Chi è il vero Villain? "Il diavolo veste Prada" e altri 10 film in cui il cattivo non è chi pensiamo

Chi è il vero Villain? "Il diavolo veste Prada" e altri 10 film in cui il cattivo non è chi pensiamo

Alessandro Zaghi
Alessandro Zaghi

Pubblicato il 17 aprile 2026

Aggiornato il 20 aprile 2026

Il 1° maggio 2026, vent'anni dopo l'originale, esce al cinema Il diavolo veste Prada 2, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci che tornano nei loro ruoli originali, e un cast di nuovi arrivati che include Kenneth Branagh, Justin Theroux, Lucy Liu e Simone Ashley. Il trailer finale, uscito a metà marzo, ha fatto esplodere di nuovo un dibattito che su internet va avanti da almeno dieci anni, e che è tornato prepotentemente di moda nel 2024 quando un articolo molto diffuso lo ha rilanciato.

La domanda è semplice. Chi è davvero il villain de Il diavolo veste Prada? Miranda Priestly, l'implacabile direttrice di Runway, oppure Nate, il fidanzato di Andy che le fa la scenata perché si sta dedicando troppo al lavoro?

La risposta, per moltissimi spettatori che hanno rivisto il film da adulti, è abbastanza chiara. Miranda è dura, esigente, spietata, ma è una professionista ai vertici del suo settore che offre ad Andy una carriera incredibile. Nate è un chef che si offende perché la sua ragazza ha successo, la scarica quando lei comincia a guadagnare più di lui, e nel finale pretende persino che torni a essere quella di prima per riprenderla indietro. Il villain, insomma, non era dove il film ci diceva di cercarlo. Ed è un fenomeno che il cinema ha sfruttato molte volte, a volte in modo consapevole dal regista, a volte per effetto di un cambio di sensibilità culturale che con il passare degli anni ci fa guardare certe storie con occhi diversi.

Ecco dieci film, in ordine cronologico, in cui il cattivo che ci viene presentato non è quello giusto. O almeno, non è l'unico.

Il film vinse i cinque Oscar più importanti (film, regia, sceneggiatura, attore protagonista a Jack Nicholson, attrice protagonista a Louise Fletcher), un traguardo raggiunto prima di lui solo da Accadde una notte nel 1934 e replicato dopo solo da Il silenzio degli innocenti nel 1991. Per cinquant'anni l'infermiera Mildred Ratched è stata sinonimo di villain per eccellenza, la rappresentazione dell'autorità repressiva che schiaccia l'individuo libero incarnato da Randle McMurphy.

Rivisto oggi, con tutto quello che abbiamo imparato sulle dinamiche di potere e sui comportamenti manipolatori, Qualcuno volò sul nido del cuculo funziona in modo completamente diverso. Ratched è una donna che fa il suo lavoro, gestisce un reparto psichiatrico pieno di uomini fragili e imprevedibili, e segue le procedure stabilite dalla medicina dell'epoca. McMurphy, dall'altro lato, è un criminale condannato per stupro di una minorenne che si finge malato mentale per evitare i lavori forzati, manipola gli altri pazienti per i propri scopi, contrabbanda alcol e prostitute nel reparto, e contribuisce direttamente al suicidio di Billy. Chi è, quindi, il vero villain in questo caso? La serie Ratched (2020) di Ryan Murphy con Sarah Paulson ha tentato una riabilitazione del personaggio, mostrando proprio quanto la lettura originale fosse parziale. Consigliato a chi vuole vedere come un classico può cambiare pelle a cinquant'anni dall'uscita.

Michael Douglas e Kathleen Turner interpretano i coniugi Oliver e Barbara Rose, una coppia borghese americana la cui separazione degenera in una guerra totale che finisce con la distruzione reciproca, letterale e simbolica, dentro la loro casa. Il film è stato venduto all'epoca come una commedia nera paritaria, un ritratto di due persone ugualmente colpevoli che si odiano con la stessa intensità. La versione corrente con Olivia Colman e Benedict Cumberbatch, The Roses (2025) di Jay Roach, ha riproposto la stessa struttura.

