Da “Heartstopper” a “Stranizza d'amuri”, dieci storie LGBTQ+ da guardare insieme, a scuola e in famiglia

Da “Heartstopper” a “Stranizza d'amuri”, dieci storie LGBTQ+ da guardare insieme, a scuola e in famiglia

Gabriella Giliberti
Gabriella Giliberti

Pubblicato il 01 giugno 2026

Aggiornato il 01 giugno 2026

Siamo sicuri che le storie LGBTQ+ per essere davvero valide debbano necessariamente passare dal dolore? Per decenni il racconto dell'amore tra persone dello stesso sesso è arrivato sullo schermo come tragedia annunciata, condanna, lutto: una grammatica che gli addetti ai lavori hanno persino battezzato con il “bury your gays”, cioè la regola non scritta per cui il personaggio queer deve morire o essere punito.

Probabilmente nei primi decenni della storia della rappresentazione queer dove, senza ombra di dubbio, c’era necessità di lasciare il segno, di portare racconti politici e di resistenza che spesso passavano attraverso percorsi di sofferenza e accettazione drammatici, era inevitabile proporre sul grande schermo questo tipo di storie. E, per carità, ci sono degli esempi straordinari come Cuori nel deserto (1985), Maurice (1987), Paris is Burning (1990), Belli e dannati (1991), Boys don’t cry (1999), Tutto su mia madre (1999), Le fate ignoranti (2001), I segreti di Brokeback Mountain (2005), 120 battiti al minuto (2017), Ritratto della giovane in fiamme (2019), Estranei (2024) e molti altri ancora, dove puntualmente ci si deve scontrare con quell’ombra di sofferenza, di storie travagliate e segnate nel profondo, quasi come se essere queer voglia dire essere pronti a doversi confrontare con questo tipo di destino. Ma è davvero così? O meglio, è solo questo? Soffocare la narrazione di solo storie tragiche è davvero incoraggiante, soprattutto in una società come la nostra finalmente più aperta e dove è più “semplice” poter abbracciare la propria identità, dove è possibile trovare maggior sostegno, centri di ascolto e dibattito, per le generazioni più giovani?

Il discorso è abbastanza simile alla rappresentazione attraverso cui spesso passa l’adolescenza, quasi sempre costellata da situazioni tragiche, tossiche e abusanti – come Skins (2007-2013) o Euphoria (2019-2026) – ma il ventaglio di sfumature, per fortuna, è molto più ampio di così e proporre storie più leggere e positive non vuol dire necessariamente edulcorare, romanticizzare e inzuccherare la pillola, bensì mostrare un’altra faccia della medaglia, un’altra prospettiva assolutamente necessaria. Proporre delle storie serene ha una rivendicazione politica precisa tanto quanto dieci, venti o trent’anni si raccontavano storie più tragiche, in quanto è essenziale poter raccontare l'amore queer come qualcosa di ordinario, luminoso, degno di un lieto fine come qualsiasi altra storia.

In realtà, negli ultimi anni di storie più liete e dalla narrazione più positiva ne abbiamo viste molte, alcune rivolte proprio a tutta la famiglia, come per esempio Heartstopper (2022-2025) che proprio il prossimo luglio chiuderà il suo arco con il film conclusivo Heartstopper Forever (2026) il 17 Luglio dove Nick e Charlie, dopo tre stagioni, avranno finalmente diritto al loro “e vissero felici e contenti”. Inoltre, considerando che Giugno è il mese del Pride, ci è sembrato il pretesto giusto per mettere in fila dieci titoli LGBTQ+, tra film e serie TV, adatti a tutta la famiglia, con una narrazione sana e positiva, nessuna scena esplicita, nessuna violenza gratuita, niente che dia a un genitore o a un insegnante la scusa per spegnere lo schermo. Il problema non è di certo il pudore, ma lo scopo di questa guida è quello di offrirvi film che entrino davvero nelle aule e nei salotti, dove possono fare la differenza.

