“È l’ultima battuta?”, Bradley Cooper e Will Arnett: “Un film sul potere curativo dell'arte che ha cambiato le nostre vite”

“È l’ultima battuta?”, Bradley Cooper e Will Arnett: “Un film sul potere curativo dell'arte che ha cambiato le nostre vite”

Manuela Santacatterina
Manuela Santacatterina

Pubblicato il 30 marzo 2026

Aggiornato il 28 aprile 2026

Un'amicizia lunga quasi 30 anni, da quando entrambi cercavano di sfondare a Hollywood come attori, una storia vera, una crisi di mezza età e il mondo della stand-up comedy newyorkese. È da questi elementi che sono partiti Bradley Cooper e Will Arnett per È l’ultima battuta?, film dal 2 aprile nelle nostre sale.

La storia è quella di Alex (Arnett), marito e padre di famiglia a un passo da divorzio con Tess (Laura Dern), che si ritrova sui palchi dei locali della Grande Mela scoprendo un'inclinazione per la comicità e, soprattutto, che condividere la sua storia con un gruppo di sconosciuti ha un retrogusto terapeutico. Nel mentre, la coppia deve confrontarsi con la gestione condivisa dei figli, la propria identità e la possibilità che l’amore possa assumere una nuova forma.

Un film ispirato a una storia vera

Diretto da Cooper, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Will Arnett e Mark Chappell, È l’ultima battuta? trae ispirazione da un evento accaduto realmente al comico ed ex calciatore John Bishop. “Ci siamo incontrati su una barca durante un pranzo ad Amsterdam. È un comico fenomenale, mi ha raccontato la storia di come si è avvicinato alla stand-up comedy e l'ho adorata”, ricorda Arnett. “Mi è sembrato un modo fantastico per entrare in una storia. Ho iniziato a pensarci con Mark e poi, chiacchierando con Bradley su ciò a cui stavo lavorando, gli ho confidato che eravamo un po' bloccati. Mi ha richiamato poco dopo, dicendomi: 'Voglio dirigerlo io'. Il resto è storia”.

Ho scelto di fare questo film per Will”, confida il regista. “Per il fatto di essere suo amico da così tanto tempo, per l'aver sempre provato soggezione per lui e sentire di non averlo mai visto abitare un ruolo che sfruttasse tutte le sue capacità. Ho pensato: 'Se potessi guidare questo processo, sarebbe davvero eccitante'. Ci sono così tanti momenti in questo film che vedrete essere proprio lui. Ha messo a nudo la sua anima attraverso il personaggio di Alex”.

"È l’ultima battuta?" e il potere terapeutico dell'arte

La pellicola mostra come il suo protagonista, esibendosi di sera in sera in un locale notturno, riesca a elaborare le sue emozioni e trovare uno sfogo emotivo grazie ai pensieri espressi attraverso un microfono. Una storia sul potere lenitivo dell'arte che ha avuto un'eco anche nel processo creativo di scrittura e ripresa.“Ci ha reso più uniti e l'esperienza ha cambiato le vite di entrambi. Siamo a un'età in cui stiamo diventando a nostro agio con noi stessi e siamo disposti a sembrare idioti e a non cercare di fare i furbi”, ammette Cooper. “Essere in quella mentalità quando stai facendo insieme qualcosa che fa paura è stato davvero profondo per me. Soprattutto guardare Will essere così vulnerabile ogni giorno sul set. Non è facile”.

Ho imparato più in sei mesi che nei precedenti 20 anni. Bradley esigeva che fossimo il più aperti possibile in un modo che non sapevo davvero se avessi la capacità di fare”, spiega Arnett. “Io mi fidavo di lui e lui si fidava di me, ed è diventata una cosa che anche per me è stata un'esperienza molto profonda. È divertente che l'argomento riguardi il potere curativo dell'arte, perché abbiamo sperimentato proprio quella cosa realizzando".

