
Ulisse interpretato da una donna e altre curiosità sulle riprese di "Odissea"
Odissea (2026) continua il suo viaggio del box office. Una navigazione priva di ostacoli, nonostante l’arrivo nelle sale di Spider-Man: Brand New Day (2026), che in soli quattro giorni ha segnato degli incassi da record. Il kolossal di Christopher Nolan si sta infatti avvicinando al miliardo di dollari in tutto il globo, confermando nuovamente la capacità del regista britannico di rendere delle storie importanti in esperienze cinematografiche trasversali.
Polemiche per la sceneggiatura a parte, così come per la mancata aderenza storica, Nolan è riuscito infatti a mettere “L’Odissea” di Omero al centro del dibattito. Ma soprattutto è riuscito a tratteggiare un vero e proprio “turismo cinematografico”, con i fan che hanno dimostrato di essere disposti persino a viaggiare pur di vedere il film in IMAX 70mm, il formato con cui è stato concepito. Nel mondo sarebbero infatti solamente 41 le sale in grado di poter ospitare questo tipo di proiezione, e di conseguenza di poter restituire “l’esperienza cinematografica più immersiva possibile”. Dunque, di voli e treni ce ne sono stati parecchi, essendo ancora la maggior parte delle sale sold-out.
Gli aneddoti relativi a Odissea sono innumerevoli. Sono diverse le curiosità relative alla realizzazione che sono trapelate proprio grazie alle interviste promozionali al cast. Ad esempio, sapevate che, a un certo punto del film, Ulisse non è interpretato da Matt Damon bensì da una donna? Ripercorriamo questa storia e tante altre dal set del kolossal che ha portato sul grande schermo il poema omerico.

Ulisse è donna
C’è una scena chiave in Odissea di Nolan in cui i bicipiti di Ulisse non sono di Matt Damon. Appartengono infatti a Devyn Dalton, stuntwoman canadese di 34 anni, che si è ritrovata a sostituire l’attore statunitense nella battaglia contro i Lestrigoni, giganti antropofagi incontrati dal protagonista e dai suoi compagni di viaggio. È stato lo stesso Damon a rivelarlo, spiegando che per realizzare la sequenza Dalton, che tra l’altro appare di spalle in uno dei poster promozionali, è stata contrapposta ad altri stuntmen alti oltre due metri, mentre Nolan faceva ricorso a un gioco di prospettiva, che contribuiva a rendere più marcato il divario di altezza tra gli uomini di Ulisse e i giganti corazzati. Sembra essere una rarità che una donna abbia fatto da controfigura a un personaggio maschile. Poco più del 20% degli stunt performer è infatti rappresentato dal genere femminile e il fatto che sia accaduto su un kolossal dalla portata di Odissea potrebbe accendere inevitabilmente i riflettori sul tema.

Gli specchi si sono rivelati fondamentali per gli attori
Girare Odissea con le ingombranti macchine IMAX è stata una vera e propria impresa. Ma soprattutto le riprese con audio in presa diretta, continuamente minato dal rumore incessante della cinepresa. Così Nolan è arrivato a far costruire un “blimp”, una sorta di involucro che avvolgeva la telecamera IMAX per attutirne il rumore, che era talmente ingombrante da impedire l'inquadratura corretta degli sguardi tra gli attori. Ma per aggirare il problema si è altrettanto ingegnato, mettendo a punto un sistema di specchi, che consentiva agli attori di guardarsi riflessi, pur immortalandoli da molto vicino con l'obiettivo nascosto di lato.

Gli stuntmen erano davvero sotto la sabbia
Sì, gli stuntmen sono stati realmente sepolti sotto la sabbia. Si tratta di un’altra scelta che Nolan ha reputato necessaria al fine di ottenere il maggior realismo possibile alla scena degli inferi, testimoniando la sua ostilità alla CGI. Per riuscire a respirare sono stati infatti muniti di snorkel, nascosti dall’inquadratura, ed erano seguiti da addetti alla sicurezza che dovevano verificare le loro condizioni. Una volta che tutte le controfigure erano state ricoperte dalla sabbia, la troupe disponeva di pochi minuti per girare la scena al fine di riportarle rapidamente in superficie, e soprattutto per liberarle in ottime condizioni.

Polifemo è stato costruito in una vera grotta (in Grecia)
Il ciclope Polifemo è un enorme animatronic. Per realizzarlo è stato costruito un pupazzo meccanizzato alto circa 6 metri, modellato sulle movenze di Bill Irwin, attore e mimo americano. La struttura, che è stata costruita all’interno di una vera grotta, quella di Nestore, nel Peloponneso, che ha ospitato le riprese della scena, era necessaria per restituire agli attori una presenza fisica con cui interagire, evitando che la scena si riducesse a una creatura immaginata davanti a uno schermo verde. Tra un omaggio a Guillermo Del Toro e al dipinto di Goya, “Saturno che divora i suoi figli”, Polifemo si è rivelato un lavoro a regola d’arte, all’insegna dei grandi effetti pratici del passato. Senza dimenticare alcune difficoltà di quel set, come ricordato da Damon, dalla presenza di migliaia di api all’ingresso della grotta all’odore nauseante dovuto all’ambiente umido e alla presenza di un vero gregge di pecore.

