
Vuoi fare il Cammino di Santiago dopo aver visto "Buen Camino"? Ecco 5 film sul pellegrinaggio per prepararti!
Ostelli, scarpe comode, zaini pesanti, pranzi al sacco e letti condivisi. Sì, il Cammino di Santiago è un’esperienza tanto fisica quanto mentale. Lo sa bene Checco Zalone che, con Buen Camino (2025), è riuscito a far (ri)scoprire questo viaggio spirituale al grande pubblico. Tra risate, gag e buoni sentimenti.
Tuttavia, prima del comico pugliese, il viaggio verso Santiago ha più volte ispirato il cinema, puntando sul concetto di catarsi, di accettazione, di riscoperta di sé. Un percorso che va oltre il lato spirituale per abbracciare, anche, un lato più umano. Dal documentario I’ll Push You (2017) ad un classico come The Way - Il Cammino per Santiago (2010), la lista è lunga, e tutti i titoli riescono a raccontare le diverse sfumature di un’esperienza fuori dal normale.
Se hai amato Buen Camino e vuoi scaldare i muscoli per prepararti al viaggio, JustWatch ha stilato i 5 film che non devi perdere per arrivare, pronto, nella splendida Santiago de Compostela.
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Al final del camino
Un nome, un destino: Roberto Santiago affronta il Cammino con il tono della commedia, ma riesce comunque a cogliere il senso più profondo del viaggio interiore che caratterizza ogni pellegrinaggio verso Compostela. Al centro de Al final del Camino ci sono Pilar e Nacho. Si detestano, ma devono fingere di stare insieme per realizzare un reportage su Olmo, guru argentino. In 100 minuti, lungo il viaggio, i due si trovano costretti a confrontarsi con ciò che realmente sono diventati.
Un racconto dinamico che attraversa la Galizia, alternando ironia, malinconia e momenti di introspezione. Dietro l’umore leggero, il film mostra la dimensione più accessibile del cammino, costellato da personaggi, situazioni estreme e luoghi unici. Con un appunto: il percorso conta più della meta. Se ti piacciono i road movie spagnoli come Taxi a Gibraltar (2019), devi vedere Al Final del Camino.
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Saint-Jacques... La Mecque
Quasi due ore per una storia che punta sulla catarsi finale. Anche qui, il cambiamento è il filo conduttore. Coline Serreau dirige Saint-Jacques... La Mecque, storia di tre fratelli - che si odiano - alle prese con l’eredità della loro madre. Per arrivare al “bottino” dovranno viaggiare da Le Puy-en-Velay a Santiago de Compostela. Come se non bastasse, dovranno condividere il cammino con altre persone. Ne vedremo delle belle.
La forza del film è la coralità, ben sfruttata per mescolare personaggi, situazioni, amori, relazioni. Il legame con il Cammino di Santiago si trova soprattutto nell’idea del viaggio come esperienza di cambiamento, alternando la dimensione umana e interiore. È da vedere perché mostra come il tragitto verso Santiago possa diventare metafora della convivenza tra persone diverse, costrette ad ascoltarsi e ridefinire le proprie certezze. Non devi perderlo se sei appassionato di sfide spirituali e hai apprezzato Viaggio alla Mecca (2004).
L’Apostolo di Fernando Cortizo è uno dei titoli più originali legati all’immaginario del Cammino di Santiago. Un film d’animazione in stop-motion che mescola horror gotico, folklore e mistero religioso. La trama segue Ramón, un detenuto appena evaso che si reca in un remoto villaggio della Galizia per recuperare un bottino nascosto anni prima. Una volta arrivato, però, scopre un luogo inquietante abitato da anziani misteriosi e presenze enigmatiche.
In soli 80 minuti, l’opera colpisce soprattutto per il suo stile visivo estremamente curato: le atmosfere nebbiose della Galizia, i boschi isolati e i villaggi di pietra evocano un lato più oscuro e antico del territorio. Chi percorre il Cammino parla spesso della sensazione di attraversare luoghi sospesi nel tempo, dove la spiritualità si intreccia con tradizioni molto antiche: la pellicola riesce a tradurre perfettamente quella sensazione in immagini. Ancora una volta l’horror, anche se soffuso, riesce a far centro. Se l’animazione stop-motion in stile Boxtrolls (2014) è una tua passione, vedi L’Apostolo.
Cosa vuol dire essere umani? Se lo chiede il genio di Luis Buñuel, in uno dei titoli più surreali mai realizzati sul Cammino di Santiago. In 102 minuti, la storia segue due vagabondi francesi che decidono di percorrere a piedi la strada verso Santiago. Nel corso del viaggio, incontrano personaggi assurdi e si scontrano con situazioni paradossali che sfidano continuamente la logica narrativa tradizionale.
Qui il Cammino non è soltanto una strada fisica, ma un percorso che si addentra nei dubbi della fede, sfiorando la storia della religione e le contraddizioni del pensiero umano. Buñuel utilizza Santiago per interrogarsi sul rapporto tra dogma e libertà, tra fede autentica e istituzione religiosa, smascherando con arguzia le incongruenze del cattolicesimo. Se hai amato Il fascino discreto della borghesia (1972) e Il fantasma della libertà (1974) non devi perdere La via Lattea, considerato da Buñuel come il primo capitolo di una trilogia che punta sulla "ricerca della verità".
Diretto da Emilio Estevez, è probabilmente il film contemporaneo più celebre dedicato al Cammino. La storia segue Tom Avery, un medico americano interpretato da Martin Sheen, che si reca in Francia dopo la morte del figlio Daniel, deceduto durante le prime tappe del Cammino. Invece di tornare immediatamente a casa, Tom decide di completare il pellegrinaggio al posto del figlio.
Estevez, puntando sull’emotività, riesce a rappresentare con grande sensibilità ciò che rende il cammino un’esperienza tanto trasformativa. Il pellegrinaggio diventa un processo di guarigione emotiva, ma anche un’occasione per rallentare, condividere fragilità e riscoprire il valore della semplicità. In due ore di montaggio, The Way restituisce con autenticità il ritmo quotidiano del pellegrino. Non solo una meta geografica, ma un’esperienza capace di cambiare profondamente il modo di guardare la vita, accettando il dolore più indicibile. Se ti sei emozionato con il viaggio di Reese Witherspoon in Wild (2014), ti emozionerai con The Way.





















