
David di Donatello 2026: la rivincita degli outsider in un'edizione (stonata) che non ha nascosto la polvere sotto il tappeto, tra crisi e guerra
“Non c'è Italia senza cinema”. Una frase ripetuta più e più volte dal palco del Teatro 23 di Cinecittà che ha ospitato la cerimonia di premiazione della 71ª edizione dei premi David di Donatello. Sorvoleremo sulla conduzione confusa e frenetica che spesso non ha dato modo ai premiati di esprimersi con il rispetto e il tempo dovuto e su una lunghezza eccessiva priva di ritmo.
Una serata che arriva in un momento molto complesso per l'industria dell'audiovisivo, tra produzioni ferme, finanziamenti bloccati, promesse non ancora concretizzate e tante incertezze sul futuro. Ma nessuno dei premiati ha accettato l'invito del movimento “Siamo ai titoli di coda” di boicottare l'evento in segno di solidarietà. Si è preferito salire sul palco e usare quello spazio per mandare un messaggio diretto, condividere preoccupazioni e paure mentre in un'altra zona di Cinecittà era allestito un presidio dei lavoratori dello spettacolo.
Un clima di festa su cui ha aleggiato un'ombra. Perché è giusto e sacrosanto festeggiare una vittoria che simboleggia anni di lavoro, ma è ormai impossibile nascondere la polvere sotto il tappeto.
Da "Le città di pianura" e "Gioia mia": è la rivincita degli outsider
Se c'è un dato che appare cristallino guardando ai premi assegnati è la vittoria degli “outsider”. Delle 26 statuette consegnate nel corso della serata ben otto – tra cui miglior film, regia, sceneggiatura originale, canzone originale, montaggio e produttore - sono state vinte da Le città di pianura (2025). Il road movie diretto da Francesco Sossai, ambientato nella sterminata pianura veneta, con protagonisti Filippo Scotti, Sergio Romano (vincitore del David come miglior attore) e Pierpaolo Capovilla. Un film che, dalla sua presentazione nella sezione Un Certain Regard a Cannes 78, non ha smesso di crescere grazie all'ottima accoglienza della critica e al passaparola del pubblico.
Un'opera produttivamente “piccola” se paragonata alle altre che componevano la cinquina, formata da Cinque secondi (2025) di Paolo Virzì, Fuori (2025) di Mario Martone, La grazia (2025) di Paolo Sorrentino e Le assaggiatrici (2025) di Silvio Soldini in lizza per il premio più ambito. Tutti grandi autori “battuti” dal regista classe '89. “”Il cinema è lo specchio del Paese, mi sembrerebbe veramente brutto privarcene, continuiamo a scrivere e a raccontarci, tutti quanti”, ha dichiarato Sossai dal palco di Cinecittà. Ma, continuando a parlare di outsider, non si può non citare la doppia vittoria di Gioia mia (2025). Il film diretto da Margherita Spampinato - vincitrice come migliore regista esordiente - che si è portato a casa anche la statuetta per la migliore interpretazione femminile assegnata a Aurora Quattrocchi.
Tra i vincitori della serata anche Le assaggiatrici che ha ottenuto tre David – sceneggiatura non originale, trucco e il David giovani –, Primavera (2025) di Damiano Michieletto – compositore, migliori costumi, acconciatura, suono -, La città proibita (2025) di Gabriele Mainetti – fotografia, scenografia, effetti speciali visivi - e Buen Camino (2025) di Gennaro Nunziante che ha vinto il David dello spettatore.
Da "La grazia" a "La vita da grandi": i film che avrebbero meritato maggiore attenzione
Ma se da una parte ci sono i vincitori, dall'altra compaiono gli “sconfitti”. Un termine sbagliato e riduttivo per riferirsi a chi è tornato a casa a mani vuote perché nella candidatura risiede già un riconoscimento d'eccellenza. Anche se, a fronte di 13 nomination, La grazia è senza ombra di dubbio il film che avrebbe meritato una maggiore considerazione dai membri dell'Accademia del cinema italiano. Così come La vita da grandi (2025) di Greta Scarano e 40 secondi (2025) di Vincenzo Alfieri.
Tre grandi titoli, diversissimi tra di loro, con al centro storie, regie e interpretazioni importanti che sono state completamente ignorate. Così come ancora facciamo fatica a capacitarci del perché un film come Il maestro (2025) di Andrea Di Stefano con un gigantesco Pierfrancesco Favino e che si rifà alla tradizione della commedia all'italiana sia stato escluso dalle candidature di questa edizione (a eccezione delle nomination tecniche per acconciatura e montaggio).
