I 10 migliori film ambientati a Roma

I 10 migliori film ambientati a Roma

Pubblicato il12 settembre 2026

Aggiornato il12 settembre 2026

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Pochissime città nel mondo hanno dato al cinema tanto quanto Roma. Sfondo perfetto per ogni storia, dalla tragedia della guerra alla commedia più sfrenata, la capitale è stata set naturale, personaggio e stato d'animo per generazioni di registi italiani e stranieri. Le sue strade, le sue piazze, i suoi tramonti hanno fatto da cornice al neorealismo che ha cambiato il cinema mondiale, alle risate della commedia all'italiana e agli affreschi malinconici del cinema d'autore.

Mettere in fila i film che l'hanno raccontata meglio significa attraversare quasi un secolo di storia e di cinema. Abbiamo scelto dieci titoli che hanno reso Roma non un semplice fondale, ma una presenza viva, in ordine cronologico dal più antico al più recente. Dalla città ferita del dopoguerra alla Roma dorata e disillusa dei giorni nostri. Buona visione!

Il film che ha dato inizio a tutto. Roma città aperta di Roberto Rossellini, girato tra le macerie ancora fresche della guerra, è il manifesto del neorealismo e uno dei momenti più importanti della storia del cinema. Racconta la Resistenza romana sotto l'occupazione nazista, con un prete e una popolana che pagano con la vita il proprio coraggio. La scena in cui Anna Magnani corre, urlando dietro al camion che le porta via l'uomo amato, e cade sotto una raffica di mitra è entrata per sempre nella memoria collettiva. Girato con pochi mezzi, spesso per strada e con luce naturale, Roma città aperta mostra una città in carne viva, lontana da ogni cartolina, e proprio per questo indimenticabile. È il punto di partenza obbligato per capire cosa Roma abbia significato per il cinema.

Tre anni dopo, Vittorio De Sica firma con Ladri di biciclette un altro vertice assoluto del neorealismo, premiato con l'Oscar. La trama è semplice, quasi elementare: a un operaio disoccupato viene rubata la bicicletta che gli serve per lavorare, e insieme al figlioletto la cerca disperatamente per tutta la città. Ma dentro quella ricerca c'è tutta la Roma del dopoguerra, la sua povertà, i suoi mercati, le sue periferie, la sua umanità dolente. De Sica usa attori non professionisti e le strade vere della capitale per raccontare la dignità di un uomo comune sull'orlo del baratro. Il finale, con il padre umiliato davanti agli occhi del figlio, resta uno dei momenti più strazianti mai girati. Ladri di biciclette è cinema che si fa vita, e Roma ne è il cuore pulsante.

Vacanze romane
Vacanze romane

Vacanze romane

1953

Cambio totale di registro con Vacanze romane, la favola hollywoodiana che ha fatto innamorare il mondo della Città Eterna. William Wyler mette una principessa in fuga, interpretata da un'Audrey Hepburn al debutto, tra le braccia di un giornalista americano, e li fa girare per Roma su una Vespa in una delle giornate più romantiche della storia del cinema. La Bocca della Verità, Piazza di Spagna, il Colosseo diventano tappe di una storia d'amore destinata a durare un giorno solo. Il film lanciò Audrey Hepburn nell'Olimpo delle star e vinse tre Oscar, tra cui quello per la miglior attrice. Vacanze romane ha venduto al mondo l'immagine di una Roma luminosa e sognante, e a distanza di settant'anni continua a far comprare biglietti aerei per la capitale.
Se c'è un film che ha immortalato lo scontro tra la romanità verace e il mito dell'America, è Un americano a Roma. Alberto Sordi crea qui una delle sue maschere più celebri, quella di Nando Mericoni, il giovane romano ossessionato dagli Stati Uniti che disprezza la propria cultura sognando l'America dei film. La scena in cui, dopo aver snobbato gli spaghetti in nome di latte, marmellata e senape, cede e si abbuffa di pasta apostrofandola con un "maccarone, m'hai provocato e io te distruggo", è entrata di diritto nella storia della commedia italiana. Diretto da Steno, Un americano a Roma ride della capitale e dei suoi abitanti con un affetto che non diventa mai crudeltà, e resta il ritratto perfetto di una certa italianità sempre in bilico tra provincia e sogni di grandezza.

La dolce vita
La dolce vita

La dolce vita

1960

Il film che ha regalato al mondo intero un'immagine di Roma e persino una parola nuova. La dolce vita di Federico Fellini segue il giornalista Marcello, interpretato da Marcello Mastroianni, in una lunga notte senza fine tra feste, mondanità e vuoto esistenziale nella Roma di via Veneto. La scena di Anita Ekberg che si immerge nella Fontana di Trevi chiamando a sé Marcello è forse l'immagine più iconica di tutto il cinema italiano. Fellini ritrae una capitale dorata e decadente, capitale dello spettacolo e insieme del disincanto, e ne fa lo specchio di un'epoca intera. La dolce vita vinse la Palma d'oro a Cannes e diede vita all'espressione "dolce vita" e alla parola "paparazzo", dal nome del fotografo del film. Poche pellicole hanno segnato l'immaginario collettivo con questa forza.

