
Da “Fushigi Yûgi” a “Mushoku Tensei”: i 10 migliori anime isekai di sempre
La primavera 2026 sta regalando agli appassionati del genere isekai una concentrazione di ritorni come non se ne vedevano da anni. Il 1° aprile è partita su Crunchyroll la seconda stagione di The Beginning After the End (2025-in corso), l’adattamento anime dell’omonimo web novel di TurtleMe in cui il re Grey muore e si reincarna come Arthur Leywin nel continente magico di Dicathen.
Il 3 aprile ha debuttato la quarta stagione di That Time I Got Reincarnated as a Slime (2018-in corso) che proseguirà per ben cinque archi, un’ambizione produttiva enorme considerando che equivale a oltre sessanta episodi distribuiti in poco più di un anno. Tra l’altro, il 27 febbraio ha debuttato in Giappone il secondo lungometraggio cinematografico della stessa saga, That Time I Got Reincarnated as a Slime the Movie: Tears of the Azure Sea (2026), una side story originale ambientata dopo gli eventi della terza stagione, in arrivo nelle nostre sale dal 30 aprile.
Ma che cos’è un anime isekai? Per chi non ha familiarità con il termine, ve lo spieghiamo subito. Isekai è una parola giapponese che significa letteralmente “altro mondo”, e identifica un sottogenere di light novel in cui il protagonista – spesso un ragazzo o un uomo adulto della nostra realtà contemporanea – viene trasportato, risucchiato o reincarnato in un mondo parallelo, di solito una dimensione fantasy ispirata alle meccaniche dei videogiochi di ruolo: classi, livelli, magia, mostri, gilde di avventurieri. Ovviamente il protagonista porta con sé conoscenze, traumi e desideri del mondo reale, e deve rinegoziare la propria identità dentro regole nuove. Non a caso è diventato uno dei generi più prolifici della produzione giapponese dal 2010 in poi, con decine di titoli nuovi ogni stagione.
Quello che molti non sanno è che l’isekai non è un blocco monolitico, ma si articola in sottogeneri sempre più specifici: c’è l’isekai videoludico puro (Sword Art Online, 2012-2019), la parodia metalinguistica (KonoSuba, 2016-in corso), il dark-fantasy traumatico (Re:Zero, 2016-in corso), lo slice-of-life rurale, il cooking-isekai, il farming-isekai. E ci sono declinazioni queer sempre più rappresentate, come dimostra il recente Isekai Office Worker: The Other World’s Books Depend on the Bean Counter (2026), andato in onda tra gennaio e marzo 2026, in cui un contabile giapponese viene trascinato in un regno fantasy e costretto a risanare i conti dello stato – con, in aggiunta, una relazione sentimentale con il capitano dei cavalieri che fa di questo anime uno dei primi isekai apertamente boys’ love in circolazione.
In questo articolo vi proponiamo dieci titoli tra i migliori anime isekai di sempre, cercando di tracciare una genealogia del genere dai suoi proto-classici femminili degli anni Novanta ai capolavori contemporanei.
Diretto da Hajime Kamegaki, tratto dal manga di Yuu Watase e trasmesso in cinquantadue episodi tra il 1995 e il 1996, Fushigi Yûgi è uno dei proto-isekai più importanti di sempre, sebbene il termine stesso non esistesse ancora quando andò in onda.
Miaka Yûki e la sua migliore amica Yui, due studentesse delle medie, trovano in biblioteca un antico libro cinese chiamato L’Universo dei Quattro Dei e vengono risucchiate dentro la sua narrazione, in un mondo ispirato alla Cina feudale dove Miaka diventa la Sacerdotessa di Suzaku e deve radunare sette guerrieri celesti per evocare il dio Fenice.
Fushigi Yûgi è uno shōjo che ha formato generazioni di lettrici italiane attraverso il suo passaggio su MTV nei primi anni Duemila, ed è il titolo che più di ogni altro ha codificato l’isekai al femminile prima che il genere si cristallizzasse al maschile. Il rapporto tra Miaka e Yui – che nella seconda parte diventa la Sacerdotessa di Seiryuu e quindi la rivale della protagonista – è uno dei momenti più complessi e dolorosi dell’animazione degli anni Novanta, un ritratto di amicizia femminile spezzata dal trauma e dalla manipolazione. Se pensate che l’isekai sia un genere nato nel 2012 con Sword Art Online, allora dovreste assolutamente recuperare questo come primo titolo.
