamo deciso di spostare lo sguardo sui singoli: personaggi che incarnano una possibilità queer non per forza all'interno di una storia d'amore e non necessariamente dentro un anime dichiaratamente LGBTQ+.
In alcuni casi parliamo di orientamento, in altri di una decostruzione del genere o degli stereotipi a esso legati, in altri ancora di vere e proprio transizioni. Per qualcuno la lettura resta affidata al sottotesto, in quanto non tutti gli autori hanno ritenuto necessario specificare, quanto più lasciare al lettore/spettatore di farsi una propria idea. Questo non va confuso con la censura che, invece, in alcuni casi è stata applicata dagli emittenti internazionali – Sailor Moon (1992-1996) sarà sempre la più citata in questo caso – piuttosto con una presa di posizione per sottolineare l’importanza di non dover “soffocare” tutto con delle etichette ma, anzi, lasciare anche al personaggio la libertà di potersi esprimere secondo la sua natura non piegata da dicotomie di genere o schemi sociali imposti.
Quello che segue è un attraversamento che ignora volutamente i confini di genere narrativo: si passa dallo shoujo al seinen, dallo shonen allo spokon, perché i personaggi queer più importanti hanno fatto irruzione ovunque, soprattutto là dove meno te lo aspetti.
Oscar François de Jarjayes
Cominciamo dalla matrice, Lady Oscar, perché per intere generazioni Oscar è stata la prima crepa nel binario di genere mai incontrata su uno schermo. Cresciuta come un uomo per volontà di un padre senza eredi maschi, comandante della Guardia Reale, Oscar non indossa la mascolinità come un travestimento da smascherare al momento giusto: la abita, e la serie tratta la sua autorità come la cosa più naturale del mondo.
Riyoko Ikeda raccoglie qui l'eredità diretta dal teatro Takarazuka, di quelle otokoyaku che recitano i ruoli maschili e diventano oggetto d'amore per un pubblico di donne, trasformandola in protagonista assoluta. La sua storia con André resta eterosessuale, certo, così come l’interesse amoroso per il conte Fersen, ma non dimentichiamo la natura ambigua del suo rapporto con Maria Antonietta o del forte fascino esercitato tanto su Rosalie quanto su Charlotte, ma l’essenza queer e rivoluzionaria di Oscar è sempre stata posta nel suo modo di decostruire gli stereotipi legati al genere, lasciando che una donna possa essere un soldato, uno dei più influenti, senza rinunciare alla sua natura.
Zoisite
Se in Sailor Moon Haruka e Michiru, ovvero Sailor Uranus e Sailor Neptune, sono state la coppia queer più manomessa dalle censure occidentali, Zoisite ne è il rovescio speculare, il personaggio a cui hanno cambiato il sesso pur di negare il suo orientamento sessuale. Nell'anime originale Zoisite è uno dei quattro generali al servizio della Regina Beryl, elegante, vanitoso, spietato e profondamente innamorato di Kunzite, suo superiore e suo amante. La loro è una relazione tenera e dichiarata, mostrata senza imbarazzo in mezzo alle trame del male, come del resto per la maggior parte dei personaggi e relazioni all’interno del manga e dell’anime.
L'adattamento americano, invece, lo trasformò in una donna, perché un cattivo poteva essere crudele quanto voleva, ma sicuramente non poteva essere gay. E attenzione, se la relazione tra Zoisite e Kunzite non fosse mai stata esplicitata, in realtà l’orientamento non dichiarato, ma lasciato passare per un mero “tratto caratteriale” – cosa che nell’animazione statunitense capita spesso di dipingere villain con tratti riconducibili all’effeminatezza e omosessualità latente – non sarebbe stato un problema. Giusto per sottolineare l’ipocrisia di un popolo da cui, purtroppo, noi italiani abbiamo copiato senza se e senza ma, “fidandoci” del loro adattamento.
Zoisite resta uno dei primi uomini apertamente innamorati di un altro uomo che la televisione per ragazzi abbia mai trasmesso, e il fatto che fosse un villain non ne diminuisce la portata: rendeva semplicemente normale che anche dalla parte sbagliata si potesse amare così. Del resto, tutti e quattro gli spietati generali della Regina Beryl sono stati vittima – in tutti i sensi – dell’amore.
Kaworu Nagisa
Difficile non pensare a Kaworu Nagisa come uno di quei personaggi che hanno lasciato una ferita profonda nell'immaginario queer dell'animazione. La sua presenza nella serie Neon Genesis Evangelion e nel film Neon Genesis Evangelion: The end of Evangelion (1997) è tanto breve quanto fondamentale, non solo per Shinji, offrendogli un sentimento puro, una presenza tenera e non giudicante all’interno di un mondo, invece, in cui Shinji ha imparato per lo più a subire disprezzo e abbandono, ma anche per la natura ibrida che incarna.