Rivisto oggi, però, La guerra dei Roses ha decisamente un problema di equilibrio. Oliver è passivo-aggressivo fin dall'inizio, tratta Barbara come un accessorio decorativo per la sua carriera da avvocato, ignora completamente i suoi bisogni, e quando lei gli chiede il divorzio reagisce con una rabbia di possesso che farebbe allarmare qualsiasi osservatore attento. Barbara, dall'altro lato, diventa "cattiva" solo nel momento in cui rivendica il proprio spazio, chiede la casa, vuole essere riconosciuta per quello che ha costruito. Il film ci chiede di ridere di una coppia che si distrugge, ma la costruzione dei personaggi rende il giudizio molto meno neutro di quanto gli autori immaginassero. Kathleen Turner, che all'epoca era la regina della commedia sofisticata hollywoodiana dopo All'inseguimento della pietra verde (1984) e L'onore dei Prizzi (1985), costruisce una Barbara che è molto più lucida del marito per tutto il film. Perfetto per chi ama la commedia nera e per chi ha apprezzato Storia di un matrimonio (2019) di Noah Baumbach, che sul divorzio ha scritto uno dei film più belli del cinema contemporaneo.

Negli ultimi anni su internet è circolato un celebre "Horror Recut" di Mrs. Doubtfire, un falso trailer montato sulle stesse scene del film originale ma con una colonna sonora e un montaggio da thriller. Il risultato è impressionante, perché funziona senza cambiare una sola inquadratura. E questo succede perché Mrs. Doubtfire, visto con gli occhi di oggi, è davvero un film inquietante.

Daniel Hillard (Robin Williams) è un padre immaturo, irresponsabile, che perde il lavoro perché si rifiuta di fare doppiaggi politicamente scorretti, poi organizza una festa di compleanno per il figlio con animali vivi, strumenti musicali a tutto volume e danni strutturali alla casa. Quando la moglie Miranda (Sally Field) gli chiede il divorzio, lui reagisce facendosi assumere in casa sua travestito da anziana governante britannica per passare tempo con i figli contravvenendo al provvedimento del tribunale. Tutto questo viene mostrato come una commedia di cuore, con Williams al massimo della sua energia e del suo carisma, e funziona perfettamente se si sta dalla parte del padre ferito. Ma Miranda ha ragione praticamente su tutto: il marito è inaffidabile, i figli non possono vivere in quella casa, e lei sta solo cercando di costruire una vita stabile dopo anni di caos. La sequenza finale, con Miranda che accetta di lasciare che Daniel veda i figli travestito da Mrs. Doubtfire, si può leggere come una resa disperata ad un ex marito disposto a tutto pur di ottenere ciò che desidera. Consigliato a chi vuole rivedere un classico anni Novanta con occhi nuovi, meglio ancora dopo aver visto Kramer contro Kramer (1979) che sullo stesso tema ha una costruzione molto più onesta.

04

Jurassic Park

Nel 1993, Steven Spielberg cambiò il cinema blockbuster con un film tratto dal romanzo di Michael Crichton che avrebbe incassato più di un miliardo di dollari nel mondo, vinto tre Oscar tecnici (effetti speciali, montaggio sonoro, sonoro), creando un immaginario che resiste ancora oggi, dopo oltre trent'anni e una decina di sequel. Il villain del film è chiaramente identificato fin dalle prime scene. Dennis Nedry, il programmatore informatico interpretato da Wayne Knight, sabota i sistemi di sicurezza del parco per rubare embrioni di dinosauro e rivenderli a una società rivale, scatenando il disastro che porta alla morte di diversi dipendenti e alla fuga degli animali.

