
30 film che non sapevi fossero parte di una trilogia
Ci sono trilogie ufficiali che hanno cambiato per sempre la storia del cinema. Dall’epopea gangster de Il padrino (1972) e dei suoi due sequel fino a quella fantasy de Il Signore degli Anelli, inaugurata da La compagnia dell'anello (2001), il formato trilogia è sempre stato sinonimo di grandiosità e di spirito creativo, oltre che di coraggio artistico.
Mentre questo tipo di trittici sono pensati per contenere una storia unica divisa in più capitoli, le trilogie che vi presentiamo in questa lista contengono film con trame diverse ma accomunati da uno o più temi. È anche per questo motivo che alcuni spettatori non sanno di essere di fronte a una trilogia. Non disperate, però. In questo articolo passiamo in rassegna 30 film per farvi scoprire 10 trilogie di cui magari non conoscevate l’esistenza.
1. Trilogia del Cornetto - Edgar Wright
L'alba dei morti dementi (2004), Hot Fuzz (2007) e La fine del mondo (2013) potrebbero sembrare a prima vista tre film slegati se si prende in considerazione solo la trama. Il primo è un horror, mentre gli altri due sono rispettivamente un poliziesco e un film fantascientifico. Guardando più attentamente, però, gli indizi iniziano a venire a galla. Oltre al tono comico che sporca i tre generi di riferimento dei titoli, la Trilogia del Cornetto prende il nome proprio da un cono gelato presente in tutti e tre i film. Rosso per l’horror, blu per il poliziesco e verde per la pellicola sci-fi. Se a ciò aggiungiamo anche i temi dell’amore e della difficoltà dell’età adulta, il tris di Edgar Wright inizia ad avere sempre più senso.
2. Trilogia dell’Apocalisse - John Carpenter
John Carpenter è stato uno dei nomi più importanti del panorama horror degli anni ‘80. Non a caso, il cineasta di Halloween (1978) si è guadagnato il soprannome di Maestro dell’orrore. L’altro titolo con il quale Carpenter è, a volte, indicato prende proprio il nome del secondo film della sua Trilogia dell’Apocalisse, ovvero Il signore del male (1987). Gli altri due titoli che completano il trittico sono La cosa (1982) e Il seme della follia (1995). Dopo averli guardati uno dietro l’altro, non potrete che convenire con l’azzeccato titolo di questa trilogia. L’apocalisse secondo Carpenter è fisica, spirituale e mentale e ogni film porta sullo schermo una di queste iterazioni. I finali aperti sono il tocco di classe che aumenta ancora di più la paura di fronte a questi capolavori.
3. Trilogia del Potere - Elio Petri
Elio Petri è stato uno dei registi dell’età d’oro del cinema italiano più schierati dal punto di vista politico. La sua Trilogia del Potere è irriducibile nella sua denuncia del sistema economico in cui tutti noi viviamo. Se Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) la tocca piano sugli abusi della polizia, La classe operaia va in paradiso (1971) è un attacco diretto al sistema fabbrica e all’alienazione della società fordista. Il meno famoso della trilogia, il magnifico La proprietà non è più un furto (1973), si concentra invece sulla critica al denaro e alla proprietà privata.
4. Trilogia della Frontiera Americana - Taylor Sheridan
L’impronta politica di Petri si può vedere anche nella Trilogia della Frontiera Americana di Taylor Sheridan. Questa volta, però, lo stampo marxista del regista italiano lascia il passo a una visione sempre critica, ma più velata. Il soggetto principale sono gli Stati Uniti d’America e la cruda realtà della frontiera. In Sicario (2015), la trama crime è il presupposto per un’osservazione cinica sulla War on drugs. Hell or High Water (2016), invece, pone il quesito già esplorato da Bertolt Brecht sulla moralità del sistema bancario. Per finire, I segreti di Wind River (2017) sposta la prospettiva dal sud al profondo nord del Wyoming, esplorando temi legati alla colonizzazione americana e alla distruzione morale e spirituale delle popolazioni indigene.
5. Trilogia Revisionista - Quentin Tarantino
Rimaniamo ancorati alla storia americana con la Trilogia Revisionista di Quentin Tarantino. Non si poteva dare un titolo migliore a un trittico che affronta situazioni storiche realmente accadute con un generosa, e sottolineo generosa, dose di immaginazione. Se in Bastardi senza gloria (2009) assistiamo alla morte di Hitler per mano di soldati americani ebrei, Django Unchained (2012) è un’altra storia di vendetta nella quale una ex persona schiavizzata pulisce con il sangue il razzismo sistemico a stelle e strisce. C'era una volta a… Hollywood (2019) chiude la trilogia con una storia alternativa sul fato di Sharon Tate. Capovolgendo la storia attraverso la poetica tarantiniana, l’autore cerca una redenzione violenta che può consumarsi solamente sullo schermo.
