
Questo film horror cult con Megan Fox (a lungo sottovalutato) avrà un sequel
Jennifer's Body (2009) sta per tornare. Sedici anni dopo un flop che sembrava definitivo, il film horror più frainteso del primo decennio degli anni Duemila si appresta a diventare un franchise. Diablo Cody regista e sceneggiatrice – vincitrice del Premio Oscar alla Miglior Sceneggiatura Originale per Juno (2007) di Jason Reitman – sta scrivendo il sequel, Karyn Kusama ha già letto le ossa della storia e la descrive come “pazza e divertente”, mentre Amanda Seyfried ha dichiarato che tornerebbe solo se tornasse anche Megan Fox.
Vale la pena fermarsi un momento su questa notizia e capire cosa significa davvero, al di là del semplice annuncio. Perché Jennifer's Body non è mai stato soltanto un film horror, bensì un testo culturale che il suo stesso contesto ha reso illeggibile, prima di raccogliere, pazientemente, i frutti del suo operato negli anni seguenti.
Sedici anni dopo, il mondo ha imparato a leggere “Jennifer's Body”
Nel 2025, durante un panel sulla sceneggiatura a Los Angeles, Diablo Cody ha confermato quello che i fan speravano da anni: è a lavoro sul sequel di Jennifer’s Body. “Tutti i modi in cui ero limitata nel primo film, ora sono scatenata” afferma la regista e sceneggiatrice quando le viene chiesto come sta approcciando la scrittura di questo secondo capitolo. “Quindi è meno una sensazione di cautela e più una sensazione di incoscienza, nel senso migliore del termine.”
Da queste dichiarazioni sembra evidente che a spingere Diablo Cody a tornare sul progetto, di cui ricordiamo aveva già curato la sceneggiatura nel 2009 mentre la regia era di Karyn Kusama, è l’esigenza di portare avanti la conversazione iniziata dal primo film, il bisogno di dover raccontare ancora qualcosa ma questa volta senza alcun filtro.
Stando a quanto anticipato, il sequel è direttamente ispirato alla risposta dei fan alla riscoperta del film originale. Cody ha definito il processo “insolito”, e lo è davvero: non riesce a immaginare uno scenario in cui un film sia fallito sia criticamente che commercialmente e ottenga poi un sequel. Eppure eccoci qui. Il fatto che questo sequel esista, o stia per esistere, è già una dichiarazione su dove siamo arrivati culturalmente e non certo per nostalgia. Jennifer’s Body 2 ha tutta l’aria di essere un verdetto postumo.
Come Hollywood ha ucciso “Jennifer's Body” prima che uscisse
Il 18 settembre 2009, Jennifer's Body uscì nelle sale americane al quinto posto al box office, con circa sei milioni di dollari nel weekend di apertura. Finì la sua corsa domestica con sedici milioni di dollari su un budget di produzione di trentadue milioni, diventando per tutti gli standard hollywoodiani un flop completo. La critica fu tiepida o apertamente ostile. Alcune recensioni erano così saturate di sessismo da risultare involontariamente illuminanti su ciò che il film stava cercando di smontare. In sostanza, non fecero altro che dare ragione sottotesto della pellicola di Kusama.
Ma cosa non ha funzionato nel film? Niente. Cioè, il film non aveva nulla che non andasse, a differenza della promozione sbagliata su tutta la linea.
