
Bloccati nel tempo: i 10 migliori film sui loop temporali da rivedere all'infinito
Il loop temporale è uno dei meccanismi narrativi più efficaci che il cinema abbia mai trovato, e il motivo è semplice, costringe il personaggio a confrontarsi con se stesso. Non con un nemico esterno, non con un mistero da risolvere, ma con le proprie scelte, i propri errori, la propria incapacità di cambiare.
Il giorno si ripete, le stesse cose succedono nello stesso ordine, e l'unica variabile è il protagonista, che può scegliere di fare tutto uguale o di provare qualcosa di diverso. È un dispositivo che funziona con qualsiasi genere, dalla commedia all'horror, dalla fantascienza al thriller, e che negli ultimi trent'anni ha prodotto alcuni dei film più inventivi e sorprendenti del cinema contemporaneo.
Il capostipite più celebre resta Ricomincio da capo (1993), ma da allora il concetto è stato declinato in modi che il regista Harold Ramis non avrebbe mai immaginato: loop temporali in guerra, in un campus universitario, in una festa a Palm Springs, in un videogioco, in un thriller con serial killer. Ecco dieci film che hanno saputo usare questa idea nel modo più intelligente, divertente o disturbante possibile.
Il meteorologo Phil Connors, interpretato da Bill Murray, viene mandato a Punxsutawney, Pennsylvania, per coprire il Giorno della Marmotta, una tradizione locale che detesta. Al risveglio scopre di essere bloccato nel 2 febbraio, condannato a rivivere la stessa giornata per un tempo che nel film non viene mai quantificato ma che, secondo i calcoli dei fan e dello stesso Ramis, si aggira tra i dieci e i trentaquattro anni.
Ricomincio da capo è il film che ha inventato il genere, o quanto meno lo ha codificato in modo così potente che tutti i loop temporali successivi sono stati inevitabilmente misurati su di esso. La genialità della sceneggiatura sta nel non spiegare mai perché Phil è bloccato nel loop: non c'è uno scienziato pazzo, non c'è una macchina del tempo, non c'è un'entità sovrannaturale. C'è solo un uomo egoista e cinico che deve imparare a vivere, e il tempo non lo lascia andare finché non ci riesce. Murray è straordinario nel passare dall'arroganza alla disperazione, dal cinismo alla tenerezza, e il fatto che il film riesca a essere una commedia romantica, un dramma esistenziale e una riflessione filosofica senza mai perdere la leggerezza è la ragione per cui, trent'anni dopo, funziona ancora perfettamente. Se non lo avete mai visto, partite da qui. Se lo avete già visto, riguardatelo, il film parla proprio di questo.
Nel 2035 un virus ha sterminato la quasi totalità dell'umanità. I sopravvissuti vivono sottoterra. James Cole, un detenuto interpretato da Bruce Willis, viene mandato indietro nel tempo per raccogliere informazioni sull'origine del virus, ma il viaggio temporale non funziona come dovrebbe e Cole finisce nel 1990, sei anni prima dell'epidemia, dove viene ricoverato in un ospedale psichiatrico e incontra Jeffrey Goines, un paziente maniaco interpretato da Brad Pitt.
Terry Gilliam prende ispirazione da La Jetée (1962) di Chris Marker, il cortometraggio francese composto quasi interamente da fotografie fisse, e lo trasforma in un film paranoico e labirintico in cui il viaggio nel tempo non serve a cambiare il passato ma a confermarlo. L'esercito delle 12 scimmie non è un loop temporale nel senso classico del termine, ma il suo protagonista è intrappolato in un ciclo che si chiude su se stesso con una fatalità che ricorda più la tragedia greca che la fantascienza. Brad Pitt, in uno dei primi ruoli lontani dalla sua immagine da sex symbol, ottenne la nomination all'Oscar come non protagonista e dimostrò di essere molto più di di quello che il pubblico e certa critica credeva di lui. Willis, dal canto suo, è perfetto nel ruolo dell'uomo che non sa più distinguere la realtà dal delirio. Perfetto per chi ama la fantascienza nel suo lato cupo e filosofico.
Donnie è un adolescente disturbato che vive in una tranquilla cittadina americana alla fine degli anni Ottanta. Una notte, un misterioso personaggio vestito da coniglio di nome Frank lo convince a uscire di casa. Mentre è fuori, un motore di aereo precipita sulla sua camera da letto. Da quel momento, Donnie ha ventotto giorni prima della fine del mondo.