Un racconto “piccolo”, ma dal respiro autentico. Come la vita

Terza regia per Bradley Cooper dopo A Star is Born (2018) e Maestro (2023), È l’ultima battuta? può distrattamente apparire come un film più “piccolo” ed intimo rispetto ai precedenti. “Strutturalmente, forse lo è. Ma non mi è sembrato così, e certamente non ci ho pensato in quei termini”, spiega il regista. “Penso sempre a quale sia la storia e quale sia il modo migliore per raccontarla cinematograficamente. Siamo arrivati alla conclusione di volere che il pubblico non si sentisse mai al sicuro lì dentro, con una lente autonoma che si muove e fa scelte per conto suo mentre osserva. Volevo che sembrasse come mi sento io a New York. Non sei al sicuro quando cammini per strada, non sei mai protetto dietro un vetro. È così che volevo che sembrasse”.

Un altro elemento che salta subito all'orecchio è il lavoro sul suono. La pellicola ha una sua musicalità data da regia, montaggio e sonoro. Il risultato è un'opera in cui tutto sembra estremamente spontaneo o vibrante.“Sono un enorme fan di Robert Altman. Ricordo di aver visto Nashville (1975) da bambino e di aver pensato: 'Wow, è così che la gente parla davvero?'”, confida Cooper. “Quando ho incontrato Steven Morrow, mixer del suono di produzione in A Star Is Born, abbiamo parlato di come volevo realizzare dialoghi sovrapposti con le comparse che parlavano simultaneamente ai protagonisti. E ora, dopo tre film insieme, posso dire di aver davvero padroneggiato quella capacità”.

La stand-up comedy è un pretesto per raccontare altro

Per far sì che quel senso di autenticità risultasse tale anche nel corso delle esibizioni dal vivo di Alex, Bradley Cooper e Will Arnett hanno scelto di non usare vere e proprie comparse, ma il pubblico del Comedy Cellar, storica istituzione della stand-up di New York. “Mentre giravamo, tutti parlavano e io ero scioccato”, ricorda Arnett. “Sembra improvvisato, ma solo perché è la vita che sta accadendo. È stato rigenerante e incredibilmente liberatorio, si prestava a questa atmosfera molto fluida. In più al pubblico non è stato detto di ridere. Tutto quello che vedete è una reazione reale. Anche la manager del locale è la vera manager del Cellar”.

Ma c'è un punto che sta molto a cuore a Will Arnett. “Il mio personaggio non sta davvero cercando di diventare una star della stand-up. Non è quello l'obiettivo. È lì per trovare sollievo”, sottolinea l'attore. “Si ritrova semplicemente lì e finisce per dire la sua verità sul palco. Inizia a capire che, ironizzando e scherzandoci sopra, può davvero accedere alle sue emozioni e in qualche modo elaborare quello che sta passando”.

Nell'ottica di prendere confidenza con il palco e un tipo di esibizione comica che non aveva mai affrontato nel corso della sua carriera, Bradley Cooper ha spinto l'amico e collega Will Arnett a salire sul palco del Comedy Cellar più volte prima dell'inizio delle riprese. “C'è stata una sera in cui sono stato presentato come Alex Novak. Ho fatto uno dei set in cui avevamo inserito anche altre battute. Ed è andata benissimo. Abbiamo 'spaccato' come direbbero gli stand-up comedian. È stato fantastico, con risate e applausi finali”, ricorda l'attore.

Una volta finito, la manager del Cellar ci ha detto che, dietro l'angolo, c'era un altro locale dove potevamo andare”, continua Arnett. “Così salgo di nuovo sul palco, pieno di vibrazioni positive per essere andato così bene prima. Dico la prima battuta. Niente. Dico la seconda. Niente. E così via. È stata la prima volta – continua - che fallivo pesantemente. L'unica risata che sentivo veniva dal fondo della sala. Era Bradley, piegato in due dalle risate per quanto stessi andando male. È stato terribile. Il mio consiglio è: quando sentite di non cavartela bene in pubblico, provate a fallire clamorosamente. Poi vi sentirete come se aveste resettato tutto”.

Alex (Will Arnett) affronta la crisi di mezza età e un imminente divorzio, in cerca di un nuovo inizio nel mondo della stand-up comedy newyorkese, mentre Tess (Laura Dern) riflette sui sacrifici fatti per la famiglia. I due dovranno confrontarsi con la gestione condivisa dei figli, la propria identità e la possibilità che l’amore possa assumere una nuova forma.

Informazioni su questa lista

Titoli

1

Costo totale di visione

9,99 €

Durata totale

2h 0min

Generi

Commedia, Drammatico

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