David di Donatello 2026: la rivincita degli outsider in un'edizione (stonata) che non ha nascosto la polvere sotto il tappeto, tra crisi e guerra

David di Donatello 2026: la rivincita degli outsider in un'edizione (stonata) che non ha nascosto la polvere sotto il tappeto, tra crisi e guerra

Manuela Santacatterina
Manuela Santacatterina

Pubblicato il 07 maggio 2026

Aggiornato il 07 maggio 2026

Non c'è Italia senza cinema”. Una frase ripetuta più e più volte dal palco del Teatro 23 di Cinecittà che ha ospitato la cerimonia di premiazione della 71ª edizione dei premi David di Donatello. Sorvoleremo sulla conduzione confusa e frenetica che spesso non ha dato modo ai premiati di esprimersi con il rispetto e il tempo dovuto e su una lunghezza eccessiva priva di ritmo.

Una serata che arriva in un momento molto complesso per l'industria dell'audiovisivo, tra produzioni ferme, finanziamenti bloccati, promesse non ancora concretizzate e tante incertezze sul futuro. Ma nessuno dei premiati ha accettato l'invito del movimento “Siamo ai titoli di coda” di boicottare l'evento in segno di solidarietà. Si è preferito salire sul palco e usare quello spazio per mandare un messaggio diretto, condividere preoccupazioni e paure mentre in un'altra zona di Cinecittà era allestito un presidio dei lavoratori dello spettacolo.

Un clima di festa su cui ha aleggiato un'ombra. Perché è giusto e sacrosanto festeggiare una vittoria che simboleggia anni di lavoro, ma è ormai impossibile nascondere la polvere sotto il tappeto.

Da "Le città di pianura" e "Gioia mia": è la rivincita degli outsider

Se c'è un dato che appare cristallino guardando ai premi assegnati è la vittoria degli “outsider”. Delle 26 statuette consegnate nel corso della serata ben otto – tra cui miglior film, regia, sceneggiatura originale, canzone originale, montaggio e produttore - sono state vinte da Le città di pianura (2025). Il road movie diretto da Francesco Sossai, ambientato nella sterminata pianura veneta, con protagonisti Filippo Scotti, Sergio Romano (vincitore del David come miglior attore) e Pierpaolo Capovilla. Un film che, dalla sua presentazione nella sezione Un Certain Regard a Cannes 78, non ha smesso di crescere grazie all'ottima accoglienza della critica e al passaparola del pubblico.

Un'opera produttivamente “piccola” se paragonata alle altre che componevano la cinquina, formata da Cinque secondi (2025) di Paolo Virzì, Fuori (2025) di Mario Martone, La grazia (2025) di Paolo Sorrentino e Le assaggiatrici (2025) di Silvio Soldini in lizza per il premio più ambito. Tutti grandi autori “battuti” dal regista classe '89. “”Il cinema è lo specchio del Paese, mi sembrerebbe veramente brutto privarcene, continuiamo a scrivere e a raccontarci, tutti quanti”, ha dichiarato Sossai dal palco di Cinecittà. Ma, continuando a parlare di outsider, non si può non citare la doppia vittoria di Gioia mia (2025). Il film diretto da Margherita Spampinato - vincitrice come migliore regista esordiente - che si è portato a casa anche la statuetta per la migliore interpretazione femminile assegnata a Aurora Quattrocchi.

Tra i vincitori della serata anche Le assaggiatrici che ha ottenuto tre David – sceneggiatura non originale, trucco e il David giovani –, Primavera (2025) di Damiano Michieletto – compositore, migliori costumi, acconciatura, suono -, La città proibita (2025) di Gabriele Mainetti – fotografia, scenografia, effetti speciali visivi - e Buen Camino (2025) di Gennaro Nunziante che ha vinto il David dello spettatore.