Kaworu, in quanto angelo ed essere umano al tempo stesso, rappresenta un’idea di fluidità e non conformità del genere tanto nel corpo quanto nella mente, rifiutando qualsiasi convenzione anche a livello emotivo e sentimentale. Porta lo spettatore a riflettere sulla complessità dell’identità e dei sentimenti, e lo fa con la pratica, cioè con il suo rapporto con Shinji, offrendogli amore. Un amore che potrebbe avere molte sfumature, oscillando tra amicizia e attrazione, devozione e ossessione.
Hideaki Anno costruisce attorno a quel sentimento il dilemma più atroce della serie, perché Kaworu è anche l'ultimo Angelo, e Shinji dovrà ucciderlo con le proprie mani. Tuttavia la loro parentesi è uno dei momenti più toccanti, delicati e psicologicamente intensi di tutta l’opera.
Grifis
Bellissimo, ambizioso oltre ogni limite, capace di concedersi al re per ottenere ciò che vuole, Grifis è un personaggio la cui sessualità rifiuta ogni casella: il suo legame con Gatsu è il cuore emotivo dell'opera, possessivo, eroticamente carico, devastante nel modo in cui pretende di possederlo per intero. Kentaro Miura disegna un desiderio che non si lascia nominare e poi ne fa il motore del tradimento più atroce mai messo in un manga. È evidente che Grifis erediti lo schema occidentale del queer come pericolo, quello del bello e ambiguo che porta alla rovina; ma la scrittura di Miura è troppo ricca, troppo dolente, per esaurirsi in quel cliché. L'Eclissi è anche la deflagrazione di un amore che non ha trovato una forma e si è rappreso in annientamento.
Se volessimo concederci un momento di facile ironia, potremmo dire che nulla in Berserk sarebbe successo se solo Gatsu si fosse concesso al sentimento tanto bramato da Grifis. Del resto, a noi sarebbe andata bene anche una bella relazione poliamorosa tra loro e Caska. Forse uno dei “What if” più grandi della storia degli anime/manga, seguito dalla mancata discussione tra Geto e Gojo di fronte al KFC in Jujutsu Kaisen (2020-in corso).
Gren
In due soli episodi, quelli di Jupiter Jazz, Cowboy Bebop costruisce uno dei personaggi più radicalmente queer dell'animazione anni Novanta. Gren è un sassofonista malinconico su Callisto, ex soldato della guerra di Titano, dall’aspetto androgino. Spinta dalla curiosità, Faye gli domanda se sia un uomo o una donna, e di tutta risposta arriva un’affermazione piuttosto sorprendente, e illuminante, per il contesto storico: entrambi insieme e nessuno dei due.
Il suo è un corpo che porta i segni di una violenza, alterato dagli esperimenti farmacologici subiti in prigione, e in questo Gren paga il prezzo che la sua epoca chiedeva ancora a chi sfuggiva alle categorie. Tuttavia la serie non lo tratta mai come un mostro o una freak: lo guarda con una tenerezza dolente, tanto che persino Spike sceglie di aiutarlo nonostante la taglia sulla sua testa. Sotto la sua androginia corre poi il vero nervo del personaggio, il sentimento per Vicious, un'ammirazione che la regia lascia volutamente sospesa sul confine del desiderio, mai nominata e proprio per questo assordante.
Gren ama un uomo che lo ha tradito e va incontro alla morte per lui, chiudendo gli occhi sotto un cielo che voleva soltanto rivedere una volta. Per un personaggio nato per durare due episodi in un anime “old school”, ha lasciato un'impronta potentissima.
Kikunojo
Sapevate che il fumetto più venduto della storia, nonché uno degli anime più longevi, ospitasse un considerevole numero di personaggi queer?
Tra i più interessanti c’è quello di Kiku, uno dei Nove Foderi Rossi, i samurai fedeli al clan Kozuki nell'arco di Wano in One Piece. Sebbene in alcune descrizioni venga definito di genere maschile, Kiku descrive la sua persona come una che “ha un animo femminile”, affermazione generalmente usata in giappone per indicare donne transgender.
La sua figura è androgina, alta, elegante, indossa il rossetto con la stessa fierezza con cui tiene testa ai temibili nemici della saga, infatti è tra i personaggi più formidabili con la spada.
In un contesto come quello dei samurai e del loro codice d'onore, dove ci si aspetterebbe il massimo della rigidità, Kiku esiste con una dignità intatta, rispettata dai compagni e onorata dalla narrazione. Tra l’altro nello stesso arco facciamo la conoscenza del personaggio di Yamato che vive la stessa situazione di Kiku ma a generi invertiti.
