"Oasis: Don't Look Back in Anger" e altri 10 documentari musicali da non perdere

"Oasis: Don't Look Back in Anger" e altri 10 documentari musicali da non perdere

Pubblicato il15 settembre 2026

Aggiornato il15 settembre 2026

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Il ritorno degli Oasis è stato l'evento musicale del 2025, e ora ha anche il suo film. Oasis: Don't Look Back in Anger, presentato quest'anno alla Mostra di Venezia e arrivato nelle sale prima dell'approdo su Disney+, racconta il tour della reunion che ha riportato insieme sul palco Liam e Noel Gallagher dopo quindici anni di silenzio, con la loro prima intervista congiunta da oltre un decennio. A dirigerlo sono Will Lovelace e Dylan Southern, con la sceneggiatura di Steven Knight, il creatore di Peaky Blinders (2013).

Come documentario è più un rito collettivo che un'indagine. Le riprese dei concerti sono magnifiche e restituiscono in pieno l'euforia di un pubblico multigenerazionale che aspettava quel momento da una vita, con i pezzi storici che arrivano uno dopo l'altro a far venire i brividi. Il limite è che il film si tiene alla larga dal vero dietro le quinte, perché dei rancori tra i due fratelli, del come e del perché si siano ritrovati, si vede pochissimo, e quando prova a virare verso l'emozione a comando risulta un po' forzato. È pensato per i fan più che per chi vuole capire la faccenda Gallagher, ma per quei fan, e sono milioni, è esattamente la celebrazione che desideravano.

Se il film sui Gallagher vi ha lasciato con la voglia di altre storie del genere, siete nel posto giusto. Il documentario musicale è una delle forme più ricche del cinema, capace di portarci sul palco, dietro le quinte e dentro la testa di chi la musica la fa. La scelta è vastissima, e restringerla è quasi ingiusto: restano fuori gioielli come Buena Vista Social Club (1999) di Wim Wenders sui musicisti cubani, Monterey Pop che immortalò il festival del 1967 con Jimi Hendrix e Janis Joplin, e Metallica: Some Kind of Monster (2004), tra i ritratti di band più sinceri e feroci mai girati. Ma dovendo scegliere, ecco dieci titoli imperdibili, dai concerti che hanno definito un'epoca ai ritratti più intimi e dolorosi, in ordine cronologico dal più antico al più recente.

Dont Look Back
Dont Look Back

Dont Look Back

1967

Cominciamo dalle origini, e con un titolo che c'entra più di quanto sembri. Dont Look Back, di D.A. Pennebaker, segue Bob Dylan nel suo tour inglese del 1965, e ha di fatto inventato il modo di raccontare un musicista con la macchina da presa. Pennebaker si incolla al ventitreenne Dylan ovunque, sul palco e nelle stanze d'albergo, tra battibecchi coi giornalisti, dialoghi con Joan Baez e momenti di pura stanchezza, restituendo un ritratto in bianco e nero crudo e ipnotico. La sequenza d'apertura, con Dylan che lascia cadere una dopo l'altra le cartelle con le parole di una sua canzone, è considerata l'antenato del videoclip. Selezionato dalla Library of Congress e indicato in molti sondaggi tra i migliori documentari di sempre, Dont Look Back è il capostipite di tutto ciò che è venuto dopo.
Dont Look Back non è disponibile per lo streaming.
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Se c'è un film che ha inventato il modo di riprendere un grande festival, è questo. Woodstock immortala i tre giorni del festival del 1969 che divenne il simbolo di un'intera generazione, con quasi mezzo milione di persone radunate in una fattoria dello Stato di New York. Michael Wadleigh riprende sul palco Jimi Hendrix, Janis Joplin, The Who e Santana, ma la macchina da presa si volta di continuo verso il pubblico, il fango, la folla, facendo del film tanto il ritratto di un evento musicale quanto quello di un momento storico. Premiato con l'Oscar come miglior documentario, Woodstock ha inventato il modo stesso di filmare un concerto, con lo split screen e il montaggio ritmato sulla musica. È il punto di partenza di qualsiasi discorso sul cinema musicale, e resta un'esperienza travolgente.
Gimme Shelter

