
Jaafar Jackson è “Michael”: “Volevo catturare l'essenza di mio zio. La sua forza? Unire persone da tutto il mondo con la musica”
“Antoine Fuqua mi ha chiamato e ha detto: 'Facciamo un film su Michael Jackson'. Avendo conosciuto lui e la sua famiglia nei primi anni '80, sembrava una sfida superiore a tutto”.
Parola di Graham King, già produttore di Bohemian Rhapsody (2018), che, insieme a una parte degli eredi del re del pop – non pervenuti la figlia Paris e la sorella Janet contrari al progetto– ha prodotto Michael, biopic in sala dal 22 aprile dedicato all'arco temporale che dai Jackson 5 arriva fino all'uscita di Bad nel 1987.
JustWatch lo ha incontrato insieme al regista e al cast a Berlino, sede della prima mondiale della pellicola e di una Global Fan Experience ospitata nei quattro piani della Uber Eats Music Hall dove potersi immergere tra abiti di scena, riproduzioni fedeli delle scenografie del film o dei suoi videoclip e video installazioni per omaggiare una carriera conclusasi bruscamente nel 2009, anno della morte di Jackson stroncato da un infarto e una dose letale di sedativo.
Jaafar Jackson e il lungo cammino per diventare Michael
Il progetto del film risale al 2019 e ha richiesto un lungo lavoro di preparazione prima di vedere la luce. Tante erano le sfide con le quali confrontarsi. Prima tra tutte quella di trovare il giusto interprete capace di incarnare il carisma dell'artista. Scelta, per le sequenze legate all'infanzia, ricaduta su Juliano Krue Valdi e su Jaafar Jackson, nipote del re del pop e figlio del fratello Jermaine, per quelle legate alla sua ascesa come solista. “L'ho tenuto segreto alla mia famiglia per un anno. E il motivo principale è che all'inizio volevo davvero vedere quanto bene potessi fare”, confida l'attore. “Volevo essere sicuro che fosse qualcosa che sapevo di avere dentro prima di parlare troppo presto”.
“Non dimenticherò il momento un cui mi sono visto per la prima volta nei suoi panni. Mi sono alzato dalla sedia del trucco e sono tornato nel mio camerino. Avevo la giacca di Bad e i mocassini. Sono rimasto cinque minuti a guardarmi allo specchio prima di andare sul set”, ricorda l'attore. “Non riuscivo a realizzare di star vivendo quel momento perché c'era voluto così tanto tempo per arrivare lì. Non vedevo l'ora di salire sul palco con la mentalità di chi sta per mettere su un grande spettacolo. È stato emozionante e spirituale. Continuavo a pensare a Michael”.
Sia Juliano che Jaafar si sono ritrovati a interpretare Jackson senza aver mai messo piede su un set prima dell'inizio delle riprese. “Per me la cosa più importante era capire cosa significasse recitare, cercare di incarnare Michael”, ammette l'attore. “Ho avuto un'insegnante incredibile, Angela Gibbs, con la quale ho lavorato per circa sei mesi su scene di altri film e opere teatrali. Poi sono passato a lavorare con altri attori. Un lungo processo fino allo screen test durato circa due anni”.
Un film che si concentra nel raccontare l'ascesa musicale di Michael Jackson così come il suo rapporto complesso con il “padre padrone” Joe. “Mi sono sentito molto legato alla storia. L'ho capito leggendo la sceneggiatura per la prima volta. Ci sono stati molti momenti in cui sono scoppiato a piangere, ho sentito una profonda connessione”, spiega Jaafar. “Mi ha riportato ai miei primi ricordi di quando ero bambino, verso i quattro o cinque anni, mentre studiavo il suo Dangerous Tour e Smooth Criminal. Guardavo quelle clip una dopo l'altra, cercando di imitare le mosse”.
Le esibizioni live e il livello di disciplina di Jaafar
Chiunque vedrà il film non potrà restare indifferente davanti alle numerose sequenze musicali del film, da quelle corali dei Jackson 5 fino alle esibizioni leggendarie di Michael Jackson sulle note di Billie Jean, Thriller o Bad. Un lavoro di ricostruzione dettagliato e minuzioso determinante anche per rendere l'interpretazione del protagonista riuscita e credibile.
“Abbiamo girato la performance di Bad il primissimo giorno. Una delle più difficili che si possano fare e Jaafar non era mai stato su un set cinematografico prima di allora”, sottolinea Fuqua. “L'abbiamo girata così tante volte che i suoi piedi sanguinavano. Questo è il livello di disciplina con cui ha affrontato le riprese. È stato come un atleta. Michael lo faceva ogni sera durante un concerto. Lui, invece, ha dovuto farlo 20/30 volte al giorno”.
“È stato un lungo viaggio di sviluppo e preparazione. Vedere Jaafar presentarsi in modo così naturale era troppo bello per essere vero. Non potevamo credere a quello che stavamo vedendo”, continua il regista. “Quando abbiamo dato il via al primo ciak di Bad è stato incredibile. Ci siamo abbracciati. Quel momento sintetizzava anni di lavoro. Non l'aveva mai fatto prima e non riuscivo a crederci. Volevo solo alzare il volume”.
È innegabile come i passi di danza di Michael Jackson siano passati alla storia tanto quanto la sua musica. Una delle tante responsabilità di cui si è fatto carico Jaafar Jackson in anni di lavoro. “Quando ho iniziato ad approcciarmi al movimento con Rich e Tone Talauega ero molto a disagio. Mi sentivo strano cercando di incarnare quelle mosse. Quando provavo a replicarle da bambino avevo più libertà perché non la prendevo troppo sul serio”, spiega l'attore.
“Ma imparare il significato dietro le mosse è stata una cosa completamente nuova. Sentivo come se avessi sbloccato qualcosa dentro di me mentre andavo più a fondo”, continua l'attore. “Crescendo circondato da quella musica fin da piccolo, penso di aver avuto un'inclinazione naturale a non imitarlo, ma a sentirlo dentro di me. La cosa più importante per me era catturare il suo spirito. Guardavo tutti i suoi filmati e li studiavo fino al più piccolo dettaglio, ma per due o tre mesi facevo una pausa e il mio archivio di memoria mi permetteva di sorprendermi con certe mosse. Non vedevo l'ora di rilasciare tutta quell'energia che avevo accumulato negli anni in cui mi ero preparato”.
Tra ricordi e sogni, un film sull'essenza di Michael Jackson
Uno dei punti fermi della produzione era quello di girare il più possibile nei luoghi che hanno fatto parte realmente della vita del cantante di Beat It. Tra questi Hayvenhurst, il complesso situato a Encino, California, dove era situata la casa della famiglia Jackson. “Ho vissuto lì per 15 anni e il fatto che siamo riusciti a girare in quel luogo mi ha fatto tornare alla mente tanti ricordi”, racconta Jaafar. “E quando filmavamo in determinate stanze, restavo a dormire lì perché volevo sentire come se fossi tornato a casa, ma attraverso gli occhi di Michael”.
Una pellicola dal budget di 155 milioni di dollari che, si prevede, incasserà almeno 700 milioni. Questo significa che saranno innumerevoli le persone che andranno al cinema, tra fan incalliti e nuove generazioni. “Il mio sogno più grande è che, vedendolo, percepiscono l'essenza di Michael, che abbiano una comprensione più profonda della sua anima e che escano dalla sala ispirati, cantando, e ballando”, conclude l'attore. “Vorrei anche che il nuovo pubblico capisca quale fosse la sua forza trainante: unire persone da tutto il mondo con la sua musica. È stato il suo messaggio fin dall'inizio”.










