"La città dei vivi": Edoardo Gabbriellini: “Un film che non vuole dare risposte, ma porre domande nuove”

"La città dei vivi": Edoardo Gabbriellini: “Un film che non vuole dare risposte, ma porre domande nuove”

Pubblicato il05 settembre 2026

Aggiornato il05 settembre 2026

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Quando Alberto Barbera, durante la conferenza stampa di presentazione di Venezia 83, ha annunciato che La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini sarebbe stato presentato in Concorso nella sezione Orizzonti, si è trasformato immediatamente in uno dei titoli più attesi dell'edizione 2026 che vedremo in sala dal 1° ottobre. Liberamente ispirata al romanzo omonimo di Nicola Lagioia, la pellicola racconta la vicenda di cronaca, tragica e brutale, accaduta a Luca Varani. Il ragazzo romano di 23 anni ucciso nella notte tra il 4 e il 5 marzo 2016 in un appartamento della città da Marco Prato e Manuel Foffo.

Un omicidio che ha scosso profondamente l'opinione pubblica per la crudeltà e l'insensatezza del fatto. “Nelle settimane successive mi ha colpito l'efferatezza del delitto e la mancanza di un movente”, ricorda Lagioia. “Gli assassini non si assumevano la responsabilità di ciò che avevano fatto: si comportavano come se fossero loro le vittime delle circostanze, delle droghe o delle famiglie che avevano alle spalle. Nel film di Edoardo vediamo una vita che viene spezzata da qualcosa di imprevedibile. Il caos dell'esistenza che ci viene addosso è qualcosa che film e libri possono raccontare con grande forza”.

Un cambio di prospettiva dal romanzo al grande schermo

la città dei vivi

Partendo dall'opera dello scrittore premio Strega, Gabbriellini ha fatto una scelta narrativa e stilistica opposta e precisa: non soffermarsi sulla violenza e dare spazio alla vita di Luca Varani. “Dopo la complessità e l'affresco così articolato e profondo che fa Nicola nel libro, immediatamente abbiamo pensato che il modo migliore fosse cercare un fuoco più stretto e intimo per dare respiro e dignità alla storia e alla vittima, concependolo e partendo dall'assunto di farne un racconto di formazione interrotto da un destino tragico. Questo film non vuole dare risposte ma per porsi domande nuove”, afferma il regista che si è espresso anche sulla mancata firma della sceneggiatura da parte dei fratelli D'Innocenzo che inizialmente avevano abbracciato il progetto.

“Hanno scritto un bellissimo copione. Poi, nell'elaborazione di un film come questo — dove per la fragilità e l'equilibrio su cui ci si muove occorre una definizione d'autore — io ho applicato il mio sguardo e la mia interpretazione a quello scritto su cui, evidentemente, alla fine non avevamo la stessa visione”.

“Quando ho visto il film sono rimasto molto colpito e commosso, anche sentimentalmente, per il modo in cui Edoardo ha adottato la prospettiva di questo libro”, ammette Lagioia. “Io racconto la storia soprattutto dalla prospettiva dei due assassini, mentre lui si concentra sulla vita di Luca e della sua fidanzata Marta Gaia Sebastiani. Cambiare prospettiva – continua - non significa cambiare i fatti di una storia, ma illuminarla e farla sentire in maniera diversa. Per me è stato come leggere il capitolo mancante del libro”.

Portare in scena persone e non personaggi

la città dei vivi

Tra i vari aspetti che andavano trattati con estrema attenzione, c'era anche quello relativo alle interpretazioni. Perché quelli ritratti sullo schermo prima ancora di essere i personaggi di un film, erano persone che quegli eventi li hanno vissuti realmente. “Penso che l'idea e lo sguardo di Edoardo di non concentrarsi sull'evento di cronaca e di non spettacolarizzarlo e di mettere in scena i momenti di vita di questi ragazzi – fatti di delusioni, amori e fraintendimenti – siano stati vincenti”, osserva Emanuele Maria Di Stefano, che nella pellicola interpreta Luca Varani.

“Sono momenti che appartengono alla vita di tutti noi, chiunque li ha attraversati. Forse l'unica cosa corretta da fare era trovare un distacco autoriale dalla cronaca e cercare di mettere in scena l'amore che i genitori e la fidanzata provano nei confronti di questo ragazzo, e il conseguente dolore successivo alla sua perdita”.

“Non ho una coscienza diretta del personaggio reale che ho messo in scena, ma ho cercato di esprimere quello che il film voleva restituire”, gli fa eco Mastandrea che, invece, veste i panni del padre di Luca. “Credo che sia servito ad accendere le luci nelle stanze dentro le quali l'informazione, quando è successa la tragedia, non era mai entrata. Il racconto dei media è spesso codificato: c'è il giornale, la trasmissione televisiva, e si rimane sempre fuori. E ci fa pure comodo vedere le cose da fuori. Il cinema e la letteratura, invece, entrano nei luoghi in cui non c'è ancora luce, non necessariamente per dare risposte, ma per porsi domande nuove”.

Mettere la vita davanti alla morte

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Come inevitabilmente accade con i casi di cronaca, molto spesso delle vittime non rimane altro che quell'ultimo atto feroce che pone fine alle loro esistenze. Come se tutto quello che sono stati fino a quel momento venisse cancellato. “Luca Varani è una persona di cui abbiamo saputo soltanto perché è stato ammazzato. E quindi il rischio da un'angolazione narrativo è che la sua vita fosse tutta riassunta nella sua morte”, spiega Lagioia. “Raccontare questa storia dal suo punto di vista è toccante perché lo vedi all'opera nei momenti quotidiani della sua vita. La cosa più odiosa detta nelle settimane successive all'omicidio era che 'se l'era andata a cercare'. Quasi che la sua parabola dovesse portare lì. Invece non sappiamo cosa sarebbe stata la sua vita se non fosse capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato”.

“L'altra retorica in quelle settimane era che Marco Prato e Manuel Foffo fossero 'due mostri'”, prosegue lo scrittore. “Conviene immaginare che siano mostri, perché se sono diversi da noi pensiamo che non potremo mai essere simili a loro. Purtroppo sono umani, e il cinema e la letteratura si occupano proprio di questo: farci sentire nella stessa barca dell'umanità”.

“Noi abbiamo relegato gli assassini a due elementi del destino”, aggiunge Gabbriellini. “Non c'è nessuna preparazione a ciò che accade: come nella realtà. Luca è entrato in quell'appartamento rispondendo a un messaggio, noi abbiamo cercato di trasmettere quell'assurdità. Rispondendo a quel messaggio è finito lì e, inspiegabilmente, è successo quello che è successo”.

Luca ha ventitré anni. Vive in una famiglia che lo ha adottato e che lo ama. Si muove con i suoi amici tra la periferia e il centro e ha una fidanzata con cui vive un amore giovane ma importante per entrambi. Luca sta cercando la sua strada, in un’età in cui tutto sembra ancora possibile e al tempo stesso già perduto, e in questa ricerca vive una doppia vita. Una notte, dopo un incontro apparentemente casuale, la traiettoria della vita di Luca si spezza, infrangendosi contro una violenza cieca e insensata.
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Informazioni su questa lista

Titoli

1

Durata totale

1h 43min

Generi

Drammatico, Thriller e Mistero

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