Da "La grazia" a "La vita da grandi": i film che avrebbero meritato maggiore attenzione

Ma se da una parte ci sono i vincitori, dall'altra compaiono gli “sconfitti”. Un termine sbagliato e riduttivo per riferirsi a chi è tornato a casa a mani vuote perché nella candidatura risiede già un riconoscimento d'eccellenza. Anche se, a fronte di 13 nomination, La grazia è senza ombra di dubbio il film che avrebbe meritato una maggiore considerazione dai membri dell'Accademia del cinema italiano. Così come La vita da grandi (2025) di Greta Scarano e 40 secondi (2025) di Vincenzo Alfieri.

Tre grandi titoli, diversissimi tra di loro, con al centro storie, regie e interpretazioni importanti che sono state completamente ignorate. Così come ancora facciamo fatica a capacitarci del perché un film come Il maestro (2025) di Andrea Di Stefano con un gigantesco Pierfrancesco Favino e che si rifà alla tradizione della commedia all'italiana sia stato escluso dalle candidature di questa edizione (a eccezione delle nomination tecniche per acconciatura e montaggio).

Un'edizione stonata che non ha dimenticato il mondo fuori

Se dovessimo scegliere un solo motivo per ricordare la cerimonia 2026 dei David sarebbe per alcuni dei discorsi dei vincitori che non hanno finto di non vivere in un'industria e in un mondo schiacciati da crisi e conflitti insensati. Il primo a riportare la serata su un piano concreto è stato proprio Flavio Insinna che, al netto di una conduzione stonata, ha ricordato come: “Un Paese che non difende i propri cinema e i film da produrre smette di sognare. E mi preoccupa un Paese che smette di sognarsi migliore. È meglio mandare in sala un titolo che incassa un euro che spendere quei soldi per costruire droni e bombe”.

Sulla complessa situazione in cui versa il nostro cinema è tornata anche Matilda De Angelis, premiata come miglior attrice non protagonista per Fuori. “In questo momento il nostro Paese sta vivendo un impoverimento culturale importante e mi dispiace che si debba sempre arrivare a questa metaforica morte per accorgerci di avere qualcosa di bello e importante tra le mani; che si debba arrivare a umiliare una categoria per ricordarci che esiste, quella dei lavoratori del cinema e dello spettacolo, che sono la mia famiglia”, ha dichiarato l'attrice.

“Non capisco perché la cultura non sia al centro del nostro Paese, fondato sull’arte e sulla bellezza, non capisco perché ci siamo piegati a questo meccanismo o ci siamo lasciati abbrutire e addomesticare invece di essere indomiti come Goliarda Sapienza che ci ricorda la nostra responsabilità: riportare il cinema a essere onesto, pulito, limpido, sociale e politico”.

Un pensiero al quale si aggiunge quello di Sergio Romano: “Sappiamo tutti qual è il momento, nel mondo del cinema e in generale, perciò mi permetto di condividere solo una riflessione sul nostro lavoro. La nostra nazione ha bisogno di essere raccontata, di essere vista, come ognuno di noi ha bisogno di essere visto, e di specchiarsi negli occhi degli altri. La riflessione è semplicemente: cosa stiamo guardando?”.

Ma nel corso della serata non sono mancati accenni al genocidio del popolo palestinese che continua mentre parte del mondo continua a guardare altrove. “Ho diretto questo film da fuori Gaza, ma sono stati i nostri colleghi all’interno di Gaza a realizzarlo davvero, sotto bombe e fuoco. Portavano le telecamere in una mano e il loro dolore nell’altra. Filmare non era un lusso artistico. Era l’ultimo atto di sopravvivenza, il modo per raccontare al mondo ciò che stava accadendo”, ha detto Omar Rammal, premiato per il miglior cortometraggio Everyday in Gaza (2025).

Mentre celebriamo il cinema e la bellezza, non possiamo ignorare una realtà dolorosa: il silenzio e la doppia morale di molti governi hanno permesso che questo genocidio continuasse. L’arte non riguarda solo le immagini, ma anche la posizione e la responsabilità. Come artisti, non possiamo celebrare la creatività mentre bambini, civili, giornalisti e cineasti vengono uccisi a Gaza e in Libano. Dedico questo premio ai membri della troupe che oggi non sono più con noi e al popolo di Gaza che continua a lottare per la libertà, la giustizia e la dignità. Basta silenzio e basta uccisioni. Palestina libera fino alla fine del mondo”.

