Da “Roma città aperta” a “L'avventura”: 6 film italiani in bianco e nero che hanno fatto la storia del cinema

Da “Roma città aperta” a “L'avventura”: 6 film italiani in bianco e nero che hanno fatto la storia del cinema

Pubblicato il13 luglio 2026

Aggiornato il13 luglio 2026

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Per capire quanto il cinema italiano in bianco e nero abbia avuto una profonda influenza su cineasti contemporanei apparentemente distanti da quell'epoca e da quelle storie basti sapere che Sam Levinson, il regista di Euphoria (2019), ha dichiarato al Filming Italy 2026 quanto il cinema di Fellini sia stato un'enorme fonte di ispirazione per lui. La fine della seconda guerra mondiale, con un Paese in ginocchio materialmente e moralmente, ha coinciso con una delle stagioni cinematografiche più fertili di sempre. La nascita del Neorealismo e della commedia all'italiana ha raccontato la ferita ancora aperta del conflitto e l'evoluzione della società, superando i nostri confini e diventando una testimonianza diretta degli orrori della guerra e di un'umanità disgraziata quanto intrisa di dignità.

Su JustWatch trovate la guida ai sei film italiani in bianco e nero che hanno fatto la storia del cinema.

Primo film della trilogia della guerra antifascista, a cui seguiranno Paisà (1946) e Germania anno zero (1948), Roma città aperta è uno dei primi esempi di cinema neorealista che raccontava, quasi in diretta, Roma nella morsa del fascismo e nazismo in attesa dell'arrivo degli Alleati. Roberto Rossellini chiama due attori straordinari come Anna Magnani e Aldo Fabrizi e regala loro ruoli capaci di renderli immortali: quelli di Pina, la cui corsa disperata dietro il camion che porta via il compagno antifascista è tra le scene più potenti della storia del cinema, e di Don Pietro, parroco locale e staffetta partigiana.

Un'opera che ha ridefinito il modo di fare film non solo nel nostro Paese ma in tutto il mondo, prendendo la cronaca e trasformandola nella testimonianza indelebile della sofferenza di un intero popolo. Girato in condizioni di fortuna, con pellicola scaduta e mezzi di recupero mentre la Capitale era ancora un cumulo di macerie, Roma città aperta mette a contatto fede e ideologia per ricordarci quanto costa la libertà e il potere salvifico della comunità. Cento minuti in cui vita, morte, speranza, orrore, dignità e sofferenza si fondono, portando sullo schermo una tragedia capace di raccontare il male dietro ogni conflitto. Da vedere se hai apprezzato la Resistenza raccontata da Rossellini ne Il generale della Rovere (1959).

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Sciuscià
Sciuscià

Sciuscià

1946

“L'alta qualità di questo film, mostrata con eloquenza in un paese ferito dalla guerra, è la prova per il mondo che lo spirito creativo può trionfare sulle avversità”. Con questa motivazione gli Academy Awards, nel 1946, conferirono a Sciuscià l'Oscar come miglior film straniero. Un altro dei capisaldi del Neorealismo diretto da Vittorio De Sica che, insieme allo sceneggiatore Cesare Zavattini, firma un ritratto spietato e commovente dell'infanzia vissuta nel dopoguerra. Lo fa attraverso la storia di Giuseppe e Pasquale, due piccoli lustrascarpe che si ritrovano in un carcere minorile dopo essere stati coinvolti involontariamente in un furto. 

Per interpretarli, il regista sceglie due ragazzini presi dalla strada, Rinaldo Smordoni e Franco Interlenghi, che donano ai due protagonisti una spontaneità che ha fatto la cifra stessa del cinema neorealista. Un dramma che rifugge il ricatto emotivo, ma che si rivela di una potenza rara nel mettere in scena il fallimento del nostro Paese nell'educare e prendersi cura dei suoi figli. Un'ora e mezza che, a distanza di ottant'anni, rimane un manifesto per i diritti di tutti i bambini del mondo e un monito sulle conseguenze disastrose dell'indifferenza. Imperdibile se hai amato I 400 colpi (1959).

Sciuscià non è disponibile per lo streaming.
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Nel documentario di Francesco Zippel, Vittorio De Sica – La vita in scena (2026), il regista ha radunato alcune delle voci più importanti del cinema contemporaneo, da Ruben Östlund ai fratelli Dardenne, passando per Francis Ford Coppola e Asghar Farhadi. Ognuno di loro ha sottolineato l'importanza che Ladri di biciclette ha rivestito nella loro vita professionale e artistica. Il titolo definitivo del Neorealismo realizzato ancora una volta dalla coppia De Sica/Zavattini. Una di quelle opere per le quali il termine “capolavoro” non è un'esagerazione.

