
“Lioness 3”, Zoe Saldaña: “La forza della serie? I personaggi femminili resilienti”
Una famiglia sul punto di sgretolarsi, un'operazione sotto copertura saltata e un rapimento. La terza stagione di Lioness, la serie ideata da Taylor Sheridan e disponibile su Paramount+, è forse quella che più di tutte ha dato filo da torcere a Joe. L'agente della CIA interpretata da Zoe Saldaña a capo del programma militare che usa figure professionali di sesso femminile per infiltrarle nelle vite delle mogli e figlie di soggetti ritenuti terroristi.
“Taylor scrive così tanti show contemporaneamente che non ti viene dato il tempo necessario per ricevere i copioni in modo da poterti preparare e non rimanere sorpreso di volta in volta”, racconta l'attrice, quando la incontriamo su Zoom, riferendosi all'arco narrativo del suo personaggio. “Mi aveva detto: 'Verrai rapita e la tua squadra verrà a salvarti'. E a tutti noi sono venuti i brividi. Ma poi, mentre iniziavo a rientrare nella vita di Joe, nella sua pelle e nei suoi pensieri, lui se ne esce dicendo: 'Ti salverai da sola e incontrerai la tua squadra a metà strada'. Quindi, proprio quando stavo rientrando in sintonia con Joe, mi ha confermato che siamo sempre sulla stessa lunghezza d'onda per quanto riguarda ka sua evoluzione. Ero entusiasta e spaventata. E penso che entrambe le reazioni siano ciò che gli attori desiderano quando interpretano un personaggio così ricco e complesso”.
Un'accurata preparazione fisica e un asso nella manica
Protagonista e produttrice esecutiva, al fianco di Nicole Kidman nei panni di Katlyn Meade, funzionaria di alto rango dell'agenzia di intelligence, Zoe Saldaña è impegnata sotto il duplice profilo emotivo e fisico. “Non si può improvvisare una scena di combattimento, tranne quando è Taylor a dirigere l'episodio”, rivela l'attrice. “Nel frattempo noi abbiamo provato quella coreografia per settimane e ci ritroviamo tutti un po' spaesati, anche se poi troviamo sempre la nostra strada, nonostante lui ci tenga sempre sulle spine. C'è un elemento di sorpresa che è importante avere, ma io sono un'ex studentessa di danza classica. Mi affido eccessivamente alla coreografia, alla regia, all'eliminazione di qualsiasi elemento di sorpresa e aspettativa, perché è questo che ti mantiene al sicuro, e mi piace”.
“Un altro elemento è che lavoro con la mia acting coach da 20 anni, fin dai tempi di Avatar (2009). Si chiama Katlin Adams, è un'ex allieva dell'Actors Studio ed è incredibile. Ha lavorato con i migliori di questo settore e, dal momento in cui l'ho trovata, mi assicuro solo che non si sbarazzi mai di me”, continua Saldaña. “Non posso dire di sì a un progetto se non ce l'ho al mio fianco per la preparazione. Mi aiuta a capire tutto. Mi destreggio tra tre lingue, quindi devo sempre assicurarmi che ciò che vedo e capisco sia accurato, e posso fare affidamento su di lei”.
Quell'accuratezza di cui parla si riflette anche nella rappresentazione delle complesse dinamiche nelle quali si ritrovano i veri agenti da cui prende spunto la serie. “Il mio lavoro è essere aperta, devo essere modellabile. Ma ci sono cose per cui non ho l'esperienza o la preparazione a cui attingere, quindi devo davvero fare affidamento su altre persone”, spiega l'attrice. “Mi siedo con i nostri ex esperti militari di cui Taylor si circonda e faccio loro delle domande. Mi emoziono a parlarne perché molti dei nostri operatori si sono trovati in quelle situazioni. Si tratta di aggrapparsi alle loro storie, alle loro esperienze e pregare di essere un canale capace per interpretarlo al meglio delle mie capacità, con la maggiore onestà e trasparenza possibile, in modo che si sentano riconosciuti”.
Un personaggio umano, e quindi imperfetto
Fin dalla prima stagione abbiamo notato come Joe tenti disperatamente di far coesistere su binari paralleli il suo lavoro e tutto ciò che comporta con l'avere una famiglia di cui prendersi cura. Qualcosa di molto complesso che in Lioness 3 diventa impossibile, con conseguenze dolorose. “È una donna che tiene tutto insieme per gli altri, ma dentro di sé sta crollando silenziosamente”, osserva Saldaña. “L'ho trovato molto onesto e penso che molti di noi possano immedesimarsi in questo, specialmente le madri lavoratrici che sono al massimo del loro livello sul lavoro tanto quanto lo sono a casa”.
“Joe è brillante, ma non è né una madre né un soldato perfetto. È umana ed è questo ciò che amo di più di lei e ciò con cui riesco a immedesimarmi maggiormente. Sono felice se è questo l'aspetto che tiene gli spettatori legati a Joe e ai tanti personaggi femminili resilienti in questo show”.
Lo sguardo femminile che pervade il racconto è il suo punto di forza e permette di guardare a un ambiente prettamente maschile da un'altra angolazione.“Il mio compito come donna e madre è non perdere mai di vista il fatto che non sto interpretando un personaggio che cerca di esistere in uno spazio maschile: sto interpretando un personaggio che cerca di essere una donna e rimanere tale in uno spazio in cui è consuetudine che vivano gli uomini”, afferma l'attrice. “Come donne dobbiamo insegnare al mondo che piangere ed essere emotivi ti rende forte. Il vero segno di debolezza è reprimere le emozioni, facendoti diventare una persona inaffidabile e volatile. Un buon pianto è come andare in palestra: è forza”.