Rivisto con attenzione, però, Jurassic Park ha un villain molto più inquietante e molto meno esplicito. John Hammond, interpretato da Richard Attenborough come un nonno buono sognatore, è un miliardario che ha finanziato la clonazione di dinosauri partendo da materiale genetico recuperato in ambra fossile, ignorando sistematicamente ogni avvertimento degli scienziati che aveva assunto. Ian Malcolm (Jeff Goldblum) gli dice esplicitamente che la natura non si può controllare, che la teoria del caos prevede il collasso del sistema, e che l'idea stessa del parco è eticamente sbagliata. Hammond sorride, annuisce, e continua per la sua strada (che poi si rivelerà disastrosa). Quando i suoi stessi nipoti arrivano in visita, li porta sull'isola senza alcuna misura di sicurezza adeguata, convinto che il suo entusiasmo personale possa sostituire qualsiasi protocollo. Nedry è un piccolo criminale che ruba per disperazione economica, reso antipatico e goffo per distrarre lo spettatore, ma il disastro era già iscritto nella struttura del parco prima che lui facesse qualunque cosa. Il vero villain, quello che ha creato la possibilità della tragedia, è il capitalista che ha giocato a fare Dio per vendere biglietti. Spielberg lo sapeva perfettamente, e nel sequel Il mondo perduto (1997) Hammond diventa una figura pentita che cerca di riparare al proprio errore, confermando retroattivamente la lettura.

05

Fight Club
Fight Club

Fight Club

1999

Qui la questione è più complessa, perché David Fincher e Chuck Palahniuk hanno sempre sostenuto che Fight Club è una critica al maschile tossico e al consumismo, non una celebrazione. Il problema è che per venticinque anni il film è stato adottato come manifesto proprio dal pubblico che doveva criticare. Tyler Durden è il villain del film, il narratore lo dice apertamente nel finale, ma buona parte degli spettatori ha deciso di ignorare totalmente questa informazione e di vedere in Tyler il vero eroe. La realtà è che il narratore senza nome (Edward Norton) e Tyler (Brad Pitt) sono la stessa persona, e che entrambi sono parte del problema.

Il vero villain non è nessuno dei due. È il sistema che ha prodotto un personaggio così vuoto, così distaccato dalla propria vita, così incapace di trovare un senso in quello che fa da dover costruire una personalità alternativa terrorista per sentirsi vivo. Marla Singer (Helena Bonham Carter) è l'unica persona reale del film, ed è trattata dal narratore come una seccatura per gran parte della pellicola, quando in realtà è l'unico appiglio alla realtà che ha. La riscoperta del film come ritratto di una patologia maschile precisa, più che come celebrazione di quella patologia, è uno dei percorsi critici più interessanti degli ultimi anni. Da rivedere insieme a American Psycho (2000) di Mary Harron, uscito appena un anno dopo e costruito sullo stesso tema del maschile tossico della finanza anni Novanta, con un protagonista narratore altrettanto inaffidabile e una satira che il tempo ha reso ancora più tagliente.

06

American Beauty

Il film dell'esordio di Sam Mendes vinse cinque Oscar nel 2000, tra cui miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista a Kevin Spacey. Lester Burnham, un quarantenne in crisi di mezza età che decide di mollare il lavoro e di inseguire i propri desideri, era stato all'epoca salutato come l'eroe di una certa America sofferente, un uomo che osava rompere le regole per riconquistare la propria libertà.