1970

Lo stesso anno di Woodstock, ma il suo esatto rovescio oscuro. Gimme Shelter dei fratelli Maysles segue i Rolling Stones nel tour americano del 1969, culminato nel tragico concerto di Altamont, dove un uomo del pubblico venne ucciso dagli Hells Angels ingaggiati come servizio d'ordine, a pochi metri dal palco. Il film cattura in presa diretta la fine del sogno hippie, il momento in cui l'utopia degli anni Sessanta si trasforma in incubo. La sequenza in cui Mick Jagger riguarda al tavolo di montaggio le immagini della morte, incapace di crederci, è tra le più agghiaccianti mai filmate. Gimme Shelter non è solo un documentario musicale, è un documento storico su come un decennio è finito, e sul lato più cupo del mito del rock. Per tutti i fan degli Stones, ma non solo, da guardare insieme a Shine a Light, il concerto newyorkese del 2008 raccontato da Martin Scorsese.
Gimme Shelter non è disponibile per lo streaming.
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Nessun pubblico, solo quattro musicisti e un anfiteatro romano vuoto di duemila anni: Pink Floyd a Pompei è uno dei concert film più ipnotici mai realizzati, e la sua idea di base resta senza eguali. Nell'ottobre del 1971 il regista Adrian Maben convinse i Pink Floyd a suonare tra le rovine dell'anfiteatro di Pompei, senza spettatori, filmando brani come Echoes e A Saucerful of Secrets nella luce accecante del giorno e nel silenzio delle pietre. Il risultato è un incrocio tra il documentario e l'opera visiva, dove la musica della band dialoga con un luogo carico di storia e di morte. Il film alterna le esibizioni ad alcune riprese dei musicisti al lavoro su The Dark Side of the Moon, il capolavoro che sarebbe arrivato di lì a poco. Non è un titolo per chi non conosce la band, perché non presenta i suoi membri né fornisce contesto, ma Pink Floyd a Pompei è un'esperienza sensoriale che nel 2025 è tornata nelle sale in una splendida versione restaurata in 4K.
L'ultimo valzer
L'ultimo valzer

L'ultimo valzer

1978

Per molti è semplicemente il più bel documentario rock mai realizzato. L'Ultimo Valzer è la ripresa del concerto d'addio di The Band, tenuto a San Francisco nel giorno del Ringraziamento del 1976, filmato da Martin Scorsese all'apice della sua carriera. Sul palco sfilano ospiti leggendari, da Bob Dylan a Neil Young, da Van Morrison a Muddy Waters, in una festa che è insieme celebrazione e commiato. Scorsese, che veniva da Taxi Driver (1976), gira il concerto come una vera opera cinematografica, con una cura per la luce e il movimento mai vista prima in un film musicale, e intreccia le canzoni a interviste dietro le quinte. L'Ultimo Valzer ha fissato lo standard a cui ogni concerto filmato ha dovuto guardare da allora, e non è ancora stato superato.
Nessuna intervista, nessun dietro le quinte, solo musica pura portata a un livello di perfezione assoluta. Stop Making Sense riprende i Talking Heads dal vivo, e Jonathan Demme lo trasforma in un'esperienza a sé, costruita attorno all'energia magnetica di David Byrne, che entra in scena da solo con una radio e una chitarra e a poco a poco riempie il palco. Il celebre completo gigante di Byrne, i movimenti spigolosi, la scenografia che si monta a vista sono diventati leggenda. Demme rinuncia a ogni artificio e lascia parlare la performance, filmandola con un'eleganza che ne moltiplica la carica. Stop Making Sense è considerato tra i migliori concert film di sempre, un'opera che a ogni rewatch rivela quanto un gruppo dal vivo possa essere anche teatro, danza e cinema.
Il ritratto più straziante e intimo che il cinema abbia dedicato a una popstar. Amy di Asif Kapadia ricostruisce la vita e la morte di Amy Winehouse usando quasi esclusivamente materiale d'archivio, filmati privati, registrazioni, messaggi, senza le solite teste parlanti in campo. Ne emerge il ritratto di un talento vocale straordinario divorato dalla fama, dalla dipendenza e da chi le stava intorno, in un crescendo che conosciamo già ma che il film rende insopportabilmente vicino. Kapadia monta la voce di Amy sulle sue stesse canzoni, mostrando come ogni testo fosse un pezzo della sua vita. Amy vinse l'Oscar come miglior documentario e resta una riflessione durissima sul prezzo del successo e sul modo in cui trattiamo le persone fragili quando diventano famose.