Anche Donnie Darko non è un loop temporale tradizionale, ma gioca con la struttura circolare del tempo in un modo che ha fatto impazzire gli spettatori dalla sua uscita. Il film di Richard Kelly, uscito poche settimane dopo l'11 settembre 2001 e ignorato al botteghino, è diventato uno dei cult più discussi degli anni Duemila grazie al passaparola e all'home video, generando teorie interpretative che ancora oggi riempiono forum e subreddit. Jake Gyllenhaal, appena diciannovenne, dà a Donnie una fragilità inquieta che tiene insieme un film che altrimenti rischierebbe di perdersi nella propria ambiguità. La colonna sonora, con Mad World dei Tears for Fears nella versione di Gary Jules, è diventata un pezzo di cultura pop. È un film che non si capisce del tutto alla prima visione, e forse nemmeno alla terza, ma che resta in testa per settimane. Consigliato a chi ha amato Mulholland Drive (2001) di David Lynch per il modo in cui trasforma la confusione narrativa in un'esperienza visionaria.
Jess, interpretata da Melissa George, sale su una barca a vela con un gruppo di amici per una gita in mare. Una tempesta li sorprende, la barca si rovescia, e i sopravvissuti trovano rifugio su una nave da crociera apparentemente deserta. Da quel momento, le cose cominciano a ripetersi.
Triangle è il film sui loop temporali tra i meno conosciuti ma assolutamente da recuperare. Christopher Smith costruisce un thriller che parte come un horror ambientato in mare e si trasforma gradualmente in un puzzle temporale la cui soluzione è insieme logica e devastante. Dire di più sulla trama significherebbe rovinare l'esperienza, ma basti sapere che il film richiede almeno due visioni per essere apprezzato appieno, e che la seconda visione è completamente diversa dalla prima, perché ogni scena acquisisce un significato nuovo alla luce di quello che si è scoperto nel finale. Melissa George regge da sola un film che le richiede di interpretare versioni diverse dello stesso personaggio con sfumature minime, e la fotografia sfrutta gli interni claustrofobici della nave con un'abilità che ricorda il miglior Kubrick di Shining (1980). Pochi lo conoscono, il che è un peccato enorme.
Il capitano Colter Stevens si sveglia su un treno diretto a Chicago nel corpo di un altro uomo. Ha otto minuti prima che il treno esploda. Ogni volta che muore, torna all'inizio degli stessi otto minuti, e la sua missione è scoprire chi ha messo la bomba prima che l'attentatore colpisca di nuovo.
Duncan Jones, che aveva esordito due anni prima con il brillante Moon (2009), firma con Source Code un thriller fantascientifico che usa il loop temporale come meccanismo da poliziesco: ogni ripetizione è un tentativo di risolvere il caso, e ogni volta Colter scopre qualcosa di nuovo sui passeggeri, sul treno e su se stesso. Jake Gyllenhaal è efficace nel ruolo del soldato che non capisce cosa gli sta succedendo, e Vera Farmiga, nella parte della controller che lo guida da una stanza lontana, aggiunge al film una tensione che va oltre il meccanismo del semplice thriller. Il film è breve, novanta minuti scarsi, ma riesce a mantenere il ritmo altissimo in ogni secondo, il che lo rende il loop temporale più compatto e nervoso della lista. Per chi ama i thriller con un cuore sci-fi, e per chi ha apprezzato Inception (2010) di Nolan ma cerca qualcosa di più diretto.
La Terra è invasa dagli alieni. Il maggiore William Cage, un ufficiale che non ha mai combattuto, viene mandato in prima linea e muore nel giro di pochi minuti. Si risveglia il giorno prima della battaglia. Muore di nuovo. Si risveglia di nuovo. Ogni volta impara qualcosa, migliora, diventa un soldato più capace, finché non incontra Rita Vrataski, una veterana interpretata da Emily Blunt che ha già vissuto lo stesso ciclo.
Edge of Tomorrow è il loop temporale più divertente e adrenalinico di questa lista, un film che prende il meccanismo di Ricomincio da capo e lo applica a uno scenario bellico con risultati straordinari. Tom Cruise muore decine di volte, in modi sempre diversi e spesso esilaranti, e il film trasforma ogni morte in una lezione, ogni ripetizione in un passo avanti verso la soluzione. Doug Liman, che aveva già diretto The Bourne Identity (2002) e Mr. & Mrs. Smith (2005), gestisce le scene d'azione con un ritmo che non si ferma mai, e Emily Blunt è una co-protagonista talmente forte da mettere in ombra Cruise in più di una scena. Tratto dalla light novel giapponese All You Need Is Kill di Hiroshi Sakurazaka, il film fu un mezzo flop al botteghino americano ma venne salvato dagli incassi internazionali e dal passaparola, diventando nel tempo un cult. Consigliato a chiunque ami l'azione e la fantascienza, e perfetto per chi pensa che Tom Cruise non sappia più sorprendere.
Un agente temporale, interpretato da Ethan Hawke, sta cercando di fermare un attentatore che non è mai riuscito a catturare. L'ultima missione lo porta indietro nel tempo, dove incontra un giovane con una storia impossibile da credere. Da lì in poi, dire qualsiasi cosa sulla trama significherebbe rovinare il film.