Venticinque anni dopo, American Beauty è molto più difficile da guardare. Lester è un uomo che si ossessiona sessualmente per l'amica sedicenne della figlia, umilia la moglie Carolyn (Annette Bening) in ogni momento, lascia il lavoro con una vendetta meschina, e si compiace della propria "liberazione" come se fosse un atto rivoluzionario. Carolyn viene costruita dal film come una villain isterica, una donna repressa che è incapace di godersi la vita, ma in realtà è semplicemente una persona che sta cercando di tenere insieme una famiglia sull'orlo del collasso. La performance di Annette Bening, che all'epoca fu letta come comica e caricaturale, oggi appare come il vero cuore drammatico del film. Le accuse a Kevin Spacey hanno poi aggiunto un ulteriore strato di disagio alla rilettura del personaggio di Lester, ma il problema strutturale c'era già prima, eccome se c’era. Un film da rivedere con occhi adulti, non più come il manifesto di liberazione che era stato venduto all'epoca, ma come il ritratto di un uomo che, per puro egoismo, sta facendo del male a chi lo circonda mentre si convince di essere finalmente libero.

Il film da cui parte questo articolo. Miranda Priestly (Meryl Streep) è costruita come la villain per eccellenza, la boss tirannica che distrugge le assistenti una dopo l'altra, l'incarnazione del sistema della moda di lusso nel suo lato più spietato. La performance di Streep le è valsa una nomination agli Oscar come miglior attrice protagonista (la quattordicesima della sua carriera) e ha creato uno dei personaggi più iconici degli anni Duemila.

Il vero villain del film, però, è Nate (Adrian Grenier), il fidanzato chef di Andy. Il personaggio è presentato come la voce della ragione, quello che ricorda ad Andy chi era prima di farsi assorbire dal mondo di Runway. Ma rivedendo il film con gli occhi di oggi, Nate è semplicemente un uomo possessivo, che non tollera il successo della compagna. Si offende perché Andy lavora troppo, le fa la scenata per aver dimenticato il suo compleanno (senza capire che lei aveva un evento professionale fondamentale), e la scarica nel momento in cui lei comincia a brillare. Miranda, nonostante tutti i suoi difetti, offre ad Andy una carriera vera, la vede come una professionista con un grande potenziale, e nel finale le scrive addirittura una lettera di raccomandazione per il giornale dei suoi sogni. Il dibattito su chi sia il villain è esploso online nel 2024 con un articolo di Vulture molto condiviso, ed è tornato virale adesso con il trailer di Il diavolo veste Prada 2, che esce il 1° maggio 2026. Un film che funziona perfettamente ancora oggi, meglio ancora se visto prima del sequel.

La sceneggiatura di The Social Network, che valse l’Oscar a Aaron Sorkin, è costruita su una tesi apparentemente semplice. Mark Zuckerberg (Jesse Eisenberg) è un genio antipatico che ha tradito il suo unico amico Eduardo Saverin (Andrew Garfield) per costruire Facebook, e i gemelli Winklevoss (entrambi interpretati da Armie Hammer) sono le vittime del suo furto intellettuale. Fincher e Sorkin, però, sono abbastanza intelligenti da non costruire un film così semplice.

Rivedendolo oggi, il vero villain del film non esiste come singolo personaggio. Zuckerberg è un ragazzo ferito e narcisista, ma Eduardo è un ingenuo che si fa escludere perché non capisce il business, e i Winklevoss sono due privilegiati di Harvard che hanno solo avuto un'idea e si aspettavano che qualcuno la realizzasse per loro. Il vero tema del film è che in quel mondo, in quel momento storico, in quella logica del capitalismo digitale, non c'erano persone buone, solo vincitori e perdenti. Fincher costruisce un film in cui lo spettatore cambia schieramento più volte durante la visione, e alla fine non sa più con chi stare. Sorkin, che sulla carta scriveva una tragedia classica, finisce per scrivere qualcosa di più sfumato e più moderno. Adesso che Mark Zuckerberg è diventato un personaggio pubblico ancora più controverso di allora, il film funziona come una profezia su un mondo che stavamo costruendo senza rendercene conto. Per chi voglia approfondire il tema, consigliata anche la serie The Playlist (2022), racconto sulla nascita di Spotify e, allo stesso tempo, di quanto il confine tra moralità dubbia e “genialità” possa essere confuso, soprattutto nell’epoca tech in cui stiamo vivendo.

