
“La casa”: tutti i film del franchise horror in ordine d'uscita
Nel cinema horror il trope della casa è uno dei più usati, a volte anche abusati, ma sempre funzionali. La casa è quel luogo in cui dovremmo sentirci più al sicuro, protetti, rilassati. Cosa accade quando quel territorio viene invaso? Quando persino le mura domestiche diventano pericolose, quando si tramutano in un organismo che digerisce corpi e identità, un utero rovesciato dove chi entra non esce mai davvero uguale a come era prima, quale luogo possiamo realmente ritenere sicuro?
Quando nel 1981 Sam Raimi girò il suo primo lungometraggio con un budget ridicolo e un'ambizione spropositata, Evil Dead - La Casa, non stava soltanto inventando un sottogenere fatto di motoseghe e demoni furiosi usciti dal temibile libro dei morti – il Necronomicon – ma stava mettendo in scena, con crudezza quasi rituale, l'idea che la famiglia, la casa, il rifugio domestico potessero trasformarsi nel luogo più pericoloso del mondo. E tutto questo lo fa con quella spensieratezza un po’ folle tipica dei giovanissimi cineasti, impressionando da una parte i grandi maestri che intuiscono subito il lampo di genio e, dall’altra, lasciando il pubblico perplesso perché incapace di etichettare quello che poi sarà il primo capitolo di un franchise che andrà a contaminare non solo il cinema ma anche la serialità, il mondo dei fumetti e persino quello dei videogiochi.
Quarantacinque anni e sette capitoli dopo, quell'intuizione non si è mai esaurita: si è solo spostata, di volta in volta, in un bosco isolato, in un condominio popolare, in una villa di famiglia dove i legami di sangue diventano letteralmente carne da consumare. Con l'arrivo nelle sale, l'8 luglio, di La Casa - Il rogo del Male (2026), è il momento giusto per ripercorrere l'intera saga nell'ordine in cui ha invaso gli schermi, dal primo, sanguinoso rito d'iniziazione fino all'ultima, feroce riunione di famiglia.
Sam Raimi aveva ventun anni quando ha girato in una baita del Tennessee quello che sarebbe diventato uno dei debutti più influenti della storia dell'horror, ovvero La Casa. In realtà, il primo Evil Dead è frutto di un lavoro portato a termine tre anni prima: Within the woods (1979).
Within the woods è un cortometraggio girato in 8mm con protagonisti Bruce Campbell, Ellen Sandweiss e Scott Spiegel. Il cortometraggio serviva per riuscire ad ottenere un finanziamento e riuscire a girare un vero e proprio lungometraggio. La storia, infatti, viene narrata proprio come se fosse una sorta di pilot per tutta la saga successiva di Evil Dead.
Cinque ragazzi, un weekend fuori porta, un libro rilegato in pelle umana ritrovato in una cantina: da qui poi nasce l'intero apparato mitologico del franchise, il Necronomicon Ex-Mortis (uno pseudobiblium che a sua volta si ispira a un altro pseudobiblium, il Necronomicon di Howard Phillips Lovecraft), i Deadite, la foresta viva, selvaggia, brulicante di creature pronte ad azzannare. Per restituire quella sensazione di “fiato dietro al collo” frenetico e proveniente dalla foresta, Raimi inventò una serie di rudimentali escamotage tecnici che poi divennero la sua cifra stilistica.
Ma sotto la superficie splatter, spesso ridotta a semplice provocazione per lo stomaco degli spettatori, si muove qualcosa di più antico: la paura della perdita di controllo sul proprio corpo, la vertigine di scoprire che ciò che ami può, in un istante, rivoltarsi contro di te trasformandosi in una minaccia irriconoscibile. Ash Williams non è ancora l'eroe idiota e ironico che diventerà nei capitoli successivi: qui è solo un sopravvissuto, l'ultimo testimone di un incubo che ha appena iniziato a scrivere le sue regole e, una volta svegliato, non sembra essere intenzionato a placarsi.