Questo non vuol dire che non vi saranno storie con un certo peso emotivo e delle sfumature più serie; tutt’altro. Abbiamo ordinato la lista per intensità crescente, aprendo con le storie più solari e chiudendo con quelle che chiedono di più allo spettatore. Alcuni di questi film vi faranno ridere, altri vi commuoveranno fino alle lacrime, altri ancora riflettere sulla necessità di ricordare alcune storie di ieri per fare meglio oggi.

Cominciamo proprio da Heartstopper, tratta dall’omonima graphic novel di Alice Oseman, è la serie che ha cambiato il modo di racconta l'adolescenza queer sul piccolo schermo mainstream. La storia di Charlie, gay dichiarato e ansioso, e Nick, giocatore di rugby che scopre la propria bisessualità, ha imposto un registro nuovo: niente tragedia, niente coming out drammatizzato fino allo sfinimento o forzature e pressioni, ma la tenerezza spiccia e quotidiana di due ragazzi che si piacciono e provano a starsi vicino, conoscendosi e dandosi il tempo di comprendere tanto sé stessi quando l’altro.

Il punto di forza, e il motivo per cui funziona così bene con un pubblico giovane, è che la serie non finge che i problemi non esistano. C'è il bullismo, c'è il disturbo alimentare di Charlie, c'è la salute mentale affrontata con grande delicatezza e maturità. Inoltre, attraverso la storia di Charlie e Nick la serie racconta anche la storia di tutte le persone attorno a loro, e quindi orientamenti e identità differenti, sempre affrontati dagli adolescenti. La differenza sta tutta nello sguardo: Heartstopper mostra le ferite senza infierire sopra, e per questo riesce a essere insieme un rifugio sicuro e accogliente ma anche uno strumento di divulgazione e rappresentazione. Guardata in famiglia, potrebbe essere il modo migliore per aprire conversazioni che altrimenti resterebbero sospese.

Crush
Crush

Crush

2022

Restiamo nel territorio della commedia leggera con Crush, una rom-com adolescenziale che fa esattamente ciò che promette: farci godere una bella storia d’amore tra due ragazze, con leggerezza ma senza banalizzare. 

Paige, aspirante artista, si iscrive alla squadra di atletica della scuola per avvicinarsi alla ragazza per cui ha una cotta, salvo poi ritrovarsi a innamorarsi di qualcun'altra. È la struttura classica del teen movie, con il pregio non da poco di sostituire il trope del triangolo eterosessuale di rito con uno tutto al femminile, normalizzandolo. Infatti, a rendere Crush interessante è proprio la sua spensieratezza nell’approcciarsi alla storia e ai suoi personaggi; qui l'essere lesbica non è un problema da risolvere, non genera dramma, non viene mai messo in discussione dal contesto. È semplicemente il punto di partenza di una commedia degli equivoci come tante. Un film che dimostra come la rappresentazione possa essere, prima di tutto, divertente e familiare.

Tuo, Simon
Tuo, Simon

Tuo, Simon

2018

Se esiste un titolo che ha aperto la strada al filone “coming of age queer per tutti”, è Tuo, Simon. Uscito nel 2018, è stato il primo film di un grande studio hollywoodiano a mettere al centro un adolescente gay con tutto l'apparato della commedia romantica mainstream: il liceo, la colonna sonora iconica e pop, gli amici, la storia d'amore via email con un ragazzo misterioso di cui Simon prova a indovinare l'identità. Cioè letteralmente tutto quello che abbiamo sempre visto con personaggi eterosessuali, ma questa volta il protagonista è omesessuale. E anche qui, come nel caso di Crush, il tutto è assolutamente spontaneo, per quanto Simon abbia un po’ di timore nel rivelare la sua omosessualità e tutto ciò che chiede è trovare il modo giusto per poterlo dire alle persone per lui davvero importanti, ma la sua più grande preoccupazione è non ferire il misterioso “Blue”, non spaventarlo e avere davvero una possibilità.