Il terzo Fincher della lista, e non è un caso, d’altronde il regista è un maestro nel costruire personaggi ambigui. Tuttavia, tra i titoli inclusi in questa lista, Gone Girl è il film costruito più esplicitamente sull'idea che lo spettatore scelga il villain sbagliato. Infatti, per la prima ora del film, Ben Affleck interpreta Nick Dunne come l'evidente colpevole della scomparsa della moglie Amy (Rosamund Pike). Sembra mentire, sembra nascondere cose, sembra colpevole. Poi il film ribalta tutto e rivela che Amy ha orchestrato la propria sparizione per incastrare il marito e vendicarsi dei suoi tradimenti.

Il colpo di genio di Fincher e di Gillian Flynn (che ha adattato il proprio romanzo) è che nessuno dei due è davvero innocente. Amy è una psicopatica manipolatrice che ha costruito una trappola elaborata per distruggere un uomo che, pur avendo tradito la moglie con una studentessa, non meritava certo la pena che gli viene inflitta. Nick, dall'altro canto, non è l'eroe perseguitato che il film sembra suggerire nella seconda parte: è comunque un traditore seriale, un bugiardo abituale, un uomo che ha usato Amy per anni finché non ne ha avuto più bisogno. Il film finisce con i due bloccati in un matrimonio che è diventato una prigione reciproca, e il vero villain è la versione americana del mito del matrimonio di successo che costringe entrambi a restare. La performance di Rosamund Pike le valse la nomination agli Oscar e trasformò la sua carriera. Consigliato a chi ama i thriller stratificati e per chi ha amato Il talento di Mr. Ripley (1999) di Anthony Minghella, altro film in cui l'identificazione dello spettatore con il protagonista diventa a un certo punto moralmente inquietante.

10

Barbie
Barbie

Barbie

2023

Il fenomeno culturale del 2023, il film più visto al cinema dell'anno, un incasso di 1,4 miliardi di dollari in tutto il mondo. Barbie è costruito come una favola femminista in cui il Ken di Ryan Gosling diventa il villain della seconda metà, l'incarnazione del patriarcato che si insinua a Barbie Land e lo trasforma in un'incubo maschilista. La performance di Gosling, che gli è valsa una nomination agli Oscar come miglior attore non protagonista, è stata giustamente celebrata.

Il film, però, è più sottile di come lo hanno letto molti spettatori. Greta Gerwig non costruisce Ken come villain, lo costruisce come vittima di un sistema che lo ha ignorato per decenni. A Barbie Land, Ken esiste solo in funzione di Barbie, non ha una casa, non ha un lavoro, non ha un'identità. Quando scopre il patriarcato nel mondo reale, lo abbraccia non perché sia naturalmente cattivo, ma perché è la prima volta nella sua vita che qualcuno gli riconosce una dignità autonoma. Il finale del film, con la celebre sequenza "I'm just Ken" e con Barbie che finalmente lo aiuta a diventare una persona invece che un accessorio, è esplicito nel rovesciare il paradigma villain/eroe. Il vero problema, come ha detto Gerwig in più interviste, non sono né Barbie né Ken, ma la struttura che ha reso entrambi dei prigionieri dei propri ruoli.

Informazioni su questa lista

Titoli

10

Costo totale di visione

25,93 €

Durata totale

20h 50min

Generi

Drammatico, Commedia, Thriller e Mistero

Dove posso guardare questa lista online?

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Ci sono 10 titoli in questa lista e 4 di questi li puoi guardare su Disney Plus. Anche altri 11 servizi di streaming hanno titoli disponibili oggi.

  1. 4 titoli Disney Plus
  2. 3 titoli Amazon Prime Video
  3. 3 titoli Amazon Prime Video with Ads
  4. 2 titoli Netflix
  5. 2 titoli Sky Go