La Casa 2, il sequel di Raimi è, prima ancora che un film, un atto di riscrittura. Impossibilitato a riutilizzare materiale del capitolo originale per motivi di diritti, il regista ricostruisce da capo l'antefatto e, così facendo, cambia il tono dell'intero franchise: entra con decisione la componente comica, quel gusto per lo splatstick che diventerà firma riconoscibile della saga. Ash torna nella casa nel bosco, questa volta con la fidanzata Linda, e si ritrova a combattere non solo i Deadite – quindi con la stessa Linda posseduta, costretto poi a decapitarla perché, si sà, quando si tratta di Deadite non si è mai abbastanza sicuri della loro morte – ma anche la propria mano destra, posseduta e ribelle, che deve infine amputare con la motosega. È in questo secondo capitolo che Ash comincia a farsi eroe, in ogni fibra del termine, e sarà il finale a sancirlo senza più margine di dubbio. Il personaggio guadagna qui una rotondità che nel primo film era ancora acerba, e ogni sua azione risponde ormai a una caratterizzazione precisa, quasi geometrica nella sua coerenza interna. Ash Williams diventa il centro gravitazionale della saga, arrivando a incarnare lui stesso l'essenza di Evil Dead: la resa dei conti con la propria parte demoniaca.
Un eroe involontario, grottesco, sospeso tra tragedia e farsa, che troverà la sua piena maturazione nel canovaccio del terzo capitolo, L’Armata delle tenebre (1992), e più tardi nella serie spin-off seriale per Starz Ash vs Evil Dead (2015-2018).
Con il terzo film, L’Armata delle tenebre, Raimi abbandona quasi del tutto il registro puramente horror per abbracciare il fantasy avventuroso, quasi una parodia di cappa e spada con Ash catapultato nel Trecento a combattere l'esercito degli scheletri per conto di un re medievale. Il capitolo in cui si consacra definitivamente Ash come figura pop, l'eroe goffo e vanaglorioso, colui capace di combattere la sua parte malvagia e al tempo stesso scappare a gambe levate o provare a prendere in giro i demoni del Necronomicon inventando strane formule, che si scoprirà archetipo per generazioni di action comedy successive.
Dal punto di vista tematico, il film porta alle estreme conseguenze un discorso già presente nei primi due capitoli: la lotta contro il proprio doppio malvagio, l'Evil Ash che nasce da un frammento del suo stesso corpo e che è stato portato a distruggere ma che, con il suo stesso moncherino, ne segna l’inevitabile presenza. Il mostro, qui più che altrove, non è un'entità esterna ma una proiezione distorta di sé, il rischio costante di diventare ciò che si combatte.
L’Armata delle Tenebre rappresenta il punto più alto a cui la saga di Evil Dead è arrivata, il luogo in cui la poetica di Raimi trova compimento pieno, dalle intuizioni registiche fino alla resa tecnica. Il film soddisfa lo spettatore con la stessa generosità con cui si costruisce un rito, e per questo si è guadagnato un posto ad honorem nella scala del cult.
Evil Dead II resta, tecnicamente, il capitolo più riuscito e il più amato dalla critica, arrivando a conquistare, secondo Empire, il 49esimo posto tra i 500 film più belli di sempre. Ma Army of Darkness conserva un fascino che va oltre la classifica, quello di un piccolo gioiello che ha scelto la strada dell'eccesso e del grottesco come propria cifra stilistica.
Dopo vent'anni di silenzio, il franchise torna al cinema con un remake diretto da Fede Álvarez, La Casa, che sceglie la strada più difficile: restare fedele all'impianto originale, non mancando di omaggiare con devozione alcune delle scene più iconiche del primo film (per esempio la scena dello stupro della foresta), togliendo però l'ironia di Raimi per abbracciare un registro quasi insopportabilmente cupo.
Mia, la nuova protagonista, non è in vacanza ma in disintossicazione da una dipendenza da eroina, e questo dettaglio cambia tutto il sostrato simbolico del film: il corpo posseduto diventa metafora diretta della dipendenza, della lotta contro qualcosa che ti abita dall'interno e che promette di andarsene solo dopo aver preteso tutto. La violenza qui non ha più nulla di catartico o ludico: è viscerale, quasi punitiva, e restituisce al genere una serietà che il franchise, tra citazioni e strizzate d'occhio, sembrava aver in parte accantonato.