Continuiamo con un capolavoro spesso dimenticato nelle liste del genere, ma fondamentale. Ventisei episodi diretti da Kazuki Akane e prodotti da Sunrise, con la colonna sonora di una Yoko Kanno al suo apice, I cieli di Escaflowne è uno di quei titoli che fonde generi apparentemente incompatibili senza mai perdere coerenza interna.
Hitomi Kanzaki, liceale giapponese appassionata di tarocchi e corsa campestre, viene trasportata sul pianeta Gaea, un mondo fantasy in cui la Terra e la Luna appaiono come astri nel cielo e in cui l’impero di Zaibach conduce una guerra di conquista attraverso giganteschi robot da battaglia chiamati guymelef.
La commistione di genere in questo anime è davvero incredibile, perché troviamo fantasy e romance, dramma bellico e mecha, persino tragedia shakespeariana tutti fusi armonicamente insieme grazie a una scrittura che rifiuta la semplificazione. Discorso che non vale solo per i generi, ma anche per le tematiche affrontate; per esempio la relazione tra Van Fanel, il principe spodestato del regno di Fanelia, e Folken, suo fratello diventato alto strategico del nemico, è una delle più complesse di sempre nell’animazione giapponese anni Novanta.
Interessantissimo anche l’uso dei tarocchi di Hitomi come dispositivo narrativo, perché aggiunge un livello metafisico che pochi isekai successivi hanno saputo riproporre.
Sword Art Online è il titolo che, nel bene e nel male, ha inaugurato il boom moderno dell’isekai videoludico. Tratto dalle light novel di Reki Kawahara e prodotto da A-1 Pictures, la storia si ambienta in un 2022 fittizio in cui un MMORPG di realtà virtuale diventa la prigione di diecimila giocatori. Chi muore nel gioco muore nella realtà, chi tenta di disconnettersi muore allo stesso modo. Insomma, non si ha proprio vita facilissima in questo universo.
Kirito, giocatore solitario e beta tester, deve sopravvivere insieme agli altri e raggiungere il centesimo piano della torre di Aincrad per liberare tutti gli altri.
Se volete capire al meglio il genere isekai oggi, in tutte le sue sfumature, allora Sword Art Online è il caposaldo da cui partire. La prima stagione – l’arco di Aincrad – è una delle esperienze più emozionanti e chiuse della serialità anime degli anni Dieci, con un’idea narrativa forte, stakes reali, un ritmo quasi tragico. I cicli successivi, dall’Alfheim Arc fino ad Alicization, hanno diviso i fan tra chi li considera proseguimenti coerenti e chi li vive come allungamento non necessario della premessa iniziale. Nel 2017 è stato rilasciato anche un film, Sword Art Online - The Movie: Ordinal Scale, ambientato tra gli eventi di Sword Art Online II e Sword Art Online: Alicization, ovvero tra la fine della seconda stagione e l’inizio della terza.
Se Sword Art Online è il pilastro, KonoSuba è la sua parodia affettuosa e necessaria. Anche questo tratto da una serie di light novel, scritte da Natsume Akatsuki, segue Kazuma Satō, un hikikomori giapponese che dopo essere morto in un modo ridicolo – non ve lo spoileriamo perché è talmente assurdo che non vogliamo rovinarvi la sorpresa – viene reincarnato in un mondo fantasy dalla dea Aqua, la quale sarà costretta poi a seguirlo nella sua nuova vita come punizione.
KonoSuba smonta tutti i cliché dell’isekai contemporaneo senza mai perdere di leggerezza: il protagonista non è eroico, la compagna divina è un disastro, l’arcimaga è un’adolescente ossessionata dalla magia esplosiva, la cavaliera crociata è una masochista conclamata. La terza stagione, andata in onda nel 2024, ha confermato che la formula regge ormai da dieci anni, a tal punto che questo Gennaio 2026 è ufficialmente iniziata la produzione della quarta. Inoltre, per non farci mancare nulla, nel 2019 il film Konosuba - Legend of Crimson ha allargato la mitologia senza tradire il tono comico.
