
Questo film controverso (e vietato) sta per tornare con un reboot terrificante
Faces of Death, meglio conosciuto in Italia come Le facce della morte (1978) è uno dei film più controversi degli anni ‘70. Non è una reputazione da poco se pensate che quel decennio ci ha regalato pellicole iconoclaste come Salò o le 120 giornate di Sodoma (1976), L'ultima casa a sinistra (1972) e Fenicotteri rosa (1972).
Il mondo movie di John Alan Schwartz aveva terrorizzato, disgustato e intrigato migliaia di spettatori con il suo gusto per l’eccesso. A quasi cinquant’anni dalla sua uscita, questo cult proibito torna a far parlare di sé dopo la notizia apparsa su Variety che conferma l’uscita di un reboot. Faces of Death (2026) di Daniel Goldhaber mostrerà come l’originale molteplici modi di morire, ma lo farà attraverso una riscrittura moderna della premessa.
“Le facce della morte”: il cult controverso campione d’incassi
Quando Le facce della morte (1978) uscì nelle sale sul finire degli anni ‘70, nessuno si aspettava un risultato così straordinario ai botteghini. Decine di milioni di incasso, a cui sommare le ulteriori valanghe provenienti dal noleggio delle videocassette. Per molti anni a seguire, il nome di questo falso documentario su un patologo che presenta al pubblico filmati di morti terrificanti è passato di bocca in bocca. La domanda che molti si chiedono tuttora è sempre la stessa: stiamo assistendo a morti reali? La reputazione di snuff movie continua a pietrificare chi cerca di vedere questa perla vietata e, anche se una buona parte dei filmati sono falsi, il film contiene anche spezzoni autentici.
Seguendo il filo rosso de Le facce della morte (1978), Faces of Death (2026) non può che onorarne la potenza eversiva mantenendo intatta la struttura del film. Questa volta, però, la figura del patologo viene sostituita da quella di una moderatrice di contenuti. La donna si ritrova per le mani alcuni video che ricostruiscono le morti agghiaccianti del cult anni ‘70. Toccherà a lei e agli spettatori capire se si è di fronte a filmati autentici o fasulli. La natura exploitative delle due pellicole si innesta perfettamente in uno dei sottogeneri più controversi della settima arte, il mondo movie. Quasi fosse una coincidenza, è proprio lo Stivale ad aver partorito queste visioni morbose.
Mondo movie: una creazione made in Italy
Il cinema italiano può vantare film pionieristici che hanno fatto scuola, inventando generi e segnando per sempre la storia della settima arte. Ossessione (1944) ha spalancato le porte al movimento neorealista. Sei donne per l'assassino (1964) ha dato alla luce il genere slasher. Cannibal Holocaust (1980) è stato anticipatore della tecnica del found footage. Per quanto riguarda il mondo movie, i suoi natali sono da attribuire al famigerato Mondo Cane (1962) di Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara e Franco Prosperi.
La pellicola contiene al suo interno tutte le caratteristiche che contraddistinguono un mondo movie. Una raccolta di filmati, presentati sotto forma di documentario, mostra temi sensazionalistici con l’intento di scioccare lo spettatore. Questi contenuti provengono da tutto il mondo, ergo il nome del sottogenere, e racchiudono riti, usanze atipiche per il cosiddetto “senso comune” o scene inusuali ed eccessive. Allo stesso tempo, le immagini fungono da tabù, suscitano un certo gusto per il proibito, anche se esasperato e esplicitamente volto al profitto facile.
Le maggiori problematiche dei mondo movie non sono solamente da attribuire al contenuto scioccante. Bisogna evidenziare anche il modo in cui queste immagini vengono presentate. Il formato documentario cerca di conferire un intento scientifico all’esperimento e donare autorità alla pellicola. Non solo, molte ritualità mostrate sono decontestualizzate e proposte per il loro effetto shock. Il risultato non solo potrebbe essere ritenuto di cattivo gusto, ma anche sostenitore di visioni dalla natura discriminatoria.
Vale la pena guardare “Faces of Death”?
La natura apertamente exploitative de Le facce della morte (1978) e del suo reboot necessita di una risposta più complessa che vada oltre il sì e il no. Se avete letto fino a qui, vi sarete fatti un’idea del tipo di film che vi trovate davanti. Le titubanze etiche riguardo allo sfruttamento di immagini controverse potrebbero essere bilanciate dal considerare i mondo movie come un esperimento artistico consapevole delle sue intenzioni. In questo caso, una visione contestualizzata di Faces of Death (2026) è consigliata, anche solo per poter dire di aver visto un mondo movie.
Ci sono casi, invece, nei quali la visione è sconsigliata. E questo è anche un segno della forza di un film che punta a polarizzare lo spettatore. In primis, se già non potete vedere gli horror normali, questo reboot è decisamente off-limits. Una complicazione differente potrebbe sorgere nello spettatore consapevole, dotato di stomaco forte ma indisposto a sottoporsi a immagini altamente strumentalizzate. In questo caso, ci si troverebbe di fronte a un bivio: accettare la natura dei mondo movie o rimanere sulle proprie posizioni.