Summer of Soul
Summer of Soul

Summer of Soul

2021

A volte un documentario non racconta la storia, la corregge. Summer of Soul, esordio alla regia del musicista Questlove, riporta alla luce le immagini dimenticate dell'Harlem Cultural Festival del 1969, un raduno di musica nera che si tenne la stessa estate di Woodstock e che la storia aveva quasi cancellato. Sul palco c'erano Stevie Wonder, Nina Simone, Sly and the Family Stone e Mahalia Jackson, davanti a migliaia di persone, e quelle riprese sono rimaste chiuse in un archivio per mezzo secolo. Questlove le restaura e le intreccia con una riflessione su chi decide cosa vale la pena ricordare. Summer of Soul vinse l'Oscar come miglior documentario, e la sua importanza va oltre la musica, perché restituisce a una comunità un pezzo di storia che le era stato tolto.
Prima di arrivare ai giorni nostri, c'è l'opera più monumentale mai dedicata a una band. The Beatles: Get Back è la serie documentario in cui Peter Jackson ha restaurato oltre cinquanta ore di filmati inediti girati nel gennaio del 1969, mentre i Beatles lavoravano all'album che sarebbe diventato Let It Be. Lungo quasi otto ore, il film smonta il mito dei quattro ormai in rotta e mostra la realtà, fatta di risate, noia, litigi e improvvise folgorazioni creative. Vedere Paul McCartney tirare fuori dal nulla il riff di Get Back mentre gli altri sonnecchiano è uno dei momenti più straordinari mai filmati sul processo creativo. Culmina con il leggendario concerto sul tetto della Apple, l'ultima esibizione dal vivo della band. The Beatles: Get Back è un regalo per chi ama la musica, un'immersione senza precedenti nel modo in cui nasce un capolavoro.

Chiudiamo con il ritratto d'artista più intimo e doloroso degli ultimi anni. jeen-yuhs: A Kanye Trilogy è una docu-serie Netflix in tre parti costruita su vent'anni di riprese girate dal regista Coodie Simmons, amico di Kanye West fin dagli esordi, quando il rapper di Chicago era un produttore sconosciuto che bussava a ogni porta convinto di essere un genio. Le prime due parti raccontano l'ascesa con una vicinanza rara, mostrando il talento, l'ambizione e la fede incrollabile di un ragazzo che nessuno prendeva sul serio. La terza è più amara, e segue la deriva di un uomo sempre più solo e in rotta col mondo. Coodie, con affetto e onestà, non nasconde nulla, e ne esce il resoconto di una parabola umana prima ancora che musicale. jeen-yuhs: A Kanye Trilogy è un documento straordinario proprio perché nessuno, all'inizio di quelle riprese, poteva sapere come sarebbe andata.

Informazioni su questa lista

Titoli

10

Costo totale di visione

18,95 €

Durata totale

28h 13min

Generi

Documentario, Musica, Storia

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  1. 2 titoliAmazon Prime Video
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  3. 1 titoloDisney Plus
  4. 1 titoloNetflix