Alvarez insegue uno splatter che si avvicina molto di più alla sensibilità contemporanea, quella di stampo Eli Roth, viscerale e disgustoso, lontano anni luce dal grottesco ironico che animava i film di Raimi. Costruisce così la versione realistica di Evil Dead, un film godibile, confezionato con mestiere, ma privo di quell'anima e di quella originalità che avevano reso unica la trilogia di Sam Raimi. Il risultato finisce per assomigliare a troppi altri horror splatter usciti negli ultimi anni, perdendo quella scintilla che lo avrebbe reso davvero memorabile.
Trent'anni dopo gli eventi de L'Armata delle Tenebre, Bruce Campbell torna a vestire i panni di Ash per la serie televisiva targata Starz, Ash vs Evil Dead, che recupera il tono comico e sopra le righe della trilogia originale ma riferimento solo ai primi due capitoli della saga, ignorando il viaggio temporale compiuto da Ash all’interno de L’Armata delle Tenebre.
Ash è ormai un uomo di mezza età che lavora in un supermarket, con un debole sempre troppo grande per le donne, intrappolato in una vita mediocre e nel senso di colpa per non essere mai riuscito a distruggere definitivamente il Necronomicon. Da qui prendono avvio i guai seri, per Ash e per i suoi due nuovi compagni di viaggio: l'imbranato e timido Pablo, che venera Ash al punto da soprannominarlo El Jefe, il prescelto, e la caparbia e sensuale Kelly.
La prima stagione si muove interamente verso la distruzione del Necronomicon, ma per farlo deve tornare alle origini, alla casa che ha dato inizio a tutto. Il viaggio dei tre procede per tappe precise, e ogni episodio si costruisce attorno a un singolo luogo, spesso sommerso di sangue e smembramenti, come se la geografia stessa dello show fosse scandita dal massacro. Al gruppo si unisce Ruby Knowby (Lucy Lawless), sorella di Annie Knowby e figlia del professor Raymond – il primo ad aver trovato il Necronomicon – e di Henrietta, convinta che sia Ash il responsabile della morte della sua famiglia. Dietro il fascino seducente di Ruby, però, si nasconde un segreto tremendo.
Cancellata dopo tre stagioni, la serie chiude simbolicamente il capitolo di Ash come protagonista attivo della saga. Vi consigliamo di vederla perché è davvero irresistibilmente folle! Groooooovy!
Lee Cronin con La Casa - Il risveglio del Male firma quello che, nelle intenzioni dichiarate, è insieme sequel e reboot, e sposta per la prima volta l'ambientazione fuori dal bosco: qui il terrore invade un palazzo popolare di Los Angeles, con la madre Ellie posseduta e la sorella Beth costretta a proteggere i nipoti. Un cambio di scenario che porta con sé non solo un allontanamento dai personaggi canonici ma una riscrittura profonda del significato del mostro domestico: non più l'isolamento della natura selvaggia, ma la promiscuità forzata della vita condominiale, dove le pareti sottili non proteggono nessuno. La possessione della madre, in particolare, lavora su un nervo scoperto specifico, quello della maternità che si corrompe, dell'amore materno che diventa minaccia letale per i propri figli.
Cronin porta il franchise su un livello molto più cruento e feroce ma senza tradire la vena ironica e grottesca di Sam Raimi, arrivando lì dove Alvarez aveva, invece, fallito. Un godibile bagno di sangue che, nonostante l’assenza di Ash, riesce a soddisfare le aspettative.
Il “sesto capitolo” della saga, La Casa - Il rogo del Male, nonché il secondo della nuova trilogia, diretto dal francese Sébastien Vaniček, arriva nelle sale l'8 luglio 2026 e riporta l'orrore dentro le mura di una casa di famiglia isolata. Alice, rimasta vedova, si trasferisce temporaneamente dai suoceri per un’ultima riunione di famiglia destinata a trasformarsi – come tutte le riunioni di famiglia, diciamocelo – in un incubo sanguinolento quando tutti i membri, uno dopo l'altro, vengono posseduti e trasformati in Deadite.
L’intento di Sébastien Vaniček è di portare alla massima tensione l'idea seminale di tutta la saga secondo cui la famiglia acquisita, i legami costruiti dal matrimonio e non dal sangue, come terreno fragile su cui si innesta il male. I voti pronunciati in vita, recita la sinossi, continuano a valere anche oltre la morte: una promessa che nel franchise di Evil Dead suona sempre come una condanna.


Evil Dead Wrath






























