“Il Diavolo veste Prada 2” continua a raccontare il mondo del lavoro. Tra editoria in crisi e divario sociale

“Il Diavolo veste Prada 2” continua a raccontare il mondo del lavoro. Tra editoria in crisi e divario sociale

Manuela Santacatterina
Manuela Santacatterina

Pubblicato il 28 aprile 2026

Aggiornato il 29 aprile 2026

Sono passati 20 anni precisi da quel 2006 che ha consegnato al pubblico un cult istantaneo: Il Diavolo veste Prada. Una commedia ambientata nel mondo della moda che ci ha regalato uno dei personaggi più iconici degli anni 2000, la temutissima e impeccabile direttrice di Runway Miranda Priestly.

Ma la pellicola diretta da David Frankel e tratta dal romanzo omonimo di Lauren Weisberger non era solo intrattenimento fine a se stesso. Attraverso il personaggio di Andy, la giovane stagista interpretata da Anne Hathaway, il film toccava una serie di tematiche sociali legate al lavoro: dal prezzo del successo alle insidie dell'ambizione, da un ambiente professionale tossico e spietato alla vita privata sacrificata passando per l'omologazione identitaria in virtù dell'accettazione altrui e il bisogno di trovare un equilibrio tra ufficio e casa.

Tutte questioni ancora molto attuali. Specie post pandemia che ha portato milioni di persone e innumerevoli aziende a rivedere il rapporto tra pubblico e privato. Il tutto mentre una nuova crisi si abbatteva in ambito lavorativo, ampliando nettamente le differenze sociali. Ma se da un lato l'editoria se la passa malissimo, tra il marketing che ha preso il sopravvento ed editori sempre meno interessati alla qualità rispetto ai click, è anche vero che una piccola fetta si è arricchita a dismisura. La stessa che muove il mercato a suo piacimento, indifferente alle storie e alle persone che hanno reso grande il giornalismo, in ogni suo ambito.

Lo spiega bene Il Diavolo veste Prada 2, tanto atteso sequel – nelle nostre sale dal 29 aprile – che vede riunito tutto il cast originale. Ritroviamo Meryl Streep (Miranda), Anne Hathaway (Andy), Emily Blunt (Emily) e Stanley Tucci (Nigel) in una New York che va sempre più di corsa. Così tanto che ormai i lettori preferiscono scrollare Instagram invece che abbandonarsi alla lettura di un articolo e i grandi capi tagliano intere redazioni premiate per le loro inchieste in virtù di costi troppo alti. L'unica realtà che sembra non conoscere cali e, anzi, cresce sfacciatamente è quella del retail di lusso.

"Il Diavolo veste Prada 2" fotografia la crisi del giornalismo

Perché aspettare così tanto per dare al pubblico il sequel di un film così amato? Dal regista alla sceneggiatrice fino ai protagonisti, tutti sapevano che l'unica ragione che li avrebbe riportati sul set sarebbe stata una storia all'altezza. “Il mondo e il giornalismo cartaceo sono cambiati”, spiega Frankel. “E mentre vedevamo questo ambito sempre più in declino, anno dopo anno, ci sembrava sensato esplorare il cambiamento e sviluppare una sceneggiatura in cui questi personaggi finissero nuovamente per interagire”.

La domanda su come Miranda Priestly avrebbe gestito la fine del suo impero ci affascinava. 'Per quanto tempo si può continuare a fare questo lavoro? Quand’è il momento di smettere?'. O per Andy Sachs: 'Venti anni dopo che hai gettato il telefono in una fontana e hai lasciato Runway per lavorare in un giornale, cosa ci vorrebbe per farti tornare indietro?”, continua il regista. “Volevamo esplorare i compromessi a cui questi personaggi devono scendere per mantenere le proprie carriere. Se il primo film era un romanzo di formazione in cui una giovane donna scopriva il proprio posto nel mondo, il sequel parla di una donna matura che affronta tutte le scelte che ha compiuto nella propria vita”.

Oggi il giornalismo è molto diverso a causa dei social media, dell'IA e di certi governi”, aggiunge Stanley Tucci. “E di conseguenza anche la moda lo è. Il film affronta questi temi, la sua stessa struttura è costruita attorno a questi problemi e poi si occupa di queste persone a livello personale e di come li stanno gestendo. Il tempismo non poteva essere migliore”. “Sembra che la realtà che ci circonda sia quasi sotto assedio al momento”, gli fa eco Anne Hathaway. “Ma il nostro film tratta di quelle realtà. Le condizioni erano giuste per rimettere insieme le due metà”.

Un film che parla di eredità, umana e professionale

L'impatto di Miranda Priestly – impeccabile ed elegantissima quanto fredda, autoritaria e senza pietà per le sue assistenti – è stato tale che le sue battute e il suo modo di fare sono entrati a gamba tesa in un immaginario collettivo. Ne Il Diavolo veste Prada 2 la troviamo sempre combattiva a guida della rivista, ma anche assalita da preoccupazioni legate alla sua gestione e reputazione.

L'iPhone è stato inventato l'anno dopo aver fatto il primo film, da lì nulla è più stato lo stesso. Ed è divertente vedere questi personaggi, con le loro solite personalità e inclinazioni, messi in quella posizione e vedere cosa faranno e come cercheranno, proprio come noi, di navigare nel futuro”, riflette Streep. “Ciò che mi è piaciuto è che questa Miranda — definita dal suo potere, non dai suoi scrupoli — si ritrova improvvisamente a dover navigare in un mondo in cui rischia di perdere il controllo che stringe così forte su ciò che fa”.

E parte di ciò che ho amato del primo film è stato il fatto che si percepisce che ama ciò che fa. Che il suo attaccamento non è solo al comando, ma al comando di qualcosa in una ricerca di bellezza e celebrazione del meglio dei traguardi umani. Sente di essere una curatrice della cultura”, prosegue l'attrice.“E per far sì che questo continui, anche finanziariamente, ne trae molto orgoglio. Man mano che i bulloni cadono dalla nave e sente il pericolo, deve scendere a compromessi, una parola per lei difficile. Arriva a capire quanto conti sulle persone che l'hanno sostenuta. Mi piacciono tutte queste consapevolezze. Non penso scenda dal piedistallo della cattiveria e che sia ancora piuttosto cattiva ed efficiente in quello che fa. Ma ha un'evoluzione”.

Se Andy si ritrova a doversi reinventare dalla sera alla mattina, anche per Miranda le cose non vanno a gonfie vele. Dopo tanti anni alla guida di Runway e una promozione all'orizzonte, si ritrova a riflettere su un possibile futuro lontano dalla sua scrivania. “Il cambiamento è ovviamente qualcosa che tutti noi sperimentiamo nelle nostre carriere professionali, e il modo in cui lo affrontiamo è una priorità assoluta. È una sfida che tutti i nostri personaggi devono superare, ma per Miranda la parola chiave era 'eredità'”, conclude Frankel.

Come si fa a mantenere in vita qualcosa quando la sua influenza e la sua importanza culturale stanno svanendo? Come far sì che una testata che è chiaramente un’eredità continui ad avere un significato per le persone? Si tratta anche della sua eredità personale. Se questo è ciò che ha fatto nella sua vita, come vorrebbe che le persone ricordassero i suoi successi una volta che avrà smesso di farlo?”.

As Miranda Priestly nears retirement, she reunites with Andy Sachs to face off against her former assistant turned rival: Emily Charlton.
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Informazioni su questa lista

Titoli

1

Durata totale

1h 59min

Generi

Commedia, Drammatico

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