Itaca è Favignana, “il set più difficile di sempre”
I luoghi sono centrali nella storia. Le riprese si sono infatti svolte anche in Italia, con l’Isola di Favignana, con il Castello di Santa Caterina che si è prestata a diventare uno dei luoghi più importanti della storia: Itaca, l’isola natale di Ulisse. Un posto meraviglioso, ma complesso da un punto di vista logistico, con la maggior parte del cast che si è ritrovata costretta a raggiungere a piedi quello che era il punto più alto dell’isola. Ogni giorno, per tre settimane. Chi non era in grado poteva ricorrere a un elicottero, che trasportava anche la pesante attrezzatura.
“Ogni location è stata la più difficile di qualsiasi altro film abbia mai girato. Ogni giornata di lavoro è stata più dura di qualsiasi altra giornata di lavoro di qualsiasi altro film – ha raccontato Damon a GQ - Ricordo quando siamo arrivati con il traghetto a Favignana e (Chris) ha indicato la cima della montagna e ha detto: "Gireremo lì" e io ho iniziato a ridere perché ovviamente ci è toccato salire a piedi”. Ha infine aggiunto che “il venerdì pomeriggio si notava la stanchezza di tutti”, specialmente la troupe: “Il weekend volevano solo mangiare e dormire, erano tutti morti”.

I delfini che compaiono nel film sono reali
Quando avete visto comparire i delfini avete inevitabilmente che fossero finti? Sarete costretti a ricredervi: sono reali. Si è trattato infatti di un vero colpo di fortuna per la troupe, che si è ritrovata a immortalarli in modo del tutto casuale. Invece di fermare il ciak, hanno continuato a girare proprio per immortalare questo momento spontaneo, con Matt Damon che si ritrova a guardarli dalla nave di Ulisse. Un episodio che conferma che, a volte, la vera magia si nasconde proprio nei luoghi reali.

Quanti costumi per il kolossal
Volete sapere quanti costumi sono stati realizzati per Odissea? Oltre 5.300. Nolan si è infatti affidato, ancora una volta, a Ellen Mirojnick, che ricevette la candidatura all’Oscar proprio per Oppenheimer (2023). L’intenzione non era quella di ricreare fedelmente un’epoca, scelta che inevitabilmente è stata contestata dai detrattori del kolossal. L’idea del regista era infatti quella di puntare sulla semplicità per tratteggiare i personaggi attraverso elementi fortemente riconoscibili. Dunque, non voleva proporre la classica storia “spada e sandali”. “Chris ha un’avversione per i cliché cinematografici sull’antichità. Non cercavamo un’epoca storica. Cercavamo un’epoca senza tempo” – ha spiegato la Mirojnick. Per esempio, nel caso di Ulisse, il suo abito evolve da un’armatura di bronzo a tessuti estremamente logorati, a testimonianza del suo viaggio travagliato. Senza dimenticare il suo travestimento da mendicante, rientrato a Itaca. Per la costumista, “la semplicità si è rivelata la strada migliore per trasmettere l’identità mutevole del nostro eroe nei vari mondi in cui vive”.

Le comparse hanno letteralmente accusato il mal di mare
Non si fanno sconti a nessuno, dal protagonista alle comparse. Nolan e la troupe si sono così avventurati in alcune riprese al largo delle coste della Scozia, nonostante ci fossero delle condizioni metereologiche che avrebbero spinto chiunque a rimandare la lavorazione. Le onde sulla barca furono talmente violente che alcune comparse finirono per vomitare. Invece di interrompere le riprese, il regista britannico ha deciso di immortalare gli effetti del mal di mare per aggiungere maggior realismo alla travagliata traversata di Ulisse e dei suoi uomini, senza esimersi dalla crudezza del momento specifico. Nessuno, tra attori e troupe, si è dimostrato contrario a questa scelta, regalando così al cineasta una delle inquadrature più significative, e probabilmente tra le sue preferite, della pellicola.

Tutto sold out già da un anno
Odissea era già sold out a un anno dall’uscita. Proprio a 365 giorni dall’arrivo nelle sale del film di Christopher Nolan, la Universal Pictures aveva già reso possibile la possibilità di prenotare i biglietti negli Stati Uniti, ma anche per i circuiti IMAX, che nel giro di un’ora sono andati esauriti. Ed è così che le poche sale in giro per il mondo, in cui tutt’ora è possibile vedere il film in IMAX 70mm, avevano già visto in largo anticipo un incredibile incremento di richieste, testimoniando la natura di un evento come quello del ritorno in sala di un regista del calibro di Nolan. Si tratta di un primato assoluto per la storia del cinema: non era mai successo che un film registrasse il “tutto esaurito” a dodici mesi dalla sua distribuzione.