Diablo Cody aveva scritto Jennifer's Body subito dopo il successo di Juno, con una visione limpida: un film centrato sulle donne, sull'amicizia femminile, su una predatrice di ragazzi, il tutto come metafora di empowerment, vendetta e sessualità. Per chi ha visto il film sa che Jennifer (Megan Fox) prima di essere carnefice è vittima, legandosi a tutto il filone dei revenge movie (conosciuto anche come rape and revenge) come Non violentate Jennifer – I spit on your grave (1978), rivelando il vero cuore della pellicola, ma lo approfondiamo tra un attimo. Tornando al motivo del flop iniziale, ovvero una campagna pubblicitaria fuorviante e sbagliata, il reparto marketing dello studio aveva ricevuto la pellicola corredata da tutto il materiale di approfondimento per comprendere al meglio la natura del progetto, ma decisero deliberatamente di ignorarlo. Il focus group, composto per lo più da giovani maschi eterosessuali, fu la bussola usata per orientare l’intera campagna; per esempio, il poster mostrava Megan Fox in un abitino scolastico succinto che nel film non indossa mai oppure il trailer montato su ogni singolo momento anche lontanamente allusivo al sesso – completamente decontestualizzato dalla vera narrazione – per costruire la promessa di un thriller erotico per adolescenti maschi.
Cody ricevette una email dal reparto marketing che riassumeva il valore del film in tre parole: “Megan Fox hot”. Kusama, anni dopo, avrebbe descritto quello scambio come la prova di un sistema che si ostinava a non voler vedere quello che aveva davanti, confermando più che mai il bisogno viscerale di un film come quello. La risposta dello studio alle preoccupazioni sul tipo di campagna sembrava, secondo Cody, redatta da un cavernicolo: “Jennifer sexy, lei ruba il tuo ragazzo.”
Il risultato? La pellicola arrivò al target stabilito dal marketing, ovvero un giovane (e non solo) pubblico maschile, tradendo però tutte le aspettative paventate dalla campagna e che, invece, la pellicola demoliva. Ovviamente causando un buco terrificante al film, l’unico a pagare le reali conseguenze di quella scelta barbara. Guardando indietro, Amanda Seyfried, affermò lapidaria: “Il marketing lo ha rovinato. Punto. E siamo tutti d'accordo.”
E se non fosse Jennifer il vero mostro?
Qui sta il cuore del film, e anche il motivo per cui è sopravvissuto al suo stesso flop, riuscendo, nonostante tutto, ad arrivare al suo vero pubblico di riferimento: le giovani donne.
Jennifer Check non diventa un mostro nel corso della storia. La storia rivela che il sistema intorno a lei la trattava già come tale – un corpo da manipolare e usare, uno strumento per ottenere qualcosa. Nella mitologia, le più grandi donne sono state trasformate in mostri dagli uomini, come Medea, Circe, Lilith, proprio perché creature non addomesticabili, rifiutando di sottomettersi alla legge patriarcale.
I Low Shoulder, la band che la sacrifica in un rituale demoniaco per ottenere successo nell'industria musicale, non stanno facendo nulla di strutturalmente diverso da ciò che il marketing dello studio aveva fatto a Megan Fox reale: prendere una donna e convertire la sua presenza fisica in capitale per qualcun altro. Nulla di diverso rispetto a ciò che fa la società ogni giorno, ancora oggi, al corpo femminile.
Il sacrificio rituale nel film è un'allegoria quasi didascalica, così come la possessione demoniaca che ne segue non è una punizione narrativa per Jennifer, è una trasformazione. Il corpo che si rifiuta di restare passivo. La femminilità che, quando non si sottomette, non si addomestica, non si lascia contenere, diventa automaticamente pericolosa. La strega non ha poteri soprannaturali: ha semplicemente smesso di aver bisogno della mediazione maschile per esistere, e questo è già sufficiente per renderla una minaccia all'ordine costituito. E proprio come le antenate citate poco prima, anche Jennifer sfrutta la sua trasformazione, la sua mostruosità, per liberarsi dal giogo del maschilismo.
Il film lo dice esplicitamente nella struttura della sua violenza: Jennifer uccide i ragazzi che la desiderano, non quelli che la ignorano. Divora chi la consuma. Una logica di ribaltamento chirurgica, senza mai dipingerla come una vittima da compatire, bensì lasciandola crudele, compiaciuta, consapevole. Jennifer non cerca redenzione, ciò che cerca Jennifer è soddisfazione.
