
Giappone, vendetta e samurai: 10 film da vedere se stai giocando a "Ghost of Yotei"
Ghost of Yotei (2025) è l’attesissimo sequel del videogioco Ghost of Tsushima (2020) della Sucker Punch Productions. Uscito il 2 ottobre 2025, il nuovo videogioco ci porta nel Giappone feudale del 1603 e narra una classica storia di vendetta. Il personaggio assetato di sangue non è altro che Atsu, una giovane guerriera alla ricerca degli assassini della sua famiglia.
Una volta entrati nel mondo di Ghost of Yotei, i rimandi alla filmografia nipponica sono più che evidenti. A cominciare da modalità di gioco speciali che prendono il nome di tre registi giapponesi fondamentali: Akira Kurosawa, Takashi Miike e Shinichirō Watanabe.
Per celebrare l’uscita di Ghost of Yotei e, soprattutto, per tutti coloro che stanno giocando al videogioco in questo momento, questa lista vi propone 10 film che si abbinano perfettamente alla nuova uscita della Sucker Punch Productions. Samurai, sangue, guerre e vendetta sono gli ingredienti principali delle pellicole che trovate qui sotto, ordinate secondo l’anno di uscita.
I sette samurai è uno dei tanti capolavori di Akira Kurosawa. Questa epica vicenda di quasi tre ore e mezza richiama Ghost of Yotei per la sua ambientazione feudale e per le figure dei samurai protagonisti. La durata di questa epopea non deve scoraggiarvi e lo stesso vale per la fotografia in bianco e nero e lo stile “apparentemente” datato vista l’età dell’opera. I sette samurai (1954) non è invecchiato di un giorno e conserva ancora intatta tutta la sua potenza filmica. Kurosawa è un maestro quando si tratta di posizionare la camera e i personaggi nel frame. Un regista pittore che compone arte a ogni fotogramma. Non solo, la storia è ricca di emozioni, cambiamenti di ritmo e scene d’azioni tali da rendere I sette samurai (1954) una pietra miliare del genere action. Imprescindibile.
Cambia la decade, cambia il regista, ma il risultato è eccelso tanto quanto I sette samurai (1954). Harakiri di Masaki Kobayashi è una storia di vendetta che richiama la rivalsa sanguinosa tanto cercata dalla protagonista di Ghost of Yotei. Tanto quanto Kurosawa, Kobayashi non sbaglia un posizionamento di camera neanche a pregarlo. Allo stesso tempo, il film è considerato un capolavoro per i bellissimi scontri a suon di katana che accendono lo schermo. Il famoso duello che si apre con una simbolica camminata attraverso un cimitero è tra i migliori mai visti in assoluto. Se non potete fare a meno di film di samurai in bianco e nero come La sfida del samurai (1961) e Sanjuro (1962), Harakiri (1962) non può che essere il prossimo film su cui buttarsi.
Onibaba è un cult horror che fonde analisi sociale e terrore soprannaturale. Due sono gli elementi che vi faranno ricordare Ghost of Yotei: l’immancabile ambientazione feudale e l’iconica maschera han'nya presente nella seconda parte del film. Infatti, l’uso delle maschere in Ghost of Yotei è massiccio, tanto che una taverna nel gioco è accessibile solo se provvisti di una particolare maschera. Onibaba (1964), come per Carnevale di anime (1962) e Occhi senza volto (1960), è il classico film dell’orrore in bianco e nero di cui tutti sottovalutano l’effetto paura. Credetemi, sognerete quell’han'nya tutta la notte dopo una sola visione. Per gli amanti del J-Horror, Onibaba (1964) vi aprirà le porte all’età d’oro del genere.
Lady Snowblood è il cult anni ‘70 di Toshiya Fujita, notoriamente una grande fonte d’ispirazione per Kill Bill: Volume 1 (2003), che trovate più avanti. Come il classico moderno di Tarantino e similmente a molti gioielli anni ‘70, il film di Fujita trova il mix perfetto di bellezza e violenza. Le scene a dir poco gore vi ricorderanno di sicuro i fiumi di sangue che scorrono in Ghost of Yotei, mentre i movimenti di macchina e le inquadrature sopraffine li renderanno piacevolmente disturbanti. Lady Snowblood (1973) non poteva mancare dalla lista perché, come per Yurusarezaru mono, fonda la sua potenza narrativa sul tema della vendetta. Ovviamente, con il videogioco della Sucker Punch Productions condivide anche la protagonista femminile.
