Cosa succede davvero al KitKatClub di Berlino? Ce lo racconta un documentario

Cosa succede davvero al KitKatClub di Berlino? Ce lo racconta un documentario

Pubblicato il07 settembre 2026

Aggiornato il07 settembre 2026

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"Cosa succede al KitKatClub di Berlino?" è una di quelle domande che la gente digita su Google sperando in una risposta che di solito non arriva, perché il locale più chiacchierato della notte berlinese custodisce le sue porte con cura maniacale. Niente telefoni, niente foto, niente racconti. Quello che accade dentro, dentro resta. Ora un documentario prova a rispondere davvero a quella domanda, portando la macchina da presa dove di solito non entra nessuna macchina da presa.

KitKatClub - Kinks of Berlin arriva nei cinema tedeschi il 10 settembre 2026, dopo aver girato i festival internazionali. Ma non aspettatevi il reportage morboso che il nome del club potrebbe far immaginare. Il film sceglie una strada diversa, più intima e più umana, e proprio per questo più interessante.

Un documentario che guarda le persone, non lo scandalo

kitkat club berlin

La prima sorpresa di KitKatClub - Kinks of Berlin è la sua discrezione. Invece di puntare sulle feste e sull'eccesso per stupire, il regista Philipp Fussenegger sceglie di seguire le persone la cui vita è legata al club, dentro e fuori dalle sue mura. Le vediamo di notte, nei loro panni più liberi e provocatori, ma anche di giorno, mentre rispondono a una telefonata di lavoro o se ne stanno semplicemente in casa. È il contrasto tra la persona e il suo alter ego notturno a interessare il film, non la trasgressione fine a sé stessa.

Fussenegger non è nuovo a questo tipo di ritratti. Aveva già co-diretto Teaches of Peaches, il documentario sulla musicista Peaches presentato alla Berlinale, e anche qui la sua attenzione va alle storie individuali più che al fenomeno collettivo. Il film è scritto insieme a Susanne Heuer e prodotto da Cordula Kablitz-Post, la stessa che aveva firmato la drammaturgia di Teaches of Peaches.

Chi incontriamo dentro il club

kitkat club berlin

Il cuore di KitKatClub - Kinks of Berlin sono i suoi protagonisti, un gruppo di frequentatori abituali che si aprono davanti alla camera. C'è Tim, un ragazzo che sogna di affermarsi come drag queen con il nome d'arte di Raven Van Krueger, e di cui il film segue i primi passi in quel mondo, fino all'incontro con un agente per trasformare la passione in una vera carriera artistica. C'è Simon Thaur, il fondatore del club, che apre una finestra sulla filosofia con cui ha tenuto in piedi il locale per oltre trent'anni. E ci sono le coppie: chi vive il gioco di ruolo tra padrone e cucciolo, chi pratica il BDSM senza nasconderlo, chi ha trovato tra quelle pareti una seconda famiglia.

Sono loro a raccontare cosa significhi il proprio desiderio, come lo abbiano scoperto, come convivano con la doppia vita tra il giorno e la notte. Il film dà spazio anche ai lati meno luminosi, dalla solitudine che resta quando la festa finisce alla difficoltà di tenere insieme una vita normale e l'eccesso. Non è un ritratto compiaciuto né un depliant pubblicitario del locale, ma il tentativo di capire chi sono le persone dietro la reputazione del club.

I temi veri del film: libertà, identità, consenso

cabaret

Sotto il velo dei contenuti espliciti, KitKatClub - Kinks of Berlin parla di cose più grandi. Il filo che tiene insieme le storie è la ricerca della libertà, quella di essere sé stessi senza la vergogna che il mondo di fuori spesso impone. Il documentario tocca l'identità, la sessualità, la scoperta di sé, e mette al centro un concetto che nel club è legge non scritta ma ferrea: il consenso. È intorno a questa idea, il rispetto reciproco dei limiti di ciascuno, che ruota gran parte di ciò che i protagonisti raccontano.

Il KitKatClub esiste dal 1994, quando Simon Thaur e la compagna Kirsten Krüger lo aprirono ispirandosi allo spirito libero e decadente della Berlino di Cabaret (1972). In oltre trent'anni è diventato un'istituzione della cultura notturna della città, sinonimo di una libertà espressiva che altrove sarebbe impensabile. Il documentario lo racconta come uno spazio dove le regole del fuori si sospendono, ma dove altre regole, più profonde, tengono in piedi la comunità.

Un bianco e nero che allontana il voyeurismo

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La scelta stilistica più forte del film è la fotografia, interamente in bianco e nero. Non è un vezzo. Il direttore della fotografia Dino Osmanović l'ha voluta per togliere alle immagini il realismo crudo e dare al racconto un tono quasi da favola, sognante e malinconico. È anche il modo con cui il film prende le distanze dal voyeurismo, trasformando la provocazione in un materiale più astratto e riflessivo. Il bianco e nero uniforma le tante storie diverse, le fonde in un unico ritratto corale, e allontana lo sguardo dal semplice guardare per spostarlo sul capire.

Il risultato è un film per adulti nel senso più pieno del termine, non per i contenuti espliciti che pure ci sono, ma per lo sguardo maturo con cui li affronta. KitKatClub - Kinks of Berlin risponde alla curiosità di chi si è sempre chiesto cosa succeda là dentro, ma lo fa spostando la domanda: non tanto cosa accade al KitKatClub, quanto chi sono le persone che lo hanno scelto come casa.

KitKatClub: Kinks of Berlin

2026

The story of the legendary Berlin club and its founder, a woman whose life is inextricably interwoven with the bright and dark sides of a hedonistic lifestyle.
KitKatClub: Kinks of Berlin non è disponibile per lo streaming.
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Informazioni su questa lista

Titoli

1

Durata totale

1h 36min

Generi

Documentario

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