E, per compensare l’attesa per la prossima stagione, potete comunque incontrare i protagonisti nello spinoff Isekai Quartet (2019-2025) che, in realtà, funge da crossover tra le serie light novel Konosuba! - This Wonderful World, Overlord, Re:Zero - Starting Life in Another World, Saga of Tanya the Evil, The Rising of the Shield Hero e Cautious Hero.
Tratto dalle light novel di Tappei Nagatsuki e prodotto da White Fox, Re:Zero parte dalla più canonica delle premesse del genere: Subaru Natsuki, ragazzo del Giappone contemporaneo, viene teletrasportato in un regno fantasy mentre esce da un konbini. Fin qui, tutto regolare, ma poi arriva il vero plot twist che, attenzione, non è un spoiler ma è proprio il meccanismo portante di questa serie: Subaru muore, e ogni volta che muore torna indietro nel tempo a un checkpoint precedente, mantenendo tutti i ricordi. La maledizione lo rende incapace di raccontare la sua condizione agli altri, pena la morte immediata della persona a cui prova a confidarsi. Un bel dramma!
Re:Zero è uno degli isekai più importanti del decennio, soprattutto perché è il primo a focalizzarsi sulle implicazioni sulla psiche di chi subisce il cambio forzato d’epoca. Perciò il focus non è tanto l’avventura, quanto il trauma, nel caso di Subaru reso ancora più complesso dalla condizione che lo porta a morire ripetutamente. Cosa vuol dire subire costantemente la propria morte? Rivedere i propri amici uccisi e ricominciare ogni volta, senza alcuna abilità se non la memoria di tutte le volte precedenti, privato però della possibilità di poter effettivamente condividere il peso della conoscenza?
Se cercate un isekai adulto, del tipo che non si accontenta della fantasia compensatoria, ma che vuole approfondire e indagare su temi sempre più psicologici, e con quella dose di sofferenza che ci piace tanto, questo è il titolo.
Una sola stagione di dodici episodi, più un film prequel del 2017 (No Game, No Life: Zero) e un’impronta sul genere che ha ben pochi paragoni. Tratto dalle light novel di Yuu Kamiya e diretto da Atsuko Ishizuka per Madhouse, No Game No Life segue i fratelli Sora e Shiro, NEET e hikikomori giapponesi invincibili a qualsiasi gioco online sotto lo pseudonimo collettivo Blank, che vengono evocati nel mondo di Disboard dal dio del gioco Tet. A Disboard tutti i conflitti – bellici, politici, personali – si risolvono attraverso competizioni ludiche regolate da dieci pacti, e vince chi è più astuto. Ah, magari funzionasse così anche nella vita vera!
Visivamente parlando, No Game No Life è uno degli anime più distintivi degli anni Dieci: la palette cromatica saturissima, fatta di rosa, turchesi e gialli, e il character design di Mashiro Tanaka ha influenzato tutta una generazione di produzioni successive. Narrativamente, il rapporto simbiotico tra Sora e Shiro – consapevolmente ambiguo nel suo essere allo stesso tempo fraterno e ossessivo – è uno degli elementi più discussi dell’anime, parte del fascino e parte della sua controversia. L’assenza di una seconda stagione, dopo oltre dieci anni, è diventata uno dei grandi rimpianti della community.
Sempre in territorio adattamenti da light novel, abbiamo Overlord, che ribalta la formula tradizionale dell’isekai: il protagonista non è un adolescente ordinario che si reincarna come eroe, ma Momonga, un salaryman adulto che si ritrova intrappolato nel mondo del suo MMORPG preferito nelle ultime ore prima della chiusura del server, con il corpo del proprio personaggio – uno scheletro mago necromante di altissimo livello – e l’autorità su una gilda di cento NPC servitori diventati improvvisamente senzienti.
Come avrete capito, il punto di vista di Overlord è quello del villain, o per lo meno di quello che in quel mondo fantastico è effettivamente un villain. Ainz Ooal Gown – il nome che Momonga assume – a differenza di molti personaggi negli anime isekai non cerca né di tornare a casa e né di fare del bene, bensì di consolidare il suo potere, capire se altri giocatori umani siano stati trasportati come lui, e proteggere i suoi servitori che lo venerano come divinità suprema. Una delle riflessioni più lucide sull’identità sulla seduzione del potere assoluto.
