
Da “Queer Edward II” a “London”: i 10 film queer più interessanti presentati a al Festival di Venezia 2026 nel Queer Lion
Il Queer Lion compie vent'anni e il caso vuole lo faccia proprio nell’anno in cui il Ministero della Cultura ha deciso di negargli il patrocinio, a differenza della Regione Veneto e Comune di Venezia che, come è giusto che sia, lo hanno confermato. Questo potrà sembrarvi un dettaglio di poco valore e, invece, sottolinea in quali acque si trovi il cinema e la rappresentazione queer e quanto sia importante, ora più che mai, parlare di storie queer sul grande schermo.
Premio collaterale della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica nel suo concorso abbraccia tutti quei film il cui racconto è focalizzato su un panorama tutt'altro che marginale: rifugiati, migranti, adolescenti, giornalisti in esilio. Il filo che li tiene insieme, più che l'orientamento dei personaggi, è una domanda: cosa vuol dire abitare un corpo o un'identità che il mondo intorno continua a voler negare o ridefinire?
Una domanda la cui risposta potrebbe apparire semplice, ma così non lo è, specchio di un’esigenza sociale sempre più urgente. Per questo motivo oggi, anziché parlarvi dei soliti titoli che nei prossimi mesi affolleranno cinema e piattaforme, abbiamo deciso di segnalarvi i dieci titoli più interessanti (tra cui i vincitori!!!) tra quelli in corsa per il Leone Queer 2026 alla Mostra del Cinema di Venezia.


Queer Edward II
Partiamo con il primo vincitore del Queer Lion 2026, Queer Edward II, un ex-equo con la pellicola che chiuderà la nostra lista.
Presentato nella sezione Venice Open, questo documentario diretto da Theo Rollason ci riporta alla primavera del 1991, quando in Gran Bretagna essere queer rappresentava una minaccia e Derek Jarman trasformò Edoardo II di Christopher Marlowe in un atto di protesta radicale.
Attraverso filmati inediti girati sul set da Seamus McGarvey, all'epoca giovane assistente alla macchina da presa e oggi affermato direttore della fotografia, il film ricostruisce dall'interno la lavorazione di uno dei progetti più politici di Jarman, lasciandoci immerge nel clima di attivismo legato al gruppo OutRage! e alla battaglia contro la famigerata Sezione 28.
Un viaggio dietro le quinte che lascia dialogare le lotte del 1991 con quelle ancora aperte oggi.


Big Little Things
In programma nella sezione Orizzonti, il film di Michelle Zhou racconta una famiglia cinese della classe media travolta dalla crisi quando la figlia Lei porta a casa, la sera di Capodanno, un uomo con l'incarico di fingersi il suo fidanzato davanti ai genitori, ma l’arrivo inatteso della sua compagna reale manda in frantumi la messa in scena, innescando una crisi di intimità che costringe l'intera famiglia a confrontarsi con verità taciute troppo a lungo.
Il film si inserisce in quel filone di cinema asiatico contemporaneo che racconta la pressione familiare e sociale sulle identità queer attraverso il registro apparentemente innocuo della commedia degli equivoci, per poi virare verso un dramma più sincero e doloroso.


Lovers in the Blue Night
Ambientato durante l'ultima estate prima del diploma, The Color of the Sun del regista Xavier Tera, presentato in Orizzonti, segue Kamei e il suo gruppo di amici mentre stringono amicizia con Colin, adolescente cresciuto all'interno di una base militare americana.
Tra risvegli sessuali, lealtà messe alla prova e tradimenti, il confronto tra i due ragazzi diventa il cuore pulsante di un coming of age che intreccia il desiderio adolescenziale ai legami affettivi che si formano, e si spezzano, proprio nel momento in cui l'infanzia sta per finire.
Una coproduzione tra Canada, Italia e Giappone che promette uno sguardo transculturale sul tema della crescita.


Still, Tijuana
Tra le pellicole della Biennale College Cinema, Tijuana, Todavía, film del regista messicano Gabriel Gutierrez Morales, racconta l'incontro, nato su un'app di dating, tra un giovane queer russo in fuga dalla guerra in Ucraina e un uomo gay di mezza età, entrambi nascosti dietro identità digitali costruite per proteggersi.
Ambientato nella zona costiera di Playas de Tijuana, il film segue cosa accade quando quel legame virtuale diventa concreto, costringendo i due protagonisti a confrontarsi con le rispettive ferite dell'esilio e con il peso di un machismo culturale mai del tutto superato, in una storia che riflette sulla distanza tra identità digitale e corpo reale.


I Plant My Hand in the Garden
Alle Giornate degli Autori troviamo I Plant My Hand in the Garden, pellicola firmata a quattro mani da Boris Hadžija e Hoda Taheri che racconta, a Berlino, la scelta di Hoda, rifugiata iraniana incinta, e Boris, uomo gay queer serbo, di sposarsi e crescere insieme il bambino in arrivo.
Muovendosi costantemente sul confine sfumato tra autobiografia e finzione, il film usa la propria storia personale per interrogare i modelli ereditati di amore, mascolinità e paternità, offrendo una riflessione sulla famiglia costruita al di fuori degli schemi tradizionali, tra necessità burocratiche, affetto reale e la ridefinizione condivisa di cosa significhi essere genitori.


Salón de Belleza
Diretto da Nathalia Acevedo e presentato sempre all’interno delle Giornate degli Autori, Salón de belleza immagina un salone di bellezza gestito da un ex parrucchiere gay in una città senza nome, trasformato in rifugio per una comunità di emarginati sospesi tra vita e morte.
Attraverso un registro fatto di rituali, memoria e visioni, il film lascia dissolvere progressivamente i confini tra realtà e immaginazione, costruendo una meditazione sensoriale sulla fragilità dell'esistenza in cui bellezza e morte finiscono per intrecciarsi senza soluzione di continuità, in uno spazio che diventa tanto rifugio quanto soglia verso qualcos'altro.


Camouflage
Ancora un altro titolo dentro la selezione delle Giornate degli Autori, il film del regista ucraino Mykyta Gibalenko segue Vitaly, che nel 2021 lascia l'Ucraina per Monaco di Baviera in cerca di una nuova vita. L'ingresso in un gruppo teatrale gli permette di ritrovare un vago senso di appartenenza, ma l'invasione russa dell'anno successivo costringe madre e sorella alla fuga, riportando la guerra dentro la sua quotidianità tedesca.
Tra migrazione, conflitto bellico e tensioni familiari irrisolte, Vitaly si trova a dover affrontare la distanza sempre più netta tra l'identità che si è costruito lontano da casa e le radici da cui continua a sentirsi inseguito.


A Man's Skin


London
Arriviamo all’ultimo film di questa selezione, presentato nella Settimana Internazionale della Critica e premiato ex aequo con il Queer Lion 2026 insieme a Queer Edward II, London è il film d'esordio dei brasiliani Victor Di Marco e Márcio Picoli segue London, giovane persona con disabilità che lavora come master in un locale fetish insieme agli amici Luke e Lilá. Quando una diagnosi medica potrebbe finalmente aiutarlo a comprendere meglio il proprio corpo, London si ritrova però a temere di essere ridotto a una semplice etichetta clinica.
Un esordio potente che intreccia disabilità, sessualità e identità senza semplificazioni.







