
Perché "From" è la serie perfetta da vedere sa hai amato "Lost"
Quando, il 22 settembre del 2004, sulla ABC il volo Oceanic Airlines 815 in viaggio tra Sydney e Los Angeles si schianta su un'isola tropicale deserta, la televisione come la conoscevamo fino a quel momento cambiò per sempre. Merito di Lost (2004), serie sci-fi creata da Jeffrey Lieber, JJ Abrams e Damon Lindelof che ha rappresentato un passaggio epocale da un certo modo di intendere la serialità a un approccio che ha fatto scuola, restando una stella polare per le produzioni successive. Centinaia di nomination e numerosi premi vinti, decine di teorie di fan e critici, una mitologia propria.
Il destino dei personaggi capitanati da Jack Shephard, tra flashback, flashforward, gli “Altri”, l'Uomo in nero, colpi di scena, una botola incastonata nella giungla e organizzazioni scientifiche, ha tenuto il fiato sospeso il pubblico per 121 episodi racchiusi in sei stagioni. A oltre 20 anni di distanza e numerose altre serie che ne hanno ripreso alcune caratteristiche – da Fringe (2008) a Manifest (2018) – c'è un altro titolo che è stato definito il suo erede.
Stiamo parlando di From. La serie horror sci-fi ideata da John Griffin è ambientata in una cittadina degli Stati Uniti che intrappola chiunque ne varchi i confini. Come se non bastasse, i cittadini sono tormentati da creature notturne che abitano la foresta circostante, il cui unico obiettivo è ucciderli. Insieme, gli abitanti provenienti da parti diverse del Paese provano a far venire a galla i segreti di quel luogo, mentre cercano un modo per scappare e tornare alle loro vite.
I punti in comune tra "Lost" e "From"
Partiamo dai punti in comune più lampanti e semplici. Il produttore esecutivo e regista Jack Bender e il produttore esecutivo Jeff Pinkner hanno entrambi già lavorato a Lost, portando nella loro nuova creazione quella stessa attitudine al mistero e attenzione alla psicologia dei personaggi. Inoltre, Harold Perrineau – che in From è l'autoproclamato sceriffo e sindaco Boyd Stevens – è stato uno dei protagonisti di punta della serie della ABC. Ben consapevoli delle aspre critiche ricevute per il finale di stagione del 2010, Pinkner e Perrineau hanno messo le mani avanti fin dal principio.
“Aver realizzato Lost e aver appreso delle lezioni dalla serie per quanto riguarda la narrazione e averle potute filtrare e provare ad applicarle a questo progetto, ci ha permesso di avvicinarci a ogni stagione come se fosse un capitolo a sé stante con le proprie domande e le proprie risposte”, ha dichiarato il produttore esecutivo a The Wrap nel 2022. “Il numero limitato di episodi ci obbliga a prendere delle decisioni difficili. Io, John e Jack, siamo stati davvero attenti nell'assicurarci che i personaggi stiano ponendo le domande che sappiamo faranno gli spettatori”.
Ma questi punti di contatto non solo i soli ad aver fatto sentire meno la mancanza dello show con Matthew Fox. È palese come entrambe le storie mettano al centro un gruppo di sconosciuti catapultati in una situazione ben più grande di loro che li vede intrappolati in un luogo dal quale è impossibile andar via. Se Hugo, Kate, Jin-Soo, Charlie, Sun-Hwa e gli altri sopravvissuti dello schianto aereo cercano in tutti i modi di abbandonare l'isola, vale lo stesso per Tabitha, Jim, Donna, Kenny e gli altri abitanti di Fromville. Per provare a farlo, però, hanno prima bisogno di creare attorno a loro una comunità attraverso la quale sostenersi e supportarsi a vicenda.
Inutile dire che, in entrambi i casi, sono presenti spaccature che frammentano l'unità di entrambe queste micro società, tra punti di vista differenti ma rispettosi l'uno della visione dell'altro e vere e proprie opposizioni. Cercare, però, di riproporre un minimo di normalità fatta di divisione dei compiti, ruoli e responsabilità è un primo passo necessario per mantenere (o almeno provarci) una parvenza di sanità mentale grazie alla quale poter reagire. E allora ecco che c'è chi va a caccia e a pesca, chi si scambia la guardia per permettere al vicino di riposare, chi gestisce l'infermeria e così via.
È anche vero che le responsabilità non sono tutte uguali. Sia Lost che From hanno due leader che si sono visti costretti ad assumere quel ruolo per un bene comune e più grande del proprio. Nella serie ABC si tratta del chirurgo spinale Jack Shepard che, fin dai primi concitati momenti dell'incidente, si dà da fare mettendo a frutto le sue conoscenze mediche per poi venire indicato dal resto dei naufraghi come loro guida. Nella serie MGM+, invece, è il veterano dell'esercito americano Boyd Stevens. Dopo aver prestato servizio in Afghanistan e in Iraq, l'uomo diventa la figura di riferimento per la comunità. Tanto è forte il suo senso del dovere e di protezione nei confronti di Fromville che arriva a uccidere sua moglie Abby dopo che quest'ultima, colpita da un crollo mentale improvviso, inizia a scagliarsi contro gli innocenti abitanti della cittadina. Una scelta impossibile che porterà suo figlio Ellis ad allontanarsi da lui.
Due racconti corali di sopravvivenza che alternano presente e passato, mitologia e racconto umano, elementi soprannaturali e quotidianità fatta di sentimenti e dinamiche riconoscibili. Mentre Lost si basava su misteri legati all'isola – un luogo che sembra vivo - e flashback di varia natura, From si concentra sull'horror psicologico. Dal momento in cui malcapitati esseri umani si ritrovano nel perimetro geografico di Fromville, per loro non c'è via d'uscita. Per quanto possa sembrare impossibile, prima realizzano che si tratta di un luogo malvagio, prima possono combatterlo e tenersi cara la pelle. In entrambi i casi, i protagonisti sono tenuti a seguire delle regole – dal digitare la sequenza numerica 4 8 15 16 23 42 nel bunker all'esporre talismani in spazi chiusi per proteggersi dalle creature – che li aiutano a scongiurare situazioni pericolose o catastrofiche.
Neanche a dirlo, le risposte che bramano protagonisti e spettatori vengono dilazionate lentamente nel corso delle puntate e molti indizi cruciali per la soluzione dei vari enigmi sono disseminati negli episodi iniziali. Ma, non avendo un quadro generale del racconto e dei misteri che lo animano, è impossibile riconoscerli all'istante, anche perché molto spesso assumono un significato e una valenza solo più avanti. Senza menzionare il fatto che, ogni volta ci si ritrova ad un passo da risolvere uno dei nodi centrali, spunta un nuovo enigma a rendere il tutto più complesso e confuso.
Come se non bastasse, tra gli elementi che accomunano le due serie TV, ci sono anche delle tematiche – dal ruolo del destino alla contrapposizione tra fede e ragione passando per la speranza, il lutto, la resilienza, la redenzione e il libero arbitrio - che tornano a più riprese nel corso di entrambi i racconti. Per tutti questi motivi appare chiaro che, anche se From non è nata come “serie fotocopia” di Lost e le storie differiscono, il legame “spirituale” tra le due è innegabile. Se ti sei divertito, arrabbiato, emozionato, angosciato e interrogato a più riprese guardando Jack e gli altri provare a svelare il segreto dell'isola, ti ritroverai a misurarti con la stessa gamma di sentimenti contrastanti. Gli stessi che hanno reso entrambi gli show così popolari.
















