
“Il bacio della donna ragno”, Jennifer Lopez: “Una storia oggi più rilevante che mai. La rappresentazione queer nei film? Fondamentale”
“Sono stata cresciuta da mia madre con i musical, gli stessi che celebriamo nel nostro film”. Jennifer Lopez ha potuto mettere in scena tutto quello che ha ammirato e imparato da bambina, guardando vecchi film musicali, ne Il bacio della donna ragno. Il film diretto da Bill Condon che, dopo essere stato presentato nel 2025 al Sundance, arriva nelle nostre sale dal 18 giugno. Adattamento dell'omonimo musical di John Kander, Fred Ebb e Terrence McNally, a sua volta tratto dal romanzo The Kiss of the Spider Woman di Manuel Puig che Héctor Babenco aveva portato sul grande schermo nel 1985 nell'opera con protagonisti Raúl Juliá e William Hurt.
Una storia ambientata nell'Argentina del 1981, ai tempi flagellata dalla “guerra sporca”, che vede il marxista Valentin Arregui Paz (Diego Luna) incarcerato come prigioniero politico e costretto a dividere la cella con il parrucchiere gay Luis Molina (Tonatiuh). Quest'ultimo, per distrarsi dalla miseria e dall'orrore del carcere, passa il tempo immaginando film con protagonista un'attrice del passato di nome Ingrid Luna (Lopez). Tra i suoi ruoli anche quello della Donna Ragno, che uccide la sua preda con un bacio. Paz e Molina, diversissimi e provenienti da contesti agli antipodi, finiranno per trovare forza e sostegno l'uno nell'altro.
Il bacio della donna ragno, un pastiche fatto di miracoli
Il film segna il coronamento di un sogno per l'artista che ha dato vita alla sua performance migliore sul grande schermo con un triplo ruolo in cui ha potuto dare prova della versatilità del suo talento in ben 12 scene musicali. “Ho sempre sognato di fare un musical. Ho vissuto la mia fantasia così come Molina vive la sua in galera. Mi sarebbe piaciuto avere un anno e mezzo per prepararmi, ma dovevamo fare in fretta”, ammette l'attrice.
“Bill voleva girare senza tagli. È stato come esibirmi live. Devi finire il numero, non importa cosa succeda nel mezzo. Mi sono ricordata delle parole di Ginger Rogers. 'Ho fatto tutto quello che faceva Fred Astaire, solo che lo facevo all'indietro e sui tacchi'. E per qualche motivo, mentre giri, può succedere davvero che un tacco si incastri nel vestito a metà coreografia. Ma sul set, i miracoli accadono, e noi ne abbiamo fatti un paio”.
“Il nostro film è un grande pastiche”, spiega Tonatiuh, protagonista di un'interpretazione che lascia il segno. “E questo perché abbiamo avuto modo di fare due film diversi. Volevamo davvero richiamare artisti come Errol Flynn, Montgomery Clift, Gene Kelly e assicurarci che non solo l'essenza, ma anche l'energia e persino i loro piccoli manierismi fossero presenti e che potessimo giustapporli con Molina”.
Una storia necessaria e profondamente attuale
Jennifer Lopez, anche produttrice della pellicola insieme, tra i tanti, a Matt Damon e all'ex marito Ben Affleck, è ben consapevole di come l'opera di Puig permetta di leggere il nostro presente. “Questa storia oggi è più rilevante che mai”, afferma l'attrice. “Rispetto alla divisione che si è vissuta nel mondo negli ultimi anni, l'idea di mostrare due persone così opposte, ma che scoprono la propria l'umanità e si innamorano, è centrale. La rappresentazione queer nei film è fondamentale. La ritrovo nella mia stessa famiglia. So quanto sia importante, proprio come per me era fondamentale vedere Rita Moreno, portoricana, in West Side Story. Ha cambiato il corso della mia vita. Mi ha fatto capire che potevo fare cose che nessuno nella mia famiglia aveva mai pensato di fare”.
“Dobbiamo ricordare a noi stessi che la dignità, l'umanità e l'amore trascendono il genere e l'orientamento sessuale”, le fa eco Tonatiuh. “Nel film affrontiamo temi queer, ma penso sia una lettera d'amore alla diversità e all'umanità nel suo insieme. La relazione tra Molina e Valentin è una storia necessaria. E, sfortunatamente, sta diventando sempre più attuale. Ma penso che questo sia il potere del cinema e ciò che mi spinge a firmare per un progetto”.