Il morso come eredità
Needy è l'altra metà del discorso, e forse quella più complessa. Il loro rapporto ha tutte le strutture di una relazione co-dipendente: Jennifer drena Needy tanto quanto drena i ragazzi che uccide, occupa spazio, oscura, richiede attenzione e fedeltà. Ma c'è qualcosa di genuino e irriducibile tra loro, qualcosa che il film non si preoccupa di rendere pulito o rassicurante. È un'amicizia tossica nel senso letterale del termine, e il film lo sa.
Quando Needy uccide Jennifer, e quando Jennifer, morendo, la morde, accade qualcosa di più complesso di una semplice vendetta. Needy non diventa Jennifer, non eredita la sua rabbia reattiva, la sua logica di sopravvivenza, la sua fame. Eredita qualcosa di più specifico e importante: la capacità di agire. Jennifer uccideva perché il demone aveva bisogno di nutrirsi. Needy uccide perché ha visto, è una testimone che porta sul corpo la prova di ciò che è stato fatto, e che sceglie consapevolmente dove rivolgere quella forza. Quella stessa consapevolezza che si prova nel dover ascoltare o vedere l’ennesima vittima di femminicidio, l’ennesimo caso in cui una donna viene zittita, mutilata della sua dignità, spogliata, che porta con sé una rabbia atavica, un desiderio di resilienza e lotta viscerale, racchiuso all’epoca nel movimento del “Me too” e oggi in quello di “Non una di meno”.
C'è un'idea molto antica dietro questa struttura. “Siamo le discendenti delle streghe che avete bruciato” è diventato uno slogan del femminismo contemporaneo non per caso: condensa la logica del passaggio del testimone tra generazioni di donne che il sistema ha cercato di distruggere e che invece hanno trovato il modo di continuare. La strega bruciata non scompare, lascia qualcosa a chi viene dopo, proprio come Jennifer che lascia a Needy non una maledizione, ma un'eredità.
“Jennifer's Body 2” e la domanda a cui nessuno può rispondere
Per Diablo Cody Jennifer’s Body 2 sarà una risposta alla riscoperta del film originale, un’esperienza catartica, che non riguarderà solo Jennifer e Needy, ma anche se stessa. Sicuramente un segnale incoraggiante sul tipo di film che potrebbe essere questo sequel; tuttavia resta una domanda legittima, che non vuole essere una stroncatura preventiva quanto più un ragionamento su ciò che è in gioco. Jennifer's Body ha avuto senso – e ha costruito il suo culto – anche perché era rimasto ai margini.
Era un film nato dall’urgenza di dover smontare un sistema, lo stesso da cui era stato rifiutato, riuscendo, comunque sia, a trovare da solo il suo pubblico, lentamente, attraverso lo streaming, il passaparola e i social, le community queer e l'entusiasmo di chi sentiva che quel film stava parlando di qualcosa di reale e tangibile, ritrovandosi. Quella traiettoria faceva parte del significato stesso della storia, la prova vivente della sua stessa tesi: certi linguaggi arrivano solo quando il contesto è pronto a riceverli.
Adesso Jennifer's Body è un cult ufficialmente riconosciuto, celebrato, incluso nelle retrospettive del New York Times, citato in ogni conversazione sul femminismo nel cinema horror. Da questo punto di vista, la strada per il sequel è già spianata, non dovrà guadagnarsi nulla, proprio perché la condizione di partenza dal 2009 ad oggi è completamente differente. Pertanto, Jennifer's Body 2 saprà essere un film necessario tanto quanto lo è stato il suo predecessore? L'urgenza non si costruisce a tavolino, e il film originale lo ha dimostrato nel modo più scomodo possibile: arrivando in ritardo rispetto al suo tempo, o forse il suo tempo è arrivato in ritardo rispetto a lui.