La sua importanza sta nell'aver normalizzato un racconto che fino a quel momento era confinato al cinema indipendente o a quello esplicitamente militante. Simon è un ragazzo qualunque, con una famiglia che gli vuole bene, e il film ha l'intelligenza di rendere il coming out non un momento di vergogna, lasciando vincere ancora lo sfregio del bullismo che sa rendere tutto drammatico e che usa l’orientamento nascosto di qualcuno come arma contro la vittima stessa, ma un atto di libertà. La scena del confronto con la madre, interpretata da Jennifer Garner, è diventata giustamente un piccolo classico e punto di riferimento.

Guardato oggi, dopo anni di Heartstopper, può sembrare un film con il freno a mano e, forse, un po’ lo è, ma appunto è stato un primo passo. Quello che ha dato inizio a tutto.

Alziamo un po' il volume con Tutti parlano di Jamie, musical sfrontato e luminoso tratto dall'omonimo spettacolo del West End, a sua volta ispirato a una storia vera. Jamie ha sedici anni, vive a Sheffield, e invece di una carriera “seria” sogna di diventare una drag queen. Il film segue il suo percorso tra i pregiudizi della scuola, l'amore incondizionato della madre e l'incontro con una vecchia gloria della scena drag che gli fa da mentore.

Sotto la superficie scintillante dei numeri musicali, Jamie nasconde una consapevolezza storica che lo rende perfetto per il dialogo dopo la visione. Il personaggio del mentore, Hugo, porta con sé la memoria dei moti di Stonewall e dello stigma dell'AIDS, ricordando a Jamie – e allo spettatore – che la libertà di salire su un palco vestito da drag è una conquista pagata a caro prezzo e proprio per questo non dovrebbe essere dimenticata, continuando a camminare a testa sempre più alta e orgogliosi di ciò che si è. 

Un film che celebra la gioia senza dimenticare da dove viene, e che usa il glitter come strumento di trasmissione della memoria.

Nimona
Nimona

Nimona

2023

Cambiamo del tutto registro con Nimona, film d'animazione tratto dalla graphic novel di ND Stevenson e, non a caso, salvato da Netflix dopo che Disney lo aveva accantonato anche per via dei suoi contenuti queer. Siamo sorpresi? 

Ambientato in un mondo tecno-medievale, racconta di un cavaliere ingiustamente accusato di un crimine e della sua alleanza con Nimona, un’adolescente mutaforma che ama il caos e che nessuno riesce a incasellare, per questo motivo temuta e tenuta ai margini, come l’essere umano fa sempre con ciò che non conosce: anziché conoscerlo e capirlo, lo teme e lo respinge.

La mutaforma, infatti, è la figura del mostro per eccellenza, ciò che la società teme perché sfugge a ogni categoria: maschio o femmina, eroe o cattivo, umano o creatura. Nimona incarna alla lettera l'esperienza di chi rifiuta le etichette di genere, e il film – seguendo la scia della rivoluzionaria graphic novel – ha il coraggio di non tradurla mai in didascalia, lasciandola vivere come pura immagine. Inoltre, il cavaliere che accompagna Nimona, Ballister Boldheart, ha una relazione apertamente gay con un altro personaggio, raccontata con grande naturalezza; anzi, spesso usando le divergeze di pensiero, i dubbi morali ed etici, come motivo di scambio e confronto tra i due personaggi. 

Davvero un gioiello d’animazione e uno di quei grandissimi esempi in cui il fantasy viene messo al servizio della realtà.

Con L’altra metà entriamo in un territorio più riflessivo e letterario. Alice Wu riscrive il Cyrano de Bergerac spostandolo in un liceo americano di provincia: Ellie, studentessa sino-americana introversa e bravissima a scrivere, accetta di aiutare un compagno goffo a conquistare la ragazza dei suoi sogni, salvo scoprire di essere innamorata della stessa ragazza. Eh, tra adolescenti capita… le scuole sono piccole!