Roma
Roma

Roma

1972

Con Roma, Fellini torna sulla sua città d'adozione per dedicarle un ritratto personalissimo e visionario, a metà tra il documentario e il sogno. Non c'è una vera trama: il film è un mosaico di ricordi, impressioni e apparizioni, dalla Roma degli anni Trenta in cui il giovane Fellini arriva dalla provincia fino a quella caotica dei primi anni Settanta. Ci sono sequenze memorabili, come la sfilata di moda ecclesiastica con i preti che pattinano e il traffico infernale sul Grande Raccordo Anulare sotto la pioggia. Roma è un film d'amore e di stupore verso una città che Fellini vede come una madre gigantesca e indifferente, capace di divorare e accogliere. Più libero e sperimentale dei suoi lavori precedenti, è il ritratto più intimo che un regista abbia mai dedicato alla capitale.
Il capolavoro di Ettore Scola usa Roma come sfondo di un'amicizia lunga trent'anni. C'eravamo tanto amati segue tre amici conosciutisi durante la Resistenza, interpretati da Nino Manfredi, Vittorio Gassman e Stefano Satta Flores, mentre le loro strade si dividono tra ideali traditi, amori e delusioni, dal dopoguerra agli anni Settanta. Attraverso le loro vite Scola racconta la parabola di un'intera generazione e dell'Italia che cambia, con Roma a fare da palcoscenico immutabile delle loro illusioni. Il film è anche una dichiarazione d'amore al cinema, con l'omaggio a Ladri di biciclette e le apparizioni di De Sica e Fellini nei panni di sé stessi. C'eravamo tanto amati rimane, ad oggi, uno tra i più alti esempi di quella commedia italiana amara, che sapeva far ridere e commuovere insieme.
Roma non è solo monumenti e dolce vita, è anche borgate, coatti e solitudini di provincia dentro la metropoli, e nessuno le ha raccontate come Carlo Verdone nel suo esordio. Un sacco bello mette in fila tre ritratti di romanità nella città deserta di un giorno di ferragosto: il coatto sbruffone, l'hippie fuori dal tempo e il timido imbranato soffocato dalla madre, tutti interpretati dallo stesso Verdone. La Roma che emerge è quella vera e quotidiana, fatta di palazzoni, bar e strade vuote sotto il sole d'agosto, lontanissima dalle cartoline. Con questo film Verdone porta al cinema una galleria di tipi umani colti con orecchio perfetto per il dialetto e i tic della capitale. Un sacco bello è il ritratto affettuoso e spietato di una città e dei suoi abitanti, e ha inaugurato una delle carriere comiche più amate d'Italia.

Roma sa raccontarsi anche nei suoi secoli passati, e Il marchese del Grillo lo fa con una delle prove più memorabili di Alberto Sordi. Ambientato nella Roma papalina di inizio Ottocento, il film di Mario Monicelli racconta le beffe e i capricci di un nobile annoiato e sarcastico al servizio di papa Pio VII, tra scherzi crudeli al popolo e frecciate al potere. La celebre battuta "io so' io, e voi non siete un cazzo" è diventata il motto perfetto dell'arroganza di casta, valido in ogni epoca. Monicelli ricostruisce una Roma antica ma riconoscibilissima nei suoi vizi eterni, il cinismo, la furbizia, il rapporto ambiguo col potere. Il marchese del Grillo unisce la grande commedia alla ricostruzione storica, e regala a Sordi un personaggio da mattatore assoluto.

Chiudiamo con il film che ha riportato Roma agli Oscar. La grande bellezza di Paolo Sorrentino segue Jep Gambardella, interpretato da Toni Servillo, giornalista mondano e disincantato che vaga tra le feste e i salotti della capitale interrogandosi sul senso perduto della propria vita. Il film è un omaggio sfarzoso e malinconico alla città, ripresa in tutto il suo splendore notturno, dalle terrazze sul Colosseo ai giardini nascosti, dai palazzi nobiliari alle acque del Gianicolo all'alba. Erede dichiarato de La dolce vita, di cui riprende il tema della bellezza e del vuoto, il film vinse l'Oscar per il miglior film straniero e riportò il cinema italiano al centro della scena mondiale. La grande bellezza è la Roma contemporanea colta nel suo eterno contrasto tra magnificenza e decadenza, splendida e disillusa insieme.

Informazioni su questa lista

Titoli

10

Costo totale di visione

14,96 €

Durata totale

20h 2min

Generi

Di produzione europea, Commedia, Drammatico

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