6. Trilogia della Redenzione - Paul Schrader
Se Quentin Tarantino si è concentrato sul tema della vendetta per riscrivere parzialmente la storia nella sua trilogia, il sottovalutato Paul Schrader firma una delle trilogie più brillanti degli ultimi anni concentrandosi sulla redenzione. First Reformed - La creazione a rischio (2018), Il collezionista di carte (2021) e Il maestro giardiniere (2023) hanno al centro tre personaggi isolati e segnati da un passato che li tormenta. In tre modi diversi, troveranno un senso di pace dai turbamenti che sconvolgono le loro anime. La Trilogia della Redenzione è impressionante non solo per la messa in scena e per le magnifiche sceneggiature. La cosa più sorprendente è che Schrader ha firmato questi tre eccellenti titoli a settant’anni e passa.
7. Trilogia del Capitalismo Oscuro - Jordan Peele
Torniamo in ambiti politici con uno degli autori più riconoscibili e talentuosi degli ultimi anni, ovvero Jordan Peele. La Trilogia del Capitalismo Oscuro - che comprende Scappa - Get Out (2017), Noi (2019) e Nope (2022) - racchiude tutti i film diretti da lui fino a ora. Dal forte contenuto antirazzista, la trilogia di Peele offre uno sguardo ancora più critico verso il sistema Stati Uniti rispetto alla Trilogia della Frontiera Americana di Sheridan. Mentre il primo devasta completamente il razzismo perbenista dell’ala liberal americana, il secondo si scaglia senza mezzi termini contro il classismo imperante della società USA. La triade viene completata da Nope (2022) e dalle sue allusioni sulla monetizzazione dei traumi e la loro relegazione a puro contenuto.
8. Trilogia dei Colori - Krzysztof Kieślowski
Tre colori - Film blu (1993), Tre colori - Film bianco (1994) e Tre colori - Film rosso (1994) sono le punte di diamante della filmografia di Krzysztof Kieślowski. Non fatevi ingannare dalle tematiche politiche relative al motto della Rivoluzione Francese, libertà, uguaglianza e fratellanza. Questi soggetti sono solo le idee di partenza con le quali il regista polacco porta sullo schermo storie esistenzialiste e ricche di emozioni. La trilogia è anche segnata da una fotografia eccellente che cerca di riprodurre il colore tematico di ogni titolo. Essendo le ultime opere di Kieślowski, rappresentano il testamento artistico di un autore che non ha mai rinunciato alla sua autenticità e unicità.
9. Trilogia della Morte - Alejandro González Iñárritu
Prima di raggiungere il successo mondiale con film premiati agli Oscar come Birdman o (l'imprevedibile virtù dell'ignoranza) (2014) e Revenant - Redivivo (2015), Alejandro González Iñárritu si era fatto notare con la sua Trilogia della Morte. Il trittico formato da Amores Perros (2000), 21 grammi (2003) e Babel (2006) è un’avventura tragica che affronta i temi del dolore, della morte e del destino. Nel farlo, Iñárritu coinvolge volti molto noti del mondo del cinema, evitando però la creazione di trame con personaggi principali assoluti. Al contrario, il regista messicano opta per una struttura dal cast corale che rifocalizza lo spettatore sulle storie narrate e non sui nomi famosi degli interpreti.
10. Trilogia di Los Angeles - David Lynch
Chiudiamo la lista con una trilogia non ufficiale che lascia a bocca aperta. La Trilogia di Los Angeles di David Lynch comprende Strade perdute (1997), Mulholland Drive (2001) e Inland Empire - L'impero della mente (2006). Ovviamente, il primo elemento in comune dei tre film è l’ambientazione losangelina delle storie. Tuttavia, le somiglianze non si fermano qui. Gli ultimi tre film di Lynch non tradiscono la poetica lynchiana, ma la aumentano ancora di più. Dimensioni oniriche, psiche umana e distorsione della realtà sono temi che accomunano questi capolavori. Come in tutta la sua filmografia, Lynch ci porta ancora una volta attraverso tre esperienze non del tutto intelligibili, oltre che disorientanti e completamente prive di una logica ordinaria.




