Un film che si prende il suo tempo, costruito più sulla parola e sul desiderio inespresso che sull'azione, aprendosi verso la struttura commedia tradizionale. Wu intreccia il tema dell'identità queer con quello dell'appartenenza culturale e della solitudine adolescenziale, rifiutando la scorciatoia del lieto fine romantico per qualcosa di più onesto e malinconico. L'amore, suggerisce il film, ha molte forme, e nessuna di queste è quella "normativa" che ci viene insegnata.

Will & Harper è l'unico documentario della lista, e porta in dote una prospettiva che mancava come focus centrale: quella trans, raccontata con voce autenticamente di una persona transgender. Will Ferrell e Harper Steele sono amici da quasi trent'anni, da quando lavoravano insieme al Saturday Night Live. Quando Harper fa coming out come donna trans, i due decidono di attraversare gli Stati Uniti in macchina per rielaborare la loro amicizia e per restituire a Harper il paese che ama, questa volta da sé stessa.

Il film è tenero, divertente e privo di qualsiasi retorica. Attraverso i diner del Texas e le tappe lungo la strada, mostra cosa significhi essere veramente degli alleati, usando il proprio privilegio per stare accanto a qualcuno reso vulnerabile dalla società, senza mai compatirlo. Un viaggio prezioso per parlare di amicizia e di allyship, dimostrando che una storia trans può essere raccontata anche dal versante della gioia e dell'affetto, senza per questo ignorare le paure reali, le complessità della transizione. 

Visione perfetta tanto per gli adulti quanto per i ragazzi, meglio ancora se insieme.

Con Young Hearts, esordio del regista belga Anthony Schatteman presentato alla Berlinale, entriamo nel cinema d'autore vero e proprio con una storia d'amore queer concepita esplicitamente per le famiglie.

Elias ha quattordici anni e vive nella campagna fiamminga, dove si sente sempre più estraneo. L'arrivo del coetaneo Alexander, appena trasferito da Bruxelles, lo mette di fronte a un sentimento nuovo e a tutto ciò che comporta riconoscerlo. Qui il conflitto non è esterno: niente villaggi omofobi, bulli a fare da ostacolo principale, genitori bigotti o la pressione di un mondo forzatamente eteronormativo. La sfida di Elias è interiore, la complessità di comprendere ciò che prova in un'età in cui ogni emozione sembra enorme e ingestibile. Schatteman, che racconta una storia in parte autobiografica, sceglie un registro luminoso e delicato, fatto di silenzi e di sguardi, mani che si cercano e trovano, momenti gioco e leggerezza, ma anche tensioni tanto piccole quanto intense, firmando un racconto di formazione che arricchisce con grazia il piccolo canone dei film queer pensati per un pubblico giovane.

Close
Close

Close

2022

Avvicinandoci alla chiusura di questa lista, arriviamo alle note più dolenti, che richiedono uno sforzo in più allo spettatore, ma che sanno ripagare veramente tanto, lasciando molto più che arricchiti dopo la loro visione. Uno di questi film è Close di Lukas Dhont, pellicola dal nostro punto di vista divenuta imprescindibile se si vuole parlare di coming of age e queer. 

Léo e Rémi sono due tredicenni legati da un'amicizia totale fin dall’infanzia, fatta di confidenze, complicità e contatto fisico spontaneo, finché una compagna di classe non chiede loro, davanti a tutti, se stiano insieme. Quella domanda innocente incrina qualcosa: Léo comincia a prendere progressivamente le distanze, timoroso di come il loro legame possa essere letto, ma anche di come lui stesso intenda – o abbia finto di intendere – il rapporto con Rémi. Mentre quest’ultimo sembra essere del tutto indifferente all’opinione altrui, ricercando costantemente l’affetto dell’amico, Leo è ossessionato dagli sguardi altrui, finendo per mettere una distanza sempre più profonda sotto lo sguardo avvilito e impotente di Rémi. Ciò che questi due giovanissimi protagonisti ignorano è che, purtroppo, quando si è così giovani, anche le fratture più piccole rischiano di diventare abissi da cui non sempre è possibile riemergere.