Alle parole di Rammal hanno fatto eco quelle dello scenografo de La città proibita Andrea Castorina - “Dedico il premio a tutti i bambini del mondo che hanno il diritto di vivere con una prospettiva di fiducia verso il futuro, ai palestinesi e a tutti gli altri popoli oppressi dalle plutocrazie terroriste che oggi insanguinano il mondo senza il minimo scrupolo e che hanno a cuore soltanto la miserabile volontà di dominio” - e di Gianluca Scarlata, premiato per il suono di Primavera - “Sono orgoglioso di aver vinto il premio con questo film, che parla di libertà. Viva il cinema italiano, viva la Palestina libera, e continuiamo a parlare di Gaza”.

Infine Lino Musella, miglior attore non protagonista per Nonostante (2025) di Valerio Mastandrea, ha citato Robert De Niro - “L’arte è una minaccia per autocrati e fascisti” -, ribadendo come: “Il cinema può essere una minaccia, come il teatro, la musica, la poesia, la solidarietà umana. Quindi ringrazio tutte le donne e tutti gli uomini della Global Sumud Flotilla, e tutti quelli che si impegnano e si espongono ogni giorno contro gli orrori del mondo. E non mi stancherò mai di dire: Palestina libera”.

La storia di Carlobianchi (Sergio Romano) e Doriano (Pierpaolo Capovilla), due cinquantenni al verde con una filosofia di vita che ruota attorno all'ultimo bicchiere, e del loro incontro con Giulio (Filippo Scotti), un giovane e timido studente di architettura in crisi. Quello che sembra un incontro casuale si trasforma in un road movie disordinato attraverso le pianure del Veneto: tra sbronze, cattivi consigli e una sorprendente amicizia che rimescola le carte del destino di Giulio.

02

Primavera
Primavera

Primavera

2025

Primi del Settecento. L'Ospedale della Pietà è il più grande orfanotrofio di Venezia, ma è anche un'istituzione che avvia le orfane più brillanti allo studio della musica. La sua orchestra è una delle più apprezzate al mondo. Cecilia ha vent'anni, vive da sempre alla Pietà ed è una straordinaria violinista. L'arte ha dischiuso la sua mente ma non le porte dell'orfanotrofio; può esibirsi solo lì dentro, dietro una grata, per ricchi mecenati. Questo fino a che un vento di primavera scuote improvvisamente la sua vita. Tutto cambia con l'arrivo del nuovo insegnante di violino. Il suo nome è Antonio Vivaldi.
Mei, una misteriosa ragazza cinese, arriva a Roma in cerca della sorella scomparsa.  Il cuoco Marcello e la mamma Lorena portano avanti il ristorante di famiglia tra i debiti del padre Alfredo, che li ha abbandonati per fuggire con un’altra donna.  Quando i loro destini si incrociano, Mei e Marcello combattono antichi pregiudizi culturali e nemici spietati, in una battaglia in cui la vendetta non si può scindere dall’amore.

04

La grazia
La grazia

La grazia

2025

Il Presidente della Repubblica Mariano De Santis è ormai anziano e alla fine del suo mandato. Vedovo, ex-giurista e profondamente cattolico, si troverà di fronte a due ultimi dilemmi: se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio in circostanze che potrebbero essere considerate attenuanti o se promulgare la legge sull'eutanasia.