Leeron Littner
Leeron Littner in Sfondamento dei cieli Gurren Lagann è la dimostrazione che si può scrivere un personaggio dichiaratamente gay, flamboyant fino al midollo, senza farne mai una macchietta da punire. È il geniale ingegnere che tiene in vita la squadra, quello senza cui le macchine non funzionerebbero e la rivoluzione si fermerebbe al primo guasto: competente, indispensabile, eroico.
Studio Gainax gli costruisce attorno tutta la teatralità del caso, ma non gli toglie un grammo di dignità né di forza. In un genere mecha fatto di virilità ostentata e sfide all'ultimo sangue, Leeron occupa lo schermo con una sicurezza, restituendo a uno stereotipo storicamente bistrattato il diritto di essere semplicemente un gran fico.
Seiko Kotobuki
Se parliamo di shoujo, non si può non citare Aya Nakahara. E se citiamo Aya Nakahara, allora non possiamo non parlare della sua opera regina: Lovely Complex, la commedia romantica shoujo per eccellenza. Tra gli improbabili siparietti della coppia protagonista, Risa e Otani, amici fin dall’infanzia e con un forte sentimento l’una per l’altro ostacolato “esclusivamente” dall’altezza (si, perché se Risa è una ragazza molto alta per la media, al contrario Otani è un ragazzo un po’ basso per la media), prende forma uno dei personaggi transgender più amati dell'animazione di quegli anni: Seiko.
Bellissima, solare, fieramente sé stessa, e quando viene rivelato che è il suo sesso biologico non corrisponde a quello in cui si identifica, non rinuncia di un millimetro alla propria identità di ragazza, anzi la rivendica con una serenità che nel contesto di allora aveva qualcosa di sovversivo. E nello stesso modo gli altri, Otani compreso che era quello più coinvolto – in quanto iniziale oggetto dell’amore di Seiko – si pongono nei suoi confronti con grande rispetto.
Certo, la scrittura risente dei limiti della sua epoca, e qualche battuta oggi, che abbiamo un lessico estremamente forbito per rispettare qualsiasi identità, suona datata; ma il modo in cui Lovely Complex le concede di essere desiderata, di piacere a un ragazzo e di restare semplicemente Seiko, senza essere ridotta a barzelletta, approfondendo (soprattutto nel manga) la sua disforia e percorso di transizione, resta uno dei momenti di grande rappresentazione e sensibilità queer in tempi ancora non sospetti.
Crona
Atsushi Ōkubo, autore di Soul Eater, ha chiesto esplicitamente alla redazione di mantenere indeterminato il genere di Crona, dando vita a una delle rappresentazioni non-binarie più radicali apparse in un manga shonen, in anni in cui il termine stesso era lontanissimo dal dibattito mainstream.
Crona è uno studio sull'esistenza fuori dalle categorie, cresciut* sotto l'abuso di una madre, Medusa, che l'ha plasmat* come un'arma. La sua fatica più grande è relazionarsi con un mondo che pretende sempre di sapere come collocarti, ma quando non hai mai avuto occasione di poterti fare delle domande su te stess*, prenderti del tempo per te, per i tuoi sentimenti, per poterti pensare al di fuori dello sguardo e volontà di qualcun’altro, come ci si può davvero relazionarsi in un contesto che pretende così tanto?
La forza rappresentativa di Crona sta nella sua solitudine, quel tipo di solitudine tipica di chi non trova le parole per esprimere cosa prova, semplicemente perché non le conosce ancora, proprio come capita a chi sa di sfuggire ai canoni di una norma che ti vorrebbe o X o Y.
Tsubakino Tasuku
Chiudiamo nel presente con un personaggio che misura esattamente la distanza percorsa da Oscar a oggi. In Wind Breaker, dentro un universo di scuole che si sfidano a suon di scazzottate, dentro un genere storicamente più mascolino di così non si potrebbe, il Bofurin accoglie un personaggio dall'identità di genere fluida senza che la cosa diventi il problema, la prova da superare o la battuta della giornata.
Tsubakino sfida e decostruisce gli stereotipi attraverso l'abbigliamento, la presenza, la storia personale. Lo fa con una dignità che il pubblico del 2024 ormai dà per scontata, ma che in fondo così scontato non lo è affatto. La sua vera rivoluzione sta nel rappresentare con una naturalezza che potremmo definire scontata, soprattutto nella (non) reazione degli altri personaggi, e che porta a riflettere sull’approccio che dovremmo avere nei confronti di una persona. Ma sta anche nel non passare necessariamente dalla tragedia, bensì da una quotidianità spontanea, pacifica – per quanto pacifica possa essere la vita nel Bofurin – e soprattutto felice. Non di meno da nessun’altro.

