That Time I Got Reincarnated as a Slime è attualmente uno dei fenomeni più imponenti della serialità isekai contemporanea. Tratto dalle light novel di Fuse e prodotto da Eight Bit, l’anime segue Satoru Mikami, un trentasettenne salaryman che muore accoltellato per strada mentre protegge un amico e si reincarna in un mondo fantasy come un debole slime di colore azzurro. Voi direte: “Ah, che sfiga!”; ed, invece, noi vi diciamo di non sottovalutare troppo questa forma, perché gli conferisce un’abilità attraverso cui può divorare e replicare i poteri di qualsiasi creatura, trasformandosi rapidamente in una figura politica centrale di quel mondo.
L’aspetto che contraddistingue di più questo titolo è sicuramente il suo focus sulle tematiche politiche: Rimuru Tempest – il nome che Satoru assume nella sua nuova vita – oltre a voler diventare più forte, ha come obiettivo quello di costruire una nazione di mostri, negoziare con i regni umani, affrontare le conseguenze geopolitiche delle proprie scelte.
Lo scorso 3 Aprile ha debuttato la quarta stagione mentre, come accennavamo più su, il 30 Aprile 2026 uscirà il film Tears of the Azure Sea, side story ambientata dopo gli eventi della terza stagione.
The Rising of the Shield Hero è l’isekai che ha portato il dark-fantasy nella formula classica della chiamata dell’eroe. Naofumi Iwatani viene evocato nel regno di Melromarc insieme ad altri tre otaku giapponesi, per combattere contro le Ondate, ovvero periodo in cui il regno viene minacciato dalla comparsa di una serie di mostri. Quando i futuri eroi vengono evocati nel regno, gli viene automaticamente associata un’arma, ma a Naofumi tocca quella di livello più basso, ovvero lo Scudo, non un’arma di attacco come Spada, Lancia e Arco, ma una di difesa. Questo vi sembra abbastanza? Hm, no. Solo nei primi episodi il povero Naofumi, ancora disorientato, oltre a venire derubato, viene anche ingiustamente accusato di aver abusato della sua compagna di viaggio. Abbandonato da tutti, privato della reputazione e costretto a sopravvivere acquistando una schiava tanuki, Raphtalia, per combattere al suo fianco, l’odio e la vendetta è tutto ciò che spronerà Naofumi ad andare avanti.
Fin dal debutto, proprio a causa modo crudo in cui affronta temi come l’ingiustizia istituzionale, l’ingiuria e la schiavitù, Shield Hero è stato un anime controverso. Però è anche uno dei pochi isekai a prendere sul serio le conseguenze traumatiche della reincarnazione: Naofumi non è un eroe pronto a servire il regno, è un sopravvissuto che impara a fidarsi di nuovo attraverso il legame che stringe con Raphtalia e, successivamente, con la fenicia Filo. Un personaggio che deve fare i conti con l’aspetto più brutale del mondo ma anche dei sentimenti più oscuri, trovando in essi tanto la sua forza quando la possibilità di perdersi lungo il cammino.
Considerato da buona parte della critica anime contemporanea come il più alto risultato formale del genere isekai moderno, Mushoku Tensei è tratto dal web novel di Rifujin na Magonote e prodotto da Studio Bind, creato appositamente per la sua realizzazione.
Il protagonista è ancora una volta un hikikomori giapponese trentaquattrenne, NEET e disperato, il quale muore salvando alcuni sconosciuti da un incidente stradale e si reincarna come Rudeus Greyrat in un mondo fantasy, conservando tutti i ricordi della vita precedente dentro il corpo di un neonato.
Mushoku Tensei è un isekai controverso. La conservazione della mente adulta dentro il corpo del bambino porta a scene di disagio con cui parte del pubblico ha faticato e continua a faticare – espediente visto anche in anime come Oshi no ko (2023-in corso) – e la rappresentazione del protagonista nei suoi aspetti più problematici non viene edulcorata. Allo stesso tempo, il mondo costruito da Magonote ha una profondità rara: la magia funziona secondo regole coerenti, la geografia è mappata con precisione, i personaggi secondari invecchiano, si trasformano, hanno desideri propri.
La terza stagione, intitolata Mushoku Tensei III, debutterà in Giappone il 5 luglio 2026 con il tanto atteso Eris Training Arc.


