Un'edizione stonata che non ha dimenticato il mondo fuori
Se dovessimo scegliere un solo motivo per ricordare la cerimonia 2026 dei David sarebbe per alcuni dei discorsi dei vincitori che non hanno finto di non vivere in un'industria e in un mondo schiacciati da crisi e conflitti insensati. Il primo a riportare la serata su un piano concreto è stato proprio Flavio Insinna che, al netto di una conduzione stonata, ha ricordato come: “Un Paese che non difende i propri cinema e i film da produrre smette di sognare. E mi preoccupa un Paese che smette di sognarsi migliore. È meglio mandare in sala un titolo che incassa un euro che spendere quei soldi per costruire droni e bombe”.
Sulla complessa situazione in cui versa il nostro cinema è tornata anche Matilda De Angelis, premiata come miglior attrice non protagonista per Fuori. “In questo momento il nostro Paese sta vivendo un impoverimento culturale importante e mi dispiace che si debba sempre arrivare a questa metaforica morte per accorgerci di avere qualcosa di bello e importante tra le mani; che si debba arrivare a umiliare una categoria per ricordarci che esiste, quella dei lavoratori del cinema e dello spettacolo, che sono la mia famiglia”, ha dichiarato l'attrice.
“Non capisco perché la cultura non sia al centro del nostro Paese, fondato sull’arte e sulla bellezza, non capisco perché ci siamo piegati a questo meccanismo o ci siamo lasciati abbrutire e addomesticare invece di essere indomiti come Goliarda Sapienza che ci ricorda la nostra responsabilità: riportare il cinema a essere onesto, pulito, limpido, sociale e politico”.
Un pensiero al quale si aggiunge quello di Sergio Romano: “Sappiamo tutti qual è il momento, nel mondo del cinema e in generale, perciò mi permetto di condividere solo una riflessione sul nostro lavoro. La nostra nazione ha bisogno di essere raccontata, di essere vista, come ognuno di noi ha bisogno di essere visto, e di specchiarsi negli occhi degli altri. La riflessione è semplicemente: cosa stiamo guardando?”.
Ma nel corso della serata non sono mancati accenni al genocidio del popolo palestinese che continua mentre parte del mondo continua a guardare altrove. “Ho diretto questo film da fuori Gaza, ma sono stati i nostri colleghi all’interno di Gaza a realizzarlo davvero, sotto bombe e fuoco. Portavano le telecamere in una mano e il loro dolore nell’altra. Filmare non era un lusso artistico. Era l’ultimo atto di sopravvivenza, il modo per raccontare al mondo ciò che stava accadendo”, ha detto Omar Rammal, premiato per il miglior cortometraggio Everyday in Gaza (2025).
“Mentre celebriamo il cinema e la bellezza, non possiamo ignorare una realtà dolorosa: il silenzio e la doppia morale di molti governi hanno permesso che questo genocidio continuasse. L’arte non riguarda solo le immagini, ma anche la posizione e la responsabilità. Come artisti, non possiamo celebrare la creatività mentre bambini, civili, giornalisti e cineasti vengono uccisi a Gaza e in Libano. Dedico questo premio ai membri della troupe che oggi non sono più con noi e al popolo di Gaza che continua a lottare per la libertà, la giustizia e la dignità. Basta silenzio e basta uccisioni. Palestina libera fino alla fine del mondo”.
Alle parole di Rammal hanno fatto eco quelle dello scenografo de La città proibita Andrea Castorina - “Dedico il premio a tutti i bambini del mondo che hanno il diritto di vivere con una prospettiva di fiducia verso il futuro, ai palestinesi e a tutti gli altri popoli oppressi dalle plutocrazie terroriste che oggi insanguinano il mondo senza il minimo scrupolo e che hanno a cuore soltanto la miserabile volontà di dominio” - e di Gianluca Scarlata, premiato per il suono di Primavera - “Sono orgoglioso di aver vinto il premio con questo film, che parla di libertà. Viva il cinema italiano, viva la Palestina libera, e continuiamo a parlare di Gaza”.
Infine Lino Musella, miglior attore non protagonista per Nonostante (2025) di Valerio Mastandrea, ha citato Robert De Niro - “L’arte è una minaccia per autocrati e fascisti” -, ribadendo come: “Il cinema può essere una minaccia, come il teatro, la musica, la poesia, la solidarietà umana. Quindi ringrazio tutte le donne e tutti gli uomini della Global Sumud Flotilla, e tutti quelli che si impegnano e si espongono ogni giorno contro gli orrori del mondo. E non mi stancherò mai di dire: Palestina libera”.










