05

Nonostante
Nonostante

Nonostante

2025

Un uomo trascorre serenamente le sue giornate in ospedale senza troppe preoccupazioni. È ricoverato da un po' ma quella condizione sembra il modo migliore per vivere la sua vita, al riparo da tutto e da tutti, senza responsabilità e problemi di alcun genere. Quella preziosa routine scorre senza intoppi fino a quando una nuova persona viene ricoverata nello stesso reparto. È una compagna irrequieta, arrabbiata, non accetta nulla di quella condizione soprattutto le regole non scritte. Non è disposta ad aspettare, vuole lasciare quel posto migliorando o addirittura peggiorando. Vuole vivere come si deve o morire, come capita a chi finisce lì dentro. Lui viene travolto da quel furore, prima cercando di difendersi e poi accogliendo qualcosa di incomprensibile. Quell'incontro gli servirà ad accettare che se scegli di affrontare veramente il tuo cuore e le tue emozioni, non c'è alcun riparo possibile.

06

Fuori
Fuori

Fuori

2025

Goliarda finisce in carcere per un gesto folle e inaspettato, ma a Rebibbia l’incontro con alcune giovani detenute diventa per lei un'esperienza di rinascita. Una volta uscite di prigione, in una torrida estate romana, le donne continuano a frequentarsi. In questo tempo che sembra sospeso Goliarda stringe una relazione profonda e decisiva per la sua vita, un legame autentico e trascinante che nessuno, lì fuori, riuscirà a comprendere. Questo film racconta un momento della vita di Goliarda Sapienza, una storia di amicizia, di amore e di libertà.

07

Il maestro
Il maestro

Il maestro

2025

Estate, fine anni Ottanta. Dopo anni di allenamenti duri e regole ferree, Felice, tredici anni e sulle spalle tutte le aspettative del padre, arriva finalmente ad affrontare i tornei nazionali di tennis. Per prepararlo al meglio il padre si affida al sedicente ex campione Raul Gatti, che vanta addirittura di un ottavo di finale al Foro Italico. Di partita in partita, i due iniziano un viaggio lungo la costa italiana, che tra sconfitte, bugie e incontri bizzarri porterà Felice a scoprire il sapore della libertà e Raul a intravedere la possibilità di un nuovo inizio. Così, in questa strana estate, tra i due nasce un legame profondo e inatteso.
Irene sta costruendo una vita regolare a Roma, quando è costretta a tornare a Rimini, la sua città natale per prendersi cura di Omar, suo fratello autistico di 4o anni. Scoprirà che Omar ha idee chiare sul suo futuro: non vuole in nessun modo vivere con lei una volta che i genitori non ci saranno più. Convince Irene a tenere per lui un corso intensivo di adultità che gli permetta di essere autonomo, ma soprattutto di realizzare i suoi sogni, come partecipare al Talent che lo renderà un cantante famoso.

09

Gioia mia
Gioia mia

Gioia mia

2025

Nico è un bambino di oggi, dipendente dal telefono e con lo smalto sulle unghie. All'improvviso viene strappato al suo mondo "del nord" per passare un mese d'estate in Sicilia, in compagnia di un'anziana zia, Gela. A casa della donna non c'è il wifi né l'aria condizionata, e si mangiano prelibatezze a cui il suo palato non è ancora pronto. Ci sono solo i giochi di carte, l'adorabile cagnolino Frank, e un condominio intero popolato di nonne e nipoti, più forse qualche spirito che abita gli appartamenti all'ultimo piano ed è causa di strani rumori. Nico e Gela, ognuno radicato nelle proprie certezze ma con dolori simili nel cuore, dovranno pian piano cercare un linguaggio comune.
Girato nel cuore della Striscia di Gaza nella primavera del 2025, il film racconta storie quotidiane di resistenza e umanità: un barbiere che continua ad accogliere i suoi clienti tra le macerie, restituendo dignità e bellezza; Wafa, una donna che dedica la propria vita a bambine e bambini con disabilità o rimasti orfani, offrendo cure, istruzione, gioco e normalità. Un racconto intimo che illumina la forza della comunità anche in uno dei contesti più fragili e martoriati del mondo, come quello di Gaza, dove la popolazione è sotto attacco costante da due anni, e sotto blocco da più di 18 anni.

Informazioni su questa lista

Titoli

14

Costo totale di visione

35,93 €

Durata totale

24h 16min

Generi

Drammatico, Commedia, Storia

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