
“La legge di Lidia Poët”, Matilda De Angelis: “Non credo alla guerra fra i sessi. Il femminismo è una lotta di tutti”
“La prima stagione per noi è stata una straordinaria avventura, ma anche una grande sorpresa vista l'accoglienza riscossa. Questi risultati hanno confermato il fatto che avevamo individuato un personaggio che toccava il cuore delle persone. L'idea originale era portatrice di un mondo di grandi ideali universali, nonostante fosse una storia incredibilmente locale”.
Matteo Rovere, produttore con Groenlandia de La legge di Lidia Poët, commenta così l'enorme successo ottenuto dalla serie italiana più vista all'estero su Netflix che torna sulla piattaforma dal 15 aprile con il terzo e ultimo capitolo.
“La scelta di concludere è un atto di libertà condivisa con Netflix. Sentiamo che il racconto ha compiuto il suo ciclo e ha raggiunto il suo arco tematico”, continua Rovere. “Preferiamo la qualità alla quantità. Abbiamo realizzato 18 episodi, circa 48 settimane di riprese totali. C'è stata una dedizione e una fatica enorme dietro un prodotto di questo calibro. Rivendichiamo la libertà di non essere obbligati a fare 10 stagioni. È bello quando possiamo decidere di fermarci noi e non il destino ineffabile delle cose”.
"La legge di Lidia Poët 3", tra attualità e ironia
A vestire i panni della prima avvocata dell'Italia di fine '800 ritroviamo Matilda De Angelis. Questa volta alle prese con un caso molto personale: l'accusa di omicidio che vede imputata la sua migliore amica, Grazia Fontana, portata in tribunale per aver ucciso il marito. Al fianco del fratello Enrico (Pier Luigi Pasino), si batterà per dimostrare che si tratta di legittima difesa dopo anni di soprusi perpetrati dall'uomo nei confronti della donna. Una storia che trova un parallelo evidente con il nostro presente e una cronaca costellata di casi di femminicidio e violenza domestica.
“La serie tratta temi ancora oggi drammaticamente veri e presenti. Mi piace fare un po' l'avvocato del diavolo e con Matteo Rovere abbiamo parlato a lungo della credibilità del finale di stagione che ruota attorno al tema della legittima difesa, ancora complicata da portare in tribunale e far valere”, spiega l'attrice che incarna un personaggio attraversato da una sincera vena autoironica che permette agli episodi di avere un giusto equilibrio con la componente da legal drama. “ Fin dalla prima stagione abbiamo capito che poteva essere un tratto rassicurante, perché una donna così forte, potente e intelligente che non fosse capace di prendersi in giro, probabilmente e purtroppo, sarebbe risultata antipatica”.
“L'ironia aiuta a veicolare messaggi e il non prendersi sul serio per me è una cosa serissima, una pratica che coltivo quotidianamente nel privato e nel lavoro”, continua De Angelis. “Matteo mi ha chiamata cinque anni fa dicendo: 'Ho un ruolo scritto per te'. C'è stata la volontà di ricalcare un mio tratto caratteristico. Quindi era importante metterci cose che mi appartengono”.
Un augurio per le generazioni future
Alla fine dei sei episodi che compongono la stagione finale de La legge di Lidia Poët, compare una dedica che recita: “A chi sa immaginare ciò che ancora non esiste e trova il coraggio di trasformarlo in realtà”. Agli interpreti abbiamo chiesto chi secondo loro, nel nostro presente, ha quel coraggio. “Forse è anche un augurio alle generazioni presenti e future”, afferma De Angelis. “Non so se c'è una persona specifica che oggi incarni questo ideale, ma penso ci sia un movimento di grande consapevolezza che viene dal basso, come è sempre stato. Spero che quelle persone siano soprattutto i giovani del domani che si muovono in un mondo drammatico”.
“Nel piccolo ci sono moltissime persone, associazioni o gruppi di persone che lottano per il sociale su cui non ci sono riflettori puntati”, le fa eco Pasino. “Credo sia più che altro un auspicio che più persone possibili possano continuare a credere in un mondo migliore. In un mondo infestato da guerre ed egocentrismi di personaggi potenti che vanno nella direzione della devastazione, è importante lanciare dei segnali di fiducia nell'amore. È una scelta difficile che quasi tutti i personaggi di questa serie incarnano: hanno la forza di fare scelte che vanno contro il loro tempo e contro quello che la società sostiene”.
“Le cose possono essere cambiate anche in modi molto semplici, come pensare di fare un rave in piazza a Genova e mettere insieme 20.000 ragazzi dopo che sono stati demonizzati dal governo”, spiega Saurino che nella serie interpreta il procuratore Fourneau. “Credo che fare questo atto di festa, di gioia e condivisione sia in qualche modo un atto rivoluzionario”.
Lotta femminista e uomini nuovi
Sebbene al centro de La legge di Lidia Poët ci sia un personaggio femminile e il racconto segua il suo percorso di crescita e indipendenza in una società che non dà spazio alle donne, va sottolineato quanto siano importanti anche quelli maschili che l'aiutano a ritagliarsi il suo posto in una società che la vorrebbe relegata in un angolo.“La lotta femminista non è una lotta tra sessi e non lo dovrebbe mai essere”, sottolinea Matilda De Angelis. “Un movimento che cresce e si evolve. Non so se, come società, stiamo tornando indietro o se certe dinamiche siano sempre esistite, ma credo fermamente che la battaglia sia collettiva. E penso che anche Lidia la vedesse così”.
“Il cambiamento purtroppo ancora oggi si ha se a cambiare è l'uomo. Essendo una società in mano al patriarcato, deve avvenire nei comportamenti quotidiani dell'uomo”, riflette Pasino. “Ci vuole una rivoluzione maschile: riconoscere la potenza della donna. In questa serie i personaggi maschili fanno un passo indietro per quello femminile, una grande novità rispetto alla narrazione classica. È l'introduzione di un "uomo nuovo" nell'800 che sarebbe bello fosse l'uomo di oggi”.