Predestination è il loop temporale più complesso e cervellotico di questa lista, un film che si piega su se stesso come un origami fino a raggiungere una conclusione che ti costringe a ripensare ogni scena dall'inizio. Tratto dal racconto All You Zombies di Robert A. Heinlein, uno dei testi fondativi della fantascienza sui paradossi temporali, il film dei fratelli Spierig è un'opera girata con un budget ridotto, che compensa i limiti produttivi con una sceneggiatura di una precisione quasi matematica. Ethan Hawke è solido come sempre, ma è Sarah Snook, ancora sconosciuta prima di Succession (2018), a prendersi il film con una performance che richiede una gamma emotiva enorme. Non è un film per tutti: richiede attenzione, pazienza, e la disponibilità a farsi confondere, ma per chi ama la fantascienza più stratificata e complessa è un vero gioiello nascosto.
Tree Gelbman, una studentessa universitaria antipatica e superficiale, viene uccisa la sera del suo compleanno da un killer mascherato. Si risveglia la mattina dello stesso giorno. Viene uccisa di nuovo. Si risveglia di nuovo. Per rompere il loop deve scoprire chi la sta uccidendo.
Auguri per la tua morte è la dimostrazione che il loop temporale funziona con qualsiasi genere, anche con lo slasher. Christopher Landon, figlio del regista Michael Landon e veterano del franchise Paranormal Activity inaugurato nel 2007, prende il meccanismo di Ricomincio da capo e lo innesta su un film dell'orrore per adolescenti, e il risultato è molto più divertente e intelligente di quanto la premessa lasci immaginare. Jessica Rothe, nel ruolo di Tree, è una rivelazione: parte come la classica ragazza odiosa da teen movie e finisce per diventare un personaggio con cui fai il tifo, e il suo arco di trasformazione segue esattamente la stessa logica di Phil Connors, dalla superficialità all'empatia, dalla morte ripetuta alla rinascita. Il sequel del 2019, Ancora auguri per la tua morte, aggiunge la fantascienza al mix e si diverte ancora di più con il concetto. Consigliato a chi cerca un horror leggero che non si prende troppo sul serio, perfetto per una serata tra amici.
Nyles e Sarah si incontrano a un matrimonio a Palm Springs. Nyles è bloccato nel loop da un tempo talmente lungo che ha smesso di contare i giorni e ha accettato la situazione con una rassegnazione filosofica. Sarah ci finisce per sbaglio seguendolo in una grotta misteriosa, e da quel momento i due sono intrappolati insieme nella stessa giornata che si ripete.
Palm Springs è il loop temporale più romantico e insieme più nichilista di questa lista, un film che parte dal presupposto che il suo protagonista ha già attraversato tutte le fasi previste dal genere, dalla rabbia alla disperazione alla rassegnazione, e le ha superate. Nyles non sta cercando di uscire dal loop, ci si è ambientato, e questa scelta narrativa ribalta le convenzioni del genere in modo brillante. Andy Samberg, che di solito associamo alla commedia più fracassona, si rivela capace di una malinconia trattenuta che sorprende, e Cristin Milioti gli tiene testa con un'energia che bilancia la sua passività. Il film vinse il Sundance nel 2020, fu comprato da Hulu per una cifra record, e dimostrò che il loop temporale poteva ancora dire qualcosa di nuovo trent'anni dopo Ricomincio da capo. Consigliato a chi ama le commedie romantiche con un cuore filosofico.
Roy Pulver, un ex soldato delle forze speciali interpretato da Frank Grillo, si sveglia ogni mattina e viene ucciso. Da un elicottero, da un killer con una spada, da un'auto che lo investe, da un cecchino. Ogni giorno muore in un modo diverso, e ogni giorno si sveglia nello stesso letto alle 7:02 del mattino. Ha 46 minuti prima che qualcuno lo ammazzi di nuovo, e deve capire perché.
Quello che non ti uccide è il loop temporale più sfrontato e divertente di questa lista insieme a Edge of Tomorrow, un film che usa il meccanismo della ripetizione come un videogioco, con il protagonista che migliora a ogni tentativo, impara i pattern dei nemici e trova soluzioni sempre più creative per sopravvivere qualche minuto in più. Joe Carnahan, regista di Narc (2002) e The Grey (2011), non cerca profondità filosofica né metafore esistenziali: vuole fare un action movie ad alta velocità con un'idea geniale alla base, e ci riesce perfettamente. Frank Grillo, attore spesso relegato a ruoli secondari nei film Marvel e nei B-movie, trova qui il ruolo della vita, e Mel Gibson, nel ruolo del cattivo, si diverte a divorare le scene con il gusto di chi non ha nulla da perdere. Non è un capolavoro e non vuole esserlo: è puro intrattenimento costruito su un meccanismo che funziona come un orologio svizzero. Perfetto per le serate in cui volete solo divertirvi senza pensare troppo.







