Diciamolo con chiarezza: Close non è un film leggero. È un’opera intensa, stratificata, che non passa da una rappresentazione negativa, ma cerca di focalizzarsi sull’effetto che possono avere le parole, su come si possa distorcere l’innocenza e spontaneità di un ragazzino quando gli viene imposta una visione, uno standard secondo cui questa cosa è normale e quest’altra no. Un film che riflette anche sul doppio standard dell’affetto tra ragazzi e ragazze, nonché su questo esasperante bisogno di dover etichettare ogni cosa. Non c'è nulla di esplicito né di violento – è la delicatezza, semmai, a renderlo struggente.

Dhont, ispirandosi a uno studio sull'intimità maschile in adolescenza, mostra come la pressione sociale e le aspettative sulla mascolinità riescano a spezzare un affetto purissimo. In fondo, a rifletterci bene, Close più che parlare di omosessualità, parla della paura del giudizio che ci insegna, troppo presto, a irrigidirci, corazzarci, costringerci a inserirci dentro dei compartimenti stagni che, troppo spesso, ci stanno stretti, finendo per perdere più di un pezzo di noi stessi; e non solo. 

Il film che più ci sentiamo di consigliare di guardare insieme, a scuola e in famiglia, per poi restare a discuterne a lungo perché siamo certi che vi saprà dare molti spunti di riflessione.

Chiudiamo con un film italiano, un’altra nota un po’ agrodolce, una pellicola che affonda le sue radici in una memoria storia.

Ambientato nella Sicilia dell’estate di inizio anni ottanta, Stranizza d'amuri vede come protagonisti Gianni e Nino, due adolescenti che si conoscono per caso, a seguito di un piccolo incidente in motori, tuttavia basta quel piccolo scontro – nel vero senso del termine – per accendere in loro un’amicizia che ben presto divamperà in altro. Un sentimento tanto forte quanto pericoloso per un paese che non è disposto ad accettare qualcosa, o qualcuno, “diverso” da loro. Eppure, sebbene in una sfumatura agrodolce, la violenza e l’omofobia, l'incomprensione e l’odio, non riesco a togliere il sorriso gioviale, fresco e innamorato di Gianni e Nino che, consapevoli, sfidano con il loro amore puro un intero paese, pur di non rinunciare se stessi, a quel sentimento che non vogliono mettere a tacere e che vivono fino alla fine, continuando a sorridere e a tenersi per mano, invitando lo spettatore a fare altrettanto. Infatti, la pellicola è dedicata alle vittime del delitto di Giarre, un fatto di cronaca del 1980 che segnò la storia del movimento LGBTQIA+ italiano.

Anche Stranizza d'amuri va incorniciato con onestà: è un dramma che tende verso la tragedia, e non finge un lieto fine. Ma la regia di Beppe Fiorello sceglie uno sguardo poetico e dolente, non compiaciuto, che racconta la violenza del contesto senza mai indulgere nel sangue. È un film sulla provincia, sull'omertà, sull'amore costretto al silenzio, che fa da contraltare perfetto a una pellicola come Heartstopper Forever, che a quarant'anni di distanza dalla reale tragedia può e deve finalmente concedere ai suoi ragazzi un futuro sereno. Un modo per capire quanto strada è stata fatta, e quanta ancora ne resta da fare.

Informazioni su questa lista

Titoli

10

Costo totale di visione

20,97 €

Durata totale

29h 24min

Generi

Drammatico, Commedia, Romantico

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