La storia di un operaio disoccupato che trova finalmente lavoro come “attacchino” di manifesti, ma la bicicletta indispensabile per lavorare gli viene rubata il primo giorno di servizio e vaga con il figlioletto per Roma nel tentativo di ritrovarla. La cronaca di un'odissea umana raccontata, ancora una volta, attraverso i volti di attori non professionisti per una delle pellicole più importanti del '900. Attraverso quel girovagare di padre e figlio, De Sica e Zavattini raccontano in un'ora e mezza l'Italia dell'immediata fine del secondo conflitto mondiale, tra sopravvivenza e disperazione. Da vedere se Umberto D. (1952) ancora ti stringe il cuore.

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Con I soliti ignoti, Mario Monicelli ha posato la prima pietra di quella che è passata alla storia come la commedia all'italiana. Un genere inimitabile che, unendo la satira sociale con la lezione del Neorealismo, ha raccontato l'evoluzione del nostro Paese meglio di qualsiasi saggio o documentario. La storia è quella di un gruppo improbabile di piccoli ladruncoli che cercano di sbarcare il lunario. Quando decidono di derubare il Monte di Pietà di Roma, la loro natura dilettantistica dà vita a sequenze di pura genialità comica.

Con un cast di nomi leggendari - Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Totò e Renato Salvatori – la sceneggiatura di Monicelli, scritta insieme ad Age e Scarpelli, è un continuo di battute e siparietti memorabili. Ma dietro quella facciata comica e una città che stava cambiando il suo profilo architettonico, I soliti ignoti parla di fame, povertà, disoccupazione e disperazione. La fotografia di un'Italia ben lontana da quella del mito del boom economico. Se ti sei divertito con La banda degli onesti (1956), le risate sono assicurate anche qui.

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La dolce vita

Il bagno di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi, la statua di Cristo che sorvola la città trasportata da un elicottero, una via Veneto brulicante di star e paparazzi, le feste sfrenate, la cupola di San Pietro, il mostro marino spiaggiato. Sono alcuni degli elementi che hanno reso La dolce vita uno dei film più celebri di sempre e dato vita a un mito che non ha ancora esaurito la sua forza. Un'opera seminale che ha influenzato decine di registi – un esempio lampante è Paolo Sorrentino – e ha ridefinito la struttura narrativa del cinema moderno. Lo ha fatto attraverso la figura del giornalista scandalistico che si sogna romanziere con il volto di Marcello Mastroianni.

Lo seguiamo nelle notti romane dove incrocia aristocratici decaduti, divi del cinema e falsi miracoli. Ma il racconto è episodico e accentua ancor di più la crisi d'identità che lo anima. Al resto pensa la colonna sonora firmata da Nino Rota che ha il potere immediato di evocare una stagione intera della storia italiana. In 174 minuti Fellini ci mostra il passaggio dall'Italia contadina a quella dei consumi. Se hai visto e rivisto (1963), La grande bellezza (2013) e Roma (1972), devi recuperare questo titolo imprescindibile del cinema italiano.

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L'avventura
L'avventura

L'avventura

1960

Presentato in concorso a Cannes13, portandosi a casa il premio della giuria, lo stesso anno in cui La dolce vita vinse la Palma d'oro, L'avventura è il primo capitolo della trilogia dell'incomunicabilità di Michelangelo Antonioni. Seguito da La notte (1961) e L'eclisse (1962), il film segna l'inizio del sodalizio artistico e sentimentale con Monica Vitti attraverso la storia della scomparsa di una giovane donna durante una gita in barca alle isole Eolie. Proprio durante le ricerche il suo fidanzato e la sua migliore amica si innamorano.

In oltre due ore e 20 minuti, il regista rivoluziona la struttura del giallo – man mano che la narrazione va avanti, la sparizione ricopre sempre meno importanza – e analizza la reazione della società (borghese) ai cambiamenti economici e sociali. Dialoghi ridotti al minimo, il paesaggio roccioso, l'inquietudine dei personaggi, i silenzi carichi di significato sono tutti elementi di un modo nuovo di intendere il cinema. Un'arte che non deve necessariamente dare risposte, ma lasciare lo spettatore in balia di emozioni contrastanti. Da recuperare se hai amato Blow-Up (1966).

Informazioni su questa lista

Titoli

6

Costo totale di visione

1,99 €

Durata totale

11h 48min

Generi

Di produzione europea, Drammatico, Commedia

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  2. 1 titoloArtiflix
  3. 1 titoloBrollie Player
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