
La Legge di Zeus in "Odissea": che cos'è e come influenza gli eventi?
In Odissea di Christopher Nolan c'è un concetto che viene ripetuto più e più volte. Si tratta della Legge di Zeus. Una norma che influenza gli eventi e il destino dei protagonisti e che si ricollega al dio dell'Olimpo in persona. Zeus, noto anche con l'epiteto Xenios, era infatti il garante di questa legge. Ma sebbene venga pronunciata più volte da Ulisse, Telemaco, Penelope e altri personaggi nel corso dei 172 minuti di durata del film, manca una spiegazione univoca di cosa comporti la sua attuazione e il suo tradimento.
Per questo, noi di JustWatch abbiamo deciso di scrivere un approfondimento che aiuti a comprendere meglio le sue implicazioni nel poema omerico e nella sua trasposizione.
Che cos'è la Legge di Zeus?
Per il mondo antico, il figlio di Crono e Rea era la figura più importante tra tutti gli dei. Colui che comandava il Pantheon, il fondatore e il garante dell’ordine cosmico, politico e morale. Era considerato il re della giustizia e vigilava su coloro che non rispettavano la xenìa. La legge dell'ospitalità che, in parole povere, consiste nel trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi. Un principio che, nei secoli, ha permesso la nascita di alleanze, favorito le reti commerciali e contribuito alla creazione della civiltà.
Nell'Odissea di Omero, la xenìa rappresentava il codice sacro e non scritto che regolava l'ospitalità e il rispetto tra ospitato e ospitante. All'epoca viaggiare era molto complesso e pericoloso. Chi si trovava al di fuori della propria terra di provenienza non aveva diritti e la Legge di Zeus era il modo di colmare questa mancanza trasformando lo straniero in una figura quasi sacra. Non a caso il codice imponeva ai padroni di casa di offrire cibo, rifugio e protezione ai viaggiatori prima ancora di chiedere loro chi fossero, dato che chiunque avrebbe potuto essere un dio sotto mentite spoglie.
Zeus Xenios era il garante di questa legge e violarla significava incappare nella sua ira divina e in una punizione gravissima. Ma anche agli ospiti era richiesto lo stesso rispetto nei confronti di chi apriva loro la porta di casa. Un doppio dovere che culminava nel momento della partenza quando ospite e ospitante si scambiavano dei doni come simbolo di un patto di alleanza che si tramandava anche alle generazioni future e permetteva di costruire un accordo duraturo nel tempo. Violarlo significava compiere un sacrilegio.
Come influenza l'Odissea?
Le conseguenze della sua trasgressione e della sua attuazione hanno influenzato nettamente la storia raccontata da Omero nel suo poema. La stessa guerra di Troia scoppia per la mancata osservanza di questo principio da parte di Paride, il figlio del re Priamo. Secondo quanto raccontato nell'Iliade, il principe troiano rapì Elena, ritenuta la donna più bella del mondo, mentre Menelao, re di Sparta, era partito per Creta per i funerali del nonno. Oltre a fuggire con sua moglie, però, Paride rubò anche varie ricchezze dal palazzo. Un comportamento considerato scellerato che attira la condanna di Zeus sull'uomo e sulla città che lo accoglie al suo ritorno.
Altri esempi di xenìa violata dagli ospiti coinvolgono i Proci a Itaca. Con la scusa dell'assenza prolungata di Ulisse, i pretendenti alla mano di Penelope approfittano dell'ospitalità sua e di Telemaco. Come dei parassiti mangiano e bevono senza contegno, si muovono nel palazzo come se ne fossero i padroni, insultano e picchiano i veri bisognosi (compreso Ulisse sotto mentite spoglie) e provano a uccidere l'erede al trono in un'imboscata. Tutte azioni che li porteranno ad essere trucidati da Ulisse.
Ma lo stesso re di Itaca viola la norma introducendosi nella grotta di Polifemo mentre il gigante era assente, mangiando il suo formaggio. Un comportamento che farà precipitare in tragedia la situazione al suo ritorno. Lo stesso Polifemo, infatti, negherà l'ospitalità all'eroe acheo asserendo che ai Ciclopi non importa nulla degli dei e ne divora alcuni compagni, dicendo inoltre che l'essere mangiato per ultimo sarà il suo dono. Tra i padroni di casa non proprio impeccabili figurano anche: i Lestrigoni, giganti antropofagi che attirano la flotta di Ulisse nel loro porto con l'intento di divorarli, la maga Circe che offre cibo e bevande drogate capaci di trasformare i compagni dell'eroe in porci e Calipso, la ninfa che accoglie Ulisse dopo l'ennesimo naufragio, ma per sette anni lo trattiene sull'isola di Ogigia perché infatuata di lui.
Fortunatamente nel corso del poema sono svariate le dimostrazioni di attuazione della Legge di Zeus che ne rispettano la norma. Da Telemaco che accoglie Atena sotto la falsa identità di Mente Menelao ed Elena che offrono ospitalità a Sparta al figlio del re di Itaca e al militare Pisistrato passando per Nausicaa e i Feaci che aprono le porte del loro palazzo a Ulisse e il guardiano dei porci Eumeo che offre il suo mantello e il poco cibo della sua dimora al re di Itaca travestito da mendicante. Nel film di Christopher Nolan alcuni di questi episodi sono mostrati mentre altri non sono stati inclusi nella sceneggiatura o nel montaggio finale.
È il caso anche di due esempi di xenìa negata o sospesa. Quella di Eolo che dopo aver ospitato Ulisse e i suoi uomini e donato loro l'otre dei venti, lo respinge quando l'eroe fa ritorno nel suo regno raccontando di come i suoi compagni l'abbiano aperta, scatenando una tempesta. A quel punto il re dei venti si rifiuta di ospitarlo nuovamente perché lo considera maledetto dagli dei. E, infine, quella dei servitori del re di Itaca che, in sua assenza, hanno tradito il loro sovrano e che insultano e negano l'ospitalità al mendicante che si rivelerà essere proprio Ulisse. Anche per loro, neanche a dirlo, arriverà potente la vendetta dell'eroe acheo.