Insieme a Kill Bill (2003), Yakuza è l’unico titolo nella lista dove un regista occidentale porta sullo schermo una vicenda fortemente influenzata dalla cultura giapponese. Nonostante il film con Robert Mitchum e Ken Takakura soffra in alcuni punti, riesce comunque nell’intento di mescolare valori antichi e ambientazioni moderne tanto quanto Lady Snowblood (1973). Yakuza (1974) ha dalla sua anche una sceneggiatura che ammicca al noir tanto quanto al film di samurai, ma che lascia spazio a momenti di riflessione profondi. Apprezzerete il film di Sydney Pollack se Black Rain - Pioggia sporca (1989) e Lotta senza codice d'onore (1973) sono rimasti impressi nella vostra mente.
Visto che la modalità di gioco Akira Kurosawa in Ghost of Yotei richiama il magnifico bianco e nero del regista giapponese, avrei potuto optare per un altro classico con quella scelta cromatica. Tuttavia, le generose dosi splatter del videogioco hanno guidato la mia scelta verso Ran, capolavoro dall’impressionante tavolozza di colori. L’epopea samurai con Tatsuya Nakadai richiama Ghost of Yotei anche per l’ambientazione feudale. Ran (1985) rimarrà nel cuore di molti soprattutto per la perfezione visiva che sprigiona, fotogramma dopo fotogramma. A più di trent’anni di distanza da I sette samurai (1954), Kurosawa mantiene il primato di miglior regista a saper girare le scene di battaglia. I soldati sembrano danzare sullo schermo, anche se ciò a cui vanno incontro è terribile.
Kill Bill: Volume 1 (2003) con Uma Thurman mostra come la vendetta secondo Tarantino vada servita freddissima e con stile. Ovviamente, il tema della rivalsa accomuna il film a Ghost of Yotei, oltre che all’inondazione di sangue e richiami espliciti del videogioco alla trama dei due film. Troverete una manciata di Lady Snowblood (1973) e un pizzico di Sergio Leone, il tutto ben amalgamato dalla mente sui generis di Tarantino. In ultimo, è doveroso sottolineare la prova iconica di Thurman e le pregevoli scene di duelli che si susseguono per tutta la durata della pellicola fino al finale maestosamente sanguinante alla Casa delle Foglie Blu.
Kill Bill: Volume 2 (2004) è solitamente meno amato rispetto al primo volume. La critica numero uno è sempre la stessa: la caduta di ritmo rispetto al suo predecessore. Tuttavia, il ridimensionamento del passo aiuta Tarantino a mostrare anche il lato meditativo della vendetta. Allo stesso tempo, il regista catapulta lo spettatore in un’atmosfera feudale simile a Ghost of Yotei nel capitolo dedicato all’addestramento di Pai Mei. Anche se in chiave cinese e non giapponese. Kill Bill: Volume 2 (2004) è il degno capitolo conclusivo del film in due parti e contiene uno dei finali migliori della filmografia del regista americano.
Oltre alla modalità Akira Kurosawa e Shinichirō Watanabe, Ghost of Yotei ti da la possibilità di giocare in modalità Takashi Miike. Non è una sorpresa che questa opzione innalzi ancora di più il livello di sangue e di gore del videogioco. Infatti, il regista non è solo una delle punte di diamante del cinema nipponico, ma è anche un visionario che provoca con immagini disturbanti e al limite di ogni regola e morale. Miike è anche una garanzia in quanto ha dominato qualsiasi genere, dal thriller all’horror fino agli immancabili polizieschi e gangster movie. 13 assassini, però, è un gioiello storico passato alla storia per i magnifici scontri con armi bianche e per la torrenziale battaglia finale che non impallidisce neanche di fronte all’epilogo da storia del cinema de I sette samurai (1954).
Yurusarezaru mono (2013) calza a pennello con i temi e l’ambientazione di Ghost of Yotei. Il remake in chiave samurai de Gli spietati (1992) di Clint Eastwood porta sullo schermo la storia di vendetta che ha donato al regista due Oscar. La pellicola con Ken Watanabe richiama anche i tratti feudali di Ghost of Yotei, anche se è collocata temporalmente a cavallo tra il feudalesimo giapponese e il periodo di modernizzazione e occidentalizzazione della nazione. Pur non raggiungendo il livello dell’originale, Yurusarezaru mono (2013) rimane un omaggio ben riuscito con prove solide del cast e un’estetica che attira l’occhio, grazie alla mano sapiente del regista Lee Sang-il.





































