
Kōji Yakusho: “Credo nel cinema come elemento di speranza. Blockbuster? Preferisco lasciare al pubblico film come Perfect Days”
“Mi ha permesso di girare una storia di finzione come se fosse vera, come se fosse la realtà. Non so nemmeno se una cosa del genere sia mai stata fatta nella storia del cinema. Lo ha reso possibile e questo premio non può nemmeno esprimere quanto sia un attore straordinario”.
È Wim Wenders a consegnare il Gelso d'Oro alla carriera a un emozionato Kōji Yakusho sul palco del Teatro Nuovo di Udine, quartier generale del Far East Film Festival che quest'anno ha omaggiato una colonna portante del cinema giapponese amata in tutto il mondo. Complice anche Hirayama, il settantenne addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo protagonista di Perfect Days (2023) del regista tedesco che gli è valso anche il Prix d'interprétation masculine a Cannes 76.
Ma quella di Yakusho è una carriera costellata di tanti altri personaggi e film importanti, da Vuoi ballare? - Shall We Dance? (1996) – che ha dato vita al remake con Richard Gere – a L'anguilla (1997) passando per Memorie di una geisha (2005), Babel (2006) e 13 assassini (2010). “Sono arrivato a un'età tale per cui mi viene dato un premio alla carriera. Come se, in una maratona, avessi già passato il 35º km. Questo premio mi sembra l'ultima sferzata che mi viene data per cercare di arrivare al traguardo”, ci racconta divertito l'attore quando lo intervistiamo al FEFF 28 qualche ora prima della premiazione.
Il potere dei film e l'avanzare dell'influenza asiatica in Occidente
La sua interpretazione in Perfect Days, capace di raggiungere un pubblico trasversale e grande successo commerciale, ha avuto il merito di allargare il bacino di ammiratori di Kōji Yakusho. Ma si tratta di un risultato che si inserisce in un cambiamento epocale. Per decenni, infatti, c’è stata un’egemonia culturale occidentale, mentre ora l'influenza orientale è molto più netta e non riservata a spettatori di nicchia. “Mi sembra che, rispetto al passato, la presenza dell’Asia stia diventando più importante”, commenta l'attore. “Lo vedo all’interno di un buon mix. C’è una commistione tra Europa, Stati Uniti e Asia che sta prendendo un buon equilibrio. Come giapponese posso dire che, a volte, ho l’impressione che gli occidentali ci abbiano insegnato le cose buone del Giappone”.
Negli ultimi anni, con il progressivo peggioramento della situazione politica nel mondo, ci si è interrogati a gran voce su quale sia il valore del cinema e dell’arte. Se, oltre all'intrattenimento, debba avere anche un approccio politico e se i suoi rappresentanti debbano o meno parlare e schierarsi apertamente. Basti pensare alle ripercussioni subite da Susan Sarandon e Mark Ruffalo per aver condannato il massacro del popolo palestinese. “Posso dire che in un film percepire il dolore degli altri aiuta a nutrire il tuo cuore”, afferma Yakusho. “Quando vediamo un bel film ci sentiamo come se il nostro spirito fosse stato ripulito. Allo stesso modo percepire dentro di noi il dolore di un’altra persona, fa sì che possa crescere. E questo aiuta a portare la pace. Una delle grandi forze del cinema”.
La situazione del cinema in Giappone
Mentre le produzioni cinematografiche italiane arrancano e le maestranze restano a casa, ancora molti in Italia ritengono che chi lavora nel settore culturale e audiovisivo sia un privilegiato. Una convinzione che accomuna anche il Giappone? “A partire dalla pandemia, molti giovani che volevano avvicinarsi a questo mondo hanno trovato una grande difficoltà. E alcuni di loro hanno dovuto abbandonare quel sogno”, racconta l'attore.
“Non so dare delle risposte precise riguardo la situazione corrente. Ma posso affermare che, se per qualche ragione non riesci a ottenere un determinato riscontro al botteghino – anche se sei un cineasta di valore e talentuoso – perdi la possibilità di riuscire a esprimerti come vorresti. In Giappone continuano a essere prodotti ancora numerosi film, ma la maggior parte sono low budget. Sono poche le persone che lavorano nella nostra industria ad avere uno stile di vita sostenibile”.
Parlando di box office, sono spesso i blockbuster e i cinecomics ad ottenere i maggiori incassi. Se da Hollywood glieli proponessero, accetterebbe Kōji Yakusho? L'attore ride mentre scuote la testa e afferma: “Quello che posso dire è che film come Perfect Days sono quei titoli che mi rallegra siano stati goduti dagli spettatori internazionali. Il tipo di pellicole che voglio lasciare al pubblico”.
Il cinema come veicolo di speranza
Tornando all'attualità e al mondo sempre più polarizzato che ci circonda, il cinema che ruolo può giocare? “Credo alla sua forza come elemento di speranza. E ci credo così tanto che quando entro in una sala e poi ne esco, sono una persona diversa”, confida l'attore. “Come se il mio sangue fosse rinnovato perché ha ricevuto l'influenza di ciò che ho visto. Il cinema dà speranza e io stesso mi auguro di essermi cimentato e potermi cimentare sempre in film che la trasmettono”.
Prima di congedarci gli chiediamo cosa sente che manca anche nella sua pluridecennale carriera. Kōji Yakusho fa una pausa, ci sorride e confessa: “Vorrei diventare bravo a recitare”.














